il coraggio di un popolo – lottando per la libertà

Dove eravamo rimasti?

che ne sarà di Vladimir? farà un viaggio a Santiago de Compostela (100%)

la nuova vita di Vladimir

 

Mentre raccontava di nuovo tutta la storia, e le lacrime scorrevano sulla sua faccia, le ragazze scoppiarono in pianto. Quella sera Piotr e Cestmir, si scolarono le due bottiglie. Piota era triste, lo si leggeva nei suoi occhi velati di pianto, la voleva sposare, lo diceva in continuazione, anche le sue migliori amiche, che rimasero in religioso silenzio ascoltando le sue parole cariche di rabbia. Un giorno stufa delle sue continue proposte di matrimonio, che lei amava, ma non voleva sposare, gli disse di sì, era l’uomo più felice del mondo, avevano in mente di scappare e andare a Parigi, dove nessuno conosceva Piota e Joanna, progettavano la fuga da molto tempo, da quel giorno che aveva confessato al marito, di essere sterile, Vladimir l’aveva quasi uccisa con le sue mani, lei era corsa da Piotr. Lui voleva cercare un lavoro, era un bravissimo sarto, e voleva iniziare di nuovo ad allenarsi nel Wushu, l’arte marziale giapponese, sapeva che in Francia c’erano buoni maestri di arti marziali, e l’attimo dopo era triste perché pensava che il suo sogno fosse sfumato. Joanna era morta uccisa dall’uomo che un tempo amava, e che ora era scappato a Milano. Poi finirono le due bottiglie di vodka e si salutarono concordandosi per il giorno dopo. Quella notte sognò loro due che si trovavano a Parigi, erano felici, avevano adottato una bambina. Si addormento con il cuore trafitto dal dolore per la morte della sua donna. Quella mattina come ogni giorno si alzò alle sette e andò a preparare la colazione e poi salì a vedere come stava sua madre, il dottore gli aveva detto che doveva continuare a bagnare le parti che le bruciavano e nel giro di una settimana sarebbe guarita. Andò a svegliare sua sorella, e gli diede direttive per fare i bagni a sua madre, poi uscì a fare colazione nel bar di Georgy, era ancora scosso per l’omicidio del giorno prima, soffriva di mal di testa tremendo. Un mese dopo entrò in seminario a Roma. Vladimir era arrivato a Milano, doveva cambiare identità. Andò a cercare il suo amico Jesk, l’unico contatto che aveva nella città italiana. Doveva diventare italiano, per sfuggire all’ira della polizia polacca che lo cercava. Il suo amico aveva dei contatti all’ambasciata, ci andò il giorno dopo il suo arrivo, fece tutte le pratiche del caso, e dopo una settimana lui era a tutti gli effetti italiano, il suo nuovo nome era Paolo Cicala. Subito dopo essere diventato italiano, il tenente Cicala, inizio il lungo viaggio che lo portava a Santiago de Compostela, doveva pregare per il perdono, era accusato dalla polizia Polacca per l’omicidio di sua moglie Joanna. 

Domenica 12 giugno dopo la messa, si mise in cammino. Il viaggio era lungo e faticoso, ma lui era un uomo di venticinque anni, e non faceva caso al carico di otto chili che portava sulle spalle. Viaggiava dal sorgere del sole fino a sera, e si fermava in ogni posto, dove gli aveva indicato il parroco cui si era rivolto. Dopo venti giorni di cammino, giunse in un paesino alle pendici dei Pirenei Francesi: St. – Jean – Pied – De – Port, dove dormì in una panchina della stazione, lontano da occhi indiscreti. Poi di giorno in giorno attraversò Roncisvalle. 

Pamplona, Burgos, Leon, Astorca, Portomarin, e, infine dopo quaranta giorni di viaggio arrivò a Santiago de Compostela. La città Galiziana accolse Paolo come un fratello, tutti lo salutavano, e gli davano delle pacche sulle spalle, fu mentre pregava sulla tomba di Giacomo il maggiore, che sentì parlare per la prima volta di Le Chat. Dopo che finì la sua preghiera, parlo al pellegrino francese, su come arrivare a Le Chat, il pellegrino, che si chiamava Pierre Papin, gli disse che potevano fare il viaggio di ritorno insieme, era il sindaco del paesino. Il ritorno per Paolo fu una passeggiata, parlarono di tutto, era come se si conoscessero da una vita. Pierre si fidò subito dell’Italiano, gli racconto quello che volevano fare, gli espose del nuovo paese. Arrivarono a Le Chat l’indomani mattina, dopo aver fatto le presentazioni con il Tenente Paolo Cicala, andarono a dormire. Paolo per quel giorno dormì nel fienile, l’indomani mattina avrebbe avuto una casa. 

La fuga in Francia degli ebrei

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