These are my shoes

Dove eravamo rimasti?

Che cosa di importante troverà Marvin? Un numero di telefono e un indirizzo di casa (58%)

Messaggio

Mi svegliai madido di sudore, la luce del mattino infieriva su di me, passando attraverso le veneziane impolverate. Abbandonata la dimensione onirica della notte appena trascorsa, realizzai di essere ancora nel mio vecchio alloggio, al D-Road Motel.Rotolato sul fianco destro, raddrizzai il busto e, appoggiando i piedi sulla moquette rossa, mi alzai sentendo una forte fitta risalire lungo la gamba. Bestemmiai e zoppicante mi diressi verso il bagno. Non mi ero mai ripreso del tutto dalla sparatoria con Megdeli ma nella foga dell’incidente non me ne ero per nulla curato. Sciacquai il viso e fissandomi tra le incrinature dello specchio pensai all’incontro con Marvin. Nonostante si fosse voltato prima che finissimo il nostro colloquio, ebbi il tempo di scorgere una lacrima farsi strada sul suo volto, tra le rughe che l’avevano raggiunto negli anni. Avevo sempre ammirato di lui la capacità di lasciar fluire le emozioni nel momento esatto in cui queste affioravano. Non ne aveva paura, anzi le usava come perno per tutte le decisioni importanti che prendeva nella vita. Marvin aveva coraggio da vendere.

Lo squillo del telefono della hall, situata a pochi metri dal mio rifugio, interruppe il flusso dei pensieri.

“Jack! Vieni qui, ha chiamato un tale, non ci ho capito molto…”.

Dylan “D” Luria, di origini italiane, dirigeva da 35 anni quel covo di fuggitivi, addescatori e prostitute. Non chiedeva mai, non sentiva mai, era un fantasma la cui discrezione era apprezzata da tutti i suoi clienti. Imponente nella sua stazza da pugile in pensione, indossava sempre un paio di pantaloncini sgualciti e una canottiera smanicata a righe orizzontali nere, deformate dalla pancia tonda, guadagnata trangugiando whiskey fin dall’età di 16 anni. Sotto il mento, una cicatrice si allungava fino all’orecchio sinistro, un souvenir rimediato in quella rissa dove per poco non ci rimase secco. Ricordo ancora l’enorme fatica nel trascinare quell’ammasso di muscoli e alcool verso l’ospedale. Da allora il suo Motel era diventata la mia seconda casa.

Uscito dalla stanza, mi diressi verso di lui attraversando il parcheggio in terra battuta. Tra i passi, sentivo levarsi nell’aria la polvere e l’odore di benzina, come a segnare il passaggio di un nuovo ospite del luogo, pensai.

Tra le dita tozze e irsute, Dylan stringeva un foglietto. Mi disse d’aver annotato ciò che era riuscito a carpire dal discorso frettoloso di Marvin; il resto delle sue parole non le ascoltai, perché già catturato dalla curiosità di sapere cosa avesse trovato per me il mio compagno di venture. Distogliendo per un attimo lo sguardo dalla carta, rimasi a guardare quell’omone, analizzando le Crocs plumbee, sporche e consumate che calzava. Accennai un mezzo sorriso per ringraziarlo e tornai fuori. Appoggiato al cofano tiepido del nuovo mezzo in sosta, una cadillac arrugginita degli anni 50, aprii il biglietto e ne lessi il contenuto: “+1-718-780-3000, Oscar Sanders / 3 East, 64sima strada.”

Senza esitazioni, presi il telefono, digitai il numero e chiamai.

(telefono che squilla)

– New York Methodist Hospital, sono Rita, come posso aiutarla?

– Buongiorno Rita, cercavo Mr Sanders, Oscar Sanders.

Chi è Oscar Senders?

  • Un inserviente della struttura (13%)
    13
  • Il responsabile del personale della camera mortuaria (38%)
    38
  • Un medico legale (50%)
    50
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112 Commenti

  1. Mi unisco al coro di complimenti, davvero meritati.
    mi è parso un pò scollato tra il 5 e il 6 episodio… forse per poca concentrazione.
    Il settimo m invece ricalca benissimo il ritmo dei primi capitoli.
    Un racconto incalzante e appassionante.
    Merito dell’autore.
    “Stranizza” tutto questo intervallo tempo… però vedo che è possibile riprenderlo anche a distanza di 4 anni.
    Davvero complimenti.
    Voto per indagare sulle torture.

    • Grazie Alex 🙂 si in effetti nei capitoli 5-6 avevo da una parte voglia di variare il ritmo e dall’altra di raccontare dei personaggi che mi incuriosivano…probabilmente lo stile è migliorabile 😀
      Sono stato assente tanto tempo perché impegnato in altro ma mai ho dimenticato il punto in cui avevo lasciato questo racconto, riprenderlo è stato piuttosto naturale!
      a presto!

  2. Beh l’ultima volta ero a New York (cosa che aveva dato una sfumatura molto speciale alla lettura). Stavolta sono a Boston. Destinato a leggere i tuoi racconti sotto l’effetto del jet lag. Speriamo di non dover aspettare il prossimo viaggio per un nuovo capitolo 😉
    Sono dannatamente curioso di vedere come finisce!

  3. Scrivi benissimo.
    Notevoli i primi 2 episodi: sognanti e tensivi nel contempo.
    L’idea delle scarpe come strumento per conoscere le persone la troviamo anche nel protagonista di “Bianca”‘ di Nanni Moretti, ma qui diventa quasi un’ossessione come quella per i profumi di Grenouille de Il Profumo di Suskind.
    E il mistero aleggia….
    Ti seguo

  4. Bruno, ti rendi conto che ormai sto aspettando la mail che mi annuncia un nuovo episodio come un bambino aspetta finalmente la paghetta mensile per spenderla in gelato? E l’effetto è lo stesso: provi un piacere immenso ma finisce subito 🙂
    Mi sono divorato questo episodio in un attimo, e sono andato a dormire pensando a cosa potevo fare per farti andare in ferie e finire il racconto prima possibile 😛
    Poi vabbeh, l’ambientazione a New York è proprio un colpo al cuore eh.. Cmq bello, mi piace un sacco lo stile.

  5. Un giallo con la G maiuscola!
    mi piace il ritmo che dai alla storia e il modo in cui descrivi le scene.
    Ma pensa un po’ dai primi capitoli avevo immaginato che il protagonista fosse un ragazzo invece è un uomo e addirittura un detective!
    Direi che ora dovrebbe chiamare un vecchio collega

  6. non ci posso credere!!!!
    sai che ho scritto un messaggio su twitter chiedendo il titolo della tua storia? non avevo erroneamente cliccato segui e ho cercato dappertutto (di più su avventura chissà perché pensavo fosse inserita in quel genere) ma non l’ho trovata. Avevo letto solo l’incipit e mi era piaciuto un sacco rimanendomi impresso.
    Oggi apro e la trovo per prima tra quelle pubblicateeeee! vado a divorare i capitoli persi, intanto ho cliccato subito su segui!!!!
    evviva!!!!

  7. ahah adesso non riuscirò a staccarmi da questo racconto finché non è finito. fico, aggiungiamo un’altra bella cosa alla lunga lista dei tuoi talenti! mi piace un sacco come scrivi.
    e cmq, una persona scomparsa anni prima mi cozza con la domanda della poliziotta: se fosse scomparsa, la poliziotta (forse) non avrebbe fatto quella domanda in quel modo 🙂

  8. Bentornato.
    Confermo: mi piace come scrivi. Mi piace così tanto che non capisco perché sciupi il piacere della lettura con alcuni vizi (o vezzi) incomprensibili:
    – i due puntini al posto dei tre (già odio l’abuso dei punti sospensivi, figuriamoci le variazioni sul tema);
    – se proprio vuoi usare i caporali, usa quelli giusti « » e non <>;
    – “nulla che centrasse con la trasandatezza”, vista la presenza del “con”, direi che è un “c’entrasse” (centrare ed entrarci vengono spesso confusi).
    Se un autore non mi piace più di tanto e/o sono convinto che non abbia un potenziale da esprimere, non mi incaponisco con questi dettagli. Ma se uno sa scrivere e deve solo migliorare la forma (che mai come in questo caso è anche sostanza), allora m’incazzo davvero. Ho tralasciato altri refusi, per non infierire.
    Magnate dell’industria petrolchimica (e ho i miei buoni motivi).

  9. Ho iniziato a leggere il tuo racconto perché per un progetto scolastico avevo sviluppato la stessa teoria secondo cui dalle scarpe si possa capire tutto della persona che le indossa, comunque escludendo questa piccola digressione inutile devo dire che mi piace molto il modo in cui scrivi! Attendo il terzo capitolo!
    p.s. voto per i necrologi!

  10. Che racconto insolito e appassionante! Sei davvero bravo, essenziale e originale. Ottimo umorismo, grottesco al punto giusto: un detective amatoriale feticista, lo adoro!
    C’è solo una nota negativa in tutto questo: peccato che sei un ingegnere. Mi spiace molto anche per Napo, ragazzi vi sono vicino, davvero.
    Proprio l’altro giorno al torneo di beach volley triangolare architetti/geometri/ingegneri, abbiamo steso i vostri colleghi. Martedì picchiamo un po’ i geometri.
    @Napo ero sicuro ti piacesse: scrivete in modo molto simile, e tenete sospesi al punto giusto i lettore.

  11. Ma mi piace! Sì, che mi piace! Sono raro agli entusiasmi (quindi, ragazzo, vedi di non farmelo passare…). Non ti avevo letto per via del tuo nickname, che trovo repellente. Poi mi sono tappato il naso e… oh oh che sorpresa. Ritmo giusto, punto di vista (o preferisci l’acronimo POV, ingegnere?) originale, sviluppo imprevedibile.
    Ho sviluppato una mia teoria (tu ne sei la conferma). Gli scrittori/ingegneri hanno caratteristiche comuni: sono analitici, consequenziali, usano un lessico essenziale, non eccedono nelle digressioni e nelle considerazioni personali, forniscono tutti gli elementi affinché il lettore si faccia una sua idea della storia, ma amano stupirli con improvvisi colpi di scena, cambi di prospettiva, in una sorta di sfida. Non sei d’accordo, collega?
    P.S.: qualche refuso c’è, ma è poca cosa. I mesi si scrivono con l’iniziale minuscola.

    • Grazie mille per il tuo commento! Felice di contribuire come elemento di argomentazione per la tesi delle caratteristiche comuni di Scrittori/ Ingegneri! Essendo però un pò neofita in questo ambiente, mi riserbo di commentare più in là, ho necessità di approfondire:)
      p.s. cercherò di non farti passare l’entusiasmo, ho in mente tante simpatiche cose per i prossimi capitoli:)

  12. Direi che si parte dal ritrovamento della scarpa dato quello che hai scritto nella trama! Comunque anche io ho sempre pensato che le scarpe rivelino molto sull’essenza di una persona! 😉

  13. Incipit particolarmente interessante, aspetto ora la continuazione con trepida attesa. Ho votato : cercherà di scendere tra i binari. Potrebbe essere interessato alla scarpa del ragazzo: le scarpe dicono a tutto al protagonista, e perciò potrebbe ricavarne informazioni interessanti.

  14. Rimarrà immobile: non ha senso che scenda, e non vedo perché un personaggio così maniaco dovrebbe sentire il bisogno di scappare…

    Mi ero tenuto questo incipit da parte, e ora l’ho letto: bravo, hai una bella scrittura. Gli incipit vanno tenuti volontariamente brevi e semplici, e forsè è per questo che non hai ricevuto l’audience meritato.

    Che strana curiosità, questa delle scarpe! Adoro New York, ma chi non lo fa?

    • Grazie per il tuo commento, in effetti come incipit forse avrei dovuto tarare meglio la lunghezza:)
      Sai sono indeciso perché effettivamente è successo qualcosa di inusuale nel rituale di questo personaggio maniaco delle scarpe: è entrato in contatto con la persona attraverso gli occhi, questo secondo me lo destabilizza…ci sta che stia immobile anche che, in seguito allo shock, faccia qualcosa al di fuori dalla sua “routine mentale”.

      • Se è per questo, ci sta proprio tutto: dipende da come lo racconterai.
        Io ho solo indicato quella che secondo me è la più interessante: ma ovviamente, con la tua abilità sei perfettamente in grado di dimostrare che mi sbaglio. 😉

  15. In primis, grazie per il tuo commento:)

    Si è vero il racconto è un pò fermo: mi piaceva l’idea di partire dal senso di quiete data dalla riflessione e dall’abitudine per poi rompere con un evento improvviso:)

    Per le scarpe sporche di rossetto, mi capitò qualche anno fa di vederle indossate a una ragazzina punk!

    ciao!

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