NON è FACILE.VIVERE.

Dove eravamo rimasti?

Una nuova figura, Lucia: riusciranno a raggiungere Ponte Tresa? Si. (50%)

L’albero della vita, la morte.

Finirono di cenare nel silenzio e nella speranza di una salvezza imminente. Quindi si coricarono tutti, tranne il signor Di Porto che rimase seduto su una poltroncina, di guardia alla porta d’ingresso.

L’immagine di quella ragazza, di Lucia, balenava incessantemente nei pensieri di Marco, prima di addormentarsi. La sua mente era un magma di interrogativi, che or ora lo tormentavano: chi era Lucia? Che interessi aveva nel salvare la famiglia Di Porto? Perchè nel discorso aveva usato il “Noi”? Quale sarebbe stato il suo destino, quale quello dei Di Porto? Con queste domande il povero Marco dovette confrontarsi, finchè un sonno profondo, letargico e quantomai meritato non ebbe la meglio su di lui.

L’alba di un nuovo giorno sorse sui cieli di una serena Milano estiva, l’alba di una nuova speranza e, forse, l’alba di salvezza. Dopo essersi svegliati e aver velocemente consumato una fugace colazione, Lucia e il signor Di Porto si misero a osservare fuori dalla finestra, quasi attendessero qualcosa o qualcuno, che, a giudicare dall’agitazione dei due, tardava a mostrarsi. Quando, finalmente, un furgoncino Fiat turchese apparve sulla strada e si parcheggiò in un vicoletto nascosto da qualsiasi sguardo sospettoso, sia Lucia che il signor Di Porto si tranquillizzarono; una calma destinata subito a saltare, per l’urgenza di mettere in salvo le altre anime. I due condussero, nella maniera più tranquilla e più sicura possibile, gli altri all’interno del furgoncino, pregando la sorte di bendare gli occhi a tutti coloro che avrebbero potuto riferire quello strano spostamento a qualcuno di sbagliato. Marco Calciano non potè non rimanere stupito dalla straordinaria organizzazione con la quale tutti erano stati prelevati dalla casa e condotti all’interno del furgoncino: sembrava che tutto fosse stato accuratamente pianificato, senza tralasciare alcun dettaglio. Mentre Simone, suo fratello e la signora Di Porto si erano accomodati nel retro del furgoncino insieme a Lucia, Marco e il signor Di Porto si sistemarono sul sedile all’interno dell’abitacolo. Alla guida un uomo di quaranta o cinquant’anni, massiccio e dall’aspetto poco amichevole: Marco, guardandolo, fu preso da un po’ di timore; rimase in silenzio per tutto il viaggio.

Ci vollero diverse ore, tanto tempo, un tempo di noia, di stanchezza, ma di speranza comunque. Durante il tragitto, mentre il signor Di Porto scambiava battute con il conducente, il giovane Marco trascorse il suo tempo osservando la natura esterna, riflettendo e perdendosi nel labirinto dei suoi pensieri, nell’enigma della sua mente. D’un tratto si mise ad osservare un albero su una collina: non sapeva che tipo fosse, ma non importava, la cosa che lo colpì fu il fatto che nessuno pensasse all’esistenza di quell’albero, eppure quell’albero esisteva, bello e verde, in eterno. Mentre lo osservava, fu come preso dal desiderio, forse malinconico, di morire e diventare albero, non proprio quello, ma comunque un albero e riposare fermo in un posto, legato simbioticamente con il tepore della terra, alla madre comune degli esseri viventi. Pensò anche alla sua mamma e alla sua famiglia: chissà quali dolori, quali sofferenze stavano patendo non sapendo dove fosse il loro figlio Marco?

Senza troppe difficoltà, la brigata riuscì ad arrivare presso Ponte Tresa, località di confine tra il Regno d’Italia e la Svizzera. Dal finestrino Marco si mise ad osservare la pittoresca bellezza di quel posto: sembrava quasi fosse incantato, aveva forse qualcosa di poetico, di unico; sembrava di essere giunti in una località fuori dai tormenti del mondo comune, in un paradiso distaccato dai normali patimenti. 

Giunsero presso una casetta dove la famiglia prese momentaneamente residenza, nell’attesa che i documenti falsi per poter espatriare e giungere in Svizzera fossero pronti. Mentre la famiglia Di Porto si stava sistemando nella nuova, ma momentanea, abitazione, Lucia disse a Marco “Usciamo e andiamo a comprare qualcosa da mangiare. E’ troppo rischioso far uscire qualcuno di loro. Rimarrà la Bestia di guardia”. Il giovane seguì la ragazza e insieme giunsero nel centro della cittadina, dove comprarono un po’ di pane, un fiasco di vino e due caciotte di formaggio. Nel mentre, però, il cielo divenne inaspettatamente cupo e un grosso nuvolone coprì come un manto la bella Ponte Tresa: cominciò a piovere e i due si affrettarono verso la casupola, in un’appiccicosa umidità. Giunti nei pressi della meta, la loro testa venne scossa dal rumore sordo e lancinante dei proiettili di pistola. Arrivarono. Ciò che più temevano e volevano cancellare dalla mente, d’un tratto si manifestò nei loro occhi. L’imprevedibile.

L'imprevedibile. Cosa è successo?

  • Altro. (33%)
    33
  • C'è stata una sparatoria: sono morti tutti. (33%)
    33
  • C'è stata una sparatoria: gli attentatori sono morti, gli altri si sono salvati. (33%)
    33

Voti totali: 3

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

24 Commenti

  1. Ho votato per il sì perché, alla fine della storia, vorrei i Di Porto finalmente al sicuro.
    Anche se…
    Ci si potrà fidare di questa Lucia? Marco si è già infatuato di lei, quindi potrebbe non avere la giusta obbiettività per riconoscere un pericolo. Quel furgoncino potrebbe essere una trappola? Oppure la trappola sarà nella casa in cui dovranno attendere i nuovi documenti?

  2. Ciao,
    Questo racconto mi piace un sacco! Ho votato per la libertà, perché la domanda dice che “la sorte aiuta Marco” e ciò è incompatibile sia con la morte, che con il campo di concentramento. Del resto, se tutti morissero al quinto capitolo, il racconto non potrebbe proseguire. Inoltre “libertà” è la mia parola preferita, perciò non potrei scegliere altro.
    Però, qualora la famiglia dovesse effettivamente morire, vorrei che Marco si schierasse ufficialmente dalla loro parte, morendo insieme a loro.

  3. E’ il tipo di scelta che non vorrei mai affrontare.
    Se non ha la soluzione, né il coraggio di affrontare il suo superiore adesso, non li avrà neanche dopo che i Di Porto saranno deportati.
    Se disubbedisce al prefetto, sarà punito.
    Se li consegna, sarà dannato.
    Sarò romantica. Si mette a rischio e li salva.

  4. Non posso resistere a un racconto storico, specie se ambientato negli anni della guerra 😉
    Lo stile mi piace, hai reso bene i primi due personaggi. Stai solo attento alle ripetizioni ^^
    Trovo troppo rischioso per lui disubbedire e non mi sembra il tipo da voltare le spalle al suo migliore amico. Perciò troverà un sistema alternativo.
    Aspetto il seguito! Ciao!

  5. Sembra davvero bello
    E poi questo ”ambiente”, o meglio le vicende che girano intorno al fascismo, mi son sempre piaciute. Ma sopratutto mi ha piacevolmente colpito la prima parte del racconto, bellissimo! Ho scelto la seconda opzione. Comunque fremo per il prossimo episodio 🙂

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi