Ostrakon – da una vita in pezzi

Dove eravamo rimasti?

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Fulmini a ciel sereno

Il persiano osservava con falsa ammirazione il magnifico colonnato del tempio di Era, il sorriso di circostanza era estremamente eloquente, molto più di quanto egli credesse, ma non aveva importanza, il suo malcelato disprezzo per la cultura ellenica ora passava in secondo piano. Aristandro chiamò uno dei due giovani, si scusò con l’ambasciatore promettendo di portare al suo ritorno l’oligarca. Corse via nascondendo sotto la veste il pugnale che avrebbe fermato il cuore del tiranno, stringendolo fino a farsi male, pregustando l’attimo in cui avrebbe liberato la sua nuova terra e i suoi fratelli acquisiti dal loro giogo. L’oligarca era lì, circondato dalle sue guardie, agnello inconsapevole sui gradini dell’altare. Si avvicinò con passo fermo, ripensando al sorriso dell’ambasciatore, ironicamente ora toccava a lui fingere, sperava di essere un attore migliore del persiano

-Buongiorno, mi segua, ho preparato il vestiario per l’occasione

-Bene, spero che il sarto abbia imparato la lezione ricevuta, un altro capo mal cucito e chiude bottega.

Aristandro condusse l’uomo in un luogo appartato dell’acropoli, quale scusa migliore di un cambio di vestito, pochi attimi prima del momento topico. L’oligarca si svestì degli abiti, sporchi della polvere del viaggio, ora era inerme, come tante delle vittime che aveva mietuto durante il suo governo, uccise con l’arma della fame, se non addirittura passate per le armi. Tirò fuori la lama, e si avvicinò silenziosamente, la sollevò e in quell’istante un bagliore attraversò il campo visivo della sua preda, che intuì il pericolo. Si girò, ma era troppo tardi, Aristandro affondò la lama tra le sue costole fino a toccare il sangue che sgorgava con la mano, il tiranno ammutolì, i suoi occhi sembrarono cercare spiegazione in quelli di Aristandro, incontrando solo il suo volto duro e impassibile, una fine indegna per un uomo indegno, una reazione uguale e contraria al modo in cui aveva vissuto. Aristandro si sentì sporco, scappò con gli occhi sul punto di inondare di salate lacrime il suo viso abbronzato, in quel momento si rese conto di quanto fosse distruttivo uccidere, per l’omicida stesso, sembrava impossibile che non ci fosse altra via d’uscita, ma purtroppo non c’era ombra d’alternativa, i tiranni sono infami, ma coerenti con se stessi fino alla fine.

Il passo prescelto per l’agguato era colpito dal sole del primo pomeriggio, i raggi battevano con rabbia sulle teste dei rivoltosi, costringendoli a precipitose ritirate sotto qualsiasi cosa potesse alleviare la loro morsa con un po’ d’ombra. Il rumore della prima carovana annunciò il suo imminente arrivo, gli uomini diedero gli ultimi ritocchi ai loro nascondigli. Dietro ai rami spiarono il manipolo finchè questo non si fermò davanti alla frana. Filippo non era nel gruppo, qualche cambiamento dell’ultimo minuto doveva averlo spostato al secondo gruppo. In quell’istante Trasibulo lanciò con una fionda la prima di uno sciame di pietre che atterrarono 6 delle 9 guardie chiuse nel passo, i ribelli uscirono dai loro angusti cespugli, armati di armi e coraggio, e si lanciarono verso il piccolo carro nel quale viaggiava l’oligarca. Le guardie, impaurite, si arresero subito, probabilmente non avevano intenzione dei lasciare i propri figli alla fame per salvare un tiranno pensò Trasibulo. Dopo averle messe in fila e disarmate si diresse al veicolo, aprì la porta e davanti a se vide quanto di più cruento e sanguinoso avesse mai potuto immaginare, la testa di Filippo era adagiata sul pavimento tra la testa della sorella e il capo del fratellino più piccolo, circondati da un mare di sangue; i corpi giacevano esanimi accatastati sul fondo. Non fece in tempo a chiamare i suoi compagni che una freccia trafisse il suo polpaccio, la trappola si era ritorta contro chi la aveva orchestrata. 4 dei suoi uomini vennero uccisi nell’agguato, i ribelli sopravvissuti tentarono di riparare nell’unico modo possibile, risposero ai dardi con una sassaiola permettendo a 3 di loro di aggirare i nemici, coperti dai compagni, e coglierli di sorpresa. Li sventrarono senza pietà, accecati dal furore per il fallimento e la morte dei loro fratelli d’armi. Trasibulo, preso dalla foga del momento, provò a correre verso il ponte, due uomini erano rimasti soli, se non erano già morti sicuramente erano sul punto di diventarlo, bisognava soccorrerli. La freccia gli ricordo quanto la corsa fosse materia per bipedi sani, e, richiamato alla realtà e alla ragione, disse ai pochi rimasti di correre in aiuto dei due rimasti al ponte. Rimase solo, bollente di rabbia, ferito più dalla frustrazione che dall’arciere, colto dallo sconforto per un attimo considerò di togliersi la vita, ma non era un codardo, non sarebbe fuggito. Proprio quando il traguardo della libertà e di una vita dignitosa per il suo popolo sembrava così vicino gli era sfuggito tra le dita, evanescente come la nebbia. Ma una cosa lo frustrava più d’ogni altra, la consapevolezza di essere stato usato come un burattino

Come vuoi che sia andata a Trasillo, l'attentatore dell'agorà?

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21 Commenti

  1. Mi è piaciuta moltissimo la seconda parte di questo episodio, specialmente le descrizioni e le azioni. Sei molto migliorato dall’inizio della storia.
    Il modo in cui hai descritto i movimenti della folla, la loro attesa e l’entrata della cavalleria. Ma anche la lapidazione dei cavalieri poco prima. È stato tutto molto vivido, quando i cavalieri sono entrati credo di aver provato un pizzico di quell’emozione, di quell’ adrenalinica paura del popolo. È per questo che ho votato per la vittoria sulle guardie, tifo per il popolo ahaha.
    I miei più vivi complimenti! 🙂

  2. Questa storia la vedrei bene come opera teatrale, ne ha tutti gli elementi! Spero solo che questa volta la scelta che ho fatto venga sviluppata…certo una intera generazione di eunuchi e..eunuche(non trovo il termine, vado di neologismi) non è proprio il massimo, ma renderebbe il tutto certo molto originale! Attendo il prossimo episodio

    • Addirittura, grazie mille! le scelte possibili sono state tutte tarate per cercare di rendere un ritratto realista dell’anelito di rivalsa dell’uomo, personalmente la mia scelta preferita è quella degli stupri, loro uccidono la sua stirpe e lui risponde rubando le loro, è la scelta che in fondo, agli occhi di Polimaco, riequilibra meglio le sorti.
      Grazie per l’attenzione 🙂

  3. Bene, è dallo scorso episodio, quando hai accennato al vecchio cane, che spero non si tratti di un omaggio alla vicenda di Argo e Ulisse… quella storia mi commuove sempre!

    Tornando al racconto ho votato per il massacro, mi sembra più in linea con le “tradizioni” greche, dimmi se sbaglio. 🙂
    Ah, c’è una parte, verso l’inizio, in cui ripeti troppo la parola “voce”, cerca di evitare questo genere di cose quando scrivi.

    Al prossimo episodio!

  4. Ho seguito la storia dall’inizio senza avere la possibilità di commentare (problemi di tempo).
    Il racconto va crescendo e non calando, cioè gli episodi appassionano man mano che si va avanti, e questo è un bene. L’inesperienza si vede in molti aspetti, soprattutto descrizioni ed azioni dei personaggi. I dialogi mi piacciono molto 🙂

    Al prossimo episodio!

  5. Allora, primo a commentare vedo.

    Deliziosa la cornice narrativa della grecia antica, e la vicenda scorre molto bene.
    Non ho notato errori,l ne di tipologia grammaticale ne storica a livello di descrizioni/linguaggio.

    La vicenda procede bene, se posso però vorrei farti un paio di osservazioni, causate forse dalla poca esperienza:

    Inizio del discorso diretto, la prima lettere va maiuscola, è una regoletta su cui passo volentieri sopra personalmente, ma stilisticamengte è un po’ una battuta d’arresto.

    Seconda cosa, quando all’interno del dialogo devi segnalare chi parla (es. -perfetto, mi occuperò del secondo, disse Aristandro, ho molti amici…) la componente “£disse Alessandro” invece che porla fra le virgole ti suggerisco di usare i trattini.

    -perfetto, mi occuperò del secondo- disse Aristandro -ho molti amici…

    Così risulta chiaro lo stacco fra parlato e narrazione, perchè usando le virgolette pare quasi che sia tutto discrso diretto.

    In Ogni caso seguo e son curioso di vedere che accade con la rivolta.

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