Shuffle

Dove eravamo rimasti?

Dando per assodato che di Budapest non sapremo mai nulla, nel prossimo capitolo... Passiamo direttamente alla messa in opera dell'incarico. Con alcuni saltelli avanti e indietro, giusto per restare in allenamento. (50%)

INTERNO CAFFETTERIA - GIORNO

La caffetteria era piena.
Gente seduta ai tavoli, gente ammassata al bancone, gente fuori. Gente dappertutto. Eppure tutti i movimenti sembravano perfettamente coordinati, nessuno che prendesse contro a nessun altro, nessun rumore di troppo.
John, in piedi, osservava tutto con stupore e fastidio, quelle facce erano troppo giovani e troppo belle. Di certo troppo vicine.
A un tratto, il tintinnio della porta che viene aperta, alcune teste che si girano, un urlo da fuori. Tutti fermi per un attimo, poi un vocio crescente, qualcuno che sbuffa.
Rifare.

 

«Ti abbiamo trovato una parte, John.» disse Mister White, un filino troppo allegro, tamburellando sul dossier. «Non è il sogno di tutti fare l’attore? Il cinema, la fama… oh, tu sì che diventerai famoso, John!»

 

La caffetteria era ancora piena.
Gente ovunque, discorsi d’una banalità sconcertante.
John, sempre in piedi, sentiva gli abiti troppo stretti e troppo color pastello. Il fastidio andava aumentando.
Le facce davanti a lui gli sembravano tutte uguali, sorrisi di porcellana, occhi di vetro.
Il tintinnio della porta, di nuovo. Di nuovo quell’urlo, da fuori, perentorio. Tutti fermi. Vari sbuffi.
Un’altra.

 

«Pensa a quanto si parlerà di te, John.» proseguì Mister White. «Nessuno dimenticherà la tua interpretazione. Un killer che recita la parte di un attore che recita un ruolo solo per poter fare il killer… questo è metacinema, è roba da Cahiers, quelli dell’Academy dovranno inventarsi una nuova categoria.»

 

La caffetteria continuava a essere piena.
Facce su facce, i soliti discorsi. John ormai avrebbe potuto fare tutte le parti, parlare lui per tutti quanti, gli sarebbe bastato togliersi quel maledetto gilet color crema, orribilmente abbinato alla camicia verdina. A pensarci, era la seconda voce nel suo personale elenco delle impellenze, potersi cambiare, uscire da quella caffetteria e potersi cambiare. Prima veniva solo il tener d’occhio la porta, lui sarebbe entrato da un momento all’altro, lo sapeva, ne intuiva già la sagoma attraverso le vetrate opache. Una sagoma che si avvicinava all’ingresso con passo sbarazzino. Troppo sbarazzino, visto che, ormai alla maniglia, quella sagoma era andata giù, dritta per terra, fuori dalla visuale. Aveva oscillato, aveva cercato l’equilibrio, poi era andata giù. Il tizio doveva essere inciampato in qualcosa, forse il proprio ego, più credibilmente un cavo, fatto sta che la porta non si sarebbe aperta. Da fuori, una timida imprecazione sovrastata dal solito urlo, più irritato che mai. Dentro, nei pressi del bancone, qualche bocca s’era fatta ghigno, qualche sguardo divertito aveva cercato complicità in giro e anche John, a modo suo, aveva sorriso.
Tutto da rifare, di nuovo.

 

La caffetteria era piena.
Era sempre piena, quella caffetteria.
Piena delle stesse facce, nelle stesse posizioni, pronte alle stesse frasi, parola per parola, intonazione per intonazione, la voglia sottopelle di venir fuori meglio delle altre.
Dalla sua posizione privilegiata, John teneva d’occhio tutta la sala, dissimulando l’insofferenza che covava dentro per gli sguardi che si sentiva addosso. Teneva d’occhio la sala e la porta, di lì a poco il suo obiettivo sarebbe entrato. Lo faceva sempre, quando riusciva a non cadere. Sarebbe entrato, nello stesso modo sbagliato delle altre volte, ma che forse si sarebbero fatti andare bene.
E infatti fu così.
Entrò.
La porta si aprì e si richiuse dietro di lui, insopportabilmente bello. Qualcuno, forse anche John, trattenne il respiro, attese l’urlo, era chiaro che quell’entrata non era meglio delle altre, ma l’urlo non venne, l’apnea si trasformò in azione. Il tizio, bello e insostenibile, iniziò ad avanzare verso il bancone, dove stava anche John, salutando a caso gente che ricambiava con gesti esagerati, mani per aria, porcellane in esposizione, parole prossime all’urlo. Salutava, il tizio, e schivava corpi, sedie, masse, quel suo passo sbarazzino e traditore, i vestiti a cadergli addosso con taglio perfetto, troppo. Arrivò al bancone e si avvinghiò a una ragazza iper-truccata, super-convinta e ipo-vestita, immobile da ore sullo stesso sgabello, vittima della paura di spostare anche uno solo dei ricci che le avevano scolpito in testa. Quando si staccarono l’uno dall’altra, con scambio reciproco di saliva, glitter e cipria, il tizio, un po’ meno bello ma pur sempre baldanzoso, guardò John e parlò.
«Un cappuccino, amico, con tanta schiuma.»
Gli fece pure l’occhiolino, poi si voltò verso quella che chiaramente non era sua sorella. «Tu cosa prendi, Brenda Lee?»
«Un espresso, Billy Joe. Lo sai, il latte proprio non lo digerisco.» rispose lei, la peggior voce di sempre, un manifesto al doppiaggio.
John, barman provetto in divisa pastello, sorrise come da sceneggiatura, si girò verso la macchina del caffè e prese tazza e tazzina.
Da fuori, salvifico, arrivò l’urlo, quello di sempre, ma in tono ben più rilassato. «Stop!»
Nell’attimo in cui la scena veniva data per buona, John strinse troppo forte la tazzina, spaccando la porcellana sbagliata.

Quindici ciak per un caffè e un cappuccio, grazie a dio non eravamo in aperitivo. Ora?

  • Altra scena, altro regalo, soprattutto. Evitando però tutto quel che contiene caffeina. (29%)
    29
  • Mister White fa chiarezza su questo, di incarico, per lo più. (49%)
    49
  • Spieghiamo prevalentemente il primo finto-incarico. (23%)
    23

Voti totali: 35

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266 Commenti

  1. Ok punto 1- che bello rileggere dopo due anni bricoleur de cigarettesa, scrivi acnora da dio 2 – quanto mi fa schifo leggere le cose in stile sceneggiatura però… ehi! è bricoleur 3 Spieghiami prevalentemente il finto incarico,e vediamo come va afinire stà storia. Ciao =)

  2. è chiaro che non sapremo mai cosa accadde a budapest, ma qui ci offri la possibilità di sapere qualcosa del primo finto incarico, come non votare questa opzione?
    il barman… non riuscivo proprio a capire perché un killer dovesse vestire con colori pastello, e a ripensarci forse avrei apprezzato un’altra scena, troppo tardi
    complimenti meritati

  3. Premesso che adoro la tua biografia, con quella frase scrivo quando mi va, sintetizzi il mio pensiero. Comunque, Le Bricoleur si conferma sempre un grande narratore. Questa volta mi pare di leggere una storia che starebbe benissimo proiettata su schermo. Oppure mi sto lasciando trasportare dalla storia stessa? Alla prossima.

  4. Primo finto incarico! Scusa tanto il ritardo, Bricoleur, ma qui in Giappone non ho mai abbastanza tranquillitá da leggere con calma le vostre storie! Che vuoi che ti dica? Il taglio di questa storia mi piace sempre di più e questo capitolo è l’ennesima riprova della tua abilitá di narratore. ^^
    Quando ho letto Billy Joe e Brenda Lee mi sono piegato in due dal ridere! XD Esattamente il tipo di nomi di quelle produzioni americane scadenti degli anni ’80! XD
    Ecco, io di questa storia ci farei un film. É perfetta per il cinema!

    A presto e complimenti come sempre!

  5. Un killer che interpreta la parte di un killer. Di sicuro non c’è attore più adatto a quel ruolo, Mister White sa il fatto suo.
    Non finirò mai di stupirmi per questa tua capacità di descrivere la scena al lettore. Ogni suono, ogni colore, ogni movimento viene disegnato nella mente di chi legge come un quadro. O un disegno in CAD, scegli tu 🙂
    Ora lasciamo che Mister White faccia un po’ di chiarezza. Alla prossima, D.!

  6. Devo confessare che questo è il capitolo che mi è piaciuto di più. Anzi, questo mi è piaciuto tantissimo… 😉 Ovviamente, mi riferisco allo stile, perché dal punto di vista linguistico ineccepibile come gli altri episodi. Negli altri andavo a rilento e, soprattutto, dovevo rileggere…questo no, è scivolato! 🙂
    Facciamo un po’ di chiarezza.
    A presto Mr Bricoleur!

  7. Ciao, Dav!
    Questo episodio è ineccepibile. Sarà che lo sento familiare: i ciack, la scena da rifare, l’inciampo con ghigno allegato… l’errore proprio quando sembra finalmente “buona”. Ma la cosa che trovo più eclatante – nel suo essere singolare, anche – è che il Killer interpreti se stesso. L’attore che in scena è ciò che lui è nella vita è molto carina, come idea.
    C’è dell’ironia – tua, ti appartiene da sempre – nel tuo narrare, e questo colora storie cruente con getti di luce brillante. Una tua caratteristica che ho sempre apprezzato. In fondo mi è già capitato in passato di dirti cosa penso del famoso “Ferocia Illuminata”.
    Qui ho notato molto colore, quasi esasperato, molto trucco – esplicito e implicito – molta bellezza favolistica, immagini quasi surreali. Se fossero davvero osservate attraverso il monitor di controllo del regista, direi che gira alla maniera di Sorrentino ne “La grande bellezza”: metafisico, fotografico, eccentrico a volte.
    Questo mi fa riflettere sul fatto che c’è stato un cambiamento di rotta nel diagramma strutturale del racconto, da primo episodio ad oggi: un tempo ricordava Tarantino, ora Sorrentino. Sono in rima, sì, e in linea… con la genialità condivisa. 😉

    Mister White fa chiarezza…

  8. Eccomi qui, finalmente!
    Sono piacevolmente sorpreso da questo racconto! Mantieni come sempre le tue accuratissime descrizioni, ma trovo anche un maggiore spazio ai dialoghi. 😉
    Mi piacciono quesi frammenti brevi, che salto da un momento all’altro, pur mantenendo chiaro il filo che li lega. Per questo voto di continuare a tenerci in allenamento e andare già alla messa in opera dell’incarico.
    A presto!

    • Ciao Francesco.
      Arrivi tu e io ritrovo i bei vecchi ritmi di una volta… che sia un caso? 🙂

      Dai, grazie della lettura e del commento (e grazie dell’attenzione posta ai dialoghi, quello ormai è un discorso che portiamo avanti da un pezzo, io e te), prossimamente recupero tutto quello che mi sono lasciato indietro in questa mia lunghissima sparizione dai radar di THe iNCIPIT.

      Saluti,
      D.

  9. Confido nel fatto che godrò comunque del dolce mal di testa dovuto ai tuoi saltelli, e voto per sapere qualcosa di più su Whitie.

    -Stava guardando la pistola dalla parte sbagliata, eppure sorrideva-
    Geniale.

    Non penso che il bersaglio sia Fanshawe.
    Secondo la mia teoria, lui è già morto.
    La persona che John deve uccidere, però, ha a che fare con il mondo del cinema..
    Dev’essere un pezzo grosso se un killer professionista come John, con ben trentadue contratti portati a termine sul curriculum e sulla coscienza, richiede così tante informazioni…

    Sono curiosa di sapere chi è John.
    E’ un papà, è immaginarlo un killer spietato mi riesce un po’ difficile.
    Che sia un vendicatore? Uno alla “Saw” che uccide solo chi se lo merita?

    Napo e la Startari mi hanno addestrata bene come investigatrice, o ho sparato solo cavolate?

    Complimenti.
    Aspetto il quarto capitolo.

    p.s Ma, davvero non sapremo niente di Budapest?!

    • Buda-che?!
      Tutte considerazioni potenzialmente giuste, le tue, Adelaide… anche se potrei finire per andare da altre parti. Come mio solito, della storia conosco molto poco (tanto che devo rileggermi io stesso, con tutto il tempo che lascio passare), quindi non saprei cosa risponderti ora, magari finirai pure con l’indirizzarmi tu in qualche direzione che io ora non considero, chissà.

      Perdona la lentezza di tutto questo, ma tanto già sai.

      D.

  10. Se prendi un Bobtail di razza l’allevatore ti regala una Jacuzzi.
    Se prendi una Jacuzzi l’idraulico ti ti regala un Bobtail.
    È un mondo pieno di controsensi il nostro.

  11. A me piacciono troppo i tuoi dialoghi, il modo in cui spieghi le cose. Soprattutto a qualcuno che non le può rifiutare.
    Ma a quanto pare ti toccherà scrivere direttamente di come succedono queste cose.
    Beh, inizio ad allenarmi per i saltelli.

    PS. ma poi che sarà mai successo a Budapest…

  12. abbiamo parlato fin troppo, vediamo john in azione
    bello questo capitolo, mister white avrà pure una nomea di tipo duro e soprattutto pericoloso, ma mi pare che la sua autorità comincia ad incrinarsi, il suo mondo sta scomparendo e i vecchi sistemi non funzionano più

    • Ciao ang.
      Mister White, alla fine dei conti, è un bambinone, è quello al quale brillano gli occhi quando dice “Voglio fare cinema”. Fa il cattivo solo perché lo sto disegnando così.
      L’unica cosa, ecco, è che fossi in quelli che lo incontrano tenderei ad assecondarlo.

      Grazie per la lettura,
      D.

  13. L’opzione dei trascorsi di M.W. secondo me è più congeniale alla tua idea di narrare questa storia “a pezzi”. Ovviamente, opinione personalissima e può darsi pure stia prendendo un colossale granchio come semplice lettore.
    Ciao! 😉

  14. Sono proprio un cattivo lettore, sono riuscito a perdermi un tuo capitolo… ma ora ti ho recuperato perché questa storia non posso perderla.
    Due capitoli fenomenali, sia le scene di azione sia quelle di parlato sono ottime. Il tuo è uno stile che ti fa sorridere, ragionare e anche rimanere a bocca aperta.
    Scusa questo sfogo da fan-boy, ma il “giallo” è un genere che di solito mi annoia a morte quindi non posso non sottolineare la tua bravura.
    Ho votato la messa in opera dell’incarico, accompagnata per forza dai salti temporali

    A presto, sperando di non perdermi di nuovo

    • Ciao Marco.
      La trama era completamente fuffa fino alla fine del secondo capitolo. Con la scelta che ho lasciato ai lettori alla fine di quel capitolo lì si finiva per decidere in che direzione andare, direzione che mi ha portato a pensare all’ossatura minima della storia, che adesso ho in mente… e che ho anche scritto in un bel file .txt che ora giace dentro la cartella “Porno” sul mio desktop.

  15. Secondo me la messa in opera ci sta bene, adesso. E vedo che va per la maggiore. ^^
    Più facile da seguire, questo nuovo capitolo, ma non ha perso un grammo del fascino iniziale. Anzi, direi che l’ho trovato persino più godibile! 😀
    Ah, e già che ci sono te lo dico adesso: io ADORO i tuoi dialoghi. Sono eccezionali, davvero. I dialoghi fanno vivere i personaggi molto più di qualunque descrizione, li fanno diventare reali, profondi, vivi… in poche battute hai caratterizzato perfettamente Mister White e l’hai già reso uno dei miei personaggi preferiti! Non vedo l’ora di conoscere meglio gli altri! *_*

    • Tergiversare è uno dei miei cinque verbi preferiti. 🙂
      Su Budapest vige il silenzio, purtroppo. Si tratta di uno di quei rari casi in cui un personaggio la sa più lunga di autore e lettore messi assieme. E questo personaggio potrebbe pure guardarci e dire: “Non posso raccontarvelo, perché se lo facessi poi dovrei uccidevi”… rischierebbe di diventare spiacevole, insomma.

      Grazie,
      D.

  16. Secondo me quello che c’era da dire Mister White e John se lo sono detto. Si passa direttamente all’incarico.
    Forse il capitolo è meno d’impatto rispetto al precedente ma delinea perfettamente la misteriosa aura che avvolge White e la non poi tanto misteriosa identità di John. Moglie e figlia sono sempre una valida minaccia, una buona leva per muovere meccanismi che in altri casi sarebbero rimasti a prendere ruggine. Al prossimo, celere episodio 🙂

  17. Per restare fedeli allo stile Tarantiniano, passiamo direttamente all’incarico in opera. Anche per mantenere il ritmo. 😉

    Perché non sapremo mai nulla di Budapest? eheheh, da come ne hanno parlato ( sette o uno) sembra interessante, invece….

  18. Ciao, capitolo carino, per ora mi sembra di vedere le scene che davanti a me prendono forma come se stessi vedendo una serie TV, mi piace in particolare la caratterizzazione dei personaggi che mano mano sta uscendo dai capitoli.
    Altri discorsi con Mister White va, sono curioso di sapere cosa si è etto con John, credo sia importante.
    Alla prossima =)

    p.s. alla faccia della lentezza, pubblichi con ritmi normali, io sono quello lento a questo punto (anche se non per mia colpa) ahahahahaahah

  19. Ciao, capitolo interessante, finale direi tragicomico, poi spero che “Mister White” sia un tributo al celeberrimo, nonchè uno dei miei preferiti, personaggio della serie tv breaking bad, oddio quanto ho amato quell’uomo, e lo amo ancora ora ahahahaha,

    Ah solo una cosa, mentre leggevo ho notato che hai usato il presente quando tutto il capoverso era in imperfetto, “del vetro che va in frantumi, dei frantumi che cascano a terra tintinnando.”, forse lo hai fatto apposta per rendere la scena più “vicina” al lettore, dimmi se sbaglio.

    John ha bisogno di una favore, voglio che entri in rapporto con Mister White, non che lo catturi ahahahah
    Alla prossima =)

  20. Secondo me a John è stato offerto un incarico vero.
    Finalmente riesco a leggere qualcosa di tuo 😉
    Quando leggo le tue descrizioni mi sembra di guardare delle immagini, sei molto realistico e immediato.
    Devo ammettere che questa deframmentazione della trama in un continuo avanti e indietro mi sta un po’ confondendo, aspetto qualche scena in più per riordinare il tutto.

  21. A John è stato dato un incarico, ma vuole vederci chiaro. Finora trovo estremamente intrigante questa costruzione a incastro. Probabilmente nel video è più immediata, perché si riconoscono a vista i personaggi. Nello scritto è più facile perdersi, perché ci si basa su descrizioni, non vediamo i volti, gli ambienti. Pendiamo letteralmente dalla tua penna. 😀 Proprio per questo il desiderio di scoprire dove va a parare la storia è più forte qui che in altri racconti più lineari.

    Fantastica la scena finale in cui lui spara per sbaglio! XD

  22. Ok il martedì ha aiutato molto la lettura rispetto al lunedì mattina…e forse anche gli spazi 🙂 Rimane non chiarissima la scena della dinamica del pugno secondo me, però è giusto così perché mi piace farti le pulci, si dice così? Mha…

  23. Voto perché John sia infiltrato e Mr. White ne sia a conoscenza. Ho recuperato il primo episodio, la trama mi incuriosisce e per questo ti seguo, scritto davvero molto bene, descrizioni devo dire ottime. Perdonami ma invece lo stile per quanto particolare ed originale non mi ha convinto abbastanza, non mi piace granché, trovo il tutto molto molto lento, insomma il mio opposto, dato che ho una penna dinamica e veloce.
    Ps. ho letto più sotto che costruisci video, ottimo , ma non credo sia la stessa cosa rispetto alla scrittura, i film lenti (vedi la grande bellezza che è un capolavoro) riescono comunque a trasmettere messaggi attraverso le immagini, con la scrittura a mio avviso il tutto diventa più complicato.
    Alla prossima.

    • Ciao Vudi. loca.
      Grazie del lungo commento, è una concessione di tempo e attenzione che apprezzo sempre moltissimo. Specie da ‘ste parti, nella frenesia data dal leggere diecimila racconti.
      Personalmente non riscontro tutta questa lentezza di cui parli, in questi primi capitoli del mio racconto, ma è chiaro che il mio è un punto di vista preferenziale (e anche un po’ falsato, se vogliamo) essendo io l’autore. Quindi prendo atto, ma sospendo il giudizio, diciamo.
      Sulla differenza tra video e narrativa si potrebbe aprire un dibattito. Il quale probabilmente porterebbe a tutto e a niente. Sono effettivamente due linguaggi diversi, hanno due grammatiche differenti, ma il montaggio video è a tutti gli effetti un’attività di scrittura (anche se per immagini). Detto questo, il fatto che io mi occupi di video non è da mettere in grande relazione con la scrittura, forse solo con la mia forma mentis. Resta comunque che non faccio e non voglio fare alcun parallelismo, sto scrivendo un racconto, non sto girando un cortometraggio.
      Una cosa, però, non la capisco, del tuo commento. Dici, testuale, “scritto davvero molto bene” e “descrizioni devo dire ottime”, ma subito dopo aggiungi che lo stile non ti piace. Lo stile credo implichi la qualità della scrittura e, tanto più nel mio caso, le descrizioni, quindi non capisco cosa sia a non piacerti. Quello che a me convince poco del mio racconto, fino ad ora almeno, è la struttura, la scelta di assemblare pezzi con questa strana evoluzione/involuzione temporale. Tu a cosa ti riferisci nello specifico?
      Scusa se approfitto, ma nuovi lettori che si prendano la briga di lasciare commenti diversi dal “Voto la seconda opzione. Bell’incipit” sono preziosi come l’oro. E poi, onestamente, non so resistere al dibattito. 🙂

      Grazie, prima di tutto della lettura,
      D.

      • Eccomi.

        Dunque concordo con te nel ritenere che entrambe gli strumenti siano mezzi per trasmettere un messaggio, ma sostengo nuovamente, la scrittura con la parola, il video-montaggio con le immagini.
        Quindi a questo punto ribadisco la mia posizione:
        non credo che il montaggio video sia paragonabile ad un’attività di scrittura per immagini.
        I mezzi hanno base e obiettivo comune, questo è scontato, la differenza invece sta proprio nella modalità di svolgimento.

        Detto ciò passo al secondo punto:

        Non sono assolutamente d’accordo con te, non credo che un’ottimo scritto implichi un’altrettanto ottimo stile. A mio avviso un testo può essere scritto benissimo, quindi non presentare errori di sintassi, errori di grammatica, stacchi temporali, può essere costruito bene ecc… insomma per semplificare tecnicamente può essere scritto molto bene, ma allo stesso tempo può essere sprovvisto di stile. Ritengo poi che lo stile sia per un certo verso qualcosa che trascenda dall’oggettività, io ad esempio in questo racconto non lo vedo, altri magari si, e la qualità, a meno che non si parli di qualità tecnica, è un concetto relativo tanto quanto lo stile.
        Nello specifico, mi riferisco in primis alla successione degli eventi che avviene con lentezza spropositata, inoltre in alcuni punti la scrittura mi sembra forzata, non naturale. Noto una propensione alla particolarità e originalità del tutto, certo, ma non fluida, non ipnotizzante, e questo ovviamente grava più sullo stile che sulla trama.

        Spero di essere stata esaustiva.

        Prego, Vudi.

        • Ps.
          E per quanto lo si possa affinare e migliorare, credo che lo stile sia qualcosa che ti appartiene, come il colore degli occhi, non cambia.
          E dal tuo racconto in alcuni tratti, quasi leggendo tra le righe, questo mi sembra troppo costruito, azzarderei a dire finto.

  24. A Jhon è stato dato un incarico ma vuole vederci chiaro, come farei io… 😉

    Felice di scoprire che hai già pubblicato… stai maturando, evidentemente , ahahahaha

    Conosco un tizio, uno che si chiama Quentin, di origini italiane ma cresciuto nel Tennesee; lui è uno che prende le scene che scrive e le lancia sul tavolo come si fa con lo Shangai. A un certo punto ti capita di assistere a una scena, ma solo dopo molte scene la colleghi alle altre,… una specie di puzzle che però non è solo un Shuffle che seleziona in modo casuale, dietro c’è tutto un sottotesto che va colto.
    Se uno non riesce a coglierlo? Non capisce un caxxo e finisce lì, oppure lo guarda daccapo.
    Io di solito capisco al volo, quando proprio non ci riesco chiamo Quentin al telefono e lui mi spiega…

    Ottimo esperimento, D. 😉

  25. Ciao! 🙂 Un paio di osservazioni…
    1) Ma non eri famoso per la lentezza? 😉 Scherzo, ovviamente!
    2) Il mio voto va per un incarico, è l’opzione che maggiormente mi ispira. Il tutto ha un prezzo mi pare na considerazione alquanto scontata.
    3) Mi piace il tuo modo di scrivere, ma confesso che ho dovuto leggere questo capitolo tre volte. Mi perdevo. Ma sarà l’età che avanza! 😛
    Alla prossima!!!

    • Ciao pinkerella. Rispondo in ordine.
      1) Sì, ma ogni tanto prendo la ruzzola. Poi mi passa e torno ai soliti ritmi blandi dei bei tempi.
      2) Che tutto abbia un prezzo, come affermazione, la faccio rientrare più che altro nella grande famiglia degli evergreen. Ma son punti di vista, entrambi validi. La linea tra “è un grande classico” e “è una roba scontata” credo sia molto sottile.
      3) Lo so, sto facendo un po’ confusione. Non è l’eta che avanza, voglio subito rassicurarti, è la mia pazza idea di sperimentare un po’ e abbandonare i lidi più rassicuranti (perché già esplorati) della scrittura lineare. Sarà che per lavoro faccio il montatore video, ma mi sono lasciato un po’ trasportare da questa cosa del montaggio non lineare di pezzi di scrittura. Gli scarti temporali che si vengono a creare rasentano effettivamente il caos: non c’è un ordine, avanti, indietro, ancora più indietro, di nuovo avanti, carpiato e doppio axel. Tutto molto casuale. Quindi anche incasinato. Quindi, ancora, di lettura non semplicissima. Scelta non troppo felice, insomma, ma se non sperimento da queste parti dove lo faccio? Proverò a essere meno caotico, questo sì, d’altronde la struttura che ho in mente tende di suo alla semplificazione.

      Grazie della lettura e del commento!
      D.

  26. Ho letto l’episodio due volte, volevo gustarmelo fino in fondo, assorbire ogni piccolo particolare. E sono sicura che se lo rileggessi altre dieci volte, ogni volta ve ne troverei uno nuovo.
    Mi piace pensare a questo capitolo come un puzzle, ogni lettore può mettersi lì e scervellarsi per la soluzione, ma ce n’è davvero solo una? 🙂
    E, siccome decidere la trama è importante, non so ancora cosa votare. Hai suggerimenti?

  27. Piuttosto ingarbugliata la questione. Per me è uno sbirro – uno di quelli che non ne fa mai una giusta ma che per qualche motivo alla fine, senza sapere come, il risultato lo porta a casa.

  28. Tutto ha un prezzo 🙂 mi piace questa costruzione a ritroso. Ma tu lo scrivi intero e poi ce lo dai spezzettato o esce proprio così dalla penna? 🙂
    Mi ricorda un po’ la costruzione di pulp fiction che non ci capivo nulla, andava avanti e indietro.
    Omaggio anche a Le iene con Mr. White (non a Cluedo, lì era la signora White se non mi sbaglio) e a pulp fiction (forse non voluto) con John (Travolta).
    Ormai nei tuoi racconti cerco e cerco citazionismo :))

    Comunque mi piace molto, nella mia testa (malata) lo vedo molto strano mentre leggo, vedo la scena, poi vedo tipo il proiettile che torna indietro nella pistola, l’acqua che torna nell’acquario come un rewind e poi lo vedo di nuovo partire da dove ce lo descrivi. Mi piace molto

  29. Mannaggia la pupazza stavolta è stato difficile! Diciamo che lui ha bisogno di un favore… Insomma se ho capito bene White lo aspetta e si fa sparare a salve. Era la prova per vedere se ci si poteva fidare e se lui obbediva ? Bella la parte dei pesci a terra … Interessante. Le opzioni sono talmente belle che mi piacciono tutte e tre ma tanto qui si ribalta tutto…
    Solo un piccolo accenno alla sigaretta …. Però, riuscissi a smettere di fumare (se mi ricordo manco fumi) e neanche io…

    • Ciao Lucia.
      Fumo, fumo. Fumo alla grandissima.

      Per quanto riguarda la pistola… che fosse caricata a salve non è scritto da nessuna parte, anzi Mister White alla scrivania, col braccio fasciato e quella considerazione sul fatto che gli sia andata bene testimonia del contrario. Magari “John” ha avuto la buona creanza di non mirare al petto, ecco.
      Il perché dell’incontro così… inusuale, diciamo, non è stato ancora chiarito, dipende un po’ da come andrà l’attuale votazione, si aprono vari scenari possibili.

      Ciao ciao,
      D.

        • Non sbaglia mira, Lucia.
          John pensa, erroneamente, che la pistola sia scarica e vuole dimostrarlo a Mister White. Sparando. Ma davanti ha pur sempre il boss, quindi mancarlo appositamente può essere considerata una buona idea…sia mai che la pistola sia carica per davvero, proprio come effettivamente è.
          Se proprio proprio vogliamo dirne una, John la mira un pochino la sbaglia davvero, perché voleva colpire solo l’acquario e invece prende di striscio il braccio di White.
          Non è scritto da nessuna parte che quando alza la pistola lo fa mirando di nuovo al petto del boss.

  30. Ok, orrore di formattazione, per il quale ho già chiesto una correzione ai ragazzi dello staff.
    Il secondo capitolo, così come il primo, è diviso in vari “take”, cinque per la precisione.
    Solo che le righe bianche che li separano sono, per ora, appena intuibili.
    Fate uno sforzo e portate pazienza, prima o poi imparerò a formattare il testo in maniera esatta.

    • David i cinque “take” (riprendo il tuo termine) sono facilmente divisibili con un

      -*-
      come ho fatto io perché sennò alla fine ci impazzivo e come ho suggerito a Giulia e Serena, perché a volte il non vedere che cambia scena fa fare realmente casino al lettore. Nel tuo caso poi…
      Finché non si risolverà il problema degli spazi, io consiglio queste divisorie, poi fai te

  31. avevo letto una tua storia già terminata e mi era piaciuto il mix di coraggio ed incoscienza che ti portava a sviluppare il racconto assecondando, senza apparentemente batter ciglio, i capricci dei tuoi lettori che sceglievano le opzioni più strane (ma forse questo era esttamente ciò a cui puntavi)
    quindi non vedo perché non far morire subito (quello che pare) il protagonista, vediamo come rimischierai le tue carte 😉

    • Ciao ang.
      Grazie della lettura e del commento.

      In effetti, la “follia” che sta dietro le opzioni che lascio ai lettori è la cosa che più mi diverte, da queste parti. Credo sia proprio quello il bello del gioco, dare opzioni che possano permettere uno sviluppo lineare e altre che ribaltino (più o meno, a seconda dei casi) il naturale svolgimento della storia… così non ci si annoia!

      Grazie ancora,
      D.

  32. Ciao, è la tua prima storia che leggo, anche se pare che tu sia famoso 😉
    Mi è piaciuto molto come incipit, soprattutto la prima sequenza e quella del corridoio. Ho votato per nessuno dei due, perchè mi sono già affezionata al “protagonista” con la pistola 🙂
    “molto nera, la pistola” mi è piaciuto moltissimo 🙂
    Ti seguo

    • Ciao Giulia,
      grazie della lettura.

      Sì, lo ammetto, sono famoso: sono il più lento tra gli autori fissi della piattaforma! È un traguardo che ho conquistato dopo molti sforzi e molte ore passate a impedirmi di scrivere troppo presto il capitolo nuovo. Non è stato facile, ma i grandi risultati richiedono molta applicazione. 🙂

      Non muore nessuno, sembra che questa opzione vada per la maggiore.

      Grazie ancora,
      D.

  33. Per me non muore nessuno dei due. Per ora! ^^ Ciao Bricoleur! Sono contento che tu sia di nuovo qui! Gran bell’incipit, con una situazione che fin da subito promette un sacco di sorprese. A me questi due personaggi piacciono entrambi: l’assassino che sembra quasi agire controvoglia e la vittima che non mostra paura. Perché ucciderli? E soprattutto: perché ucciderli quando può venirne fuori un dialogo interessante e una marea di situazioni ancora più interessanti? 😀

    Meno male che ho scoperto questa tua nuova storia fin dal primo capitolo! 😉 Bentornato!

  34. Mi sono detto “chissà se anche questa volta finisce che leggo la sua storia.
    Va beh… almeno l’incipit mi tocca leggerlo. Sono curioso di come possa essere un suo nuovo giallo. ”

    Dannazione a te, ho già cliccato su Segui la storia.
    Avrei votato per muoiono tutti, ma non c’era.
    Allora ho votato perché muoia quello con la pistola. Ad ammazzarlo però è stato l’autista, e quello senza pistola è il vero committente che ha organizzato tutto per uccidere quello con la pistola. Il tutto lo si potrà capire perché la pistola è caricata a salve.

    Al prossimo episodio (entro il 2015 please) 🙂

  35. Ciao, ho letto diversi messaggi e sembri una celebrità qui su TheIncipit, è la prima tua storia che leggo, per ora direi incipit che ti tiene davanti allo schermo, bene così, stile adatto, molto efficace per il genere di storia.
    Muore quello con la pistola, amo questi colpi di scena, sembrava il protagonista ed invece no ahahahahah
    Ciao, alla prossima =)

    • Ciao bicchio.
      Prima cosa, grazie della lettura.
      Seconda cosa, grazie del voto e soprattutto dell’opzione scelta. La morte dell’uomo con la pistola, apparente protagonista ma quasi unicamente perché uomo giusto nel posto giusto al momento giusto, pensavo fosse destinata al plebiscito. Come si fa a resistere a una possibilità del genere, uccidere subito il personaggio più rilevante di quanto letto? Credo, insomma, che avrei scelto pure io quell’opzione, sicuramente la più divertente.

      Detto questo, son contento che le descrizioni funzionino e che tirino dentro… in questo primo capitolo, come spesso mi succede, c’è quasi solo quello.

      Grazie ancora e saluti,
      D.

  36. S’è svejaaaaato! Queste son le notizie che uno vorrebbe sempre avere il lunedì mattina! Ammetto che io leggerei sempre e comunque dei La Solfa ma capisco la necessità di una boccata d’aria…Non muore nessuno sempre e comunque Peace&Love

  37. Sono molto felice di trovarti qui e di poterti leggere ancora votando!… ahahaha, poiché leggerti senza poterti “provocare” è meno divertente.

    Avrei un paio di domande da farti riguardo a questo incipit – noiosa roba tecnica – ma penso che lo farò in privato per evitare lunghi possibili dialoghi pubblici… 🙂

    Fai venir voglia di sfidarti, se non fosse che sto lavorando a troppe cose, per tornare adesso… peccato!

    Non muore nessuno… per ora.
    A.

  38. Ti spiego del mio voto e di come ho barato. Prima di tutto il racconto mi è piaciuto tantissimo (l’incipit almeno) e la mia paura è che uno dei personaggi (o quello che entra o quello senza paura) si chiami Giech, E l’autista Giivs 🙂 paura perché vorrei leggere qualcosa di tuo di diverso, ma se alla fine ce li troverò, sarò contento ugualmente. Io volevo votare per far morire quello senza pistola, che secondo me è il vero protagonista (vuoi scommetterci un dollaro d’onore?). Però non vorrei che non morisse nessuno. Vinto dalla curiosità ho guardato (è come confessare di leggere i giornaletti in bagno) le percentuali. La mia ha solo il 6% e se non voglio che vinca quella dei non morti, non mi è rimasto che far morire quello che tu hai definito protagonista 🙂 Macchiavellico?

  39. Nessuno dei due per adesso. Mi sarebbe piaciuto votare per la morte del protagonista ma mi intrigava di più l’idea di sapere ciò che succederà quando gli uomini che l’hanno portato lì per compiere la missione scopriranno che, invece, non l’ha portata a termine.
    Quello che mi ha colpito di questo incipit è che ero lì, in quella grande casa, insieme a loro.
    Ho letto un altro tuo racconto già terminato recentemente e mi fa piacere poter partecipare allo svolgimento di questo. Ti seguo 😉

  40. Questa domenica ho sentito qualcosa…
    Come una mano, che mi ha artigliato la gamba e mi ha riportato giù, nell’oscuro mondo di THe iNCIPIT.
    Davide… non mi perderei un tuo racconto neanche se dovessi interrompere la finale dei mondiali per leggerlo (beh, in questo caso, forse sì).
    Volevo solo dirti questo prima di iniziare a divertirmi…

    • Boost, ciao!
      Approfitto del fatto che non si stia giocando la finale dei mondiali di curling (ti riferivi a quella, vero?) per chiederti un favore: alla prima avvisaglia di infiltrazione di un qualunque La Solfa in questo racconto, impediscimi di concedergli spazio, anche con maniere decise.

      Ciao,
      D.

      • Mi sembra chiaro non debba morire nessuno: per contrastare il pensiero espresso al punto 4 della mia analisi.

        Di conseguenza, D., la mia analisi. Sarò breve:

        Incipit da sogno: lo zoom iniziale è tutto.
        Si fa un po’ fatica a passare da un momento all’altro, proprio perché secondo me questa, più che un racconto, è la sceneggiatura di un film (e nel film non avresti dubbi, muovendoti tra inquadrature).
        Penso a un altro racconto breve (2 pagine) di un famoso autore: iniziava con un uomo seduto su una poltrona, in una villa, che sognava di un guerriero su una collina che… non dico altro.
        Qualcuno vuole morire.

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