Rebel 2315

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede nelle due settimane di attesa? C'è un attacco a sorpresa (67%)

Di nuovo addio

Sono venuta spesso a guardare i pesci meccanici. Cheslav mi ha mostrato il loro interno: macchine da guerra ben programmate, piene di pulsanti di cui non so assolutamente nulla, roba super tecnologica che non riesco veramente a capire. C’è una squadra di ingegneri niente male qui. L’acqua acida sta lì, immobile, e il sommergibile anche, a galla come un grosso pescecane come se fosse acqua normale. Non so come il mio amico ci sia riuscito, ma è stato davvero incredibile. Mancano due giorni alla partenza. In quelli precedenti tutti si sono dati un gran daffare, ma stamattina c’era una strana quiete quando sono passata nel laboratorio, un’aria più rilassata che sembrava dire: “è fatta!”. Sì, probabilmente è vero … e allora perché mi sento così tesa? “Ehi Malia!” la voce di Cheslav mi riscuote e la sua mano sulla mia spalla mi fa trasalire. Sono stati dei giorni bellissimi quelli con lui. Abbiamo recuperato, almeno un po’, il tempo perduto. “Scusami, non volevo spaventarti. Di nuovo qui?” “Questo posto mi tranquillizza, in un certo senso … sulle capacità dei Ribelli soprattutto. Non ho mai visto niente del genere nelle file nemiche.” “Ed è per questo che dobbiamo portare la stessa ‘tranquillità’ anche agli altri.” Cheslav fa una lunga pausa. “Voglio che sia tu ad andare in mia vece.” Strabuzzo gli occhi. “Cosa!? Ma che dici Cheslav!? Hai lavorato così a lungo e così duramente, io sono l’ultima arrivata e …” “E il capo di una squadra di Ribelli molto ben addestrati.  Nonché mia migliore amica. Chi meglio di te potrebbe rappresentarmi?” Pian piano mi si sta contorcendo lo stomaco. “Non posso …” “Perché no?” “Non posso lasciarti di nuovo. E se nel frattempo ti accadesse qualcosa? E se tornando indietro non ti trovassi?” Cheslav mi prende per le spalle con quel modo rassicurante tipico di lui: “Ehi, andrà tutto bene, vedrai”. Ma io non ci credo nemmeno un po’. C’è sempre quella sgradevole sensazione …

Il boato nel cuore della notte mi conferma che avevo ragione a non stare tranquilla. Ho dormito vestita, devo solo prendere le armi. Mi precipito fuori dal dormitorio: un plotone abbastanza numeroso ha trovato la base e sta attaccando. Il rombo sordo degli spari riempie la stanza e fa tremare le pareti. “Ti ho presa!” grida soddisfatto un soldato mentre cerca di scaraventarmi contro un muro dopo avermi presa per il braccio, ma per fortuna sono più svelta di lui, con una mossa mi libero e gli rompo la mano con cui mi ha afferrata. Per finire gli do pure una testata con tutta la forza che ho, e quello cade a terra come un sacco di patate. Mi prendono di nuovo per un braccio e stavolta sto per sferrare un bel destro, ma l’altro mi blocca la mano a mezz’aria. E’ Cheslav. “Malia devi andare giù, ai sommergibili.” “Tu vieni con me, spero.” “Non posso, devo restare qui, gli altri hanno bisogno di me. Che capo sarei altrimenti?” Sta per andarsene, ma prendo una chiave inglese dal tavolo degli attrezzi lì accanto e lo colpisco in testa. “Uno vivo” rispondo quando lui è già caduto nell’incoscienza. Cercando di dare il meno possibile nell’occhio, trascino il corpo pesante di Cheslav insieme a me, e mi dirigo verso i sommergibili. Nessuno sembra far caso a una ragazza che trasporta un corpo. Magari credono che sia morto. E dal sangue che sta perdendo per colpa mia potrebbe morire davvero. Ma meglio morto in mano mia che in mano dei nemici, e comunque i sommergibili hanno dei reparti adibiti appositamente per curare le ferite. “Scusami Cheslav” sussurro quando finalmente riesco ad arrivare al grosso pesce meccanico e apro il portellone per gettarcelo dentro. “Ferma!” un soldato mi ha seguita e spara poco sotto la mia spalla. Fortunatamente il colpo mi ha mancata. Non ho intenzione di dargli la possibilità di replicare l’attacco, dunque prendo una granata dalla cintura di Cheslav e la tiro proprio all’ingresso. “Tanti saluti!” dico sarcastica mentre chiudo il portellone. Sento qualcuno nella cabina di comando smanettare con i pulsanti, il pesce meccanico che inizia a immergersi completamente, e poi viene scaraventato in avanti dopo l’esplosione. Il contraccolpo ci porta fuori dal rifugio, decisamente lontani. Spero che sia stato così anche per gli altri sommergibili e che fossero pieni di persone. Una ragazza spunta fuori dal nulla. “Che diavolo hai fatto!?” “Ho fatto in modo che gli altri soldati non venissero a ficcanasare, e in più ci ho anche salvato!” rispondo nervosa. “Ah sì? Sei sicura!?” dice quella indicando l’uomo ai miei piedi: sul ventre di Cheslav si è aperta una grossa macchia di sangue e la sua maglietta ha un buco. Il proiettile che doveva colpire me era finito dritto dritto nel suo addome. “Un  medico!!!”

Sono passate ore. Il sommergibile si muove veloce sott’acqua. Non ci sono altri mostri marini. Dalla sala medica sbuca un uomo. Ha una faccia affranta. Non voglio sentirlo. “Malia … mi dispiace tanto.” Ricaccio indietro le lacrime, con molta fatica. L’uomo mi consegna una spilla. “Ora sei tu il capo.”

Come finisce la storia?

  • Malia muore e i Ribelli perdono. (0%)
    0
  • Malia rinuncia, affranta dalla perdita di Cheslav, si ritira in qualche posto sperduto del pianeta. (0%)
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  • Malia adempie al suo dovere di capo e raggiunge gli altri comandanti della Ribellione, scoprendo che la vittoria è vicina. (100%)
    100

Voti totali: 2

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50 Commenti

    • Ciao, scusa se ci metto sempre una vita a rispondere e a postare, ma siamo quasi alla fine ^^”’. Comunque, breve riassunto: Malia e i suoi sono arrivati a Baku, sono riusciti a lanciare un segnale ai ribelli dalla torretta di comunicazione, ma sono stati catturati. Tra i soldati nemici c’è il padre di Malia, che contro ogni aspettativa la libera di nascosto. Tuttavia, Malia durante la fuga viene inseguita. Trova salvezza grazie a un drone misterioso. Riescono a scappare ancora quando i soldati li trovano, ma il drone viene ferito e dal sangue si capisce che potrebbe essere umano. I due si salvano grazie a una pistola che rimpicciolisce, poi sprofondano in un cunicolo degli anni Felici che porta a una base ribelle, dove Malia scopre l’identità del suo aiutante 🙂

  1. Ciao, ti scopro soltanto ora: se dici di avere già esperienza letteraria ti credo, infatti rilevo una padronanza nel linguaggio tale che soltanto pochi altri autori della piattaforma hanno; riesci perfettamente a rendere sia l’atmosfera drammatica senza scendere nel lacrimevole sia a far trasparire lo sfinimento del vecchio attraverso la descrizione fisica. Ti seguo assolutamente, voto affinché il padre rimanga ucciso (perché renderebbe la ragazza consapevole delle proprie responsabilità).

  2. Bel capitolo, brava! Attenta a qualche errore di battitura, una volta confermato l’episodio, non c’è modo di correggere. Ho votato la prima opzione, quella in cui viene ritenuta, a torto, una traditrice dai suoi stessi compagni. Mi piacerebbe vedere in che modo riesca a cavarsela. Alla prossima! 🙂

  3. :”Berla, a Colosso, a Torre Alta, a Madre” non sono male come nomi. “Furtivamente si arrampicano sulle impalcature, agili, svelti” quali impalcature? a quanto ho capito c’è una falla in una specie di cittadella fortificata, da cui la protagonista entrerà coi suoi uomini. “I dieci migliori… vigliacca” quindi sta dando dei vigliacchi a degli uomini a cui ordina lei stessa di restare nelle retrovie? “Klaus… Venera” sono discreti come nomi.

    Ho scelto: “Offrirà a Malia di tornare al Palazzo Reale in cambio di informazioni sui ribelli”

    • Sì, c’è una falla. Il “vigliacca” è riferito al fatto che lei, essendo un capo, non può stare nelle retrovie come vorrebbero i suoi uomini che vogliono proteggerla. Crede che un capo che si comportasse così sarebbe un vigliacco, non i suoi uomini, ma forse sono stata poco chiara. Comunque grazie del commento 🙂

  4. ho appena scritto il nuovo capitolo. Alla fine le opzioni Malia prigioniera e l’attentato fallito risultavano a pari merito, ma ho optato per la seconda. Sono riuscita a risolvere tutti i problemi, continuerò a scrivere con questo account 🙂

  5. Bhe il mondo post-apocalittico ha sempre il suo fascino, poi l’incipit lo hai scritto bene..
    Ho solo due appunti da fare : io personalmente darei più “aria” al testo, è troppo fitto, metterei più punti a capo; inoltre non ho ben capito la fine del racconto, nel senso che se conquistassero la torretta delle comunicazioni poi come farebbero a mettersi in contatto con gli altri ribelli se hai detto che le torrette di comunicazione le possono utilizzare solo i sovrani delle città ?
    Comunque sono solo opinioni personali, l’incipt è tuo, non mi stancherò mai di dire che i miei commenti sono puramente costruttivi e nient’altro…
    Ti rifaccio i complimenti e ti saluto..

    • Le critiche costruttive sono sempre ben accette, il fatto di “far prendere aria” al testo mi é stato utile per scrivere il capitolo successivo. Per quanto riguarda le incertezze nella storia, essendo un diario molte cose vengono sottintese o spiegate in un secondo momento. In ogni caso terrò conto anche di questo nella stesura dei capitoli successivi 🙂

  6. Wow grazie! Non mi aspettavo tanto seguito. Comunque vi comunico che mi cancellerò dal sito per problemi tecnici, ma appena potrò mi iscriverò di nuovo e riposterò questa storia dato che è piaciuta tanto. Grazie mille 🙂

  7. E’ sicuramente un bell’incipit, brava. Forse la storia dei ribelli in un mondo post-apocalittico mi ricorda molto alla lontana Divergent, ma appunto, è giusto un’eco dettata dal genere distopico/fantascientifico.

    Le descrizioni dello scenario sono molto buone, presentano bene la situazione riuscendo comunque ad incuriosire il lettore.

    Ti seguo e aspetto il prossimo capitolo 😉

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