These are my shoes

Dove eravamo rimasti?

Chi è Oscar Senders? Un medico legale (50%)

Obitorio

Parcheggio delle ambulanze.

03:25 am.

Un refolo di vento gelido mi regalò un brivido prima di fuggir via a sballottare alcune lattine di birra deformi sul marciapiede. Respirai la notte fredda, l’odore di asfalto e l’umidità delle pozzanghere. A pochi metri, un barbone un po’ alticcio e il suo carrello tintinnante, un cliché per quella New York pre-autunnale. L’ingresso del pronto soccorso appariva silenzioso eccezion fatta per qualche gemito furtivo in un’ambulanza dove, tra una siringa e una barella, si sentiva il consumarsi vorace dei corpi di due sconosciuti. Non era stato difficile ottenere informazioni da Rita, tra un’avance e una parola di troppo si era lasciata sfuggire che avrei potuto trovare Sanders alle 03:30 circa, durante l’ultima pausa prima di staccare dal turno. Passeggiai tra i mezzi parcheggiati fino a quando, sotto la luce del porticato, scorsi il fumo di una sigaretta e l’arancione vivo del suo bruciare. Un sigarillo ardeva tra le labbra di uomo, alto ma visibilmente incurvato probabilmente dal suo mestiere. Cupo, il suo viso, appariva come scavato da segreti celati con ferocia, le mani ossute ma filiformi tralasciavano intendere una certa dimestichezza con strumenti di precisione, ai piedi degli zoccoli sanitari da manuale.

– Tu devi essere Jack.

Lo guardai stupito, si era girato tutto d’un tratto guardandomi con la coda dei suoi occhi vitrei rompendo completamente il mio ritmo.

– Dott. Sanders?

– Il tuo amico coi baffi deve tenerci molto a te per scomodare anche i morti ammazzati. Seguimi non abbiamo molto tempo.

Aprì velocemente le porte antipanico e scomparve nel buio dell’ingresso. Mi affrettai a seguirlo in silenzio, forse non ero l’unico a sostenere che fosse uno strano caso di un suicidio, pensai. Cosa gli aveva raccontato Marvin? Molte domande giravano nella mia testa mentre correvo dietro al dottore nel lungo corridoio che portava alla camera mortuaria, la nostra destinazione. Camminava svelto con passo fermo, i suoi zoccoli ingialliti scricchiolavano quasi a dettare i tempi di una marcia funebre. Entrammo. La stanza era pulita, ordinata e lucida, priva di qualsiasi traccia dell’odore invadente di cadavere. Il Dottore mi guardò e mi fece cenno con il capo indicando l’alloggio davanti a lui. Mi avvicinai e con un movimento rapido e preciso, tirai verso di me il carrello, portandolo a completa apertura. Davanti a me, sul lettino c’era proprio il corpo del giovane Arun, freddo e immobile. Non riuscivo a credere ai miei occhi: aldilà dei segni dell’autopsia, il corpo era quasi completamente stato ricostruito dopo lo schianto, quasi come a voler ricomporre un grottesco puzzle. C’erano cicatrici ed ematomi ovunque, alcune tumefazioni sulle ginocchia e tra le costole erano così scure da sembrare pelle marcia; lungo la gamba destra i segni di una lacerazione da coltello, la probabile causa del sangue che vidi il giorno dell’incidente.

– Morto ammazzato, diceva..

– Si, morto e ammazzato, ben prima che decidesse di far del suo corpo un brandello unico.

– Cosa intende Dott. Sanders?

– Ma non lo vede? Dico io, il ragazzo era stato brutalmente torturato, i segni che vede sono inequivocabili, fratture multiple, denti spezzati, dopo la lacerazione dell’arteria femorale è un miracolo che sia resistito così tanto…

– Qualcuno ha identificato il corpo?

– Un uomo è passato per chiedere informazioni, un tipo strano.

– Ricorda il nome?

– Si certo, lo ricordo bene, Mr…

Si bloccò improvvisamente, un movimento nella stanza adiacente aveva catturato la sua attenzione e quindi anche la mia. Preoccupato, il Dott.Sanders mi fece cenno di spegnere la luce. Passi in avvicinamento e echeggiavano nel corridoio per poi fermarsi davanti alla porta della camera mortuaria. La maniglia ruotò lentamente, la serratura scattò e la porta si aprì. Sentì il suono dell’accendersi della luce e una voce maschile rivolgersi al Dott.Sanders.

– Dov’è Arun? – disse una voce

– Qui, si trova qui, carrello numero 32.

Sentì il carrello di fianco a quello dove mi ero nascosto scorrere fino a fine corsa e…improvvisamente del trambusto, una colluttazione, un gemito, un grande colpo e un tonfo per terra.

Poi, il silenzio.

Senza fiato e in posizione supina, rimasi immobile ascoltando ogni minima variazione percepibile, insieme al mio cuore in totale soprassalto. Chi era questa persona? Cos’era successo al Dott. Sanders?

Sentii scorrere nuovamente il carrello di Arun e poi i passi, allontanarsi, più pesanti di prima. Scomparsi quei suoni ostili, sgattaiolai fuori dal mio macabro nascondiglio.

Luce.

Sudore.

Passi rossi che muovevano dai lettini verso il corridoio buio.

Respiro forte.

Silenzio, di tomba.

Il corpo di Arun era scomparso, al suo posto, steso sul lettino, quello del povero Oscar.

Ciò che più mi impressionò non fu la sua testa fracassata o il sangue  che si riversava copioso sul pavimento ma un particolare alla fine del suo corpo. Una scarpa, azzurra, All star.

Quella, proprio quella, era l’altra scarpa di Arun. Quello era un messaggio per me.

Quale sarà la prossima mossa di Jack?

  • Cercare di scoprire se Maggie ha qualche informazione sul caso (13%)
    13
  • Tornare da Marvin e farsi aiutare a cercare l'assassino (63%)
    63
  • Indagare sulle torture subite da Arun (25%)
    25

Voti totali: 8

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112 Commenti

  1. Mi unisco al coro di complimenti, davvero meritati.
    mi è parso un pò scollato tra il 5 e il 6 episodio… forse per poca concentrazione.
    Il settimo m invece ricalca benissimo il ritmo dei primi capitoli.
    Un racconto incalzante e appassionante.
    Merito dell’autore.
    “Stranizza” tutto questo intervallo tempo… però vedo che è possibile riprenderlo anche a distanza di 4 anni.
    Davvero complimenti.
    Voto per indagare sulle torture.

    • Grazie Alex 🙂 si in effetti nei capitoli 5-6 avevo da una parte voglia di variare il ritmo e dall’altra di raccontare dei personaggi che mi incuriosivano…probabilmente lo stile è migliorabile 😀
      Sono stato assente tanto tempo perché impegnato in altro ma mai ho dimenticato il punto in cui avevo lasciato questo racconto, riprenderlo è stato piuttosto naturale!
      a presto!

  2. Beh l’ultima volta ero a New York (cosa che aveva dato una sfumatura molto speciale alla lettura). Stavolta sono a Boston. Destinato a leggere i tuoi racconti sotto l’effetto del jet lag. Speriamo di non dover aspettare il prossimo viaggio per un nuovo capitolo 😉
    Sono dannatamente curioso di vedere come finisce!

  3. Scrivi benissimo.
    Notevoli i primi 2 episodi: sognanti e tensivi nel contempo.
    L’idea delle scarpe come strumento per conoscere le persone la troviamo anche nel protagonista di “Bianca”‘ di Nanni Moretti, ma qui diventa quasi un’ossessione come quella per i profumi di Grenouille de Il Profumo di Suskind.
    E il mistero aleggia….
    Ti seguo

  4. Bruno, ti rendi conto che ormai sto aspettando la mail che mi annuncia un nuovo episodio come un bambino aspetta finalmente la paghetta mensile per spenderla in gelato? E l’effetto è lo stesso: provi un piacere immenso ma finisce subito 🙂
    Mi sono divorato questo episodio in un attimo, e sono andato a dormire pensando a cosa potevo fare per farti andare in ferie e finire il racconto prima possibile 😛
    Poi vabbeh, l’ambientazione a New York è proprio un colpo al cuore eh.. Cmq bello, mi piace un sacco lo stile.

  5. Un giallo con la G maiuscola!
    mi piace il ritmo che dai alla storia e il modo in cui descrivi le scene.
    Ma pensa un po’ dai primi capitoli avevo immaginato che il protagonista fosse un ragazzo invece è un uomo e addirittura un detective!
    Direi che ora dovrebbe chiamare un vecchio collega

  6. non ci posso credere!!!!
    sai che ho scritto un messaggio su twitter chiedendo il titolo della tua storia? non avevo erroneamente cliccato segui e ho cercato dappertutto (di più su avventura chissà perché pensavo fosse inserita in quel genere) ma non l’ho trovata. Avevo letto solo l’incipit e mi era piaciuto un sacco rimanendomi impresso.
    Oggi apro e la trovo per prima tra quelle pubblicateeeee! vado a divorare i capitoli persi, intanto ho cliccato subito su segui!!!!
    evviva!!!!

  7. ahah adesso non riuscirò a staccarmi da questo racconto finché non è finito. fico, aggiungiamo un’altra bella cosa alla lunga lista dei tuoi talenti! mi piace un sacco come scrivi.
    e cmq, una persona scomparsa anni prima mi cozza con la domanda della poliziotta: se fosse scomparsa, la poliziotta (forse) non avrebbe fatto quella domanda in quel modo 🙂

  8. Bentornato.
    Confermo: mi piace come scrivi. Mi piace così tanto che non capisco perché sciupi il piacere della lettura con alcuni vizi (o vezzi) incomprensibili:
    – i due puntini al posto dei tre (già odio l’abuso dei punti sospensivi, figuriamoci le variazioni sul tema);
    – se proprio vuoi usare i caporali, usa quelli giusti « » e non <>;
    – “nulla che centrasse con la trasandatezza”, vista la presenza del “con”, direi che è un “c’entrasse” (centrare ed entrarci vengono spesso confusi).
    Se un autore non mi piace più di tanto e/o sono convinto che non abbia un potenziale da esprimere, non mi incaponisco con questi dettagli. Ma se uno sa scrivere e deve solo migliorare la forma (che mai come in questo caso è anche sostanza), allora m’incazzo davvero. Ho tralasciato altri refusi, per non infierire.
    Magnate dell’industria petrolchimica (e ho i miei buoni motivi).

  9. Ho iniziato a leggere il tuo racconto perché per un progetto scolastico avevo sviluppato la stessa teoria secondo cui dalle scarpe si possa capire tutto della persona che le indossa, comunque escludendo questa piccola digressione inutile devo dire che mi piace molto il modo in cui scrivi! Attendo il terzo capitolo!
    p.s. voto per i necrologi!

  10. Che racconto insolito e appassionante! Sei davvero bravo, essenziale e originale. Ottimo umorismo, grottesco al punto giusto: un detective amatoriale feticista, lo adoro!
    C’è solo una nota negativa in tutto questo: peccato che sei un ingegnere. Mi spiace molto anche per Napo, ragazzi vi sono vicino, davvero.
    Proprio l’altro giorno al torneo di beach volley triangolare architetti/geometri/ingegneri, abbiamo steso i vostri colleghi. Martedì picchiamo un po’ i geometri.
    @Napo ero sicuro ti piacesse: scrivete in modo molto simile, e tenete sospesi al punto giusto i lettore.

  11. Ma mi piace! Sì, che mi piace! Sono raro agli entusiasmi (quindi, ragazzo, vedi di non farmelo passare…). Non ti avevo letto per via del tuo nickname, che trovo repellente. Poi mi sono tappato il naso e… oh oh che sorpresa. Ritmo giusto, punto di vista (o preferisci l’acronimo POV, ingegnere?) originale, sviluppo imprevedibile.
    Ho sviluppato una mia teoria (tu ne sei la conferma). Gli scrittori/ingegneri hanno caratteristiche comuni: sono analitici, consequenziali, usano un lessico essenziale, non eccedono nelle digressioni e nelle considerazioni personali, forniscono tutti gli elementi affinché il lettore si faccia una sua idea della storia, ma amano stupirli con improvvisi colpi di scena, cambi di prospettiva, in una sorta di sfida. Non sei d’accordo, collega?
    P.S.: qualche refuso c’è, ma è poca cosa. I mesi si scrivono con l’iniziale minuscola.

    • Grazie mille per il tuo commento! Felice di contribuire come elemento di argomentazione per la tesi delle caratteristiche comuni di Scrittori/ Ingegneri! Essendo però un pò neofita in questo ambiente, mi riserbo di commentare più in là, ho necessità di approfondire:)
      p.s. cercherò di non farti passare l’entusiasmo, ho in mente tante simpatiche cose per i prossimi capitoli:)

  12. Direi che si parte dal ritrovamento della scarpa dato quello che hai scritto nella trama! Comunque anche io ho sempre pensato che le scarpe rivelino molto sull’essenza di una persona! 😉

  13. Incipit particolarmente interessante, aspetto ora la continuazione con trepida attesa. Ho votato : cercherà di scendere tra i binari. Potrebbe essere interessato alla scarpa del ragazzo: le scarpe dicono a tutto al protagonista, e perciò potrebbe ricavarne informazioni interessanti.

  14. Rimarrà immobile: non ha senso che scenda, e non vedo perché un personaggio così maniaco dovrebbe sentire il bisogno di scappare…

    Mi ero tenuto questo incipit da parte, e ora l’ho letto: bravo, hai una bella scrittura. Gli incipit vanno tenuti volontariamente brevi e semplici, e forsè è per questo che non hai ricevuto l’audience meritato.

    Che strana curiosità, questa delle scarpe! Adoro New York, ma chi non lo fa?

    • Grazie per il tuo commento, in effetti come incipit forse avrei dovuto tarare meglio la lunghezza:)
      Sai sono indeciso perché effettivamente è successo qualcosa di inusuale nel rituale di questo personaggio maniaco delle scarpe: è entrato in contatto con la persona attraverso gli occhi, questo secondo me lo destabilizza…ci sta che stia immobile anche che, in seguito allo shock, faccia qualcosa al di fuori dalla sua “routine mentale”.

      • Se è per questo, ci sta proprio tutto: dipende da come lo racconterai.
        Io ho solo indicato quella che secondo me è la più interessante: ma ovviamente, con la tua abilità sei perfettamente in grado di dimostrare che mi sbaglio. 😉

  15. In primis, grazie per il tuo commento:)

    Si è vero il racconto è un pò fermo: mi piaceva l’idea di partire dal senso di quiete data dalla riflessione e dall’abitudine per poi rompere con un evento improvviso:)

    Per le scarpe sporche di rossetto, mi capitò qualche anno fa di vederle indossate a una ragazzina punk!

    ciao!

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