Il colore delle nostre anime

Dove eravamo rimasti?

Quale frase sarà centrale per il prossimo capitolo? Dovevi credere in me! (60%)

Sono tuo fratello.

“Sei proprio come nostro padre”

“Roberto, ti prego… Sì, ho un tono sarcastico, ma sono esausto. Non posso sostenere un terzo grado ora, ho bisogno che tu mi creda”

“Sei ubriaco… Sei folle!”

“Roberto, sono tuo fratello cazzo! Come puoi non credermi?”

Roberto abbassò la testa e si diresse verso l’auto. Non disse un’altra parola. Fuori dal pub due agenti di polizia stavano per entrare e lui li osservò.
Li vide parlare con Leonardo, rassicurarlo e accompagnarlo verso la loro vettura; il fratello sembrava sospettoso ma collaborativo.

Roberto fermò un agente e gli confidò le sue paure su Leo: disse che era un brav’uomo ma che da qualche tempo aveva iniziato a bere, che non sapeva che frequentasse quel genere di club, disse che era probabile che fosse rimasto coinvolto in situazioni violente e che era fuori di sé. Chiese di prendersi cura di lui e di non mandarlo troppo presto a casa dalle sue figlie, per sicurezza. Si sentiva in dovere di proteggerle.

Mentre Leonardo veniva portato alla centrale di polizia, Roberto si diresse da Laura il più in fretta possibile per avvertirla e rassicurarla. Il viaggio fu veloce, era già passata l’ora di cena ed era sicuro che le bambine fossero già a letto.
Parcheggiò la macchina davanti al vialetto senza fare caso all’auto a noleggio davanti la casa e si diresse alla porta.
Suonò il campanello. Roberto poteva vedere Laura sul divano che guardava la TV. Non la vide alzarsi e suonò nuovamente. In quell’esatto istante aprì la porta Leonardo.

“Ma tu… Eri… Tu chi sei?”

“Sono tuo fratello, Roberto. Non mi riconosci?”

***

“È inutile che cerca di nascondere la verità. È ubriaco, ha ucciso una donna, ha fatto fare un incidente stradale al suo amico, è fuggito dall’ospedale… Se confessa sarà tutto più semplice”

“Per l’ennesima volta: non sono, stato, io! Non sono ubriaco, ero in quel pub perché avevo bisogno d’aiuto, sono stato rapito da un prete”
Leonardo non sapeva più come spiegare la situazione surreale che stava vivendo.

“La chiesa di fronte al night club è sconsacrata da sei anni, la cripta è chiusa e non predica nessuno all’interno. Forse non era un vero prete?”
La polizia continuava a stuzzicarlo, portandolo ad ammettere di essere pazzo, di aver immaginato tutto a causa dei farmaci e dell’alcol. Nulla, però, faceva cedere Leonardo che continuava a tener fede alla verità, non poteva dimenticare le sensazioni di quando quell’essere gli era uscito dal corpo per prendere le sue stesse sembianze.

Scosse la testa, pensando a come uscire da quella situazione. Aveva dormito in cella e l’esigua cena non gli aveva ridato le forze. All’improvviso, come in un sogno, vide i due poliziotti arrendersi, uscire dalla stanza, prendersi un caffé e discutere tra loro:
“Probabilmente è pazzo, conviene chiamare la moglie e farci dire cosa pensa del suo stato”

“Oppure lo mandiamo in manicomio, loro sapranno come trattarlo”

“Dobbiamo seguire il protocollo, aspettare i risultati e tenerlo qui ancora stanotte, intanto cerchiamo prove per collegarlo all’omicidio della donna bruciata…”

Il sogno svanì. I due agenti erano ancora nella stanza, spostavano le foto dei casi a cui Leonardo poteva essere collegato ed esponevano ancora i fatti: “Questa donna è rimasta coinvolta in un incidente stradale, circa 24 ore fa, insieme a lei. Lei è stato ricoverato, ma è uscito senza alcun permesso dall’ospedale. Dopo aver ferito gravemente il suo amico Davide è andato da lei per ucciderla, l’ha picchiata a sangue e poi l’ha chiusa nel suo SUV dandogli fuoco, in un parcheggio di un supermercato. Se firma questa versione dei fatti, possiamo dire che era sotto effetto di alcolici e le verrà data una relativa riduzione della pena. Altrimenti verrà incriminato per omicidio volontario”

Leonardo si rese conto che il sogno ad occhi aperti che aveva fatto poco prima era una visione del futuro, un futuro imminente. Forse era la stessa cosa che gli aveva permesso di vedere la morte di Laura.
“Non avete prove su di me, non potete trattenermi qui. Sono io che vi ho fatto chiamare per aiutarmi, ma sembra che voi mi stiate solamente trattando come un sospettato”

“Ha i vestiti sporchi di sangue, i risultati del test del DNA confermeranno che era presente sulla scena del crimine, fino ad allora possiamo trattenerla”

“Il test non confermerà nulla, io sono stato rapito, sono rimasto chiuso in una cripta e quando sono scappato vi ho chiamato per soccorso. Se solo mi lasciaste andare potrei ancora salvare mia moglie!”

I due agenti si guardarono, dopo un cenno uscirono e lasciarono Leonardo solo nella stanza.
Lui aveva già visto dove sarebbero andati, ciò che avrebbero detto, sapeva di avere il tempo di scappare e loro non l’avrebbero trovato. Sapeva di potersi liberare, gli bastava trovare un oggetto appuntito. I poliziotti avevano lasciato le foto sulla scrivania, raggruppate da una graffetta: come se fosse un’abilità comune Leonardo scassinò le manette ed uscì dalla stazione di polizia.

“Laura, sto venendo a salvarti…”

Leonardo crede che la polizia lo sta seguendo a sirene spiegate, invece...

  • Hanno ricevuto una segnalazione di un sospetto con la descrizione di Leonardo in periferia. (0%)
    0
  • Stanno seguendo una pista scollegata dal caso di Leonardo. (0%)
    0
  • Hanno ricevuto una chiamata di soccorso dove abita Leonardo. (100%)
    100

Voti totali: 1

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45 Commenti

  1. Il tuo racconto mi ricorda Un Giorno Di Ordinaria Follia di J. Schumacher, con Michael Douglas. Ho votato che Leonardo terrà in ostaggio le bambine, forse Laura dovrà pagare la sua follia? Tutto sta nello scoprire da cosa è veramente scaturita questa follia.
    Brava.

  2. Voto per la fuga. Complimenti, il racconto è davvero ben scritto, chiaro e scorrevole. Un consiglio che hanno dato a me: attenzione ai cambi di P. O. W. (Punto di vista), per es. quando dici: “lui non avrebbe fatto male a nessuno”, non è chiaro se il punto di vista è del narratore esterno o di uno della città.
    Al prossimo episodio! 🙂

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