Le Notti Prima dell’Alba

Via di Fuga

Torino, quindici anni prima, nella cantina di un vecchio palazzo.

Il buio, per lei, era così accecante da darle fastidio. Ogni rumore, ogni sibilo che proveniva da quella piccola stanzetta era così fastidioso che le sarebbe venuta voglia di fuggire urlando. Lei, però, non poteva: era imbavagliata, e legata ad una sedia che scricchiolava ad ogni piccolo movimento che faceva.

Non ricordava neanche come fosse finita in quel posto. Forse aveva bevuto troppo? In quel momento la sua mente viaggiò, e tentò di ricordare la sua famiglia, e suo figlio. Per quanto tentasse di farlo, però, non ci riusciva. Voleva piangere, voleva sbattere la testa: era disperata.

Sapeva però di essere una donna forte, e dopo aver versato qualche lacrima liberatoria decise che avrebbe reagito. Chiunque fosse il suo aggressore, avrebbe pagato. Doveva uscire.

Cominciò a tirare la corda che legava le sue mani dietro la sedia, per allentare la presa che faceva sui polsi. Il nodo era stranamente debole e già allentato. Ci vollero forse dieci minuti, o forse dieci ore perché non lo avrebbe saputo dire, ma finalmente aveva le mani libere.

Gli occhi si eran abituati al buio, e riusciva a vedere discretamente adesso in quella piccola stanza. Si tolse il bavaglio, cominciò a controllare la stanza, e sgranò gli occhi vedendo ciò che aveva di fronte: c’erano fucili, coltelli, armi di ogni genere.

Lo psicopatico che l’aveva rapita era veramente così stupido dal lasciarla con delle armi?

Non fidandosi delle armi da fuoco, temendo che fossero difettose, s’affidò al coltello da caccia poggiato sul mobiletto lì vicino, come se urlasse “prendimi” alla giovane donna.

Con l’arma in mano, ella s’avvicinò alla porta della “cella”. Con somma sorpresa della ragazza, s’aprì solamente girando la maniglia. Spinse la porta, già pregustando la possibilità di fuggire, e dopo essersi guardata intorno uscì a passo celere da quella che temeva fosse diventata la sua tomba.

Percorse a ritroso il lungo ed oscuro corridoio che conduceva a quella stanzetta angusta, certa che così facendo avrebbe raggiunto l’uscita da quel posto buio e dimenticato e fetente, ritrovandosi infine ad un bivio: a destra, verso l’oscurità, ed a sinistra verso uno strano barlume bianco.

Supponendo che quel barlume non fosse altro che il riverbero di qualche lampione fuori dal seminterrato, scelse quella strada ed accelerò il passo.

Accelerò il passo, solamente per ritrovarsi a tu per tu con un uomo, alto almeno un metro e novanta, vestiti bagnati, capelli unti ed orbite gialle. Come se tutto questo non fosse già abbastanza inquietante, l’iride era di un color azzurro intenso da far gelare il sangue.

Col terrore che le attanagliava il cuore, non ci pensò due volte ed affondò la lama nel ventre dell’uomo. Lei era certa che quello fosse il suo rapitore, doveva vendicarsi, doveva fargliela pagare. Quando vide la lama entrare nelle carni, sentì come una sensazione di liberazione e di trionfo. Sensazioni seguite dall’orrore e dal terrore, mentre l’essere la prendeva per l’avambraccio e -con una forza sorprendente- le spostava il braccio tirandosi fuori così la lama, conficcata là dove lei aveva colpito.

Lei si dimenava, ma la presa della mano di quella creatura era una morsa d’acciaio. Il sangue non usciva dalla ferita e non sembrava provar dolore.

Quella sera, nessuno udì delle grida provenire da quel palazzo. Quella sera, un bambino di dieci anni rimase orfano della madre.

=================================

Torino, oggi

Non era abituato a tornare a casa presto il sabato sera, ma per lui e per suo padre era una questione diversa: suo padre -una volta all’anno- si ubriacava come una spugna per dimenticare il suicidio della moglie in un vecchio palazzo, e sebbene Andrea non adorasse vivere nel lutto, poteva perdonarlo. Un padre rimane sempre un padre, anche se son passati quindici anni dalla precoce scomparsa della madre.

«Rossetti Senior, sei ancora sveglio?» domandò a gran voce Andrea, chiudendo la porta dietro di sé. Sapeva già quale sarebbe stata la risposta: il silenzio, seguito da un rumore simile a quello di una segheria in piena attività.

E così fu.

Seguì il rumore, fino a ritrovarsi davanti a un uomo sulla cinquantina e coi capelli brizzolati, che dormiva su una poltrona davanti alla televisione e con una bottiglia di vino semivuota ancora in mano.

Facendosi forza con un sospiro, Andrea s’avvicinò al padre e gli tolse la bottiglia di Barbera dalla mano, che pericolosamente stava tentando di cadere a terra e versare allegramente tutto il contenuto sul tappeto.

Una volta rimessa a posto, guardò la stanza.

«Fantastico, esco per un solo giorno ed è come se fosse passato un tornado. Mi chiedo cosa succederebbe, se stessi via per un mese.»

Stava per mettersi a riordinare la sala, ma prima decise di controllare il cellulare che aveva dimenticato nella propria camera.

Una volta trovato -dimenticato in un altro paio di pantaloni- e preso il cellulare in mano, questo cominciò ad illuminarsi e a vibrare.

Per quale ragione il cellulare vibra e s'è illuminato?

  • Nessuna ragione specifica (0%)
    0
  • Una Chiamata Inaspettata (50%)
    50
  • Un SMS di un amico (50%)
    50
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

13 Commenti

  1. A distanza di tre anni, ho deciso di riprendere questo racconto che avevo lasciato incompiuto. Che dire, c’è voluto l’incoraggiamento di un mio amico per continuare! Nel mentre mi sono visto, a mio parere, migliorare il mio stile narrativo. Ho anche notato varie falle narrative nelle pagine precedenti.
    Dubito di essere in grado di colmarle, ora come ora, ma farò il possibile. Per quanto riguarda il nuovo episodio, spero che vi piaccia e… ci vediamo al prossimo episodio!

  2. In certi casi sarebbe opportuno che il narratore abbia le stesse informazioni che ha il personaggio. In questo caso se la donna ha perso la memoria e non si ricorda del figlio, anche il narratore non dovrebbe saperne nulla. Potrebbe però fare delle supposizioni mediante qualche escamotage del tipo “La donna si guardò la fede che aveva al dito. Forse era sposata. Forse suo marito e suo figlio la stavano aspettando per cena da qualche parte”. In questo modo rafforzi e posticipi il twist. Finito il prologo è palese che i due personaggi che vengono introdotti sono il figlio e il marito della donna. Diversamente avresti potuto creare ambiguità. Un’altra cosa che in generale non apprezzo molto sono i pensieri dei personaggi scritti in modo diretto. E’ una cosa brutta da visualizzarsi, al cinema non lo si dovrebbe vedere mai. Un personaggio non può parlare da solo a voce alta. Si deve far capire quello che pensa tramite azioni specifiche o, al limite, una descrizione indiretta del pensiero. In questo caso era sufficiente che il ragazzo guardasse il disordine sconsolato scuotendo la testa e sospirando. Semplici azioni che ci avrebbero fatto capire benissimo tutto senza bisogno di un poco credibile soliloquio. Detto questo, dosa bene gli eventi. Sei ancora in fase di impostazione, un plot point già nel prossimo capitolo sarebbe prematuro. Ora è il momento di una pinza, quindi voto per l’sms dell’amico.

    • Ciao! Intanto ti ringrazio per i suggerimenti, è sempre positivo che ce ne siano 🙂

      Giusto per fugare ogni dubbio, come ho scritto lei non si ricordava di come fosse finita in quel posto, non che avesse un’amnesia totale 🙂 Non si ricordava della famiglia non tanto per l’amnesia, quando per lo shock. Avrei voluto andare nel dettaglio maggiormente, poiché la donna-madre-moglie è certo importante, ma i caratteri purtroppo son quel che sono.

      Con il senno di poi, forse sarebbe stato meglio dedicare tutto il primo capitolo alla donna per approfondire meglio quell’aspetto, o magari anche due capitoli, dopodiché -cosa probabilmente più interessante di come l’ho impostata adesso- far scegliere a voi lettori da che punto di vista partire, e da quale personaggio iniziare.

      Ma questo lo terrò per il prossimo racconto, visto che oramai è iniziato. 🙂

      Essendo chiaramente un principiante nell’ambito, gli errori ci saranno -almeno per questo mio primo racconto, si presuppone che si migliori con il passare del tempo- e cercherò giustamente di rimediare.

      Direi che è tutto. Se ci son altri suggerimenti o critiche, li apprezzo!

      Infine, per concludere, sappi che entro mercoledì arriverà il prossimo capitolo! 😀

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi