These are my shoes

Incontro

Dicono che gli occhi siano lo specchio dell’anima; si forse hanno ragione, ma io prima osservo le scarpe. 

Ho sempre pensato che le facce delle persone assomigliassero un pò alle loro calzature. Ogni scarpa, nel suo materiale, la sua pelle, trova impressa una storia. Grandi o piccole, lisce o rugose, luccicanti, opache, di pelle, stoffa, plastica e linde di fabbrica, sporche di sudore, fango, sangue, rossetto, rancide, senza colore. Ogni scarpa nel suo odore trova le spiegazioni del percorso, i fatti che l’hanno caratterizzato, una figura, un carattere, quasi un pensiero. Ne ho osservate a migliaia, sfrecciare davanti agli occhi, illuminate dalla luce attraverso i finestrini sporchi del MTA, pregne d’acqua nelle giornate di pioggia, spaccate dal freddo con il primo ghiaccio, sbiadite dal sole di Luglio, aperte e sgualcite per l’eccessiva usura. Mi divertivo a immaginare i volti di chi le calzava insieme alle loro storie. Partivo dal basso, dalla base, dalla radice. Agli inizi era faticoso, ma nel tempo ho trovato una chiave di lettura, arrivando a intercettare particolari anche molto dettagliati. Dalle tonalità e dal materiale desumevo il colore dei capelli, degli occhi, sceglievo una pelle candida piuttosto che olivastra o ebano. Dalla cura e dalla consistenza immaginavo un viso ben truccato o rasato, ma anche un viso solare piuttosto che serio. La forma mi aiutava ad aggiungere, al modello mentale, zigomi, mascelle, orecchie, menti e nasi sormontati da fronti con sopracciglia folte o fini. Il carattere era l’aspetto che però più mi colpiva e il più difficile da carpire. Era la vera sfida, il punto di incontro e soluzione di ogni ipotesi. Partivo dalla tipologia di nodo, dall’energia che era stata usata per farlo, guardavo poi i graffi e le macchie sulla superficie e, quando possibile, quanto e dove le suole erano consumate. Traducevo le immagini in simboli del percorso individuale e del grado di apertura all’esperienza, al nuovo. Analizzavo lo stile e il portamento del piede osservandone il movimento, il ritmo e le figure disegnate sul pavimento o in aria, la posizione di apertura o chiusura, la stasi. Lì, iniziava a tracciarsi un soggetto più nitido, più completo. Iniziavo a vedere ballerine, muratori, studenti, uomini e donne in carriera, pensionati, artisti e musicanti, scrittori, controllori, piccoli delinquenti di Harlem, avvocati, farmacisti e morti di fame. Riuscivo così a intercettare il loro lavoro e, in parte, anche un po’ del loro modo di stare la mondo. Una mattina come altre mentre svolgevo la mia ricerca giornaliera nella parte di mondo che non supera la caviglia, alla stazione della 33sima, notai un ragazzo passeggiare nervoso sulla banchina davanti a me. Portava delle vecchie Converse di qualche sottomarca, il piede destro era gonfio, la scarpa zuppa di sangue che colava dalla gamba. Sentivo il suo fiato affannato e nervoso, mi distraeva, non riuscivo a concentrarmi sulle sue scarpe e delineare il suo viso senza doverlo guardare. Feci appena in tempo a sollevare lo sguardo per incrociare il suo, agonizzante e in lacrime, disperato e diretto. Al passaggio del treno, di lui rimase solo quella scarpa, sbalzata in aria con l’urto e poi finita tra la banchina e il primo dei lunghi binari che tagliano New York come solenni lame. Era morto sul colpo, inconsapevole delle parti di sé, sfilate e allontanate dall’unità del corpo. Rimasi pietrificato, ero stato catapultato troppo in fretta nella sua vita, non avevo avuto il tempo di costruire preventivamente la sua figura e il suo ruolo nella mia immaginazione, lo avevo visto dritto nei suoi occhi vivi e subito dopo da corpo smembrato e immobile. 

Come reagirà il protagonista?

  • Scapperà inorridito dalla scena alla quale ha appena assistito... (17%)
    17
  • Cercherà di scendere tra i binari alla ricerca di... (50%)
    50
  • Rimarrà immobile, stordito dalla confusione... (33%)
    33
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112 Commenti

  1. Mi unisco al coro di complimenti, davvero meritati.
    mi è parso un pò scollato tra il 5 e il 6 episodio… forse per poca concentrazione.
    Il settimo m invece ricalca benissimo il ritmo dei primi capitoli.
    Un racconto incalzante e appassionante.
    Merito dell’autore.
    “Stranizza” tutto questo intervallo tempo… però vedo che è possibile riprenderlo anche a distanza di 4 anni.
    Davvero complimenti.
    Voto per indagare sulle torture.

    • Grazie Alex 🙂 si in effetti nei capitoli 5-6 avevo da una parte voglia di variare il ritmo e dall’altra di raccontare dei personaggi che mi incuriosivano…probabilmente lo stile è migliorabile 😀
      Sono stato assente tanto tempo perché impegnato in altro ma mai ho dimenticato il punto in cui avevo lasciato questo racconto, riprenderlo è stato piuttosto naturale!
      a presto!

  2. Beh l’ultima volta ero a New York (cosa che aveva dato una sfumatura molto speciale alla lettura). Stavolta sono a Boston. Destinato a leggere i tuoi racconti sotto l’effetto del jet lag. Speriamo di non dover aspettare il prossimo viaggio per un nuovo capitolo 😉
    Sono dannatamente curioso di vedere come finisce!

  3. Scrivi benissimo.
    Notevoli i primi 2 episodi: sognanti e tensivi nel contempo.
    L’idea delle scarpe come strumento per conoscere le persone la troviamo anche nel protagonista di “Bianca”‘ di Nanni Moretti, ma qui diventa quasi un’ossessione come quella per i profumi di Grenouille de Il Profumo di Suskind.
    E il mistero aleggia….
    Ti seguo

  4. Bruno, ti rendi conto che ormai sto aspettando la mail che mi annuncia un nuovo episodio come un bambino aspetta finalmente la paghetta mensile per spenderla in gelato? E l’effetto è lo stesso: provi un piacere immenso ma finisce subito 🙂
    Mi sono divorato questo episodio in un attimo, e sono andato a dormire pensando a cosa potevo fare per farti andare in ferie e finire il racconto prima possibile 😛
    Poi vabbeh, l’ambientazione a New York è proprio un colpo al cuore eh.. Cmq bello, mi piace un sacco lo stile.

  5. Un giallo con la G maiuscola!
    mi piace il ritmo che dai alla storia e il modo in cui descrivi le scene.
    Ma pensa un po’ dai primi capitoli avevo immaginato che il protagonista fosse un ragazzo invece è un uomo e addirittura un detective!
    Direi che ora dovrebbe chiamare un vecchio collega

  6. non ci posso credere!!!!
    sai che ho scritto un messaggio su twitter chiedendo il titolo della tua storia? non avevo erroneamente cliccato segui e ho cercato dappertutto (di più su avventura chissà perché pensavo fosse inserita in quel genere) ma non l’ho trovata. Avevo letto solo l’incipit e mi era piaciuto un sacco rimanendomi impresso.
    Oggi apro e la trovo per prima tra quelle pubblicateeeee! vado a divorare i capitoli persi, intanto ho cliccato subito su segui!!!!
    evviva!!!!

  7. ahah adesso non riuscirò a staccarmi da questo racconto finché non è finito. fico, aggiungiamo un’altra bella cosa alla lunga lista dei tuoi talenti! mi piace un sacco come scrivi.
    e cmq, una persona scomparsa anni prima mi cozza con la domanda della poliziotta: se fosse scomparsa, la poliziotta (forse) non avrebbe fatto quella domanda in quel modo 🙂

  8. Bentornato.
    Confermo: mi piace come scrivi. Mi piace così tanto che non capisco perché sciupi il piacere della lettura con alcuni vizi (o vezzi) incomprensibili:
    – i due puntini al posto dei tre (già odio l’abuso dei punti sospensivi, figuriamoci le variazioni sul tema);
    – se proprio vuoi usare i caporali, usa quelli giusti « » e non <>;
    – “nulla che centrasse con la trasandatezza”, vista la presenza del “con”, direi che è un “c’entrasse” (centrare ed entrarci vengono spesso confusi).
    Se un autore non mi piace più di tanto e/o sono convinto che non abbia un potenziale da esprimere, non mi incaponisco con questi dettagli. Ma se uno sa scrivere e deve solo migliorare la forma (che mai come in questo caso è anche sostanza), allora m’incazzo davvero. Ho tralasciato altri refusi, per non infierire.
    Magnate dell’industria petrolchimica (e ho i miei buoni motivi).

  9. Ho iniziato a leggere il tuo racconto perché per un progetto scolastico avevo sviluppato la stessa teoria secondo cui dalle scarpe si possa capire tutto della persona che le indossa, comunque escludendo questa piccola digressione inutile devo dire che mi piace molto il modo in cui scrivi! Attendo il terzo capitolo!
    p.s. voto per i necrologi!

  10. Che racconto insolito e appassionante! Sei davvero bravo, essenziale e originale. Ottimo umorismo, grottesco al punto giusto: un detective amatoriale feticista, lo adoro!
    C’è solo una nota negativa in tutto questo: peccato che sei un ingegnere. Mi spiace molto anche per Napo, ragazzi vi sono vicino, davvero.
    Proprio l’altro giorno al torneo di beach volley triangolare architetti/geometri/ingegneri, abbiamo steso i vostri colleghi. Martedì picchiamo un po’ i geometri.
    @Napo ero sicuro ti piacesse: scrivete in modo molto simile, e tenete sospesi al punto giusto i lettore.

  11. Ma mi piace! Sì, che mi piace! Sono raro agli entusiasmi (quindi, ragazzo, vedi di non farmelo passare…). Non ti avevo letto per via del tuo nickname, che trovo repellente. Poi mi sono tappato il naso e… oh oh che sorpresa. Ritmo giusto, punto di vista (o preferisci l’acronimo POV, ingegnere?) originale, sviluppo imprevedibile.
    Ho sviluppato una mia teoria (tu ne sei la conferma). Gli scrittori/ingegneri hanno caratteristiche comuni: sono analitici, consequenziali, usano un lessico essenziale, non eccedono nelle digressioni e nelle considerazioni personali, forniscono tutti gli elementi affinché il lettore si faccia una sua idea della storia, ma amano stupirli con improvvisi colpi di scena, cambi di prospettiva, in una sorta di sfida. Non sei d’accordo, collega?
    P.S.: qualche refuso c’è, ma è poca cosa. I mesi si scrivono con l’iniziale minuscola.

    • Grazie mille per il tuo commento! Felice di contribuire come elemento di argomentazione per la tesi delle caratteristiche comuni di Scrittori/ Ingegneri! Essendo però un pò neofita in questo ambiente, mi riserbo di commentare più in là, ho necessità di approfondire:)
      p.s. cercherò di non farti passare l’entusiasmo, ho in mente tante simpatiche cose per i prossimi capitoli:)

  12. Direi che si parte dal ritrovamento della scarpa dato quello che hai scritto nella trama! Comunque anche io ho sempre pensato che le scarpe rivelino molto sull’essenza di una persona! 😉

  13. Incipit particolarmente interessante, aspetto ora la continuazione con trepida attesa. Ho votato : cercherà di scendere tra i binari. Potrebbe essere interessato alla scarpa del ragazzo: le scarpe dicono a tutto al protagonista, e perciò potrebbe ricavarne informazioni interessanti.

  14. Rimarrà immobile: non ha senso che scenda, e non vedo perché un personaggio così maniaco dovrebbe sentire il bisogno di scappare…

    Mi ero tenuto questo incipit da parte, e ora l’ho letto: bravo, hai una bella scrittura. Gli incipit vanno tenuti volontariamente brevi e semplici, e forsè è per questo che non hai ricevuto l’audience meritato.

    Che strana curiosità, questa delle scarpe! Adoro New York, ma chi non lo fa?

    • Grazie per il tuo commento, in effetti come incipit forse avrei dovuto tarare meglio la lunghezza:)
      Sai sono indeciso perché effettivamente è successo qualcosa di inusuale nel rituale di questo personaggio maniaco delle scarpe: è entrato in contatto con la persona attraverso gli occhi, questo secondo me lo destabilizza…ci sta che stia immobile anche che, in seguito allo shock, faccia qualcosa al di fuori dalla sua “routine mentale”.

      • Se è per questo, ci sta proprio tutto: dipende da come lo racconterai.
        Io ho solo indicato quella che secondo me è la più interessante: ma ovviamente, con la tua abilità sei perfettamente in grado di dimostrare che mi sbaglio. 😉

  15. In primis, grazie per il tuo commento:)

    Si è vero il racconto è un pò fermo: mi piaceva l’idea di partire dal senso di quiete data dalla riflessione e dall’abitudine per poi rompere con un evento improvviso:)

    Per le scarpe sporche di rossetto, mi capitò qualche anno fa di vederle indossate a una ragazzina punk!

    ciao!

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