Sarà estate per sempre

Sentenza

Ho perso il treno.

Lo so, ma non importa. L’unica cosa che al momento abbia qualche significato è questa busta bianca con il logo dell’ospedale che tengo posata sulle ginocchia, reggendola con due mani come se rischiasse di cadere. Ma non è lei che rischia di cadere: sono io.

Posso praticamente leggere, attraverso la carta chiara, le parole che troppe volte ho scorso nella vana ricerca di una speranza, di un errore. Ora è voluminosa, questa busta. Pensare che qualche mese fa, quando tutto è iniziato, portarmi dietro la mia cartella clinica mi faceva un po’ ridere. Mi dicevo che era una cosa ridicola… adesso posso ammettere che avevo semplicemente paura, che non avevo e non ho tuttora il coraggio di affrontare il processo inevitabile che già una volta mi ha travolto, la lotta senza speranza contro un male che ti imprime la data di scadenza.

Due mesi.

Forse tre, al massimo.

Fa caldo, seduta sulla panchina al sole, eppure rabbrividisco. C’è baccano attorno, con il via vai della gente sulla banchina e gli annunci dell’altoparlante, ma per me è come se tutto il mondo fosse stato soffocato dall’ultima sentenza.

Non ci ho voluto credere e forse la tragedia, alla fine, è solo questa. Ho voluto continuare a cullarmi nella possibilità di un errore e adesso la realtà mi calca addosso come un macigno, mi toglie il fiato più della calura.

<<Non posso essere così sfigata, no?>> Mi dicevo, mentendomi spudoratamente <<Una verifica, una ancora, e poi tirerò un sospiro di sollievo quando scopriranno l’errore>>.

Nessun errore, invece. L’ennesima analisi aveva solo confermato il sospetto e poi la diagnosi.

Due mesi, forse tre, è il massimo in cui posso sperare. Un male non operabile e troppo avanzato per sperare di arginarlo con le terribili cure a disposizione.

Cure che, so, ti tolgo la vita alla stessa velocità del male che combattono.

Lo so perché ricordo la mamma, stesa nel letto con il braccio trafitto dalla flebo, inutile se non contro il dolore… ricordo quei giorni in cui scivolava via, lentamente, ogni momento un po’ di più. Era inverno, allora, e almeno potevo rabbrividire in pace… ora è estate, eppure il mio corpo non smette di tremare.

Ricordo la solitudine. Gli amici che si eclissavano, i parenti imbarazzati… mio padre… beh, lui, per assurdo, è l’unico che ho giustificato: non lo vedevamo da così tanto tempo che non ho pensato neppure di avvisarlo.

Ora, almeno, non ho nessuno che possa ferirmi con la sua fuga.

Non ho neppure qualcuno a cui dirlo, in effetti. Non che sia un’asociale: in trent’anni, anzi, sono riuscita a costruirmi una bella vita. Ho un buon lavoro, un giro di conoscenti con cui uscire, qualche frequentazione occasionale… insomma, tutto sommato potevo considerarmi felice, arrivata.

Ma fra tutta questa gente non c’è né uno a cui potrei parlare di una cosa del genere.

Mi sento così sola…

Sola, inutile e senza possibilità di rimedio.

Tremo al punto che la busta mi scivola dalle ginocchia e con un tonfo leggero cade a terra, nella polvere del marciapiede.

Mi alzo, senza sapere cosa fare.

Due mesi. Forse tre.

La scadenza mi sta facendo impazzire.

Cosa farò di questo tempo? Quando diventerò quel vegetale che ricordo in un letto d’ospedale?

Ha senso aspettare di diventarlo?

La gente intorno a me mi urta passando. Qualcuno ha calpestato il plico… non me ne sono accorta, ma c’è il segno marcato di una scarpa che spicca sul bianco della carta.

Sta per arrivare un altro treno. Non comprendo le parole che l’altoparlante gracchia, confondendosi con le voci della gente che si dirige svelta verso il binario, ma è una scena vista talmente tante volte che riesco a riconoscerla anche adesso che lo stordimento ovatta i suoni e i rumori.

Raccolgo la busta da terra e mi metto in coda, come un automa, senza rendermi conto di ciò che sto facendo.

E se…

Cosa sta pensando la ragazza?

  • E se lo vivessi semplicemente al meglio? Un viaggio, un'avventura... qualcosa di straordinario per sentire che ne è valsa la pena. (60%)
    60
  • E se ci provassi lo stesso? Han detto che non ci sono molte possibilità che la cura serva... ma devo provarci! (0%)
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  • E se non aspettassi affatto? Perchè attendere in agonia quando posso farla finita subito? (40%)
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147 Commenti

    • Non so se e quando ci proverò di nuovo, ma grazie 🙂

      Purtroppo è impossibile seguire tutte le storie. La tua, infatti, devo ancora finire di leggerla… anche se mi sembra che la tristezza non manchi neanche lì!

  1. E così siamo arrivati al momento dei ringraziamenti. Credo di parlare a nome di tutti i lettori nel dirti grazie, grazie davvero per aver scritto questa storia. Personalmente, sei anche riuscita ad avvicinarmi a un genere che trovavo troppo spesso “maltrattato”. Brava davvero.

  2. Te l’avevo detto che saremmo stati pari con i fazzoletti! ç_ç Un finale stupendo, davvero! Per un attimo anch’io ho sperato che la diagnosi fosse sbagliata da principio, ma devo dire che hai descritto la dipartita di Nadia in modo delicato e toccante. Grazie per questa storia, l’ho apprezzata moltissimo! Non solo perché scritta bene ma per il suo significato di fondo. ^^ A presto!

  3. Ecco mi hai fatto iniziare la giornata tra le lacrime 🙁
    Bellissimo finale.. Anche se , devo ammetterlo quando le ha detto che era solo intossicata ho sperato che in italia avessero sbagliato e che lei avesse solo un problema curabile. Va beh … Anche se ho pianto mi è piaciuto molto quindi ti perdono 🙂

  4. Non lo so. Non so che votare. È troppo difficile.
    Da qualsiasi angolazione le guardo non riesco a decidermi.
    Da padre di lei… da padre di lui… dagli occhi di Maurizio…
    Ok, respiro, e voto…
    Scelgo Maurizio solo. Perché? Beh, prendendo spunto da altri commenti, questi sono i due protagonisti, solo loro. Adesso sarebbe ingiusto (tra virgolette eh…) che dividesse gli ultimi momenti della sua donna con qualcun altro che è stato assente per il resto del racconto. Ok, forse il padre di lui potrebbe consolarlo (per modo di dire) ma io credo (mia modesta opinione) che in un momento simile il dolore vada vissuto tutto, senza che qualcuno ti dica frasi che sembrano stupide (andrà tutto bene, ha smesso di soffrire, ora va in un posto migliore). Il tempo è l’unica cosa che placa il dolore dell’animo. Placa, ma non guarisce… da certe cose non si guarisce mai.
    Avrei voluto salvarla, ma sarebbe stato ingiusto per la tua bella storia. Adesso concludi e spezzaci il cuore… 😉

  5. se ci fosse un padre in grado di assistere la figlia, ovvio che farebbe di tutto per esserle accanto (anche se non è mai stato citato nella storia quindi sembrerebbe un padre non particolarmente presente, sarebbe un po’ un deus ex machina); d’altra parte sarebbe un gesto molto bello se il padre di maurizio li raggiungesse e supportasse il figlio (e una sua dipendente; tra l’altro, cosa sappiamo del loro rapporto professionale?) in questo momento così drammatico; ma la verità è che ora non vorrei vedere nessun altro perché questa è la loro storia, per nove capitoli non abbiamo visto altri che loro due e vorrei che a loro dedicassi tutti gli ultimi 5000 caratteri

  6. Ho votato per far arrivare il padre di Nadia. Non lo so. Forse Nadia potrebbe avere qualche cosa in sospeso anche con lui, e Maurizio potrebbe essere lo strumento giusto per permetterle di chiudere tutti i conti con i suoi cari prima del grande salto.
    Questo racconto mi mette addosso una dolce tristezza struggente.
    Ti prego, scrivi qualcosa di più allegro la prossima volta. Hai una “penna” fantastica perchè mi devi far piangere?

  7. Peccato che non ci sia il colpo di scena finale. Della serie le analisi erano sbagliare e Nadia sta bene. Io voto perché Maurizio se la cavi da solo. Un po’ per rispettare la scelta di Nadia. Perché altri personaggi sarebbero solo ingombranti in un momento come questo

  8. Allora… Che dire? Wow! Sono venuto qui per leggere un po’ il tuo operato, dopo aver notato il tuo interesse per i miei di scritti e… E’ incredibile quanto siano veri i tuoi personaggi e le loro reazioni. Sono così reali che è impossibile non farsi coinvolgere dalle loro stesse emozioni! Complimenti davvero! Ah, anche se mi sono aggregato solo ora, ho comunque votato per la litigata. Forse perchà non vedo l’ora che facciano pace rafforzando ulteriormente la loro intesa!
    Ottimo lavoro ancora e a presto!

  9. litigano perché sono due tipi cocciuti, come abbiamo già visto in questo capitolo (però… hai glissato sul momento della verità!), ma per un po’ vivono felici e contenti (non potevo votare tutte e due le opzioni)
    bello l’inizio di questo capitolo, mi piacciono le immagini che usi

  10. Restano sull’isola.
    Scarterei all’istante anche solo l’avvicinarsi dell’idea di un errore negli esami. A meno di far scendere questo bel racconto tra le file degli “armony”.
    Ottimo capitolo, tra i più belli letti fin’ora. Quel “In che senso…?” è stato davvero azzeccato. Tutto il resto pure.
    Brava davvero.

  11. Speriamo invece che gli esami siano corretti…un errore tanto grossolano toglierebbe spessore u.u e poi sono un amante del tragico hahahahah vorrei vedere piuttosto come gesticono la vita sull isola…

  12. la cerca su google ma poi? altro sciame di messaggini? no, a questo punto la raggiunge fisicamente (e poi il padre di maurizio licenzia tutti)
    comunque bella storia, ti seguo volentieri

  13. Ma perché ancora non avevo visto questo racconto? Grazie a te che sei passata ho potuto leggere la tua storia che mi sta piacendo molto.
    I messaggi fra Nadia e Maurizio, magari durante tutte le giornate, per indicare un particolare interesse da parte dell’uomo…del resto siamo nel genere rosa 😉

  14. A prima vista questo racconto racchiude tutto ciò che non leggo. E’ un romanzo rosa. E’ scritto in prima persona. Aveva tutti i presupposti per essere catalogato come “non fa per me”…ma mio Dio. E’ scritto con un’intensità, una vitalità cosi pulsante e presente seppur calata nella tristezza infinita della tragedia di questa ragazza. Non sono riuscito a staccare gli occhi dal pc per tutti e 4 i capitoli che ho letto tutto d’un fiato.
    Lasciatelo dire, un lavoro d’incanto. Hai un’ottima penna. Le scene si dipingono davanti agli occhi come in un film e le emozioni si riescono quasi a toccare.
    Seguo la storia. Se finisce male mi arrabbio!!!

  15. Questa volta ero piuttosto indeciso…Alle fine, mi sono convinto:la malattia. Sarà il periodo un po’ malinconico, ma era quella che in fondo mi convinceva di più. Gran bel capitolo anche questo, non l’ho detto subito perché ormai quando leggo una tua storia lo do per scontato 🙂

  16. La malattia di Nadia… ho appena finito di scrivere un capitolo che più triste non si può, e la mia vena drammatica ancora non si è prosciugata.

    Sembra quasi una dedica al mio commento precedente questo (bel) capitolo… Ti è piaciuta l’idea della giungla?? 🙂

  17. Quest’estate su the incipit sembra all’insegna del rosa 😉 Molti scrittori si sono immersi in questo genere, ma devo dire che tutti hanno tirato su delle storie molto, ma molto diverse tra loro. Complimenti perché hai ideato una storia originale e mai banale, ma già dalla tua biografia si capisce che bel tipetto sei 😉 Ho votato per andare incontro all’avventura, una volta presa di coraggio. Vedremo cosa succederà ora!

  18. Io ho votato per la meno favorita. Ma immaginandomi come potrebbe proseguire la storia penso che la confidenza ci stia bene. In più è una storia rosa, il figlio del capo mi sembra abbia le carte in regola per essere il confidente. Scusa sono partita con la fantasia. Non vedo l’ora di leggere gli episodi successivi.

  19. La biografia è assolutamente perfetta com’è, ma, parafrasando Locullo, non hai alcunché da giustificare, in questo incipit.

    L’ambientazione, personalmente, tocca dei nervi scoperti, quindi confesso che l’ho letta volando, in prospettiva aerea.
    Non credo nel vivere come un dono i mesi che restano, con viaggi e bagordi.
    Voto il farla finita, con dignità. (ma spero che non le riesca così facile :))

  20. Wow, che bello stile! Ottimo linguaggio, ritmo perfetto… Hai creato sensazioni così vivide che alla fine del capitolo potevo quasi sentire la paura della protagonista. Io credo che in uno stato emotivo come il suo, mentre vaga per una stazione in preda all’angoscia e al terrore, il pensiero di una fine veloce potrebbe passarle per la testa. Poi chissà, qualcuno potrebbe fermarla o potrebbe non averne affatto il coraggio! ^^
    Concordo con locullo, qui sotto. La tua biografia (seppur geniale) andrebbe rivista! 😉

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