Regno d’Italia fino ad oggi

Introduzione

Dopo lo sbarco angloamericano in Sicilia il 9 luglio 1943 (Operazione Husky) e il bombardamento di Roma il 19 luglio, il re d’Italia Vittorio Emanuele III di Savoia, con l’appoggio della corte e di alcuni gerarchi fascisti come Dino Grandi e Galeazzo Ciano, decide di silurare il Duce. Il 25 luglio Mussolini è destituito e arrestato. Il maresciallo Pietro Badoglio è nominato nuovo Primo Ministro; questi rassicura subito Hitler sulla continuità della guerra al suo fianco, intavolando segretamente delle trattative con gli Alleati. La principessa del Piemonte, Maria José di Sassonia-Coburgo-Gotha è spedita in Svizzera coi suoi figli per proteggerli, ma anche per tagliarla fuori dalle trattative con gli Americani.

L’8 settembre 1943, l’armistizio firmato a Cassibile il 3 settembre, è reso pubblico troppo presto e le truppe naziste, furibonde per il tradimento, invadono l’Italia (Operazione Alarico). Il 9 settembre, Vittorio Emanuele III decide di non abbandonare la capitale al proprio destino, mentre alcuni esigui reparti del Regio Esercito cercano di difendere la Città Eterna dall’assalto tedesco e Badoglio e alcuni degli stati maggiori si rifugiano a Brindisi. Il 10 settembre la città finisce sotto il controllo dei nazisti, il Re è arrestato e condotto prigioniero prima nell’Italia del Nord e poi in Germania, alla Regina Elena, Rosa d’Oro della cristianità, è consentito ritirarsi in Vaticano. Il principe ereditario Umberto, che rifiuta di lasciare vilmente Roma, decide di riorganizzare la difesa, ma poi sconfitto è costretto a fuggire a Salerno sotto protezione alleata, dove dirige le operazioni militari anti-tedesche nell’Italia centrale. Nonostante il padre sia ancora formalmente sovrano, il governo Badoglio proclama ufficialmente Umberto “Luogotenente del Regno” mentre si costituisce il Comitato di Liberazione Nazionale che riunisce tutti i partiti politici antifascisti.

Il 12 settembre intanto, con l’Operazione Quercia, alcune SS e paracadutisti tedeschi liberano Mussolini dalla sua prigionia sul Gran Sasso e lo portano a Berlino, dove si accorda per la creazione di un nuovo Stato fascista. Il 18 settembre a Salò, sul lago di Garda, è proclamata la Repubblica Sociale Italiana, uno Stato fantoccio filotedesco sotto l’ex Duce. Inizia la Resistenza in Italia mentre gli Alleati risalgono la penisola e la principessa Maria José dall’esilio elvetico invia armi e rifornimenti ai partigiani.

Il 4 giugno 1944 gli Alleati liberano finalmente Roma. Il 25 giugno il governo di Ivanoe Bonomi emana un decreto luogotenenziale che prevede al termine del conflitto una consultazione popolare sulla forma dello Stato. Alcuni ambienti monarchici premono affinché Umberto sia proclamato nuovo sovrano, ma il principe rifiuta rispettando la volontà del padre. Questi, spedito nel campo di concentramento di Buchenwald, vi muore il 28 agosto. Le sue ultime parole sono: «Italiani, io muoio: ricordatevi di me non come di un re, ma come di un vostro fratello italiano». Il 1° settembre il figlio è proclamato formalmente re d’Italia col nome di Umberto II, e Maria José regina consorte.

Il 25 aprile 1945 la Repubblica di Salò crolla mentre gli Alleati liberano tutta l’Italia del Nord e Mussolini è fucilato dai partigiani pochi giorni dopo, con l’amante Claretta Petacci, mentre tentano di rifugiarsi in Svizzera.

Il CLN accusa i Savoia appena riuniti di connivenza col regime fascista, di aver firmato le leggi razziali e di aver permesso la guerra. Tuttavia il precedente monarca ha deposto il dittatore e si è sacrificato per la patria e i nuovi regnanti dimostrano grande lungimiranza politica e simpatie progressiste e antifasciste (oltre ad aver appoggiato i partigiani) e accettano di buon grado la futura consultazione per scegliere la forma dello Stato.

Il 16 marzo 1946 Umberto II decreta che la forma istituzionale dello Stato sia decisa mediante un referendum da indirsi contemporaneamente alle elezioni per l’Assemblea Costituente, entrambi per la prima volta a suffragio universale maschile e femminile. Il re promette il superamento dello Statuto Albertino in caso di vittoria con una costituzione più moderna e progressista, guardando al nascente europeismo, già teorizzato da alcuni esuli antifascisti a Ventotene.

Chi vince al referendum?

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12 Commenti

  1. Ciao. 🙂 Sono indeciso tra i tre. Forse la monarchia. 🙂 Scherzo. Hai descritto bene la storia italiana prima del referendum. Mi interessa come storia perché sarebbe curioso capire cosa sarebbe successo se la monarchia avesse vinto. Ti seguo. 😀

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