Spettacolo della natura – parte seconda

Capitolo 11

Gregorio Alberto Ferrua era Sindaco del paese di Mondruzzo da ben due mandati, carica ottenuta con largo vantaggio sull’unico rivale, il professor Arturo Graziano, suo vecchio compagno di scuola. Non c’era storia, ovunque si girasse il suo nome era portato in palmo di mano, essendo una persona affabile e ben disposta. Come tutte le domeniche sedeva al tavolino del Bar Bagianni, sorseggiando l’aperitivo e godendosi lo spettacolo dei concittadini che  transitavano nei suoi paraggi e lo salutavano. Per tutti aveva una parola gentile, un complimento e una promessa. Il sole quella mattina sembrava farla da padrona, quindi si spostò sotto al piccolo gazebo e si mise in attesa. Il cellulare squillò, rompendo l’incanto. Dopo aver concordato l’incontro con Martini, lo rimise in tasca, parecchio scocciato. Erano le undici, unica giornata di riposo e quello aveva bisogno di parlargli con urgenza. Non aveva potuto dirgli di no, Martini era un tipo tosto e molto conosciuto, vice segretario della sezione di partito, fonte di voti e pure di vinello gratis. Sospirò, pensando che per quella mattina la dolce visione di Mariella non avrebbe riempito i suoi occhi. Il Sindaco, cinquantatrè anni ben portati, con un fisico che non sembrava ancora risentire del peso degli anni, viveva una doppia vita divisa tra gli impegni e la famiglia e la sua passione di sciupafemmine che praticava al di fuori del territorio comunale. Mariella era ciò che più desiderava al mondo, la stella più brillante da aggiungere al firmamento di conquiste. Nonostante fosse di Mondruzzo, Gregorio era disposto a correre il rischio, pur di finire tra le braccia di colei che per tutti era considerata a ragione uno spettacolo della natura. Si alzò di malavoglia, lasciando i soliti dieci euro sotto al piattino, quindi si diresse verso il Municipio, dove avrebbe aspettato Martini. Non aveva voglia di nulla, la mancanza dell’incontro con Mariella gli aveva rovinato la giornata, così abbassò la testa e puntò gli occhi sull’asfalto, sperando di non essere disturbato da nessuno.

-Buongiorno signor Sindaco, non mi dica che è venuto a confessarsi- la voce tediosa e stridula di Don Piero lo colse come un fulmine a ciel sereno. Tra tutti quelli che avrebbe evitato lui era al numero uno della classifica. Il prete, parroco di Mondruzzo da due anni, aveva sostituito Don Angelo andato in pensione per raggiunti limiti di età. Una tragedia, poiché il vecchio sacerdote, amante del buon vino e dei sigari toscani, era servito più di una volta a Gregorio per carpire informazioni che un buon confessore non dovrebbe divulgare. Don Piero, al contrario, era un muro insormontabile; non beveva, non fumava, addirittura confessava i fedeli su appuntamento, per essere sicuro che nessuno potesse ascoltare. Un vero dilemma, che aveva cercato di risolvere rivolgendosi anche al Vescovo, ma con scarsi risultati.

-Don Piero, non è giornata…- e cercò di allungare il passo.

Nervosetto perchè non ha visto chi aspettava?- lanciò lì il prete. Gregorio si bloccò all’istante, fece dietro front e portandosi ad un passo da lui. -Che significa?-

-Oh, vedo che ho attirato la sua attenzione, a quanto vedo. Venga dentro, che qui fuori anche i muri hanno orecchie- lo seguì riluttante.

-Adesso mi deve spiegare perchè io dovrei, tutte le volte che la incontro, subire le sue punzecchiature. Avanti, dica quello che pensa!-

-Non si scaldi, caro Sindaco, lo so che non le sono simpatico. Se è per questo anche lei non è tra i miei concittadini preferiti. Meno male che sua moglie Rosa riesce a portare un po’ d’azzurro tra voi- sogghignò per la battuta. -Le dico solo di stare attento. Non ci vuole molto a perdere tutto ciò che ha conquistato, compreso l’affetto di moglie e figli- Gregorio non ci poteva credere, lo stava minacciando apertamente, accusandolo di qualcosa che sarebbe dovuto essere privato.

-Lei sta scherzando con il fuoco, Don Piero!- alzò la voce, cercando in questo modo di intimorirlo, ma l’uomo in tutta risposta esplose in una risata.

-Io lo faccio solo per il suo bene. Queste notizie fanno presto a dilagare, specialmente se finiscono nelle orecchie sbagliate. Spero per lei che siano solo illazioni, anche se non credo…-

-Illazioni? Certo che lo sono!- -Allora mi può spiegare cosa va a fare tre pomeriggi a settimana fuori paese, e non per incarichi istituzionali?- Gregorio fu tentato di rispondere malamente, di mandarlo a quel paese, ma si frenò, mordendosi la lingua. Forse, passare per vittima lo avrebbe aiutato.

-Don Piero, lei è un uomo di mondo, conosce le debolezze umane…-

-Non cerchi di abbindolarmi con giustificazioni non contemplabili. Io non capisco certi modi di fare, né tanto meno li digerisco. Però, però…- e lasciò la frase sospesa, in cui Gregorio vide uno spiraglio di luce.

-Mi dica!- esclamò speranzoso. -Ecco, io potrei mettere a tacere tutto solo per il buon governo del paese, ma lei dovrebbe essere tanto gentile e farmi una promessa.-

-Quale promessa?- Pinuccia li sorprese.

Don Piero vuole ricattare il Sindaco, magari chiedendogli un piacere personale, anche se Pinuccia entra in scena nel momento sbagliato

  • Gregorio si inventa sul momento una scusa che lo metterà nei guai (0%)
    0
  • Pinuccia si pizza iin mezzo ai due, rompendogli le uova nel paniere (75%)
    75
  • Pinuccia viene allontanata e Don Piero riesce a chiedere il favore al Sindaco (25%)
    25
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