MOBY’S DICK

In This World

Chiamatemi Ismaele.

Quel bastardo mi deve dei soldi.

Pochi spicci, ma è una questione di principio.

“A buon rendere”, diceva la settimana scorsa.

Ieri il “buon rendere” si è trasformato in “Non so cosa farei senza di te”.

Settimana prossima suonerebbe più o meno come un “Ti avanzano mica altri diecimila?”.

No. Proprio no. Certe cose vanno troncate sul nascere.

È che si riempie la bocca di belle parole, Ismaele – dannata sanguisuga. Sa il fatto suo. “Dobbiamo aiutarci tra di noi, ora più che mai.”

Tra di noi. Ormai danno tutti per scontato che sia successo anche a me. Siamo a questo punto. Le cose stanno andando così male.

Allora? Lo avete chiamato, il bastardo? Se non me lo chiamate voi, ci vado io. Non c’è problema. Anzi, il problema c’è: facevo volentieri a meno di uscire, con lo schifo che c’è in giro. Ma tant’è.

Chiudo il portone, doppia mandata. Scendo le scale. Fuori, un paesaggio a cui mi sto abituando. Drammaticamente.

Sono tanti. Strisciano ai lati delle strade, si radunano in branchi nelle canalette di scolo. Dio se fanno senso! A volte, quando si rizzano, all’erta, si ha l’impressione che ti guardino.

Una volta ne ho beccato una moltitudine dietro il bidone dell’immondizia, uno sopra l’altro, ammonticchiati in un bolo raccapricciante. Per poco non mi vomitavo sulle scarpe. Anzi, diciamolo. L’ho fatto. Mi sono vomitato addosso.

Per strada gli uomini camminano a capo chino, sguardi sfuggenti. È chiaro che ormai quasi tutti sono stati colpiti dall’epidemia.

Non io.

Il mio uccello non ha ancora preso il volo.

La più terribile pandemia che abbia mai colpito il genere umano, così la definivano gli esperti. Facce concitate, tono carico di speranze. Ciascuno covava il segreto (ma neanche troppo) desiderio d’essere colui che trova la cura e diventa famoso oltre ogni dire, il salvatore della virilità. L’intero fenomeno era considerato tragico, grottesco (secondo me penoso è il termine più calzante), ma comunque di “capitale interesse scientifico”. Poi, uno dopo l’altro, i volti si sono fatti afflitti e i toni smorzati. Era facile indovinare quando a un esperto si era staccato il pene. A uno è successo in diretta. Si è fatto largo nella patta semiaperta e ha aggredito il presentatore. Una scena terribile.

Sanno essere aggressivi. Nessuno ha ancora capito come diavolo facciano, ma avvertono il pericolo. Si aggirano senza meta apparente, lenti, verminosi; alla minima minaccia schizzano come missili. Attaccano, uccidono nei modi più atroci, fuggono. Sono rapidi, letali, astuti. Vendicativi. Capaci di complesse azioni di gruppo, non conoscono la compassione. Il loro istinto di sopravvivenza è sviluppatissimo. Per questo è tanto difficile sterminarli. Sono in grado di scovare pertugi invisibili all’occhio umano, s’infilano, si nascondono. Le squadre di disinfestazione vengono puntualmente seminate e colpite da rappresaglie sulla via del ritorno. Si arrampicano nelle colonne fognarie, restano acquattati nei sifoni, in attesa. Ormai è buona norma cagare in un secchio.

Ismaele ha ragione quando dice che è importante aiutarsi a vicenda. Certo, “aiutarsi a vicenda” per lui è sinonimo di “tutti aiutano Ismaele”, ma ciò non mina la verità di fondo. La società è sull’orlo del collasso. Qualcuno credeva che la demascolinizzazione avrebbe giovato a questo mondo. Così non è stato. L’impulso sessuale non è andato perduto, ma costretto in pratiche degradanti e insoddisfacenti. C’è chi ha rinunciato anche ai testicoli, ma non sono in molti. Sta prendendo piede una silenziosa legge della giungla. Gli scazzati (termine di assai più larga fortuna dell’ufficiale fallesteremeni) cadono in un torbido egocentrismo che tira fuori il peggio del loro carattere. I prepotenti si fanno spietati, i remissivi s’impiccano nei garage.

Inoltre ho l’impressione che le donne stiano prendendo una strana piega. Forse è solo un’impressione, appunto. Ma è disprezzo, quella cosa nei loro sguardi? Derisione, nelle loro voci? Non lo so. Però proprio adesso, in quel parco dall’altra parte della strada, ho assistito a una scena atroce. Dei ragazzini giocavano a pallone. Sono arrivate due tipette, tamarre, giovanissime, non più di tredici anni. Si sono abbassate i pantaloni, hanno mostrato le fichette imberbi, chiedendo ai ragazzi di fare lo stesso. I ragazzi se ne sono andati, coda tra le gambe (una coda quanto mai metaforica). Ora le ragazzine giocano a pallavolo.

Ismaele abita all’incrocio, dopo il prossimo semaforo. Mi preparo il discorso per chiedergli i soldi indietro. So che farà resistenza. Camperà scuse. “Sei ricco e famoso, tu”. Ama ricordarmi che sono ricco e famoso. Beh, lo sono.

Solo che ora ho bisogno di tutti i soldi su cui posso mettere le mani. Devo lasciare la città, non so quando potrò tornare. Forse mai. Dovrò nascondermi.

Sono in pericolo.

È il mio cazzo. Il mio cazzo è rimasto con me, ma così facendo mi ha reso un bersaglio.

Ecco, Ismaele abita qui. Non ho alcuna voglia di vederlo, ma non ho scelta. Grazie a voi. Certo che potevate chiamarmelo.

Perché Moby è costretto alla fuga? Chi dà la caccia al suo uccello?

  • Una grande fan e stalker di Moby, il cui unico scopo è scoparselo. (6%)
    6
  • Una setta di femministe integraliste, intenzionata a eliminare tutti gli uomini che hanno ancora il pisello. (31%)
    31
  • Il governo, che intende studiare la sua immunità all'epidemia. (63%)
    63
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105 Commenti

  1. Buongiorno a entrambi.
    Ammetto che mi sono letto il finale come un capitolo a sé stante, non avevo molta voglia di andare a rileggermi il resto della storia. Per quel che vale, mi è piaciuto.
    Ti devo però fare un appunto: va da sé che la Tribbia debbia essere scribbia da tre persone. Cercatevi lo Spirito Santo e cominciate, io metto i popcorn a fossilizzare in attesa di leggere le spettacolari imprese.
    Ciao

  2. Gentili lettori sopravvissuti alle matusalemmifore attese di questa lieta storiella!
    Grazie per la pazienza. Dipendeva tutto dalle vacanze estive. Il fatto che tali vacanze siano cominciate a maggio e finite ad ottobre non le depriva della loro estività. Ora, a breve, a brevissimo (neanche il tempo delle vacanze natalizie) avrete l’agognato capitolo finale e potrete smettere di tormentarvi con teorie e controteorie, supposizioni e controsupposizioni che certo hanno condito i vostri mesi in nostra assenza!
    Saluti e bacini

  3. Voglio il cugino.
    Be’, chi l’avrebbe detto, quando sono… venuto qua per la prima volta, io, ancora un… membro giovane di TI, che il mio Ismaele sarebbe morto da millenni prima che voi completaste la vostra storia?
    Ok, ora ne manca uno, va bene che siamo in un contesto biblico, ma pensate di pubblicare in questo millennio? 🙂

    • Sai com’è, l’uso di tempi biblici ci sembrava segno di coerenzo, così come il fatto che tutta la storia fosse una gran …cazzata (non un granché come gioco di parole, ma certe volte le parole fanno le sdegnosette e si rifiutano di giocare).
      Tra l’altro si nota una continuità anche con la tua storia attuale: il nostro era un mondo senza peni, tu hai fatto le cose più in grande e hai optato per togliere direttamente tutta la gente per intero! Bravo!

  4. Ho votato in netta minoranza “moby che guida un esercito di falli alla conquista del mondo”.
    Ma vabbè, ogni opzione porterà comunque ad un capitolo tipo trip di lsd e battute sui peni, quindi via, si aspetta il prossimo 🙂

    • Gratsie! A dirla tutta, ma proprio tutta quanta, le persone dietro al pene di Moby sono ben due: rispondono (ma non sempre) ai nomincipit di M. K Altrove e Giulio Peralta.
      Si penserebbe che, essendo in due, dovremmo metterci la metà del tempo solitamente e ragionevolmente impiegato per scrivere un capitolo, giusto? E invece ci mettiamo più del doppio. I misteri dell’aritmetica.
      Così devo dirti che verrà il giorno in cui noi leggeremo le avventure del tuo Ishmael, ma, coerenti con le nostre tempistiche, temo potrebbe essere un giorno molto lontano… confido che non sia così, ma sai … tutta colpa di M. K….

  5. In effetti adoro i doppi sensi.
    Scelgo cavalleria a cavallo, perché i nostri eroi, qui, probabilmente montano a pelo senza eccessivi effetti collaterali da schiacciamento sulla rigida sella: infatti, chiunque essi siano, è facile immaginarli liberi ormai, quasi come fanciulle, da fastidioso orpello dentro il cavallo dei pantaloni.
    E magari anche il cavallo (quello in carne ed ossa) è più contento.
    E se trattasi di giumenta?
    Ma questa è un’altra storia.

  6. Non so se sia una buona cosa, per Moby, essere aiutato da Ismaele, ma di cose buone se ne prospettano poche, nelle possibili alternative…
    Perciò, vada per l’Ismael-mission (ancorché, temo, impossible)!

  7. I dettagli della catastrofe e un Pip salvavita sono assai allettanti, a questo punto. Vediamo cosa riuscite a tirar fuori, non dalle braghe, ormai, ma dalle grottesche anse dei vostri genialoidi cervelli, filiformi e arzigogolate come le grottesche rinascimentali!

  8. Giulio M. K Peraltrove: sei un maledetto genio! Riesci a scrivere un racconto pieno di peni senza scadere nel volgare… Il tuo umorismo è decisamente interessante, anche se degenera in situazioni un po’ del cazzo 😀 seguo volentieri e aspetto di rifarmi un bagno nella tua demenzialità!

  9. Appurato che ‘sto nostro eroe non è tra “quei” sfigati che amano il linguaggio forbito e corretto, manco a dirlo, suggerisco una gara fuori gara a colpi di test…orto-grammaticali: e vinca il più dotto, se non il più… dotato!

  10. Una bella gara di bevute, perché no? Purché si tratti di vini a denominazione di origine controllata e garantita, oppure birre artigianali italiane, di mosti fermentati con lieviti di vini altrettanto DOCG, o anche di castagna; insomma, una singolar tenzone fra degustatori raffinati, non ubriaconi da 4 soldi! La sfida nella sfida: non dimentichiamo che la posta in gioco è altissima, addirittura il destino di Moby…

  11. Avere il membro al posto giusto e tre gambe (di cui una “farcita”) anziché due, in un mondo dove i membri per lo più sono sparsi e le gambe tutt’al più sono un paio, sarebbe un bel vantaggio!

  12. Secondo me sarebbe decisamente più plausibile che una gran parte delle donne del mondo vogliano scoparselo. Certo ci sono anche altre soluzioni per sopperire alla mancanza di peni naturali( e non mi dilungo oltre), però in una prospettiva del genere…:P
    Comunque il sunto di presentazione è fantastico, davvero! La storia è decisamente humor anche se per quel che mi riguarda non mi ha fatto troppo ridere(vuoi che l’inizio sia un po confusionario, vuoi che è l’incipit, vuoi che 5000 caratteri sul pene son difficili da rendere umoristicamente differenziati e originali 😉 ), nonostante abbia amato il otto dei pertugi. Continua così, magari cambia un po e mettetici qualche chiappa in più..si equilibra tutto 😛

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