Un Antico Amico

Dove eravamo rimasti?

Cosa decideranno di fare i nostri legionari? Andranno a nord in cerca di un passaggio via mare per la Britannia (64%)

Una via di fuga

«Da quando parli la loro lingua?» disse Caio «Non io, il legato della diciannovesima conosceva la lingua dei nativi e ha tradotto ciò che ha sentito» rispose Decimo.

L’optio si alzò in piedi, guardò verso i soldati e disse «Venite a darmi una mano, mettiamo il centurione sul carro. Dobbiamo muoverci». Nessuno disse nulla, Caio stava per replicare ma si morse la lingua. La ferita alla testa lo aveva debilitato e riusciva a malapena a tenere gli occhi aperti, non poteva camminare.

In men che non si dica, tutti i soldati erano in colonna dietro al carro, Labieno lo guidava e Caio era seduto all’interno della gabbia con il capo appoggiato ad un tessuto morbido ricavato dal mantello del legato.

Durante la marcia Caio irruppe nel silenzio «Decimo, vieni qui!». L’optio si distacco dalla colonna e si avvicinò al carro «Signore?» – «Dove stiamo andando?» – «Non abbiamo molta scelta: il sud è occupato dalle truppe di Arminio, i boschi sono pieni di cacciatori, le terre dei Frisi non sono la migliore scelta in questo momento, quindi l’unica possibilità che ci resta è il nord». Fece una breve pausa «Dovrebbero esserci un sacco di porti. Lì potremmo trovare un passaggio per il nord della Gallia. Aggireremmo questo inferno in e torneremo dietro al confine romano». Caio fece un profondo sospiro, annuì lievemente e tornò ad appoggiare il capo contro il cuscino. Chiuse gli occhi per il dolore e disse «Dov’è l’armamentario degli uomini? Perchè non indossano la divisa?» Decimo sorrise e scosse il capo «Perché così potremmo pure passare inosservati. Labieno parla la lingua del posto e può aiutarci a farla franca con possibili controlli o brutti incontri» Caio ribattè quasi farfugliando «Noi siamo le aquile di… rom… non abbiam…» detto ciò cadde in un sonno profondo. «Buonanotte Signore..» Decimo diede una lieve pacca sulla gamba del centurione e si allontanò dal carro tornando in testa alla piccola colonna. Da li poteva tenere sott’occhio sia il carro dove, oltre ad esserci il centurione, era nascosto l’armamentario di tutti i legionari, sia i soldati che lo seguivano passo passo.

Il viaggio durò diversi giorni e per tutto il tempo Caio dormì. Era caduto in un sonno profondo causatogli dalla stanchezza e dalla ferita.

Una mattina, alle prime luci dell’alba spalancò gli occhi, si guardò a destra e sinistra «I cuccioli…» si mise a sedere poggiando la schiena contro la gabbia. Si sentiva meglio rispetto ai giorni precedenti ma un peso gli stava martellando nella testa «Decimo, Labieno, venite qui!». Entrambi i soldati, insieme agli altri, erano seduti intorno ad un fuocherello e stavano arrostendo una lepre. Si guardarono un momento in volto poi Decimo si alzò «pensateci voi» disse indicando la carne sul fuoco. Uno dei soldati prese in mano la situazione continuò. I Due si avvicinarono al carro «Signore?» – «Dove sono in due lupi» rispose Caio in tono spazientito. «Sono con noi Signore, li teniamo con gli altri. “Porta rispetto a loro così come porti rispetto per l’aquila della legione'”» rispose Labieno con tono calmo. Caio fece un enorme sospiro e sorrise «Bene. Aiutatemi a scendere dal carro, mi sento meglio, voglio stare con voi.» I due si guardarono un momento poi obbedirono.

Da quel momento, il tempo sembrò volare e in pochi giorni si ritrovarono sulle spiagge nord della Germania. Trovarono un piccolo porto di pescatori e lì Labieno intrattenne dei discorsi con quello che sembrava il capo villaggio. Dopo circa un’ora tornò dagli altri che si erano accomodati vicino ad una quercia «Dicono che a breve partirà una loro imbarcazione, la più grande che hanno» – «Bene» rispose Decimo. «C’è solo un piccolo problema, signore… E’ diretta in Britannia». Trascorse un lungo momento di silenzio e tutti i soldati si guardarono tra di loro cercando conforto nel duro sguardo del centurione. «Sono sessant’anni che nessuno rimette piede in Britannia, neanche il grande Cesare è riuscito a sottometterla. Come faremo una volta lì?» esordì uno dei legionari. Gli occhi di Caio sembravano persi nel vuoto ma il suo sguardo non cedeva di fronte alla vista dei soldati «Non importa. Questa è la nostra unica speranza di scappare da questo inferno» – «per entrare in un altro, signore?» rispose il legionario con tono irritato. Caio si volse a guardarlo con gli occhi di ghiaccio «Altre soluzioni non ci sono soldato. Ho deciso che andremo in Britannia. Lasceremo qui tutto il nostro armamentario, porteremo con noi solo i gladi e lo stretto necessario per sopravvivere». Il soldato si ritrasse e annuì alle parole del centurione «Agli ordini, signore». «Andate da quegli uomini e pensate voi ai dettagli del viaggio» Labieno e Decimo annuirono e si allontanarono dal gruppo.

Caio si estraniò nuovamente dal mondo tenendo lo sguardo fisso sui due lupetti che lottavano tra loro. La Britannia era veramente l’unica speranza di salvezza… o sarebbe divenuta la loro tomba?

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56 Commenti

  1. Ambientazione affascinate e un pò di azione e pericolo ci sta sempre bene. Mi sono trovato a leggere d’un fiato gli episodi dal 2 al 6, sono molto scorrevoli e lo stile mi piace.
    Un unico irrisorio appunto, ma proprio una stupidaggine eh!
    Se possibile, trova un alternativa alla costruzione “non se lo fece ripetere” o ” non se lo fece ripetere due volte” perchè me lo sono ritrovato spesso davanti.

    A parte questo non vedo l’ora di leggere il seguito! Ho sempre amato le avventure storiche!

  2. Ho votato per i cuccioli che avvertono il pericolo e svegliano Caio. Anche se, ripensandoci, se la madre li aveva appena partoriti, quelli che stai descrivendo fanno azioni che un cucciolo di pochi giorni non credo sarebbe in grado di fare. Scusa, ma la storia è bella. Dispiace vedere queste dissonanze. Simpatica la scena finale. Solo occhio ai refusi.

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