Il colore delle nostre anime

Chi c’è nella mia testa?

Come tutte le mattine, Leonardo si svegliò e portò a scuola Anna e Sara. Era stata dura crescere due figlie con solo il suo stipendio, praticamente dimezzato dalle continue cure di Laura, e la fatica delle undici ore giornaliere di lavoro.

L’incrocio era vicino, la strada incrociava un senso unico verso destra. Leonardo lo superava ogni giorno sapendo di dover guardare anche a destra: molte persone commettevano quell’infrazione per arrivare più in fretta alla scuola media. Il telefono suonò nel vano portaoggetti, era solo la suoneria di un SMS. “Eppure avevo impostato la vibrazione…” borbotta.
Lo sguardo era caduto rapidamente sullo schermo con l’intenzione di identificare il mittente. Tutto si fece nero. La parte sinistra del volto di Leonardo divenne calda. Solo dopo si accorse del suono, uno schianto. Venne sbattuto con violenza sulla portiera sinistra dell’auto mentre la stessa perdeva aderenza sull’asfalto. Poi più niente.

Era in ospedale: per colpa del messaggio non aveva fatto attenzione alla strada e una donna alla guida di un SUV con un bambino a bordo, arrivando da destra, aveva causato un frontale tra le due vetture. Leonardo si sentiva bene, ma il medico non lo fece alzare dal letto finché non furono completate le analisi.
Dopo una mezz’ora il reparto era libero. Leo si alzò dal lettino e andò nel bagno. Lo specchio gli rivelò le sue gravi condizioni: l’airbag gli aveva lesionato il volto, tagli e lividi contornavano il suo occhio sinistro permettendogli di aprirlo solo per metà; il braccio sinistro aveva un’ingessatura resistente e il fatto che non provava dolore gli fece capire che era pieno di morfina, si era rotto qualche osso altrimenti non l’avrebbero drogato così.

Pensò al suo lavoro. Doveva tornare oppure l’avrebbero licenziato. Aveva già saltato troppi giorni senza preavviso a causa delle gravi condizioni della moglie e adesso che lei era guarita e le cose potevano solo migliorare lui aveva deciso di rompersi un braccio. “Devi ucciderla…”
Non l’aveva detto lui… Lui non fa questi pensieri, è un brav’uomo; è stressato, forse un po’ solo, ma non fa del male a nessuno.

Davide lo andò a prendere all’ospedale quel pomeriggio stesso. Iniziò un discorso in macchina.”Ehi Leo! La donna alla guida sai che fine ha fatto? So che in America l’avrebbero mandata in galera per tentato omicidio. Come funziona qui?”
Davide: amico di Leonardo fin dall’infanzia, ma il più ignorante uomo di mezz’età della città. Leonardo gli rispose a tono, forse per la prima volta. “Conosci la legge americana? L’avrai visto in un film. E’ così che fai: credi che la vita vera sia come nei film e nelle serie TV solo perché non hai voglia di prendere un giornale e leggere qualche riga! E’ per la gente come te che la gente come me va a finire in ospedale, muore e non conta niente”.
“Sì, ti capisco, sei stressato e hai fatto un’incidente. Sono i farmaci che parlano. In TV ho visto che un uomo ha tradito la moglie con il loro cane perché i farmaci gli provocavano delle visioni”.
“TI RENDI CONTO DI QUELLO CHE DICI??”

Davide si era spaventato per le grida del suo amico e aveva fatto sbandare l’auto nell’altra corsia. Le macchine che arrivavano dal senso opposto si spostarono suonando il clacson ripetutamente, alcuni passanti urlarono e un piccolo gruppo di piccioni si alzò in volo invadendo la strada e impedendo a Davide la visuale sul traffico.
La macchina lasciò delle strisce nere sull’asfalto, ma presto si riassestò tornando nella corsia giusta.

L’adrenalina causata dallo sbandamento l’aveva disinibito e l’unica cosa che Leonardo riusciva a sentire era: “Lui non è nessuno”.
Chi c’era nella sua testa? Quelle parole non venivano da lui, ma lui non poteva resistere al loro richiamo. Si liberò del gesso intorno al braccio strappando via tutto, l’anestetico faceva il suo dovere e il braccio sembrava un appendice senza vita del suo corpo. Leonardo era confuso ma determinato: sotto l’ingessatura aveva una barra metallica che avrebbe dovuto far risanare la frattura dell’osso dell’avambraccio, ma in quel momento aveva un’utilità maggiore.

Nel frattempo Davide era impegnato a sbraitare e a guardarsi intorno cercando di non intralciare le altre macchine, avanzando ad una lentezza indescrivibile. Appena vide Leonardo brandire il tutore metallico cominciò ad accelerare per riflesso involontario. La paura lo pervase e cominciò a urlare e ansimare.

Si schiantarono contro il muro di un edificio.

Leonardo stava osservando dal marciapiede il fumo uscire dal cofano dell’auto e il sangue che cospargeva il parabrezza. Davide giaceva quasi senza vita sul sedile anteriore e guardava, con gli occhi tremolanti, il suo migliore amico, in piedi di fronte a lui. Il sottile e resistente oggetto in metallo era conficcato nella sua coscia destra, dove passano le arterie femorali, dopo che il suo amico gli aveva perforato il polmone destro. L’unica cosa che Leonardo riuscì a pensare fu il suo abito: aveva riempito di sangue l’unico completo da lavoro che possedeva.

Adesso che l'adrenalina comincia a svanire, come si comporterà Leonardo?

  • Chiama la polizia per costituirsi e chiedere aiuto. (0%)
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  • Fugge per restare solo e ragionare su cosa gli stia capitando. (100%)
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  • Torna dalla sua famiglia cercando comprensione e amore. (0%)
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45 Commenti

  1. Il tuo racconto mi ricorda Un Giorno Di Ordinaria Follia di J. Schumacher, con Michael Douglas. Ho votato che Leonardo terrà in ostaggio le bambine, forse Laura dovrà pagare la sua follia? Tutto sta nello scoprire da cosa è veramente scaturita questa follia.
    Brava.

  2. Voto per la fuga. Complimenti, il racconto è davvero ben scritto, chiaro e scorrevole. Un consiglio che hanno dato a me: attenzione ai cambi di P. O. W. (Punto di vista), per es. quando dici: “lui non avrebbe fatto male a nessuno”, non è chiaro se il punto di vista è del narratore esterno o di uno della città.
    Al prossimo episodio! 🙂

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