Sepolta

Dove eravamo rimasti?

Le sorti della ragazza sono nelle vostre mani, che finale vorreste? Lasciate a me la scelta (il che non esclude una terza opzione rispetto alle precedenti) (56%)

Agli sgoccioli

Non sapeva quanto tempo fosse passato da quando la ragazza dai capelli vermigli era fuggita. Dopo una decina di minuti da quando si era allontanata dalla fossa aveva visto l’uomo inseguirla. Dapprima si era alzato bestemmiando e si era appoggiato qualche istante alla parete toccandosi il collo, poi era uscito. E, così come per la sua compagna, l’aveva visto allontanarsi sotto la luce della luna. Ormai da un paio d’ore faticava a rimanere sveglia, continuava ad alternare stati di veglia a momenti di incoscienza. La botola era stata nuovamente sigillata. I crampi della fame le tormentavano lo stomaco, avvertiva delle profonde fitte, ma tentava di resistere. Si sforzava di respirare, si sentiva sempre più oppressa nel proprio corpo, ma ancor peggio le sembrava che anche la sua mente la stesse abbandonano; faticava a ragionare, aveva momenti di confusione. Le labbra sempre più screpolate. Le pareva di essere una pentola a pressione, perchè per la prima volta da quando era lì dentro percepiva un caldo asfissiante, si sentiva bollire, ed il suo battito cardiaco era notevolmente accelerato. D’un tratto udì dei rumori, dei passi provenire dall’esterno. La gola era troppo secca per permetterle di parlare, il solo tentativo le faceva ardere tutta la laringe. I passi si facevano sempre più vicini, quasi come se stessero rimbombando nella sua testa. La botola si spalancò con un leggero cigolio. Un intenso fascio di luce illuminò a giorno l’interno della fossa, la ragazza distesa si sforzava di tenere gli occhi aperti per vedere chi fosse all’esterno. La luce era troppo intensa, riuscì ad intravedere delle gambe, le parvero esili. Cercò di resistere, sentiva la vita scivolarle via dalle dita, tentava di trattenerla. Un’ultima parola, bastava quella. Provò a parlare nonostante l’immensa fatica che le richiedesse. Vide Charlotte che le sorrideva mentre veniva portata fuori di lì, le stava stringendo la mano. Sorrise. Era così piena di speranze nel momento in cui esalò l’ultimo respiro, che non si rese nemmeno conto che nessuno aveva aperto la botola. Che le tenebre regnavano ancora tutt’attorno a lei.

A pochi passi dal capanno due corpi erano distesi al suolo l’uno affianco all’altro, sdraiati sul proprio sangue. Una mano si mosse seguita da un braccio, uno dei due individui si alzò. Si resse ad un albero, fece qualche passo molto lentamente, guardò il sole. Quell’accecante sole di luglio. Poi cadde esanime al suolo. Un profondo squarcio partiva dal suo petto fino all’ombelico; sangue, carne ed indumenti formavano un’unica massa informe. Per dei lunghi minuti nulla si mosse, si sentivano solo degli uccelli cinguettare in lontananza. L’altro corpo iniziò a strisciare. Aveva il viso pieno di sangue, non sentiva più le gambe per la stanchezza, ma percepiva un dolore lancinante alla coscia. La guardò, un pugnale era conficcato poco sotto l’inguine, lo estrasse stringendo i denti. Non urlò. Aggrappandosi ad un ramo riuscì ad alzarsi, guardò l’altro corpo riverso al suolo in un lago di sangue. Reggendosi ad alcuni alberi continuò ad avanzare fino al capanno. Prese alcuni degli indumenti appesi ad asciugare al sole, si appoggiò con la schiena ad un tronco, strappò un brandello di stoffa e si cinse la coscia per fermare l’emorragia. Il dolore era acuto. Non passò molto tempo che il panno si intrise di sangue ed assunse un colore rosso intenso. Si rimise in piedi, i capelli rossi furono mossi dal vento, quella frescura le diede una sensazione di benessere. Doveva raggiungere la fossa. Anzi no. Doveva trovare aiuto, lui non avrebbe più potuto farle del male. Continuò a zoppicare tra la vegetazione senza una meta. La vista le si annebbiava, dovette reggersi più volte ad alcuni rami per non cadere. Delle gocce di sudore le colavano dalla fronte sugli occhi. Faceva troppo caldo, sentiva il bisogno di riposare. Un grosso cipresso era a pochi passi da lei, quell’ombra era così allettante; si sarebbe seduta solo un istante, poi avrebbe ripreso la sua marcia. Cautamente si adagiò sulle sue fresche radici, sentiva i fili d’erba a contatto con la pelle. Chiuse gli occhi. Solo un attimo. In lontananza sentì alcuni rumori; un cane che abbaiava e alcuni passi sulle foglie. Risa. Forse si stavano avvicinando, ma lei continuava a sentirli molto lontani, riecheggiavano nelle sue orecchie. 

Categorie

Lascia un commento

38 Commenti

  1. Bellissimo finale. Mi è piaciuto tutto di questo capitolo, la ragazza che muore nella botola, nick che muove la mano, la ragazza dai capelli rossi che si riposa sotto all’albero. Che dire? mi piacerebbe che ci fosse un seguito o una versione estesa, li leggerei volentieri.

  2. La storia ha assunto sin dal secondo capitolo una piega completamente diversa da quella che mi sarei aspettata (e che avevo in mente), comunque ringrazio tutti quelli che l’hanno seguito, spero che sia piaciuto ed ora,se il wifi sarà così clemente da permettermelo, leggerò tutti i vostri!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi