La storia di Selena

Dove eravamo rimasti?

Il destino della storia è dato dalla scelta di quale personaggio sarà il protagonista principale dell'ultimo atto. Scegliete. Selena (100%)

Com’era bella

“Sa-samuel” singhiozzò ancora.

“Per-ché” 

Strisciava. Arrancando sui gomiti. Trascinava il peso del suo corpo in avanti. Come un macigno. I suoi seni nudi sfregavano contro il suolo. Ferendosi. Ed il sangue fluiva ancora dalla sua testa. Colorando l’acqua di rosso. Arrivò di fronte alla porta. I gomiti le dolevano. Come anche i seni. Di fianco all’entrata si trovava una sporgenza acuminata. Si sporse per afferrarla con la mano. Faticando. L’afferrò. Direzionando il suo peso. Fece leva per sollevarsi. Abbastanza da raggiungere la maniglia della porta. E lasciare che il peso dell’altra mano finisse sul pomello. Per poi cadere. Permettere al suo peso di lasciar scattare il meccanismo. 

“AH!” gridò. Stringendo il palmo della mano con l’altra.

Un taglio profondo percorreva in orizzontale il palmo della mano. La stessa che si trovava poco prima sulla sporgenza. Da cui adesso fluiva incontrollato il sangue. 

Guardò la porta schiusa. Sorridendo. Prima di svenire.

————–

Selena correva. Incespicando sulle sue piccole zampe. Voleva trovarla. Non si sentiva all’altezza. Ma doveva tentare. Non poteva perderla. Lasciare che qualcun altro scegliesse per lei. Che la paura le impedisse di provare. Doveva rivedere i suoi occhi. Lasciarsi scrutare l’animo almeno un’ ultima volta. Sentire il suo respiro. Lasciare che le carezzasse una guancia, con la delicatezza delle sue mani. Sperare le sussurrasse che andava tutto bene e che sarebbero tornate a casa.

Alla fine del corridoio. Una porta aperta.

Il cuore batteva impaziente. Lentamente si avvicinò. Sporgendo la piccola testolina piumata. Guardò dentro.

Galisia” sussultò.

Gli occhi si appannarono tra le lacrime. Nella frenesia sentì il respirò fermarsi per un istante. Si sentì persa. I sensi offuscati. Le piccole zampe tremanti avanzavano. Un passo pesante dietro l’altro.

Si ritrovò vicino alle sue labbra. Apparivano più grandi. Carnose. Dalla sua bassa statura le osservava. E tentava di resisterle. In vano. Ma il suo sguardo bramoso vi tornava.

Ma quello” sussurrò con voce spezzata.

“Sangue!GALISIA!” 

Galisia aprì gli occhi. La vista era offuscata. La testa testa pulsava. Come la mano destra. 

“Ahi” sospirò dolente.

Cercò di girarsi su un fianco. Ma il suo corpo non rispondeva.

Una stridio lontano. Un nome. 

“GALISIA!”

Selena strepitava. Galisia sforzò la vista per mettere a fuoco. L’immagine davanti a lei la stranì. Un piccolo gabbiano strillava. Come fosse umano. Con una voce femminile. Gridava. Un nome. Che Galisia aveva già sentito.

Chi è Galisia?” domandò con un filo di fiato.

“SEI TU!” strepitò Selena.

Galisia la guardava confusa. La piccola gabbianella piangeva e lei non capiva. Ma non aveva tempo per domandare. Perdeva troppo sangue. Sapeva sarebbe morta, senza l’aiuto di Samuel.

D-devi chiamar- Samuel. Il p-padrone del cast-ell-o” disse.

—————–

“Sei venuto qui per portarmi quella sciagurata!” sbraitò Samuel. Liberandosi dalla presa del fratello.

“Non hai mantenuto la tua promessa” contestò Heleha.

“Io l’ho amata e trattata bene. Questa era la mia promessa”

“ALLORA PERCHE’ E’ DI LA, CHE GRIDA?!”

Heleha lo superò frettolosamente. Dirigendosi verso la provenienza delle grida. Samuel cercò di fermarlo. Il fratello con uno scatto lo prese per i capelli. Strinse. Per poi scaraventarlo contro il muro. Samuel stramazzò a terra. Senza rialzarsi. Heleha percorse frettolosamente il corridoio. Ritrovandosi davanti a Galisia svenuta e Selena.

“Tu non potevi startene ferma eh?” disse guardando torvo Selena.

Posando gli occhi su Galisia, il suo sguardo si addolcì. Si chinò per sedersi vicino a lei. Sollevandola con naturalezza. La pose sulle sue gambe incrociate. E la baciò sulla fronte.

“Oh la mia bambina. Devo dire che sono felice tu ti sia innamorata” 

Selena sussultò a quelle parole. Heleha le fece un cenno di approvazione. Strinse tra le braccia la figlia. Inspirò. Si baciò la punta dell’indice destro. Posandolo sulle ferite aperte della testa e del palmo della mano. Al contatto tra la pelle dei due, le ferite di Galisia cominciarono a rimarginarsi. Galisa cominciò a riacquistare colore. 

“Bambina mia” 

“Co-sa?” Galisia fissò sbalordita il giovane che la stringeva.

“Chi sei?! Dov’è Samuel?” disse sollevandosi. Senza sforzo.

“Io sono tuo padre Galisia”

“Chi? Ma che stai dicendo?Galisia? Io sono Amidia!” 

“No Galisia. Amidia è il nome di tua madre. Samuel deve averti preso la memoria. L’hai barattata per lei” disse, indicando la piccola gabbianella.

“Quel nome dev’essere quello che ho sognato l’altra sera! Ma perché per un gabbiano?” domandò sorpresa.

“Quello non è un gabbiano. E’ Selena” rispose lui.

Al pronunciare di quel nome, Galisia sentì stringersi il petto. 

“Adesso fai un patto con me” disse Heleha, prendendo Selena tra le mani. La osservò e intonò una nenia. Poi l’avvicinò alle sue labbra.

Dei ricordi per delle ali

E la baciò.

I suoi occhi. L’immenso oceano. I fili d’oro tra i suoi capelli. La pelle violacea che sfuma nel mare azzurro.

“Selena su sbrigati!”

“Si Galisia, arrivo!” 

Com’era bella.

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107 Commenti

  1. Complimenti, hai un vocabolario molto forbito, si può leggere con molta chiarezza che ne hai molta cura, e ammiro molto questa tua capacità.
    Sto adorando la tua storia, coinvolge e ti fa essere impaziente di leggere il continuo, mi piacciono molto i nomi, che come posso immaginare, avrai inventato te.
    non vedo l’ora di leggere come continua questa storia <3

    • Si in effetti i due nomi differiscono solo dalla “h” (l’ho appena notato ahahah).
      Magari non ho proprio peccato di fantasia, ma non sto mai a ragionarci sopra, i nomi dei personaggi nascono con loro 🙂 ogni volta che in passato ho ragionato sul nome di un personaggi poi lo snaturavo in qualche modo (nella mia testa).
      Ognuno la vive a modo suo 😉

    • Ahahah no tranquillo, non mi metterò ad accoppiarli tutti e tre a caso 😉
      Sulla tua visione dei sentimenti di Galisia per Selena non voglio definire giusto o sbagliato, le storie sono fatte anche per essere interpretate e di uno stesso racconto ognuno apprende cose differenti 🙂

  2. Facciamo il punto della situazione:
    – Selena è una sirena che non può salire in superficie e che, presumibilmente, è innamorata della sua migliore amica;
    – Galisia ha fatto un patto con un tritone per chissà quale motivo e lui vuole farla sua.

    Sarà per il fatto che siamo solo all’inizio, ma non ci sto capendo molto.

    Tornando a discorsi seri: che Galisia dica all’amica di rinunciare al suo sogno non se ne parla.
    Ricerche per una pozione magica? Questa si diffonderebbe nell’acqua e non servirebbe a molto.
    L’unica è chiedere aiuto a Samuel, qualunque sia il prezzo da pagare.

  3. Non accetta, restia a sacrificare l’amica per un capriccio. Potresti far si che Selena rimanga comunque colpita da questa “capacità” dell’amica e che insieme inizino a indagare su questo, magari trovando un metodo alternativo più in avanti nella storia.

  4. A-aspe’! C-con calma! Ragioniamo.
    La madre di Gialisa si è sacrificata affinché la figlia potesse vedere ed avere una vita felice. E fin qui, non ci sarebbe molto di strano, poiché ogni (buon) genitore farebbe di tutto per i propri figli.
    Ora Gialisa vuole sacrificarsi affinché l’amica possa finalmente uscire dall’acqua? Va bene sacrificarsi per gli amici, ma non così tanto!

    Selena NON accetta l’offerta.

  5. Galisia con un pugnale stretto tra le mani. Come incipiti è interessante, vediamo come prosegue la storia. Carina l’idea del difetto genetico che impedisce a Selena di respirare aria, piuttosto originale.
    Per il prossimo capitolo ho votato “pugnale”.
    Seguo e aspetto i prossimi sviluppi.

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