L’ORATORE

L’ORATORE

Parlava.

La sua qualità migliore era sempre stata quella, riuscire a dissertare con grande padronanza e competenza, mettere in fila le parole come le mattonelle di un muro, una dopo l’altra, nel modo più naturale ed efficace possibile, e quasi non accorgersi del tempo che scorre, per poi ritrovarsi ad ammirare il risultato, senza aver fatto nessuno sforzo.

Parlava con la stessa serialità dei temporali estivi, bel tempo e silenzio per giorni e giorni e poi di colpo nubi e pioggia di parole a spazzare quella foschia vacua e trasparente di ovvietà .

L’oratore, uomo temuto per la sua tagliente e dissacrante ironia era li a passeggiare nell’ora del meriggio.

La piazza come ogni giorno brulicava di piccole storie che si uniscono e raccontano, in un limbo sociale dove l’apparenza diviene col tempo sostanza e le abitudini un rituale  monastico da rispettare. Quasi niente avveniva di mutevole, passavano le stagioni delle piogge come le calure estive, e quel salotto nel cuore del paese, vestiva i suoi diversi abiti, sempre con lo stesso, immutabile, portamento.

Uomini che fanno del loro tempo comune un’ampolla di nulla riempito da opinioni e fatti, fatti, che come una fiumara scorrono, senza arrivare però mai al mare.

L’oratore,col cappello ricurvo sulla larga fronte, era seduto al tavolo a ricontare le carte del suo ultimo solitario quando tutto avvenne:

-ho saputo che fra pochi giorni andrai via?

Quella voce che in modo stridulo arrivò alle sue orecchie, lo infastidì più di quanto avrebbe dovuto, riflettè poi, ma tant’è che in quel momento le sue parole non resistettero, ruppero gli argini e il fiume esondò.

Alzò il capo, aveva già capito di chi si trattava, ma il suo era il modo per lanciare con lo sguardo il guanto di sfida:

Vedi Gustavo, in tanti anni che ti ho visto passeggiare per queste vie, in questa Piazza, non ci siamo mai scambiati una parola, ed oggi vieni a chiedermi se andrò via, non ti sembra strano?

Seguirono lunghi secondi di imbarazzo poi con aria serafica continuò

ma vedi io sò perché pur avendo camminato, respirato, ad un palmo dal mio naso, tu in tutti questi anni non ti sei mai rivolto a mè ,io e te siamo due cose diverse.. uomini uguali ma anime e cervelli antitetici…. da una parte la tua insensata frenesia e gioia apparente, gesti scomposti e voci stridulanti, ad arricchire un paesaggio che sai non ti riconosce e non ti appartiene.

Anche in una piccola realtà come questa sei un anonimo, un indistinguibile, un animale da gregge che bela quando tutti belano e resta in casa quando la morale comune te lo impone.. sei così, un piccolo ripetitore sociale, perennemente attivo che sembra inesauribile proprio perché il nulla non può esaurirsi, perché è già vuoto e non ha nulla da bruciare.

Sei e resterai la voce codarda che urla quando non può essere sentita e sei e sarai sempre come quell’opinione che non ha voglia di formarsi e resta tutta la vita ai margini ad aggrapparsi a soluzioni semplici da altri proposte.

Lo so che hai capito poco di quanto ti ho detto e so anche che non appena sfuggirai al mio sguardo non sarai che capace di mettere su una faccina d’occasione per pronunciare mezze parole di scherno, so anche che le orecchie che ti ascolteranno saranno abituate alle tue brutte figure e quasi per compatirti ti tireranno una pacca sulla spalla per rincuorarti.

Ma in quella pacca ,ricordalo, c’è la conferma della tua piccola condizione.

Volevi sapere se partiro?

  • Gustavo dopo averci pensato sù un istante decide.....si lo pesto....e si scaglia contro di lui (50%)
    50
  • Gustavo si allontana e al tavolo dell'oratore si siede il Sindaco del Paese per giocare a carte (40%)
    40
  • Gustavo riconosce del vero in quelle parole e cerca di discuterne nel merito (10%)
    10

Voti totali: 10

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6 Commenti

  1. Gioca a carte. Di fronte a un oratore del genere, lui può solo essere un idiota che non capisce. Non credo ci siano altre possibilità.
    Mi è piaciuto modo il continuo richiamo a fenomeni naturali.
    Unica cosa, un po’ più di attenzione alla punteggiatura. In certi momenti ho fatto difficoltà a leggerlo.

  2. Nessuna violenza… Vediamo come ribatte e argomenta piuttosto. Scrivi molto bene. Il plot intriga, incuriosisce, lascia tante domande in sospeso… Ti seguo. E ti invito a fare un salto da me (se ti va e hai tempo naturalmente)

  3. Pestalo!

    Benvenuto e complimenti per la resa narrativa, il plot intrigante e il linguaggio che lo segui solo se non stai bevendo/fumando/rispondendo al cellulare 🙂 ovvero, bisogna leggerti come si fa con Calvino: ci vuole calma e silenzio intorno.
    Al prossimo. 😉

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