il coraggio di un popolo – lottando per la libertà

Piotr e la morte parte 1

Anni duemila, Marsiglia. Piotr come ogni mattina si svegliava urlando, piangendo e tutto madido di sudore. Sempre gli stessi incubi: la deportazione, le torture, gli stupri, gli omicidi ingiustificati con le risate diaboliche che gli inondavano le orecchie e la famiglia che ha visto morire durante la permanenza nei campi della Morte. Ora, dopo quasi sessant’anni il ricordo era ancora vivo. Quel giorno compiva settantanove anni. Aveva vissuto per la maggior parte della sua vita a Varsavia ma dopo essere scampato a morte certa, si era trasferito a Marsiglia. Julie che dormiva nell’altro lato del letto, lo sentì gridare. Un grido disperato che squarciò il silenzio:

«Mi amour, De nouveau les mêmes cauchemars»? gli dice la moglie mezza sveglia. «Qui, Mon Amour» risponde Piotr nella stessa lingua. 

«Voir cette photo c’était comme revenir dans le passé un cauchemar ».

5 giugno 1938 Blaswistz, un paese di tremila anime a trenta chilometri da Oswiecim e a novanta da Cracovia. Ore sette del mattino di un martedì piovoso. Il giorno del suo 17° compleanno. Piotr appena sveglio va nella stanza della madre a vedere come stava. Soffriva di psoriasi, una malattia della pelle.  Il dottor Vladiç la sera prima lo aveva rassicurato, che non c’era niente di aver paura, era una malattia che poteva scomparire con il tempo e con le dovute precauzioni. Doveva solo avere fede nell’altissimo. Dopo essersi lavato e pettinato i biondi capelli, scende in cucina a preparare la colazione. Pane con marmellata e burro e un bicchiere di the zuccherato. Quella di Piotr era una famiglia benestante. Suo padre che era morto nella prima guerra mondiale, gli aveva lasciato la bottega di sartoria e sua madre era una famosa pianista bielorussa di origine ebrea. Poi, dopo aver fatto colazione esce e va ad aprire la bottega. Aveva un discreto giro d’affari ma tutti i soldi del negozio se ne andavano tra medicine e sostegno della famiglia, non riusciva mai a mettere qualcosa da parte. Verso mezzogiorno chiude il negozio e si dirige verso casa per preparare il pranzo per sua madre e sua sorella Sofia che aveva quindici anni. Sofia gli somigliava molto. Era una bellissima ragazza. Bionda, occhi azzurri e belle labbra. Lavorava alla bottega come sarta.  Pranzarono in silenzio, assorti nei propri pensieri. Piotr aveva preparato una gustosissima zuppa di patate e delle uova. Appena finirono di pranzare, Sofia si mise a lavare i piatti e Piotr dopo averla baciata sulla guancia, esce. Si doveva incontrare con il suo migliore amico Cestmir, nella piazza principale. Quel pomeriggio iniziavano i mondiali per la nazionale polacca, che affrontava il temibile Brasile. Piotr e Cestmir liberi dagli allenamenti, si dirigono verso il bar del paese per ascoltare la partita alla radio, mancavano ancora dieci minuti al fischio iniziale e per lasciar trascorrere il tempo, chiacchiera con il proprietario del bar, un russo, dall’animo gentile. La partita si giocava allo stadio Meinau di Strasburgo, in un clima da tutto esaurito, il radio – cronista iniziò la telecronaca con l’entrata delle due formazioni nel terreno di gioco. Nel bar scese il silenzio. Tutti andarono a occupare posto nei rispettivi tavoli, ascoltando le prime fasi iniziali. Il Brasile partì subito forte con Leonidas e la prima frazione terminò con un secco 3 – 1 per i verdeoro. I tifosi polacchi ammutoliscono, sembra tutto deciso, ma il tempo è favorevole alla nazionale polacca e un improvviso temporale infradicia il terreno di gioco. Nella ripresa la Polonia riesce a far prevalere la consistenza fisica e l’abitudine a correre e manovrare sul terreno bagnato. L’arbitro Eklind nega la richiesta dei brasiliani di giocare a piedi nudi e i polacchi con le prodezze di Ernest Willimowiski riescono a eguagliare in bravura i sudamericani, fissando il punteggio dei tempi regolamentari sul 4 – 4. Nel frattempo era tornato il sole e Leonidas riportò in avanti i sudamericani al 94’ minuto, ma la Polonia con il suo goleador riuscì a pareggiare. Decisiva fu l’ultima perla del Diamante Nero che al 114’ minuto segna il goal decisivo e dopo due ore di battaglia, la partita si chiuse sul 6 – 5 per i brasiliani. 

in che modo Piotr incontra la morte?

  • muore il suo migliore amico (25%)
    25
  • uccidono la sua amante (50%)
    50
  • muore la madre (25%)
    25
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