L’armadio di Miho

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Miho Si avvierà al centro di smistamento dei vestiti (100%)

SOS vestiti

Miho sta svaligiando la casa. In preda alla rabbia che la divora per la perdita dell’armadio non si cura di quello che le sta intorno e riserva lo stesso trattamento spietato a cui è stato sottoposto il suo amato mobile. Chiamarlo fratello sarebbe riduttivo, chiamarlo compagno insignificante, amante, forse, se conoscesse altra passione oltre ai vestiti. Ormai non aveva bisogno di un nome, ma certo era degno di un funerale. Prima di celebrare le esequie però la ragazza doveva recuperare i suoi preziosi vestiti. Ed eccola all’opera, alla ricerca di tutti i contanti che riesce a trovare, uno sfacelo di stoviglie in frantumi, la sua furia non accenna a placarsi, il tifone previsto per il giorno dopo in confronto una folata di vento fresco.

Le banconote racimolate affazzonate in una pochette di Prada rubata alla madre, è pronta per catapultarsi al centro di smistamento dei vestiti. La raccoglie un taxi sul ciglio della strada, ancora convulsa e in preda ad una vera e propria crisi di nervi.
Torna in sè dopo qualche minuto, la vettura che sfreccia per le strade della metropoli, l’autista ancora in attesa di una direzione.
Miho chiede:”Dove mi sta portando scusi?”.
Il tassista replica:”Signorina scusi era talmente sconvolta che non osavo chiederLe nulla per non disturbarLa…”
“Miho, calma”, pensa la ragazza. “Ora viene la parte più importante. Devi essere in te per proteggere i tuoi vestiti e ritornare a casa trionfante. Non è il momento di cedere ai sentimenti”.
“Si, scusi è il caldo. Mi porti al centro di smistamento dei vestiti di Meguro-ku. E tenga il resto”, dice all’autista porgendogli una banconota da 10000 yen.

Arrivano come schegge. La porta automatica si apre e Miho viene sputata fuori davanti all’ingresso del centro, un edificio a tre piani con un ampio cortile, dove periodicamente avvengono le distribuzioni. C’è una fila chilometrica. Miho comincia a distribuire contanti agli astanti per guadagnare terreno.
“Signori, signore, lasciatemi passare, è urgente”. Si ferma a metà quando nota che una donna, che ha avvolto al collo il suo prezioso foulard di seta, si sta avviando all’uscita, seguita da una ragazzina che indossa il suo cappello per i cocktail party all’aperto. Dove si credono di andare? Le raggiunge con una falcata e blocca decisa con il suo corpo l’uscita.
Distribuisce altri contanti: alla signora e alla ragazza che entusiaste barattano le banconote con gli accessori di abbigliamento che hanno or ora ricevuto ;a tutta la lunga fila di chi ha intenzione di uscire. È un attimo e rimane senza soldi. La gente non si cura più della sua presenza e nonostante la ragazza continui a importunare le persone chiedendogli di restituirle i vestiti, in risposta riceve sguardi carichi di disprezzo: quelli che prima di entrare nel centro erano poveri senzatetto e bisognosi rispondono con sdegno alla morbosità rapace di Miho, tronfi della loro conquista e decisi a difendere con i denti quanto ottenuto quel pomeriggio. La ragazza passa allora alle maniere forti. Con tutta la forza che le rimane, si avventa sul gruppo e comincia a arraffare, strappare e pizzicare senza sosta prima di essere assalita a sua volta, mentre un polverone si alza nel cortile del centro, vestiti per aria, urla, improperi e smarrimento da parte dei responsabili.
Miho ha gli occhi iniettati di sangue: la sua trasformazione in belva è meno scenografica di un film sui licantropi ma è tangibile nel suo digrignare i denti, nello sguardo infuocato e nelle movenze isteriche. Inutile farne un mistero: è lei la protagonista di quello scempio. Facile da individuare ma un po’ meno semplice da fermare. Quattro uomini della sicurezza le saltano addosso mentre lei è impegnata trattenere la gamba di un’anziana, che caduta a terra, si lamenta del dolore causatole da uno sgambetto a tradimento. Indossa stivali Prada.
La rabbia di Miho è incontenibile, ma la prigione le è già bastata e per giunta non ci sarà sua madre ad aiutarla ad uscire indenne questa volta: improvvisamente si calma, avvicinando al viso una delle sue magliette preferite di Stussy ne inala il profumo intensamente e si narcotizza con l’illusione che, almeno una parte dei vestiti, è riuscita a recuperarli.

Non ci sono soldi nella sua borsetta nè un taxi ad attenderla sulla strada del ritorno. È riuscita a stipare tutti i suoi averi in cinque sacchettoni di plastica dei rifiuti e brandendone le estremità, a costo di ferirsi li trascina per strada evitando lo sguardo investigatore dei passanti. È Tokyo e le distanze sono enormi, ma Miho non ha intenzione di demordere.

Dove si recherà Miho?

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89 Commenti

  1. Si avvierà al centro di smistamento dei vestiti; chiudersi nell’armadio non dovrebbe essere possibile, vista la sua distruzione, e comunque arrivata al 7’capitolo è necessario che Miho si muova verso un obiettivo.
    Bravo davvero , mi permetto di consigliarti una maggiore attenzione alla punteggiatura nei periodi più lunghi.
    Ciao

  2. Vedo che i tuoi followers hanno già richiamato la tua attenzione sul refuso nel titolo al capitolo 6, certamente una svista, ma attenzione!
    Mi piace molto il tuo stile, la narrazione al presente (che in genere non mi fa impazzire), in questo caso dà un bel ritmo alla storia, sempre incalzante. A volte quasi a costo di spaesare un po’ il lettore. Parlo dei personaggi e delle loro personalità: lasciano intravedere mille storie e avventure parallele, che potrebbero essere sviluppate in seguito e delle vicende che si susseguono veloci e parallele.

    • Cara Daniela, grazie del commento. Chi mi conosce sa che scrivo in treno fra un cambio e l’altro uploadando da iPhone e iPad (ps; grazie a TI per aver migliorato l’interfaccia). Da qui nasce Solievo con una elle. Fastidioso: veramente. Staff di TI, se leggete i commenti: me lo correggereste? Chiedo di più: perché non approntare un sistema per rieditare i nostri racconti? Cara Daniela, tornando a noi: anche il ritmo segue le rotaie di un treno, lo spostamento da un binario all’altro, la precarietà di stare in equilibrio su un treno strapieno. E ancora; i personaggi. Sono le stesse che vedo in treno: sonnecchiano, si truccano, si crogiolano sul sedile come se fossero nel divano di casa. Si scontrano senza dirsi una parola. E dai loro malumori io cerco di ricavarne una storia. Tutto qui.

  3. L’armadio scassinato.
    Ma al titolo manca una elle?
    Che fine hai fattoooooooo, ti aspetto da giorni!!!! Non puoi farmi questo!! Non ti voglio più bene! Proprio tu, poi, che quando scrivi mi fai vedere ogni immagine come in una sequenza montata ad arte, e in questo episodio è stato così. Inutile ribadirti la mia stima… però i tuoi commenti mi sono sempre utili e invece tendi a essere latitante… lo so che giri il mondo in mongolfiera… ma il telefono di ultima generazione ti prende anche in cielo, no?
    ahahahaha

  4. L’ho mandata a caccia di armadi. Mi sembra logico così.
    Episodio magistrale, come sempre, Gabriele. Hai tutta la mia stima, ma questo ormai lo sai.
    In quanto al Iphone, ho capito. Trovo giusto che ti aiuti a superare le lunghe corse metropolitane in solitaria. Spero un giorno di conoscerti. Tu, più dei tuoi personaggi immaginari, sei un pesonaggio interessantissimo. Al prossimo.

    • Ciao Ale:) Certo che ci conosceremo! Per Natale e dintorni sarò in Italia chissà che non ci incrociamo!! Magari i miei personaggi fossero immaginari!! Sono fin troppo reali e scalpitano per ritagliarsi uno spazio, almeno un invito a qualcuna delle mie festicciole. Io invece tendo a sparire, quando i sensori e le porte automatiche non si aprono al mio passaggio…Bah:( Vengo un po’ da te a trovare Sonia!

  5. Gabriele, torno a casa e ti leggo e scopro che sei sempre bravissimo. Difficile trovare qualcuno che possegga il connubio di una buona narrazione e di una tecnica certosina, messa a fuoco perfettamente nel plot. Complimenti ribaditi. Sei davvero molto bravo.
    I sogni di Ruri.

    • Ciao Alessandra! Un piacere ritrovarti: ti scrivo qui e sul tuo wall. Le tue parole mi hanno reso felice. Tutto qui. È una felicità vera come è altrettanto vero che vorrei dedicare la mia vita alla scrittura. È una strada in salita che dovrebbe essere intrapresa con la massima serietà. Io diviso fra il lavoro e il dottorato stento ad avere il tempo per sedermi ad un tavolo: questa la ragione del cellulare, che mi salva la vita durante i lunghi tragitti in treno. Il resto lo scrivo da te.

  6. Gabriele, bellissima l’immagine della vasca da bagno e le bolle…Wooow…. Tu che sei esperto di Giappone saprai che fino agli anni 80 si potevano comprare le mutandine usate dai dispencer dove mettevi le monetine ( chissà se funziona ancora così). L’università l’ho fatta in un posto dove mi è capitato di cucinare e mettere allo stesso tavolo tutte le razze del mondo. Per questo nulla mi spaventa più… Temo solo l’ignoranza e la chiusura mentale che il vero limite dell’essere umano. Grandissimo, bellissimo capitoli…Se vieni da me ti consiglio di leggere dal capitolo quattro, mi so svirgolata parecchio nei primi due e il tre non sono molto fiera…Ora sto sul binario giusto… Almeno procedo….. Mi vergogno come un cane dei primi capitoli, non per il contenuto e neanche per i buchi di trama ma per gli errori grammaticali… Ho sei incipit in cartella mi sono fatta tante e tante volte l’editing e ho postato quelli sbagliati…. L’impeto. Ormai mi leggono pure le pulci, i cani passano e non lasciano commenti per non essere individuati, c’è chi ha il cartaceo…. se lo passa da borsetta a borsetta senza farsi vedere come fosse qualcosa dell’era del proibizionismo nella prima Russia… Parcheggio davanti la caserma dei carabinieri per non farmi tagliare le gomme… Qua ci va la faccetta ma non la so fare… Baci…Giappone con furore!!! Ho votato la sonnambula da piccola lo ero anch’io!!!

    • Allora Lucia, ti definirei prorompente e esplosiva 🙂 grazie del commento! Appena chiudo la pagina ti vado a cercare e leggo dal quarto episodio, se mi dici di fare così! Il mio commento lo troverai fra le tue pagine! Se puoi poi raccontarmi qualche episodio simpatico sul sonnambulismo, nel caso lo adatto al racconto:) alla tua pagina allora!

    • Ciao Lucia!!! Finalmente posso risponderti! Sono molto contento di conoscerti! Sei una persona molto carismatica e mi pare tu ti sia inserita proprio bene in TI. Il tuo racconto lo conosco ora corro a recuperare il quarto episodio o forse sono di più? Mi piace la tua convivialità e la tua capacità di riportare un po’ di reale in questo spazio sospeso nella rete virtuale di internet. Quando ti leggo nei commenti sento una quotidianità tutta italiana… Il tuo armadio lo immagino peggio di quello di Miho ma non carico di vestiti quanto di esperienze… Benvenuta in questa storia!!!

      • Che bel commento. Grazie, mi ero quasi dimenticata che esisti! Una dolce sorpresa come quell’abito con il cartellino mai messo che scopri all’improvviso di avere nell’armadio. Si, mi sono inserita mannaggia a me ! Ho ispirato il racconto a Oskar e ora pure a Ilario…Ma che ho fatto per ispirarli ancora non lo so! Sono al capitolo 5, l’ho dedicato a un autore di qui… credo sia il mio miglior capitolo per adesso. Intanto, se non altro mi aiuta a vivere meglio una realtà che non apprezzo più e dove sogno un cambiamento. Era ora mi scrivessi….Ciao Smakette smak smak…

    • Grazie Nickleby, ci ho messo un po’ a rispondere perché mi sono allontanato un po’ da TI. Torno felice di trovarti fra i miei lettori:) Il Giappone non è il mio paese e per certi versi, rimane ancora un mistero. Sono pertanto felice di condividere questi punti oscuri con persone che condividono la mia stessa cultura!!! A presto:)

  7. Ciao Gabriele, dopo la tua missiva su altra sede, sono venuta a cercarti.
    Mi sono accorta di averti già letto due volte, non una. Questa è terza. Non ti seguivo poiché avevo già una dozzina di storie da seguire e, se si vuol essere presenti, non si possono seguire troppe storie contemporaneamente: tra i tempi di pubblicazione e le molte idee che si accavallano, si combina solo confusione. Ora molte di quelle storie si sono concluse e inserisco volentieri la tua tra quelle da seguire.
    Passiamo al commento:
    voto per qualcuno che la segue.
    Tu hai tracciato molto bene il fatal-flaw della protagonista ma non hai ancora delineato il PLOT A. Generalmente – e ti parlo così, perchè hai studiato scrittura – il fatal-flaw ha una stretta relazione col plot a e delinea il plot b, poi si risolvono insieme. Ma qual è il tuo plot A?
    Mi piace la tua scrittura, scorrevole, per immagini, ben calibrata. Solo la struttura, come sopra ti ho detto, mi è poco chiara, finora.
    A rileggerti. 🙂

    • Ciao Alessandra, sono felice di averti qui! Benvenuta! Per quanto riguarda il commento in merito alla struttura non posso anticiparti nulla ma la comparsa in scena di Ruri e la menzione ad altri personaggi non è casuale. Ho delineato le coordinate del racconto (almeno nella mia testa), ma, e non è la prima volta, la piattaforma è insidiosa e scompagina troppo spesso le mie aspettative. Il che di certo è anche un aspetto affascinante che interviene inevitabilmente sul processo di scrittura del racconto e sulla sua evoluzione. Vediamo cosa succede:) Accetto bacchettate!!

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