Un viaggio fin troppo tranquillo

Dove eravamo rimasti?

Thomas consegnerà la scatola contenente la reliquia a Solomon Mullens? No, farà cadere intenzionalmente la reliquia così che si rompa. (63%)

Ad tellurem

Thomas scese da cavallo e si diresse verso il carro di testa che conteneva la cassa con i suoi effetti personali, da cui prese la scatola. Si avvicinò nuovamente a Solomon Mullens.

“Permettetemi di guardarla un’ultima volta.”

Solomon assentì con un breve cenno della testa. Il mercante aprì la scatola e con una mano prese il teschio. Lo esaminò, facendo in modo che i suoi uomini, seppure lontani, vedessero ciò che aveva in mano.

“Avete ragione, sono un mercante” disse senza distogliere lo sguardo dalla reliquia “Ciò nonostante, nei miei frequenti viaggi non ho mai visto niente di più oscuro e attraente al tempo stesso. E spero di non vedere più nulla di simile”.

Le sue dita si aprirono e la mano si inclinò verso il terreno, sul quale il teschio cadde e si frantumò con un rumore sordo. La natura attorno a loro tacque per qualche frazione di secondo, come se anch’essa fosse stata colta di sorpresa per quel gesto imprevisto. Lo stesso Thomas sembrava non credere a ciò che aveva appena fatto. Aveva assunto la stessa espressione spaventata di quand’era bambino e aveva combinato qualche grave marachella.

Solomon, invece, non sembrava particolarmente stupito né minimamente arrabbiato. Il suo viso pareva triste, invecchiato, schiacciato da una forte angoscia.

“Non conoscerete mai la gravità di quest’azione. Le conseguenze saranno terribili. Stolto, siete stato uno stolto.”

Quest’ultima frase la pronunziò quando già aveva dato un colpo di speroni al cavallo, indirizzandolo al galoppo in direzione della costa.

Appena quello fu lontano, Thomas ordinò ad uno dei suoi uomini di seppellire i frammenti del teschio. L’uomo, seguendo le indicazioni fornite, si allontanò dalla strada e, dopo avere svolto il suo compito, tornò all’accampamento a notte inoltrata.

Quella notte Thomas non riuscì a chiudere occhio, preso com’era da sentimenti contrastanti. Da un lato si sentiva finalmente libero ed era tornato a respirare come se un grave peso si fosse dileguato; da un altro lato, invece, tornava con la memoria alle parole tristi ma perentorie di Solomon. Se quella reliquia aveva davvero in sé un potere maligno, certamente romperla avrebbe portato a delle conseguenze ignote.

Ma l’alba che venne, rosa come le gote della sua amata, rischiarò anche il suo animo. I suoi pensieri continuavano ad alleggerirsi ad ogni ora di cammino che racimolavano. Finalmente, quando il sole calò nuovamente dietro l’orizzonte, giunsero a Firenze.

La luna era alta nel cielo quando, liberatosi dalle incombenze burocratiche e lasciato il carico in un magazzino in attesa della fiera, finalmente giunse nella casa dove abitava sua moglie e suo figlio.

Fu Maria stessa ad accoglierlo, contrariamente ad ogni formalità. La giovane donna corse verso suo marito, trattenendo fra le dita le vesti da notte. Il suo volto, coloratosi di un vivo rosa, era incorniciato di una scompigliata chioma dorata che riluceva grazie alle lanterne portate dalla servitù.

Lo abbracciò con trasporto, premendo il suo viso su quello barbuto del marito. Ben presto si staccò da quella dolce stretta.

“Amor mio, la tua pelle scotta” notò lei con preoccupazione.

Lui prese il viso della donna fra le mani, vergognandosi in cuor suo per quanto poco aveva pensato a quella tenera creatura durante quel viaggio.

“Non preoccuparti, è solo la fatica del viaggio. Andiamo a dormire, sono molto stanco. Domani avrò tanto da raccontarti prima che Richard si svegli.”

Al mattino seguente, però, Thomas non lasciò il letto, colto da intense fitte all’addome. Sentiva mille pugnali che gli perforavano il ventre, mentre la sua testa era stritolata dalle mani di un gigante. Nei giorni che seguirono la febbre aumentò e, nei brevi momenti in cui calava, neppure la sua adorata moglie riusciva a convincere Thomas a mangiare qualcosa per riprendere le forze. Quand’anche mangiava, difficilmente riusciva a trattenere il cibo nel suo corpo, così che ben presto perse peso. Dopo quasi un mese di malattia, il suo corpo sembrava essersi sciolto e la sua pelle, che aveva assunto un colore grigiastro, sembrava traslucida.

In un giorno di fine estate, mentre il sole si sforzava di penetrare attraverso le imposte chiuse, Thomas fece chiamare sua moglie, la quale giunse quando ancora le sue lacrime muliebri non si erano asciugate.

La voce dell’uomo era flebile, ma le sue parole erano dure.

“Ho sbagliato. Credevo di essere superiore, ma ero solo cieco. Ora ho visto con questi miei occhi che non hanno più neppure la forza per piangere per le mie disgrazie.”

Maria cercò di impedirgli di parlare, nella speranza che conservasse ancora un poco di forze, ma Thomas raccolse le ultime energie che aveva in corpo.

“Non fidarti di nessuno, Maria, neppure del sangue del tuo sangue. Non pregare gli angeli del Signore perché portano alla dannazione. Sii prudente ed insegna a Richard la prudenza ed il sospetto, ma mai l’incredulità. È proprio il mio essere scettico ad avermi ucciso, mia cara.”

Thomas chiuse gli occhi in quel giorno di metà settembre. Non li riaprì più.

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116 Commenti

  1. Eccomi, Cassandra! Scusa il ritardo, questo weekend sono stato via e non ho potuto commentare prima!
    Non mi aspettavo che Thomas morisse, alla fine! 0_0 Mi hai sorpreso e sono rimasto affascinato dalle molte possibili spiegazioni di quanto accaduto! Non nego che mi piacerebbe leggere altre avventure “generazionali” di membri della famiglia Rowe che finiscono con l’essere coinvolti in questo misterioso culto, in varie epoche, ma io tendo a pensare molto “fantastico” e poco storico! 😀 Ad ogni modo un gran bel racconto, ben strutturato e ben narrato. Mi è piaciuto davvero tanto ed è un vero peccato che sia finito! ^^
    Complimenti, spero di leggere presto altri tuoi lavori! 😉

    • Purtroppo o per fortuna, il genere “storico” delle ultime generazioni di scrittori ha sempre una vena un po’ fantasiosa, se non proprio fantasy, che lo contamina.
      Al di là di questa piccola concessione ad eventuali progetti futuri (per quanto io non me la senta affatto di definirmi una “scrittrice”), sicuramente sperimenterò qualche altro genere qui su The Incipit. E leggerò molto volentieri i tuoi lavori, così come un avventuriero fermatosi in locanda si appresta a leggere il Bardo giunto in città!
      Grazie di essere stato sempre un attore attento e un critico sincero!

  2. La conclusione è amara non solo perchè Tom muore ma per le convinzioni che esprime poco prima di lasciare questo piano d’esistenza.
    In vita cerca di prendere le distanze dalla superstizione, in punto di morte -invece – si lascia abbattere dal peso schiacciante di quel tarlo rovinoso non avendo altre interpretazioni a cui appellarsi per giustificare ciò che gli sta accadendo.
    Se fosse vissuto dopo Freud e avesse avuto modo di approfondire i meccanismi della psiche forse avrebbe elaborato il tutto diversamente. L’autosuggestione può fare gravi danni e grandi miracoli. Il sistema immunitario può andare facilmente in tilt e attirarci guai se la serenità viene a mancare.
    Insomma tutto questo Tom non lo sapeva e così finisce per attribuire la sua fatale malattia ad una causa esterna (la maledizione del teschio).
    Ma ora vengo al punto: questo epilogo è il vero colpo da maestro dell’autore.
    Se la storia fosse stata ambientata ai giorni nostri, il protagonista non avrebbe mai pronunciato quelle parole ed espresso quelle convinzioni. A quei tempi, al contrario, sarebbe stato difficile giungere a conclusioni diverse da quelle manifestate da Tom.
    Quindi la coerenza narrativa è del tutto ammirevole. Complimenti, davvero!
    Ora non ci resta che attendere con pazienza il prossimo lavoro.
    Se io avessi un talento pari al tuo, saprei cosa rispondere a chi mi chiedesse “Cosa vuoi fare da grande?”

    • Non avevo immaginato la possibilità che Thomas potesse aver influito sul suo stesso corpo, abbassando il sistema immunitario e rendendosi indifeso di fronte alla Salmonella typhi (infatti muore per delle complicazioni di tifo addominale). E’ un’ottima teoria e direi che calza molto bene con quello che accade nella storia.
      Personalmente, non sono esperta né di psicologia né di psichiatria (mi spiace, Sigmund). Il mio interesse personale e i miei studi mi portano a ricercare le ragioni culturali del pensare e dell’agire umano.
      Nell’Inghilterra del Cinquecento, così come in molte altre parti d’Europa, era molto difficile non cadere nella trappola della superstizione. Le credenze relative alla magia erano così comuni, specialmente nelle isole britanniche, che certe forme di arti “oscure” non venivano perseguite con troppa convinzione. Fra queste ci sono l’alchimia, l’astrologia e tutte quelle pratiche considerate di “alta magia”, mentre quelle di “bassa magia” (quelle praticate dalle vecchie donne di campagna, per intenderci) destavano più diffidenza. Ma la diffidenza si basa sulla credenza.
      La “conversione” di Thomas in letto di morte rientra in quei sistemi di tutela del pensiero per cui il sovrannaturale è utilizzato come causa prima di una disgrazia. La magia E’ la spiegazione definitiva delle disgrazie.

      Grazie, grazie davvero di tutto.

  3. La reliquia si poeta con sé ancora tanti misteri. Thomas potrebbe aver visto cose che in questi 5000 caratteri non abbiamo potuto ammirare. Sono convinto che potresti regalarci un gran bel seguito. Ma perché no, anche una sorta di prequel!

    • La reliquia e Thomas ormai giacciono sepolti e non potranno mai dire nulla su ciò che realmente è accaduto. Ciò non significa che non si possa approfondire ulteriormente l’argomento, certamente con più tempo, più spazio, più concentrazione ma soprattutto una ricerca storica decisamente più accurata. Il giorno in cui deciderò di dedicarmici sarà il giorno in cui avrò soddisfatto un desiderio della mia vita.
      Grazie per essere stato sempre paziente nella lettura e sincero nel commentare.
      A rileggerci!

  4. Anche questo capitolo scritto in maniera esemplare e bello anche questo titolo 🙂
    Magia oppure no? A meno di una continuazione non lo sapremo mai. Che ne pensi di un sequel? 😀
    Magari il figlio che indaga e scopre altre reliquie… Me l’immagino con cappello e frusta… “Indiana” sarebbe anche un ottimo soprannome ^_^

  5. Anche questo capitolo scritto in maniera esemplare e bello anche questo titolo 🙂
    Magia oppure no? A meno di una continuazione non lo sapremo mai. Che ne pensi di un sequel? 😀
    Magari il figlio che indaga e scopre altre reliquie… Me l’immagino con cappello e frusta… Indiana sarebbe anche un ottimo soprannome ^_^

  6. Le opzioni sono sempre ben architettate: eccole lì, in bella mostra, per mettere in crisi il lettore. Si sceglie di pancia o ci si ragiona su immaginando scenari verosimili o inverosimili con l’illusione di co-creare?
    Siamo agli sgoccioli ma mistero e tensione reggono.
    Il gioco è ineludibile, bisogna prendere posizione. E sia! Magari provocando la rottura di un “coso” così scomodo Tom può finalmente recuperare la perduta serenità.
    Però, in fondo, così sembra troppo facile. E allora non mi resta che attendere il colpo di genio che è sicuramente dietro l’angolo.
    Sempre alto il livello dell’esposizione narrativa, decisamente elegante. Qualità rara.

    • Quella della “co-creazione” non è un’illusione, ma corrisponde a ciò che The Incipit, nella sua forma particolare, invita a fare. Per quanto non sia sempre possibile accogliere tutti i suggerimenti dei lettori, spesso il contributo è determinante e va ben oltre il semplice voto.
      E tutti questi complimenti nel corso di questi capitoli rischiano di farmi montare la testa come dell’ottima panna!

  7. Ommioddio, che indecisione! 0_0 Alla fine ho optato per far cadere la reliquia nella speranza che si spezzi, ma anch’io, come gli altri, dubito molto che si romperà! Ormai è l’ultimo capitolo e ho un pessimo presentimento! Speriamo che non succeda niente al povero Thomas!
    Ho solo un dubbio sull’uso di “uscire” come verbo transitivo, nelle prime righe. Non vorrei sbagliarmi, ma credo si tratti di un regionalismo. Per il resto grande capitolo, carico di tensione e con un paio di frasi veramente eccellenti, da segnarsi! 😀 Veramente un ottimo lavoro come sempre! 😉 Al finale, dunque!

    Ah, e volevo complimentarmi per i titoli dei singoli capitoli, sempre molto belli e ricercati!

    • Una strana reliquia è questa! Sarà di gomma oppure è protetta da qualche oscuro incantesimo? Credo che a breve si saprà qualcosa in più sulla sua fragilità o non-fragilità, anche perché mi sembra che sia l’opzione più votata!

      Ti ringrazio sinceramente per l’osservazione che hai fatto in merito al verbo “uscire”. Sì, è un palese regionalismo e sì, anche io ci sono cascata, per quanto credessi di esserne immune! 😛 Considera che qui, nelle terre in cui splende il sole, chi ha un compagno animale tende a dire “devo uscire il cane”!

      • Ahahaha! Non so di quale zona tu sia, ma anch’io passo spesso dalle terre in cui splende il sole e so che è un modo di dire comune! Ma non solo lì, sai? In Friuli, per esempio, dicono sempre “ritornami il libro”! XD Essendo regionalismi si possono inserire nei dialoghi, però, soprattutto nei romanzi storici!
        Ad ogni modo le sviste sono materia di tutti i giorni, quando si scrive, per cui non c’è niente di cui preoccuparsi! ^^

  8. Il sospetto è la pecca dei deboli. Posso rubarti questo passaggio? È spettacolare, bravissima. Ho scelto per far cadere la reliquia, ma non sono sicuro che questa si romperà. Magari potrebbe scaturire qualcosa di oscuro e malvagio…

  9. tre opzioni che mi hanno messo in difficoltà. Allora, io non la consegnerei, neppure per una lauta ricompensa: troppo curiosa di sapere a cosa possa servire. Neppure la porterei con me, sicuramente non me lo lascerebbe fare. Quindi voto per farla cadere. Ma secondo me non si romperà! 🙂
    Questa storia mi è piaciuta molto! Potresti pensare di fare un seguito!

    • Sarebbe un tale peccato se questa reliquia si rompesse… ma sicuramente potremmo avere la certezza su eventuali suoi poteri sovrannaturali! Oppure no?

      Non puoi neppure lontanamente immaginare quanto sono lusingata dal tuo invito a scrivere un seguito per questa sciocchezza. In effetti, da lungo tempo ho un progetto in testa e potrebbe ricollegarsi a questo racconto, seppure ambientato in un altro periodo della storia europea.

  10. Fra le tre opzioni ho scelto la più coraggiosa ma non ti nascondo che ho qualche riserva mentale. E se avesse ragione la vecchia? Se capitasse davvero un guaio irrimediabile? Oddio come farò a prendere sonno questa notte? Il solo pensiero di aver dato un contributo che possa causare danni mi inquieta un po’ e più di un po’. Ti prego fai in modo che finisca come una rassicurante fiaba con la conclusione rituale “…e vissero tutti felici e contenti!”
    Inventati qualcosa! TI PREEEGO!

    • Da un lato mi dispiace dover illudere le tue speranze: in qualsiasi modo finisca questa storia, mi sembra difficile che vedrà un finale fiabesco. Ma d’altra parte il bello di scrivere qua su The Incipit è proprio quello di tenere sul filo dell’apprensione i quattro gatti di lettori che seguono la storia.

    • E dirtto fino alla meta andrà il nostro barbuto eroe! Non l’ha fermato una tempesta mortale, certamente non sarà un effetto speciale da film di serie B a frenarlo. Speriamo che almeno non vada a sbattere da qualche parte!

    • Uff, ma perché questa cattiveria nei confronti di una povera vecchia? 🙁 Sembra che vi abbia ucciso il gatto! Lei non lo farebbe mai, specialmente se i suddetti gatti sono neri e parlano con voce luciferina!
      La scatola e la reliquia sono già un grande mistero. Chissà cosa accadrà…

  11. Denunciando la donna all’ufficiale portuale o cercando di allontanarla tramite l’intervento (peraltro improbabile o, inevitabilmente, tardivo) delle autorità ecclesiastiche a Tom sfuggirebbe l’opportunità di indagare personalmente e di farsi un’idea un po’ più chiara della situazione. Il “qui ed ora” diventa urgente e fondamentale visto la contingenza in cui viene a trovarsi.
    Penso sia abbastanza difficile, per l’autore che ha già un suo impianto d’insieme, modellare una storia su gusti e aspettative altrui. Ci vogliono doti di elasticità creativa non comuni, specialmene quando si hanno tempi (strettissimi) da rispettare. E, in tutto questo, riuscire a mantenere desta la curiosità – modulando con maestria gli eventi e padroneggiando dosi e misure di tensione ad ogni fine capitolo – è altro titolo di merito. Mi congratulo davvero.
    Mi raccomando: non mollare, mai. Continua a scrivere. Ogni talento è sacro, qualsiasi esso sia, e va rispettato, integralmente, senza se e senza ma.

    • Questa serie irrefrenabile di complimenti, uniti all’invito di continuare a scrivere, sono quanto di più incoraggiante e motivante possa esserci. Addirittura parlare di “talento”! Non credo che la mia scrittura meriti tante belle parole. E’ semplicemente un esercizio, una distrazione dalle preoccupazioni quotidiane.
      Grazie, grazie davvero.

  12. Non credo che Thomas abbia interesse a coinvolgere altre persone nella faccenda. Già il marinaio traduttore potrebbe aver intuito qualcosa. Meglio risolvere il problema della vecchia senza coinvolgere vescovo e ufficiale.

    • Ritengo che l’ignoranza di Thomas della lingua francese sia imperdonabile. Mai dipendere dagli altri!
      Credo proprio che, per quanto abbia ancora bisogno di un interprete, il parere generale sia quello di interrogare l’anziana.

  13. Penso di aver votato la tua opzione preferita, optando per aprire la scatola. Mentre leggevo il racconto ho sviluppato un’idea che non mi ha più abbandonato. E se lei facesse in qualche modo ritorno? Tutto sommato il suo allontanamento è pieno di ombre….

      • Confesso di aver rimandato la mia risposta al tuo commento perché non ero certa su come interpretare quel “lei”. La scatola? Una donna ancora non nominata? La reliquia?
        Per fortuna che adesso è tutto chiaro!

        No, dubito fortemente che Kei torni in scena. Cosa gli sia successo non lo saprà neppure Thomas, ma qui dalla regia mi dicono che difficilmente il “roscio” spunterà nuovamente fra le righe.

        Si comprende davvero così tanto che sono affezionata a questa scatola? 😀

    • Quel che mi fa più piacere è vedere che la fantasia del lettore viene stuzzicata a tal punto da creare un’immagine mentale dei personaggi, una vera caratterizzazione psicologica da poche righe descrittive. Ma è anche vero che il lettore dev’essere disposto a fare un simile sforzo di attenzione ed immaginazione. Mi onora molto sapere che tu abbia degnato la mia storia di questa attenzione! ^^
      Grazie!

  14. Grande questo episodio! Mi è sembrato di trovarmi con i personaggi mentre discutevano, bravissima! Leggendo, si nota come Kei ha sempre portato solo guai, non viene mai lodato per qualche capacità. Che utilità ha allora questo piccolo marinaio? Meglio sbarazzersene, in maniera credibile ovviamente. Il tutto potrebbe essere anche un avvertimento per chi voglia seguire le orme di Kei.

    • Nel costruire (all’impronta) il personaggio di Kei, mi sono chiesta anche io cosa avesse di buono per essere assoldato il una nave mercantile. Per amore di narrazione e per la pressione del tempo che scorre, ho zittito la mia testa dicendomi che un paio di braccia forti e gambe agili potevano essere sempre utili su una nave, e non credo che all’epoca esistesse un sistema di referenze. La vera domanda è: com’è che non l’hanno cacciato al primo guaio? La risposta è: non lo so neppure io!
      Ancora grazie per la tua sincera e graditissima opinione!

  15. Approfitto di questo spazio dedicato ai commenti dei lettori per commentare io stessa questo quinto capitolo.
    La mia intenzione iniziale, per quanto lo schema del racconto non sia proprio ben definito, non prevedeva la possibilità di un ammutinamento o di qualcosa di simile. Semplicemente non ci avevo pensato, non avevo considerato una svolta simile. Ma, come mi avete fatto notare voi, disobbedire a degli ordini così assurdi e fuori da ogni logica sarebbe stata una reazione più che naturale e assolutamente realistica. Per questo vi ringrazio per avere espresso la vostra sincera opinione e per avere influito sul racconto più che con un semplice voto!

  16. La seconda opzione (con tono autoritario comunicherà ecc…) sembra sia il comportamento maggiormente allineato al carattere del personaggio per come è stato presentato finora: una solida sicurezza che si fonda però su schemi precostituiti frutto di elaborazioni trasmesse da altri e non della sua diretta esperienza. E quella che appare – se vista superficialmente e dall’esterno – una solida sicurezza , probabilmente si rivelerà, come spesso accade, semplicemente una comune arroganza.
    Va da sé che la vita, in questi casi, prima o poi reagisce (a scopi meramente istruttivi) e, traendo spunto da un inesauribile patrimonio di possibili situazioni, ne ritaglia qualcuna ad hoc per puntare il dito, sottolineare ciò che non va, ed indicare la retta via e il giusto comportamento.
    Quale situazione, idealmente istruttiva, sarà scelta dalla vita per indicare a Tom un percorso di crescita interiore?
    Per scoprirlo dovrò solo attendere i prossimi capitoli. Attenderò!

    • Non sono certa che Thomas debba intraprendere una via di crescita interiore: la sua reazione autoritaria è suscitata dalla necessità di non indurre l’interlocutore in una posizione di vantaggio (per quanto ciò, come si vedrà, risulterà vano). Quando si ha a che fare con uomini induriti dalla salsedine e dalle tempeste, non possono essere utilizzate parole dolci e rassicuranti!

  17. Devo dire che la storia e davvero intrigante e coinvolgente, come fautrice dei valori familiari spero non scarichi la colpa sul fratello,anche se al giorno d ‘oggi in molti lo farebero!sono proprio curiosa di leggere i prossimi capitoli!complimenti!

    • Sarebbe proprio da infame, infatti, scaricare la colpa sul proprio fratello. Certamente però la fiducia tradita può portare a reazioni poco consone… ma non credo proprio che sia questo il caso! Grazie mille! 🙂

  18. Una volta, durante un lavoretto estivo, avevo alle mia spalle un poster che recitava “Il capo è sempre il capo”. Anche in questo caso, l’equipaggio dovrà ubbidire agli ordini del capo, senza se e senza ma. Il rischio di un ammutinamento è nell’aria, non ti nascondo che sarebbe una scena che leggerei con estremo piacere. Vedremo cosa gradisce la maggioranza 🙂 Seguo la storia comunque per non rischiare di perdere altri episodi.

    • Il capo rimane sempre il capo, ma un’autorevolezza minata può portare a rischi concreti. Sembra che la maggioranza, al di là di ciò che è espresso nei voti, stia portando verso degli eventi non previsti ma realistici! Grazie 🙂

  19. Visto il tipo, credo che inizialmente ordinerà all’equipaggio di salpare senza troppi convenevoli. C’è sempre tempo per fornire loro un incentivo economico. E poi, anche se non conoscono i particolari, i marinai hanno assistito al litigio con il fratello. Si saranno fatti un opinione. Ad ogni modo non esiste niente di più superstizioso di un marinaio, perciò l’ombra dell’ammutinamento è sempre dietro l’angolo! 😉
    Finalmente si parte! ^^

    • Quest’ombra, che prima era grande quanto la punta di uno spillo, sta cominciando a crescere a dismisura e ad oscurare un sole che ancora non spunta! Speriamo davvero che Thomas riesca a prendere il largo…

  20. Lì per lì sarà scettico, credo. Dipende molto dal suo trascorso e dalle sue credenze, in realtà, ma se già si è dimostrato più attaccato al denaro che al timor di Dio, non so quanta fiducia possa dare alla reliquia.

  21. Secondo me lì per lì si rifiuta di salpare. Che poi possa accadere qualcosa in grado di convincerlo e fargli cambiare idea non è da escludersi, ma così, solo con le rassicurazioni di un cabalista, non metterei mai a rischio nave, carico ed equipaggio. Rischierei un ammutinamento in porto, tra l’altro! ^^ Capitolo molto bello e ricercato nel linguaggio! Brava! ^^

  22. In realtà non è stato facile scegliere una delle tre opzioni perchè – allo stato attuale della narrazione – tutte plausibili, perfettamente coerenti con la natura della storia e dei personaggi. Alla fine ho pensato che “rimettere la decisione nelle mani del fratello” potesse fornire a Thomas un alibi psicologico utile a placare l’ansia della scelta.
    Ma questa “delega in un momento di crisi” forse crea un’inevitabile connotazione del personaggio (insufficiente autostima e tendenza alla sottomissione) che rischia di avere dei risvolti nello sviluppo successivo degli eventi. Dipenderà da come la si vorrà gestire.
    Complimenti per l’impianto descrittivo che trovo molto coinvolgente. Quella natura che si affaccia agli occhi e al cuore del lettore nel giorno di S.Giovanni – così carica di immagini, suoni e non-suoni, cacofonie come presagi – imbarazzano l’anima perchè l’avvolgono e la tengono prigioniera in uno stato di disagio a cui ci si vorrebbe sottrarre senza alcun indugio. Insomma si è lì, a “sentire”, empaticamente, insieme ai personaggi . Bel risultato!

    • Il risvolto psicologico a quanto pare ci sarà. Per quanto io non veda un’insufficienza nell’autostima di Thomas, quanto una mera delega delle responsabilità, sicuramente questo guardare del fratello minore al maggiore ha una sua recondita importanza.

  23. Due episodi davvero ben scritti, e direi soprattutto coinvolgenti. Ho votato per avere il doppio della paga. Il nostro Thomas sa il fatto suo, è pronto a correre il rischio ma solo dietro una paga ragionevole. Vedremo se il mio voto sarà quello della maggioranza 🙂

      • Sono io a dover ringraziare te per tutta l’importanza che dai al mio giudizio, ma, in tutta sincerità, non sono altro che un pivello, una goccia in un mare di bravi scrittori “incipitiani”. Detto ciò, continua comunque su questa strada e sono sicuro avrai grandi soddisfazioni 🙂

  24. Sì, accetterà, ma solo con paga doppia! La chiesa non ha mai fatto belle cose a chi si macchiava di stregoneria. 😉 Ad ogni modo il nostro Thomas è un amante del rischio, no? E cosa c’è di più rischioso che portare un oggettino come quello nella tana del leone? Ma in quanto uomo d’affari fossi in lui chiederei il doppio dell’oro. Amico o non amico di papà, la pelle è la mia, non ti pare? ^^
    Non vedo l’ora di salpare!

  25. Lo stile è maturo, colto, per altro impreziosito da una misurata tensione narrativa, il tutto ben adeguato al genere che hai scelto, quello storico, oggi sempre più raro forse perchè più complesso ed irto di insidie.
    Leggerei volentieri una storia che, già dall’inizio, mostra tutti i caratteri di una narrazione piena di spessore.
    Complimenti!
    Costretta alla scelta tra le tre proposte, opterei per la prima cioè “accetterà l’incarico senza porre alcuna domanda” per la semplice ragione che apre una strada più larga al mistero, a vantaggio del narratore e del lettore.

    • Il tuo commento mi ha lasciata davvero di stucco! Non mi aspettavo una simile “recensione”. Grazie, grazie davvero!
      In merito alla tua scelta, apprezzo e comprendo che un lettore voglia dare spazio all’intreccio, per quanto lo permetta i limiti della forma (si veda appunto il regolamento del sito).

  26. Per me gli proporrà di discuterne alla locanda. Se io fossi il capitano e un tizio sconosciuto mi si presentasse con uno scrigno di lingotti come minimo vorrei assicurarmi che 1) conosca davvero mio fratello come sostiene, e 2) avere qualche dettaglio in più sul carico. All’epoca ti facevano la pelle, se ti beccavano a contrabbandare. Questo un mercante esperto come lui di sicuro deve saperlo. ^^ Bell’inizio, il romanzo storico è un genere difficile da scrivere ma quando è ben fatto è un piacere da leggere! ^^

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