Storie in cerca di scrittori.

Strani amici

Stavano così da sempre.

Uno di fronte all’altro ad amarsi da lontano sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno li vedesse.

Le loro anime erano due lacci stretti in un nodo impossibile da sciogliere.

Lui ne sentiva il profumo, percepiva il rumore di ogni suo movimento.

Fermo davanti a lei, invidiava il sole. Lo guardava mentre la accarezzava, la avvolgeva, la toccava.  Aspettava in silenzio che le tramontasse alle spalle.

Non avrebbe mai brillato come il sole, ma lei amava lui e la sua piccola luce.

«Ti raggiungerò un giorno » sussurrò, aspettando che il vento trasportasse la sua promessa fino a lei.

Rimase immobile, in piedi e attese.

Era quello che faceva: aspettare.

Aspettava che le stagioni cambiassero. Vedeva le foglie aprirsi al mondo sopra i rami che l’inverno aveva lasciato soli. Vi rimanevano aggrappate al loro ramo per tutta l’estate. Sembravano invincibili, fin quando l’autunno non ne cambiava il colore. Invecchiavano velocemente, poi il freddo le colpiva. Dondolavano lente, gustando il loro ultimo volo.

Lui vedeva.

Ma guardava solo lei.                                                                                            

« Di amori impossibili è pieno il mondo. I più belli li imprimono tra le pagine di un libro. Diventano parole, emozioni. Diventano immortali» le disse.

« Di libri anche è pieno il mondo. Le mamme li leggono ai lori figli, i professori ai loro alunni, gli attori li declamano alle platee. Conoscono ogni timbro di voce, ogni lingua. I libri ne sanno più di tutti. Mai sfidare un libro a “nomi-cose-città”» le sorrise e si beò del suono della risata che il vento gli rimandò indietro. 

« Sono pochi però  i libri che sanno leggere. Sono rari quelli che ti scavano l’anima e ci scolpiscono una storia che rimarrà tua per sempre» fece una pausa e desiderò così tanto poterla stringere « io voglio scrivere la nostra storia» le sussurrò.

 Ma lui non era uno scrittore. Non lo sarebbe mai stato.

Fu allora che lo vide arrivare.

Era in ritardo. Strisciò i piedi fino alla solita panchina e vi si accasciò.

Sospirò e stappò una bottiglia di birra. Era la più economica, tanto lui non l’avrebbe bevuta.

La teneva in mano e se qualcuno si avvicinava la portava alle labbra, bagnandole. Se questi poi decideva di sedersi, biascicava qualche frase sconnessa fingendosi ubriaco aspettando che andasse via.

Quella era la sua panchina. Solo sua.

E se mai qualcuno gli avesse chiesto dove fosse scritto, -Qui – avrebbe risposto indicando un punto della panchina sulla quale in giallo risaltava :“Dante”

Lui osservò Dante, poi guardò lei.

« Ecco. Ecco chi la scriverà» le disse.

 

Quella sera, Dante rimase più del solito seduto a parlargli.

«Eh, amico mio, sono tempi duri  per gli scrittori. Le persone non sanno ascoltare, hanno solo voglia di parlare dell’inaspettato divorzio di Tizio, dell’inatteso parto di Caio .»

Puntò i gomiti sulle ginocchia e vi ci poggiò sopra il mento «La verità, amico mio, è che siamo circondati da paparazzi. Ma non quelli de “La Dolce Vita”  del caro signor Fellini. Quelli hanno perso tutti il lavoro. Ormai siamo i paparazzi di noi stessi. Le foto imbarazzanti ce le scattiamo da soli. Li chiamiamo “selfie”» una risata roca e profonda gli mosse le corde vocali e vibrò nell’aria.

«Caro mio la verità è che sono tempi duri per me che non scrivo una storia da anni. È facile dire che le persone non sanno ascoltare, quando io per primo, non ho più storie da raccontare. Uno scrittore senza storia è una voce senza musica. E io non voglio essere un discorso, voglio essere una canzone»  Appoggiò la schiena alla panchina.

«Che poi, i miei proprio Dante mi dovevano chiamare? Come lo reggo il confronto?»

Rise ancora e gli diede una pacca. Il rumore del suo anello che batteva contro il ferro si propagò nella piazza vuota.

«Ma che te lo dico a fare, chissà quante ne hai viste tu di storie, quante ne avresti da raccontare. Magari ti sto pure antipatico» disse guardando il suo amico. Attorno alla lampadina si ricorrevano due zanzare, che stordite dalla luce sembravano ubriache.

Dante poggiò una mano sul ferro freddo e lo accarezzò, poi in silenzio guardò davanti a sé, proprio come faceva Lui.

Era bella, bellissima. Faceva bene al cuore quell’immensa distesa d’acqua che morbidamente si scioglieva nel cielo.

Così, una sera d’Agosto, Dante divenne parte della storia di un amore impossibile.

La storia di  Lampione e di Mare. 

Dante si allontana. Lampione e Mare discutono. Perchè?

  • Mare non vuole infrangere le regole. (25%)
    25
  • Mare non vuole diventare una storia. (67%)
    67
  • Mare non si fida di Dante. (8%)
    8
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96 Commenti

  1. Ben trovata, Adelaide.
    Ho letto questo tuo racconto ancor prima di accorgermi che ne avevi iniziato un altro.
    Ti confesso che la tentazione al primo capitolo è stata abbandonare la lettura. Quando ho capito quali erano i protagonisti ho pensato che fosse troppo per me, che cerco di razionalizzare anche la fantascienza e non scrivo fantasy per lo stesso motivo.
    Per fortuna ho proseguito. Ho trovato poesia (immagino te lo scrivano in parecchi) profondità, bravura, uno sguardo originale e attento sulla vita, sul reale.
    Non ho molto da dirti, a parte complimenti.
    Ciao, a presto

  2. quanto sei brava a scrivere?sembra una poesia! adesso,però,devo farti una domanda MOLTO INTELLIGENTE:perché tutte le ragazze sulla foto del profilo hanno SEMPRE la faccia tagliata?non volete far vedere i brufoli?OVVIAMENTE SCHERZO,ma se mi rispondessi ne sarei molto felice!

    • Grazie per il bellissimo complimento.
      Per quanto riguarda il tuo dubbio esistenziale riguardo la dinamica dei selfie, l’unica risposta sincera è questa : nessuno ne ha la più pallida idea, semplicemente penso che qualcosa del DNA femminile ci spinga a tenere il telefono inclinato di 45 gradi.
      Spero di esserti stata utile, a presto 😛

  3. Quanta realtà e quanta illusione nelle tue parole. I più si illudono di poter seguire lo stesso percorso di Dante, credono che la strada sia breve e agevole, invece è lunga e difficile e se non si hanno gambe abbastanza robuste si rischia di cadere e di non riuscire a rialzarsi.
    Le tue gambe sono forti.

    • Napo,
      tu mi scaldi il cuore.
      La tua fiducia in me, è uno stimolo.
      Qualcuno mi ha detto che io non mi sono ancora tuffata nel mio sogno.
      Mi hanno ricordato, che non è più il mio “quando sarò grande farò la scrittrice”, perchè ho quasi diciotto anni, e sono già grande.
      Rileggo spesso il tuo ultimo commento sotto “Guglielmo”.
      Forse, è arrivato il momento in cui anche io devo scommettere su di me.
      Grazie di tutto.

  4. La poesia è parte di quella fetta di umanità che tutto crea e niente distrugge, come il tempo, come il ricordo. Si dice che che a mancarci non è qualcuno, ma il suo ricordo, il modo in cui lo abbiamo idealizzato. Qui vedo molti ricordi tramutati in mare, luce e sedute strategiche – panchine – che si affacciano su di essi. Un modo umano e poetico di essere idealista. Tu sei un’idealista, Adelaide. Ma questo lo sai. Immagini un mare notturno illuminato da un lampione proiettato su una panchina che comunicano quella umanità ormai perduta, ormai mutata.
    Se è vero però che nulla si distrugge e tutto si trasforma, posso dire che il tuo modo fiabesco di affacciarti ai sentimenti umani più elementari e basilari, si fa baluardo del racconto in assoluto più significativo che abbia letto negli ultimi trent’anni. E non lo credevo possibile.
    Dovresti gridare a tutti, chiunque incontrerai, queste tue idee. Lo so che è difficile, rischi di salvare qualcuno, da qualche parte. E’ il rischio che corre chi corre, e tu corri. Perciò rischia senza timore. Ho sempre creduto che solo un’idealista potrà salvarci tutti.

    Ah, sì, … interverrà mare.

  5. Ti ho intercettata solo al settimo e devo dire che mi hai lasciato senza parole. Una bella storia, un bel modo di raccontarla, ricerca espressiva, stile personale, magia… Ho una visione complessiva del racconto poiché, a differenza dei tuoi abituali lettori, ho letto tutto d’un fiato… E devo dire che funziona. Hai doti da scrittrice di razza, sei riuscita a creare il giusto equilibrio tra parte descrittiva e pensieri (sempre profondi, di quelli da annotarsi e rivendersi alla prima occasione).Ho capito che c’erano delle cose che non andavano solo quando ho spulciato i commenti qua sotto… Sarà che sto invecchiando o che quando mi siedo ad ammirare il mare difficilmente mi accorgo della lattina che galleggia sulla superficie…

  6. Raramente mi è capitato di trovare un racconto in cui il talento di chi scrive è così manifesto che anche il più cieco dei lettori lo può riconoscere. Poesia, emozione e soprattutto personalità emergono con forza dal tuo testo e riescono quasi a nascondere quella che mi sembra una certa immaturità stilistica. Cerca di migliorare lo stile leggendo e scrivendo molto, non puoi che diventare sempre più brava!

    • Tutto mi sarei aspettata, tranne che ricevere questo premio, visto il numero dei miei incipoints.
      Il piatto piange, ma io non posso che sorridere felice, leggendo un commento così.
      Sono lusingata dalle tue parole, e riconosco la mia immaturità stilistica, specchio forse, di quella anagrafica.
      Però, il mio sogno, è quello di raccontare storie di professione.
      Prometto quindi, di seguire i tuoi consigli e studiare, studiare, studiare affinchè possa realizzarsi.

      Grazie.

    • Maria,
      è sempre un piacere leggere i tuoi commenti.
      L’empatia che tu avverti tra me e i miei personaggi, è vera, e si riversa non solo nella scrittura, ma anche nella mia vita di tutti i giorni.

      Attualmente, ad esempio, guardo il mondo con la malinconia, la rabbia, la paura di Lampione.
      Con la stessa solitudine con cui Dante siede su Panchina.
      Con lo stesso egoismo di Mare.

      E’ una sensazione inspiegabile, che li rende parte di me. E’ una cosa bellissima, e allo stesso tempo insopportabile. Perchè posseggo, o non ho ancora sviluppato la capacità di scindermi equamente tra la storia che scrivo, e la mia storia, quella che vivo.

      Grazie, come sempre.

      • Tutto colpa del potere delle parole:-)
        “Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere”
        Gianni Rodari.

  7. Mi hai messo in difficoltà con queste opzioni. Di getto avrei dato la risposta più razionale – perché la razionalità è il mio peggior difetto – e avrei optato per “cosa?”, rispondendoti “nulla” perché un lampione non parla. Ma questa è una fiaba e quindi un lampione antropomorfizzato può parlare, quindi si potrebbe instaurare un dialogo. Invece voto per il monologo perché Lampione mi sembra una proiezione di Dante: ha le stesse paure di uno scrittore.
    Brava, come sempre.

  8. Gli parlerà di lui.

    “La odiava come si odiano solo le cose che un tempo abbiamo amato.
    La odiava, come odia l’oscurità, chi col tempo perde la vista.
    La odiava, come si odia il ricordo della felicità, nel dolore.”

    Queste tre righe sono semplicemente stupende. Mi fanno desiderare di averle scritte io. Brava e delicata, come sempre! 🙂

  9. Immagino gli parlerà di loro.

    Bellissima metafora del Amor, ch’a nullo amato amar perdona.

    I miei rinnovati e sinceri complimenti per la coerenza drammatica, la poetica narrativa e la grande capacità di stabilire empatia che ti contraddistingono affermandoti come un talento puro ogni volta di più.

    • Grazie Maria, per il bellissimo complimento che mi hai fatto.

      Hai ragione riguardo “sempre”.
      Non so se accade anche a te, ma io sono come affezionata ad alcune parole oltre che alle virgole. Ad esempio, sospirare, accasciarsi, mormorare, nivea e adesso si è aggiunto anche sempre.
      Prometto che non ne abuserò più.
      😀

  10. Egoismo. E spero che alla fine Lampione si accorga di questa emozione e che possa essere una svolta.
    Sai creare un’atmosfera davvero particolare nelle tue storie: sembra esserci una sorta di nostalgia, mista a dolcezza e speranza. E forse, in tutto questo, trova spazio anche una tristezza. Trasmetti tanto, e lo fai a modo tuo, autenticamente.

    Rispondo al tuo precedente commento: non ti preoccupare se non passi a leggere la mia nuova storia. So che l’eros è un genere particolare. Dal momento che volevo sperimentare tutti i generi, sto provando anche questo. Se poi un giorno trovassi il modo di passare, la storia la trovi sempre lì. Al massimo, ci rileggiamo più avanti! 🙂

    • Francesco il tuo commento verrà incorniciato e appeso nel mio “muro da scrittrice” 😉

      Sapere che le emozioni che provo mentre scrivo arrivano a qualcun’altro dall’altra parte dello schermo, mi riempie di gioia.

      Dall’ormai lontano “Venticinque” ci sei sempre stato.
      Quindi grazie Francesco.

  11. Mi piace. C’è qualcosa di particolare. Io non amo il mare, ma questo non mi ha dato fastidio. Lampione ha catturato la mia attenzione. Ho votato rabbia. Il suo voler essere uomo mi ha molto colpito.
    Alla prossima, con curiosità.

  12. Dopotutto non sono le virgole o gli spazi che fanno un autore. Sei giovanissima, hai tanto tempo davanti a te per mettere a posto le virgole, aggiustare gli spazi, togliere, aggiungere, limare. Ciò che conta ora, in questa tua esperienza su TI, è che riesci a trasmettere emozioni con una cifra tutta tua, molto personale, delicata, pudica.
    Quanto all’opzione, voglio pensare che Lampione avvertirà l’emozione di un altro passante, che non sia lui – Lampione – a provare un’emozione. E allora: egoismo.

  13. “Di cuori battere ne aveva sentiti tanti….” no.
    “Di cuori che battono, ne aveva sentiti tanti….” sì.

    Qual è, non qual’è.

    Ho finito con i rimproveri, … ma tu devi essere perfetta.

    Lampione …”oppure”:
    s’illuminerà d’immenso. Troverà nella sua essenza la capacità di amare, perché non può essere che un lampione non possa farlo… non ha un cuore che batte ma ha un vetro che pulsa, luce… luce pulsante, amore come un battito di cuore, come un battito d’ali. Lampione, sembra non avere un cuore come Na’im o Mare, ma in verità non è l’organo a battere, ma la luce a pulsare.

    • Grazie per i rimproveri.
      Sono molto importanti per me e per la mia crescita come aspirante scrittrice.
      Suona decisamente meglio, come hai detto tu.
      Volevo chiederti, se con i verbi sto andando bene, perchè a volte ho dei dubbi..

      Lampione ti ringrazia per le splendide parole che gli hai riservato.
      Io, ti ringrazio come sempre per esserci.

      • Mah, Adelaide… è difficile darti una risposta rapida. Tu non hai mai perso questo palleggio tra il passato remoto e il trapassato prossimo… per come narri dovresti evitare quest’ultimo e concentrarti sul passato remoto. Il discorso è che raccontare usando l’imperfetto è un po’ come osservare il passato; raccontare usando il passato remoto è un po’ come raccontare il presente.
        Mi spiego: parlò, corse, sfiorò, cadde, scivolò: danno l’azione immediata, come stesse accadendo nell’istante in cui la leggi. Al contrario: aveva detto, era andato, aveva esitato, danno l’idea di un’azione passata.
        Qui poi è una questione di scelte di stile, di esigenze narrative, sono tanti gli elementi che potrei citarti. Ma per essere sintetica: io ti consiglierei il passato remoto. E in futuro ti consiglio di provare a scivere qualcosa al presente che è un bell’esercizio di stile: le sceneggiature si scrivono al presente, ad esempio, poiché quello che si racconta sta accadendo nel medesimo istante in cui è raccontato….
        Adelaide si volta e lo vede: lui è lì, a dieci passi da lei. Prima o poi si sarebbero incontrati, ma non così in fretta. Il destino le ha giocato un brutto scherzo. ….

        ma è solo un consiglio… 🙂

        • Alessandra, grazie!
          Che bello.
          Rileggerò questo commento così tante volte da interiorizzarlo.
          Sono consigli preziosi!

          La prossima storia sarà al presente.
          Intanto mi impegno a finire questa al passato remoto.
          Se faccio qualche errore durante il percorso, tu dimmelo.

  14. Grande poesia, in questo brano:

    Mare era lì da sempre: e il suo di “sempre” era il più grande di tutti.
    Ne aveva tante, Mare di storie da raccontare. Le più belle, nascoste nelle conchiglie le spingeva a riva. Stavano lì, tra granelli di sabbia umida ad aspettare che qualcuno le raccogliesse e, portandole all’orecchio, si lasciasse cullare dal suono della sua voce. Ma lei parla una lingua magica, una lingua che solo i bambini conoscono. Per questo nelle conchiglie, i grandi sentono il rumore di Mare e i piccoli ne assimilano le parole.

    Grandissima genialità, in quest’altro:
    Mare è una scrittrice. Fa della tua pelle il suo foglio. Ti scrive addosso le sue storie e quando il sole le asciuga e l’acqua dolce lava via il sale, quei racconti le tornano indietro.

    Sei come sempre un piccolo forziere colmo di tesori da esplorare, Adelaide. Ma tu non potrai mai essere “conquistata” poiché la tua è una fantasia a briglie sciolte. Nessuno potrà mai imbrigliarla.
    Sto analizzando il plot e la scelta drammatico-narrativa che hai fatto con questa fiaba. Dai voce a oggetti inanimati come una panchina e un lampione ma d’altra parte dai voce a chi già ne ha: il mare. Sembra il conflitto tra chi resta e chi è in movimento. Chi non ha scelta e chi una scelta ce l’ha già. E , se questa teoria quadra, trovo logica anche la scelta dell’amore non ricambiato… sto ancora ragionando. Andiamo avanti con la storia per capire il resto.

    Mia piccola genietto letterario.

    Momento in cui lampione parla con Dante.

    • Napo, grazie di esserci nonostante i miei costanti errori di punteggiatura.
      Io sono di coccio e non riesco ancora a correggermi (ma mi sforzo eh! e questo ti fa capire quanto sia grave!). Perciò ti prego, proprio come si fa con i bambini alle elementari, di indicarmi dove sbaglio e perché.

      p.s
      Non voglio indagare su “al limiti dell’assurdo” e lo prendo come un complimento (?)
      Facciamo così?
      😀

  15. “Di amori impossibili è pieno il mondo. I più belli li imprimono tra le pagine di un libro. Diventano parole, emozioni. Diventano immortali” cioè… con questa hai guadagnato un posto fra le persone che stimo di più…
    purtroppo è vero… a volte si da la colpa a chi “non sa ascoltare” anche se la colpa è di chi non sa più raccontare…

    è bello pensare che non sempre i personaggi delle storie vogliano esserlo… ho votato “Mare non vuole diventare una storia.” 🙂 Ancora complimenti…

    • Grazie Federico.
      Per essere passato, per il commento e soprattutto per la stima.

      Per fortuna, questo sito ci da’ la possibilità di entrare in contatto con persone che hanno voglia di raccontare e di ascoltare le storie altrui.
      Vedere tutti questi scrittori emergenti in giro per The Incipit mi fa sentire in compagnia.

      “Non sempre i personaggi delle storie vogliono esserlo” mnh… 😉

    • Grazie, Napo.

      Come sempre, dove andremo, non lo so proprio.
      Non so se capita anche a te, ma tra le opzioni ne metto sempre una che ritengo impossibile.
      “Non la voteranno mai”, mi dico.
      Ogni volta, per qualche strano allineamento planetario, è sempre quell’opzione a vincere.

      Questo mi porta dapprima ad uno stato di “cosa farò adesso?!”, poi guardo la storia che a grandi linee ho abbozzato nella mia testa da un’altra prospettiva, la vostra.
      Il risultato mi soddisfa sempre.

      Basti pensare che senza la tua pretesa di un elemento magico, non esisterebbe Binari.

      Mare, ringrazia. 😉

  16. Molto bello questo incipit.
    Ancor prima di iniziare a leggere la tua bio mi aveva già convinto a seguire la storia, anzi ancora prima era stato il titolo.
    Per ultimo, ma solo temporalmente, è stato il tuo stesso incipit a convincermi.
    Mi è piaciuto sia il tuo stile sia ciò di cui parli per cui ti seguo

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