Sepolta

Il buio all’improvviso

Buio e silenzio. Si sentiva oppressa da quella profonda oscurità. Sebbene si sforzasse di sgranare gli occhi non riusciva a vedere nulla attorno a sè se non le tenebre, percepiva un forte odore metallico, iniziò a tastare il terreno attorno a sè, era duro, doveva essere cemento, poi sentì qualcosa di denso e viscoso scorrergli tra le dita, sobbalzò. Si alzò in piedi ed iniziò ad indiettreggiare muovendo le braccia alla ricerca di una parete, poi la trovò; era fredda e ruvita. Non si ricordava come fosse arrivata lì, se provava a concentrarsi vedeva affiorare nella propria mente l’immagine di un’ombra sfocata ed un fazzoletto rosso, poi più nulla. Infine si ricordò di Charlotte, stava andando in spiaggia con lei, ma non sapeva quando di preciso, quanto tempo aveva dormito? Un’ora? Un giorno? Una settimana? Continuò ad avanzare a piccoli passi, tentando di rimanere con il palmo della mano in contatto con la parete, poi iniziò a sussurrare il nome dell’amica, ma non udì alcun suono, alzò il tono di voce, ma l’unica risposta che ricevette fu l’eco della propria voce. Le duoleva la testa ed il caldo era asfissiante, in mezzo a tutto quel silenzio riusciva solamente a percepire il rumore dei propri passi ed un fruscio di catene, fu allora che si toccò la caviglia e percepì il freddo del metallo. Un grido era intrappolato nella sua gola, voleva liberarlo, ma qualcosa le disse che se l’avesse fatto, probabilmente non sarebbe più riuscita a fermarlo, così tacque e, raggiunto un angolo si accasciò al suolo. Chiuse gli occhi. Nella mente le rimbombavano delle grida acute, si strinse le tempie tra le mani e si addormentò singhiozzante.
Fu svegliata da una luce, un’intensa ed acciecante luce puntata sui suoi occhi, li socchiuse per tentare di vedere cosa stesse accadendo; era un raggio di sole, un caldo raggio che penetrava attraverso un’apertura sul soffitto ed arrivava sul suo volto. Per un attimo, un singolo istante, si lasciò scaldare da quella sensazione familiare che le fece ricordare le giornate al mare e le passeggiate in bicicletta, poi sgrandando i grandi occhi verdi si guardò attorno e vide una figura distesa poco distante da lei; era sdraiata a terra, i lunghi capelli miele erano incrostati di sangue, non si muoveva. Un uomo fece scivolare una vecchia scala di legno attraverso la botola sul soffitto e poi scese, aveva un passo irregolare, zoppicava. Si avvicinò alla donna distesa e senza chinarsi, le diede un colpo con un piede, ella non si mosse, allora le diede un calcio più forte fino a girare l’esile corpo, fu allora che vide il volto della donna; aveva gli occhi sbarrati, eppure non vi era vita all’interno di essi. Il grido che tanto aveva tentato di soffocare in gola si liberò e risuonò tra quelle fredde mura, l’uomo si voltò e la guardò, iniziò ad avvicinarsi, la fece alzare e le diede una ginocchiata nello stomaco, sentì una fitta intensa, le veniva da vomitare, ma si trattenne e cadde in avanti. Intanto l’uomo le sciolse la catena ai piedi, la afferrò per i lunghi capelli cioccolato e le intimò di alzarsi. Nuovamente le apparvero nella mente una serie di immagini; il sorriso di Charlotte mentre preparava il borsone con i salviettoni, l’ombrellone rosso che spiccava sulla sabbia dorata, il profumo del sale e la sensazione della sabbia sotto ai piedi, ritornò rapidamente alla realtà. L’istinto prese il sopravvento, non percepiva più il dolore e si sentiva invasa da una scarica di adrenalina; afferrò la catena che le era appena stata tolta dalla caviglia e con un rumore sonante diede un colpo alla nuca dell’uomo che cadde con un tonfo al suolo. Si sentiva le gambe snelle molto leggere, aggirò l’uomo e si arrampicò su per la pesante scala. Aria. Sole. Arrivata in superficie per un istante si lasciò sopraffare dalla calura estiva, poi udì l’uomo mugugnare, senza guardare indietro iniziò a correre. Corse come mai prima di allora. Non sapeva dove fosse, attorno a lei non vi era nulla se non alberi e cespugli, ma non aveva tempo per decidere una direzione, l’uomo la stava inseguendo. Sentiva la carne della pianta dei piedi lacerarsi ad ogni passo, ma il dolore era placato dal desiderio di sopravvivere. La testa ricominciava a farle male, aveva il fiatone, si voltò e per un attimo pensò di averlo seminato, poi lo vide sbucare tra i rami degli alberi, era ancora troppo vicino, così contunò a fuggire; svoltò a destra, la vegetazione si fece più fitta. Non riusciva ad avere una visuale libera della strada che stava percorrendo, si voltò ancora una volta, poi d’un tratto non sentì più la terra sotto ai piedi, riuscì a non urlare mentre scivolava in un piccolo dirupo, rotolò un paio di volte su alcuni cespugli, vide una roccia e tentò di evitarla. Svenne.

Riuscirà a fuggire?

  • Si risveglia e continua a correre riuscendo a fuggire dall'inseguitore (13%)
    13
  • La ragazza viene trovata priva di sensi e viene portata in ospedale dove si risveglierà solo una parte di lei (38%)
    38
  • La ragazza si ritrova nuovamente nelle grinfie del suo rapitore (50%)
    50
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38 Commenti

  1. Bellissimo finale. Mi è piaciuto tutto di questo capitolo, la ragazza che muore nella botola, nick che muove la mano, la ragazza dai capelli rossi che si riposa sotto all’albero. Che dire? mi piacerebbe che ci fosse un seguito o una versione estesa, li leggerei volentieri.

  2. La storia ha assunto sin dal secondo capitolo una piega completamente diversa da quella che mi sarei aspettata (e che avevo in mente), comunque ringrazio tutti quelli che l’hanno seguito, spero che sia piaciuto ed ora,se il wifi sarà così clemente da permettermelo, leggerò tutti i vostri!

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