Il fascino delle domande

Millecentonovantasette

Aveva contato ogni minuto di quel viaggio. Per l’esattezza erano trascorsi millecentonovantasette minuti, pochi secondi in più o in meno. L’aveva desiderato a lungo, aveva studiato, aveva risparmiato, aveva considerato ogni dettaglio necessario e lasciato spazio anche all’imprevisto. Documenti, passaporto nuovo di zecca -aveva dovuto farlo appositamente-, pass ferroviario, indirizzo dell’ambasciata -non si sa mai- regali per la famiglia che l’avrebbe ospitata. “Ma davvero non hanno la Nutella lì dove vai?”, le aveva chiesto sua madre, incredula. Non era certa di questa notizia, ma era pur sempre un prodotto da esportare qualora ce ne fosse stata carenza, no? 

I bagagli. Lungo viaggio, a cavallo di due stagioni. Libri. Come fare senza. Almeno cinque. Uno per il viaggio di andata, uno per il rientro e tre possibili compagnie, preziose nei momenti di nostalgia. Il suo quaderno, la macchina fotografica, otto, nove, dieci rullini basteranno (?), raccomandazioni di rito, un bacio sulla fronte di buona fortuna.

Roma, Helsinki, Tokyo.

Millecentonovantasette minuti dal suo primo piede fuori di casa, zaino in spalla, bagaglio al seguito. Coccole di arrivederci al cucciolo di casa. Viaggio in auto fino all’aeroporto. Check-in in piena trepidazione. Baci, abbracci, lacrime di commiato. Ancora lacrime, di chi resta e di chi parte, dimenticando per un momento ogni sogno, lasciando spazio all’intenso dolore del distacco, solo qualche minuto che poi è ora di andare. E via, da soli, al galoppo su quell’avventura attesa e temuta per così tanto tempo. Quella paura sana, dell’imprevisto, della scoperta, del doversela cavare da soli a migliaia di chilometri da casa. L’adrenalina che scorre rapida per chi guarda in volto la propria vita, assetato, avido. Per chi decide di esserci, malgrado questo faccia una paura da togliere il fiato. 

Sono quei millecentonovantasette minuti che ti cambiano la vita. Prendersi davvero la responsabilità del divenire, qualunque siano le conseguenze. Forse è quello che ci fa più paura, che ci spinge ad ignorare le domande, a non sanare quella sete che disturba le nostre notti o ad intorpidirla con qualcosa che tuttavia, non potrà mai spegnerla del tutto.

Millecentonovantasette minuti e il piede si era posato in terra straniera, in quel paese di cui tanto aveva sentito parlare da professori, letteratura, documentari. Controlli di routine, impronte digitali, -Motivo della visita?-,  risposte in una lingua ancora poco certa dopo solo un anno di studio. Ritiro bagagli, stanchezza, stordimento -che ore saranno qui?-, viva emozione. -Sarà venuto qualcuno a prendermi all’aeroporto? Sapranno riconoscermi?-

L’addetta della scuola l’aspettava puntuale all’uscita dei passeggeri. Una ragazza minuta ed estremamente cortese le aveva dato il benvenuto con un cartello e una sfilza di parole a raffica. Avevano tentato una conversazione impossibile, immerse in un oceano di incertezze linguistiche da ambo le parti. Si era complimentata con lei per la capacità di leggere i cartelli sulle pareti dei vagoni della metropolitana che le stava portando da chi attendeva l’arrivo di un’ospite che avrebbe certamente stravolto la loro vita, in uno dei tanti modi possibili. 

Valigie trascinate lungo un viale residenziale, alcuni alberi, persone in bicicletta, i cartelli colorati di un negozio di frutta, una piccola libreria. Citofono. Secondo citofono. Una famiglia sorridente al completo sul ciglio della porta. Padre, madre, una bimba di quattro anni dall’aria incuriosita, nascosta per metà dalle gambe di uno dei due genitori. Gesti di benvenuto, presentazioni. はじめまして。 私はエレナです。 どうぞよろしく お願いします*. Le scarpe lasciare sull’uscio. Una stanza pronta dove sistemare i bagagli, tutta per lei, con l’unica richiesta di non dar troppo peso alle visite della più piccola, che avrebbe reclamato il possesso dei suoi giocattoli, riposti nel baule più grande. Fiori sul davanzale della finestra, foto di famiglia, libri,  Ancora sorrisi, per nascondere l’imbarazzo della novità, per riempire i vuoti di una conversazione in crescendo. Un banchetto di cibi sconosciuti l’attendeva in soggiorno. Un tavolo basso, il tentativo di rimanere composti pur sedendo per terra. Sai usare le bacchette? -Sì, mi sono esercitata per più di un mese, anche con rigatoni e insalata, pur di non fare brutte figure: potrei mangiare un chicco di riso alla volta se necessario-. Grazie, farò del mio meglio. Ogni piatto presentato con cura. Profumi nuovi, una delizia per lo spirito, una gioia per le papille gustative. L’atmosfera amichevole, il corpo cercava una posizione comoda per mostrare di essere a proprio agio, per cominciare almeno un poco ad abituarsi a quell’ambiente che l’avrebbe ospitata per i mesi a venire. Foto di gruppo e l’arrivederci dell’addetta della scuola, ormai certa di averla lasciata in buon mani.

E ora?

 

*Salve, il mio nome è Elena. Piacere di conoscervi. 

Cosa succede ora alla giovane protagonista in viaggio?

  • Chiede di vedere i dintorni in loro compagnia, se possibile. (0%)
    0
  • Ha voglia di conoscere di più i suoi ospiti, chiede, domanda, fa amicizia. (80%)
    80
  • Chiede di riposare, esausta... Sono pur sempre le 4 di mattina per lei! (20%)
    20
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

170 Commenti

  1. La cosa che mi è piaciuta di più è la sincerità. Delle situazioni, dei sentimenti, delle parole. Inoltre ho apprezzato la descrizione delle emozioni che in un certo senso, per quanto romanzate, sembrano così vere e cucite addosso ai personaggi, quasi fossero appiccicate alla loro carne…ma che al contempo sbucano al di fuori della pagina tanto che ce le ritroviamo tali e quali nelle persone che incontriamo ogni giorno.

  2. Ehi Misaki! 🙂
    Mi ero ripromesso di finire questa storia, quando avrei avuto il tempo, solo che ieri sera ho letto il capitolo 8, dove mi ero fermato, ed ho realizzato che ricordavo poco dei personaggi. Così mi sono detto bando ai convenevoli e ricomincia daccapo ahaha 😀
    Il risultato è stato una lettura che “invecchia bene”, dalla fluidità più efficace di quanto ricordavo.
    Quanto alla conclusione sì, direi che mi ha lasciato del tutto soddisfatto. 🙂
    Ripeto per la miliardesima volta: si vede un che di autobiografico! ahaha 😉

    Alla prossima storia!

  3. Il tuo racconto mi ha colpita tanto, Misaki. Si denota la tua spiccata propensione verso il Giappone e tutta la complessa cultura di un paese per certi versi totalmente opposto al nostro. Mi è piaciuta davvero tanto anche la conclusione. Hai dato vita, letteralmente, ai sogni di Toshi, a ciò che ognuno di noi dovrebbe essere sempre libero di fare: vivere come se stessimo sognando. Bravissima!

    • Ciao Trix… grazie!!! Il tuo commento mi commuove. Non riesco a risponderti con altre parole, hai avuto la capacità di farmi tacere!! (ahaha non è da tutti!!).
      Che dire.. grazie, grazie davvero! Attendo il finale de “L’ancora” è l’inizio di tante tante altre storie. Proprio ieri leggevo “Per certo, tra gli essere umani più ricchi di sentimento mai creati, specie quelli pazzi per le storie, per il lavoro duro e per il vivere la vita, c’erano i folli danzatori, le vecchie sagge, i sapienti irritabili, e i “quasi santi” che erano gli anziani della nostra famiglia.” Un abbraccio

  4. Conosco una persona che ha vissuto un’esperienza analoga e che ne ha tratto i midesimi insegnamenti, ed è successo durante il suo viaggio in Giappone… per cui a leggerti sembra tu abbia parlato con lui… 😉 e sono soddisfatta del finale e di te come autrice che hai mostrato e mai spiegato, raccontato con coerenza e senza mai perderti per strada…. sono solo dispiaciuta che sia finita. Non te ne andare, scrivi ancora del sol levante, ti prego 😉

    • Grazie infinite per il tuo commento. Il Giappone è una terra piena di poesia e contraddizioni, luci ed ombre, ma se ti entra nel profondo difficilmente puoi starne lontano a lungo! 🙂
      Sono felice che il finale ti sia piaciuto e grazie al tuo commento sto accarezzando l’idea di scrivere altri racconti ambientati in Giappone. Vediamo! ^__^
      A presto!!

  5. E dunque eccoti qui, sei arrivata alla fine giusto in tempo per goderti le vacanze. La tua storia, delicata e ben scritta, ha il fascino della realtà, ti lascia il retrogusto di una storia raccontata da uno zio, o un nonno, in risposta a una domanda che finalmente qualche nipote ha il coraggio di fargli: nonno, ma come hai pensato di venire a vivere a Barcellona? Io ci leggo una profonda morale universale, ossia che dalle contaminazioni nasce sempre il meglio; così due culture che si incontrano permettono a ciascuno di poter vedere il proprio riflesso in una luce nuova… tipo il sottoscritto che ha dovuto vedersi di spalle iin un filmato per scoprire che i capelli, là dietro, nel cocuzzolo della cocuzza, non c’erano proprio più. E non me n’ero accorto!
    Brava.
    Te l’ho promesso e mantengo: sì, mi aspettavo qualcosa di simile nel finale, la garbata positività che permea il racconto imponeva una svolta positiva per tutti.
    Ti aspetto alla prossima sfida!
    A presto!

    • Ciao!!
      Non ho potuto e non ho voluto immaginare un finale che non fosse positivo. Grazie, grazie, grazie per aver condiviso con me la tua opinione su questo racconto: spero non ti abbia deluso troppo aver percepito l’arrivo del finale!
      Sono profondamente d’accordo con quello che hai scritto. Quando si incontrano altre culture, diversa dalla nostra e si fa con una certa propensione allo scambio, si ha la preziosa possibilità di mettersi in gioco e di specchiarsi da angolazioni non previste (non sempre è piacevole, ma è sempre una buona opportunità, no?). Una ricchezza che dovremmo tutti sperimentare almeno una volta nella vita.

      Io continuo a tenerti d’occhio attraverso il tuo racconto! A presto!! ^_^

  6. Giungo sul finire, ma in genere lo preferisco. Intenso e ben scritto. Trasuda amore ed esperienza per un paese tanto diverso e lontano, ma che probabilmente hai nel cuore. Mi hanno colpito alcune espressioni (che è quello che noto nei racconti oltre alla storia in se’): “soffiare il fuoco della fiducia” e “sfogliare le parole”. Entrambe fanno pensare a gesti lievi, che tuttavia hanno intrinsecamente grande forza e potere e rendono molto. Brava.

  7. Ciao Misaki, mi spiace di essere arrivata fuori tempo massimo, alla fine del tuo racconto… Ho visto la storia e sono venuta a leggere… Li ho letti di fila i 9 capitoli e non mi hanno stancata neanche per un momento. Sono ben costruiti ricchi di emozioni e di descrizioni, con una perfetta caratterizzazione dei personaggi!!! 🙂 Veramente molto brava.
    Il mio unico voto a questa storia è per il finale. 3 anni!!! 🙂

  8. 3 anni, ci vuole un po’ di tempo per elaborare certe emozioni, per utilizzarle per crescere.
    Molto bello. L’intermezzo con la riflessione filosofica sull’importanza delle parole mi è piaciuto, l’ho sentito mio. Brava.
    A presto per il gran finale, mi aspetto qualcosa, sono curioso di sapere se andrai in quella direzione.
    Ciao!

  9. Buongiorno Misaki
    Ma sai che mi hai fatto venire voglia di conoscere il Giappone?
    Tutto l’episodio mi è piaciuto: le riflessioni sulle parole cercate e non trovate, il potere della parola non detta, la forza del silenzio che parla più di un intero vocabolario, i piccoli gesti che sono discorsi compiuti… tutto questo corredato di emozioni forti che ti scaldano l’anima, e sono memoria vissuta e costruita per sempre.
    A intuito voto tre anni.
    ciao ciao
    🙂

  10. Ho trovato il tuo commento in un altro testo e il titolo del tuo scritto mi ha attirata. Qual’è il fascino delle domande?
    Ho letto gli 8 capitoli e arrivando tardi mi sono gustata un racconto quasi completo ben scritto, fluido e scorrevole. I personaggi mi piacciono hanno spessore. Non nego che alcune volte avrei votato diversamente e oggi scelgo Megumi. Rimango per il finale.

    • E siamo al pareggio!! ^__^
      Innanzitutto, grazie di essere passata! Mi fa piacere che il titolo ti abbia incuriosito abbastanza da venire a dare un’occhiata a questo racconto. Grazie anche per il commento: durante la scrittura mi sono molto affezionata a questi quattro personaggi così impegnati nel cammino.
      Qual è il fascino delle domande? Sarei davvero felice di parlarne una volta terminati i dieci episodi se avrai la pazienza di restare! ^_^

  11. Ehi Misaki!!!!
    E’ una vita che abbiamo iniziato questa storia e questo viaggio condiviso… stavolta non sparire più!!! Altro episodio convincente, la tua scrittura appare fluida, se possibile più matura. Cosa hai fatto in questo periodo?
    Non sei più venuta a trovarmi … ahahahahah
    Elena.

    • Arrivo arrivo!! Sto recuperando!! ^___^
      Non sparirò più! È stato un periodo piuttosto intenso per me, è evidente che non posso nasconderlo se lo leggi nella mia scrittura!! Ma ora sono tornata, con tantissima voglia di scrivere e soprattutto di leggere quello che mi sono persa.
      Grazie di essere venuta a (ri)trovarmi, a breve busserò alla tua porta! ^^

  12. Elena, e pareggio le tre opzioni.
    Ciao,
    Quando ti ho visto tra gli ultimi episodi pubblicati ho pensato ad una esordiente, poi ho visto gli 8 capitoli. Ci sono degli svantaggi ad affrontare dal principio una storia già quasi terminata, devi trovare il tempo necessario, non puoi ‘contribuire’ alla trama. Però trovo che ci sia almeno il vantaggio di permetterti una lettura organica, fresca, mentre se devi aspettare la canonica settimana tra un capitolo e l’altro qualche volta rischi di doverti andare a riprendere il filo dei capitoli precedenti.
    Ho perciò letto tra l’inizio e devo dire che il tempo è stato speso bene.
    Bel racconto, ben raccontato, strutturato con cura. Mi è piaciuto come tratti l’incontro tra culture diverse, è interessante come la tua protagonista, non perdendo serenità e allegria, sia in grado di contribuire a sconvolgere l’esistenza di una famiglia (ok, non è ancora successo, ma penso che succederà e non sarà negativo, mi sbaglio?) semplicemente essendo ‘se stessa’ e testimone di una cultura diversa.
    Adesso che mi hai conquistato non farmi aspettare troppo per il finale, eh?
    Ciao a presto!

    • Ciao,
      Innanzitutto grazie per aver letto tutte le puntate in arretrato e per aver deciso di contribuire! Grazie anche per il tuo commento sulla storia e la sensibile analisi di quello che hai letto; mi fa davvero molto piacere se con la mia scrittura sono riuscita a trasmetterti questo interesse. Elena è un personaggio che mi è molto caro. Non sono io, non si tratta di un racconto autobiografico, ma sì, assolutamente osserva il Giappone attraverso i miei occhi, in quello che per me è sempre stato un incontro ricco di fascino e intensità.
      Prometto di non far aspettare più nessuno e di pubblicare nono e decimo episodio nel giro di pochi giorni!! ^_^

  13. Ben ritrovata…(ma dov’eri finita??? – domanda retorica naturalmente…).
    Continua a piacermi questo tuo viaggio.
    Le immagini che hai inserito mi hanno riconciliato con i nomi giapponesi, perché provo un senso di smarrimento in mezzo a loro.
    L’interno del tempio è bellissimo.
    “temeva di entrare senza permesso in un luogo proibito” mi è piaciuto.
    Megumi…
    ciao

  14. Ciao Alessandra! 🙂

    Di questo episodio non mi è piaciuta solo la prima frase tra parentesi, quella in cui parli del vestito elegante di Toshi. Non sono sicuro si amalgami bene con lo stile generale. Ma è una mia opinione personale.
    Per il resto l’episodio mi è piaciuto, e vorrei tanto tu approfondissi questa situazione familiare, il rapporto padre-figlio, eccetera, perché trovo tu stia rendendo questi aspetti molto, molto bene.

    Voto per Disneyland, che è sempre un bel posto in cui andare ahahah 😀

    Alla prossima!

  15. Ciao Misaki
    ho letto ora tutti gli episodi e fatta salva la mia difficoltà (sicuramente molto soggettiva) con i tanti nomi nuovi e informazioni, devo dirti che la tua storia mi è piaciuta molto.
    Questa frase “Ora, era arrivato il momento di tornare ad essere interi”, mi ha incuriosito e spero ce la spiegherai meglio in seguito.
    voto dunque spiegazioni.
    🙂

  16. La seconda, la seconda! La prima no: Elena scoprirà tutto quello che deve scoprire senza forzare gli eventi. E neanche la terza: Elena a questo punto non andrebbe mai a dormire… Il sonno la prenderà tra le sue braccia al momento giusto.

  17. Io voto per le spiegazioni.
    Sta diventando un racconto più introspettivo che avventuroso, gli imprevisti non so fino a che punto si sposino con tutto ciò, ma sicuramente essendo questi in vantaggio mi smentirai nel prossimo episodio. 😉

    Il memoir, in effetti, è assente nell’elenco dei generi.

    Queste riflessioni con contorno di flashback accennati, insaporite col sushi e gli yakitori, sono belle tanto quanto appetitose ahaha (a proposito, andando matto per il wasabi avrei gradito un piattino a parte u.u).
    Fossi in te accennerei anche a come si sono conosciuti da giovani Megumi e Toshi, o ad episodi tipo il primo appuntamento, tanto per rendere più vivida la loro storia d’amore. Ma siccome non so dove va a parare la storia, prendilo come un consiglio “da esterno”. 🙂

    Un ultimo dettaglio riguarda un pregio che va evidenziato nella tua narrazione: stai raccontando la vita. Con naturalezza, semplicità e una buona dose di metodo.
    È una storia che ti scorre attraverso gli occhi, merito forse anche di quel pizzico di autobiografico che spruzzi qua e là fra le righe.

    Al prossimo episodio! 🙂

    • Ciao Ivan,
      Sì effettivamente questo racconto non è esattamente nel posto giusto, ma non avrei saputo dove altro inserirlo. C’è dell’avventuroso interiore però.. senza machetes, giungle o inseguimenti! 😉 (Nella mia mente se penso ad un racconto d’avventura mi vengono in mente dei passaggi in una fitta giungla a tagliare liane.. chissà perché, forse ricordi della vita precedente o un’infanzia piena di film di Indiana Jones?)
      Grazie per i suggerimenti, mi hanno dato un’idea dell’immagine che si sta facendo chi legge la storia: una percezione che mi intriga moltissimo.
      Grazie anche per il commento sulla narrazione. L’ho particolarmente apprezzato, vorrei anche spiegarti il perché, ma mi prendo ancora qualche giorno per mettere in ordine i pensieri! 🙂

      ps: sono d’accordo con te sul wasabi, ne mangio in gran quantità di solito! :p

  18. ho appena letto le puntate – scelgo Megumi

    se posso aggiungo le mie solite elucubrazioni da collega:

    1 – prova a “mostrare” di più e descrivere di meno – il racconto ha del fascino ma troppe descrizioni smorzano l’attenzione e il coinvolgimento;

    2 – se puoi/se vuoi qualche dialogo in più (anche se capisco che le traduzioni da giapponese sono ostiche e rendono poco) – tutto raccontato anziché dedotto fa assomigliare troppo a un diario

    ciao, brava

  19. Hai trattato un argomento che penso interessi praticamente ogni lavoratore.
    Ti piace il lavoro che fai?
    E’ una domanda scomoda sopratutto se rivolta a chi dovrebbe rispondere negativamente ma non vuole…..
    Comunque c’è sempre tempo per prendersi una rivincita no?

  20. Sguardo al passato.
    Avevo votato stamattina ma non ho lasciato il commento perché sono dovuta scappare. Episodio molto interessante. Mostra in modo perfetto la differenza sottile e al tempo stesso abissale che c’è tra queste due culture.
    Sempre brava!

  21. Domanda inaspettata.
    Capitolo che denota la tua forte passione nei confronti del Giappone. A prescindere da ciò che prova la protagonista, si nota quell’accuratezza, quell’attenzione ai dettagli e alle sensazioni che solo un vero appassionato può percepire, ben oltre la restrizione del personaggio. Brava.

  22. Questo episodio mi è piaciuto molto, soprattutto la parte finale con le emozioni di Elena!
    Certamente il Giappone non è solo Tokyo, e sarà molto interessante conoscerlo, perché ammetto la mia totale ignoranza circa questo Paese, ma questo aspetto si potrà approfondire successivamente. Per il momento mi incuriosisce tantissimo la domanda inaspettata, quindi scelgo questa opzione.
    🙂

  23. Cavolo, avevo scritto il commento ma mi è sparito perchè ho premuto prima i tasti e… vabbè lascia stare… dicevo:
    bravaaa!!! il luogo, i posti, l’ambientazione suggestiva, il cibo, lei! Mi piace tutto di questo racconto. ( prima mi ero espressa meglio, ma vatti a replicare quando una ciambella esce col buco!)
    Quando il Giappone non è solo Tokyo.
    Seguo 😉

  24. La domanda inaspettata, anche a giudicare dal titolo, mi sembra la migliore opzione “smuovi-trama”. 😉
    È un “diario di viaggio” piacevole da leggere, porta a scoprire quelle piccole cose che chi non ha visto il Giappone guarda con curiosità, e anche chi le avesse viste non può che percepire questa grande ed allegra nostalgia che permea tutto il racconto (finora).
    Non mi stanco di leggerlo, è scorrevole e “vivo”. Premetto che lo dico senza avere idea della qualità della trama, ancora poco delineata per ovvi motivi, ma ritengo davvero che potresti perfino fare un romanzo, con un po’ di pazienza. Un libro di quelli belli, intendo. 😉

    Al prossimo!

  25. Sempre in un’ottica realistica opterei per l’entusiasmo, perché un personaggio del genere non mi sembra il tipo da “timore” 😉
    Bello e ben congegnato, anche se qui si scorge dell’autobiografico più che nel primo. La parte della Nutella con la bimba giapponese è carina, e anche la metafora della lucciola denota ottime capacità da parte tua!

  26. Leggendo questo primo capitolo ho sentito l’emozione del primo viaggio importante, la paura dell’ignoto, una forte sensazione di sgomento nel trovarmi così lontana da casa in un paese così diverso dal mio……..Complimenti per il tuo primo capitolo Misaki ti seguirò con molto piacere!!!!!

  27. Leggendo questo primo capitolo quasi quasi mi sento stanco anche io!
    Traspare trepidazione, adrenalina e quella sensazione di ricordi offuscati che si ha quando si viaggia tutti protesi verso la destinazione….molto bello.
    Seguirò la storia anche perchè il Giappone mi affascina…
    Buona scrittura!

  28. Io dico che per quanto possa essere felice la ragazza è pur sempre umana, avrà tanto sonno e andrà a dormire.

    Lo stile è piacevole, i dettagli del racconto curati e non continuamente messi in mostra (troppi farebbero perdere di vista il resto).
    Insomma, si vede che dietro un po’ di lavoro c’è, seguo la storia!

    Benvenuta nel sito Elena! 🙂

  29. Ciao,
    Questo incipit mi è piaciuto molto, e il modo in cui è scritto rispecchia il fatto che la ragazza stia vivendo un’esperienza nuova, eccitante e desiderata.
    Secondo me la giovane ha voglia di conoscere i suoi ospiti. Per riposare e vedere i dintorni ci sarà tempo.
    Una domanda: in quale anno è ambientata la storia? Visto che Elena si porta dietro dei rullini, non credo che sia il 2015, perché avrebbe preferito una digitale (oppure avrebbe scattato le foto col cellulare).

  30. Dico che ha voglia di conoscere di più i suoi ospiti.
    Un incipit frenetico, un po’ ansioso, ma proprio per questo lo trovo ben riuscito. Hai reso molto bene l’idea di come questo viaggio prepari un cambiamento, proprio perché è un salto nel vuoto, nel futuro (e il conteggio dei minuti, in questo senso, rendo molto bene l’idea!). Sono curioso di scoprire come continuerai e cosa accadrà, per cui ti seguo. 🙂

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi