Portami un raggio di sole

Dove eravamo rimasti?

Ed ora il finale (speriamo bene).. come si conclude la storia: 1. dal mio punto di vista (45%)

10. Libertà?

La divisa sporca di sangue, il volto stravolto e la sensazione di impotenza. 

Sentimenti che conosco, anche se io ho solo fatto la farmacista. 

“Il sovra camice è sporco” mormoro, andando da lei. 

“Lo so, Maria. Lo so… io e te dobbiamo ancora parlare e…” dice, con la voce rotta dall’emozione.

“No, non è questo. Sai, ti osservo quando sei in urgenza: tu potresti metterti nell’angolo e non fare. Perché intervieni?” chiedo, anche se credo di sapere la risposta. 

“Sono un soccorritore. La mia divisa non è solo questa. Ma ho un’etica che mi spinge ad agire.” risponde, asciugandosi gli occhi. 

“Simona, vuoi un caffè?” chiede l’operatore, ora che le acque si sono calmate. 

“No. Voglio capire perché” 

Ha gli occhi serrati di chi cerca una risposta, l’ha davanti agli occhi e non vuole vedere. 

“Cara, Enrico si è lasciato morire. Abbiamo rianimato, non è servito. Inutile portare in ospedale un morto e…” dice il peruviano che, ignorando la risposta di occhi verdi, gli porge la tazza del caffè.

“Sì. questo lo so. Il discorso qui è un altro” risponde, buttando giù il caffè in un sorso. 

“Se posso” mormoro “vedi, Enrico non aveva nessuno per cui rimanere. La maggior parte di noi, qui non ce l’ha. Ma la vita, Simona non è altro che qualcosa che va da un mistero come il parto ad un mistero come la morte. La tua responsabilità l’hai assolta. Non rimanere così”

Dico d’un fiato. Fernando annuisce, sorridendo. 

“Avrei dovuto comprimere di più” dice, sospirando.

“No. Avrebbero dovuto prendersi cura di lui quando era il momento, non piangere un corpo morto. Ora basta, togli il sovra camice e tienimi compagnia, sono quasi sicura che qui, oggi, nessuno avrebbe il coraggio di chiederti qualcosa” 

Fernando le da’ una pacca sulla spalla, in segno di rispetto, lei sospira ancora e mi prende sotto braccio. 

“Linda, andiamo?” chiedo, guardandola fissare il televisore. 

“Sì, meglio.” risponde, scocciata dalla noia dopo la tempesta. 

“Mi viene il nervoso, sai?” scoppia “io ho perso mio marito, tu il tuo e Giuseppe… abbiamo perso tutto tante volte, ma non ci siamo mai perse noi. Tu sei stata la mia forza, io la tua. Mai… MAI! Qui invece? Vieni scordata. Ti dimenticano qui e poi piangono quando muori. Novantadue anni, una vita passata ad insegnare e a sfuggire dalla morsa della storia per poi finirci dentro… con tutte le rughe.” 

Linda è arrabbiata con Elisa. Odia stare qui, e la capisco. Arrabbiata con quelli che mi curano per la malattia sbagliata.

“Devi prometterci che qualcosa scriverai…” mormoro. 

“Lo farò. Non temere. Scriverò di voi e…” dice, abbracciandomi.

“Moriremo vittime della solitudine, cancro di questa società. Non avevamo niente, ma vivevamo meglio.” risponde Linda.

“Farò giustizia, spero. Lo spero davvero… A te, a Lowey… e a tutti quelli che non ci sono più. E anche a Mauro, che infondo è vittima della storia tanto quanto ogni persona che ho conosciuto nella storia delle vostre vite.”

Linda sorride, accarezzandole il volto.

“Ricordati sempre il cuore. Quello, solo quello fa la differenza in questo lavoro. Il cuore.” Linda si allontana “Grazie per la pazienza e l’affetto che ci hai dimostrato. E lotta! Fallo sempre. Ma rispetta le tue fragilità”

****

Lo so benissimo che è stata l’ultima volta di me, Maria e Linda. Mi ricordo bene la promessa che mi lega a loro, promessa che ho il piacere di mantenere, prima che il dovere.

Il cuore batte forte ad ogni parola scritta in questo racconto. Sento di aver tralasciato molto delle cose  importanti dette dai protagonisti. Ma posso assicurare a chi legge che io non ho fatto tirocinio, non ho fatto solo docce, igiene, non ho solo dispensato meccanicamente i pasti. Ho vissuto novanta lunghi anni di storia tra i racconti di queste due protagoniste, ho pianto con loro i lutti, gioito nei momenti difficili. 

Seppi della morte di Maria dal direttore sanitario. 

“è morta ieri, ma prima dell’agonia ha detto: “occhi verdi farà un bel lavoro, se scriverà così la mia storia”. Mi ha dato il suo libro, signorina. Le ricordo, però il concetto di “buon operatore”.” 

Lo guardai e gli risposi: “Il buon operatore… sa essere. Umano, se serve. Un cuore che batte, batte…. sotto la divisa che indossiamo ci deve essere umanità. O tutto sarà vano. Questo me l’ha insegnato proprio lei. Ora mi scusi, ma il prof sta spiegando il concetto di vita.”

Maria è una vita che va dal mistero della nascita a quello della morte, ma forse ha ragione Linda… forse davvero la storia ha vinto sulla loro esistenza, intrappolandole nel cancro della solitudine. 

Spero che, questo breve racconto, le faccia sentire libere. 

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143 Commenti

  1. Ho letto solo ora il finale, scusa il ritardo.
    Io… sono senza parole. E credo che questa sia la cosa più giusta da fare in questo momento: tacere, rispettosamente.
    Potrei raccontarti le mille emozioni provate durante la lettura di questo racconto, i sorrisi per le follie d’amore di Giovanni, le lacrime per la prematura scomparsa di Giuseppe, la tenerezza provata per gli abbracci tra Maria Linda e Lowey, ma non parlerò. No, rimarrò in silenzio, senza dire una parola. L’unico suono è quello del battere di mani, per il tuo coraggio, perché ne hai avuto davvero tanto a mettere in gioco così i tuoi sentimenti.
    Brava Ombra, questo applauso è per te.

  2. Vorrei sentire il tuo punto di vista Ombra. Sentire la tua voce, sentire cosa ti ha dato questa storia e confrontarla con ciò che ha dato a me, le tue sensazioni, i tuoi pensieri.
    La scena è tua, raccontaci cosa ti porti dentro da quel giorno.

    ps Che bel tipo il mio omonimo… e che peccato, poveretto… 🙁

  3. La. Tua storia é avvincente e tocca le corde più profonde dell’anima.Voglio sentire la storia di Giovanni perché i tuoi racconti sono impregnati di sentimenti di ogni genere .complimenti .Mi piacerebbe un tuo commento al mio rosa.grazie buona scrittura

  4. Senti consigliere un cambio di menù… metti le cipolle al posto delle patate almeno ho una scusa nuova per la maxi confezione di Kleenex che finirò leggendo il prossimo episodio… L. è passato mentre leggevo e …
    – Che fai piangi?
    – No leggo tra le righe della mia meravigliosa Compagna di merende.
    <3

  5. Bellissimi gli incisi che hai scritto Ombra.
    Raccontami di Lowey, ma non come se fosse un pettegolezzo davanti al tè, e nemmeno con la leggerezza con cui si racconta la giornata mentre si cucina.
    A modo tuo, come sai fare tu.
    Sempre più struggente questa storia. Bella, dolce e amara al tempo stesso.

  6. PIANO,PIANO, PASSETTO, PASSETTO LE STO LEGGENDO TUTTE… O QUASI.LA TUA STORIA MI MANCAVA, L’HO LETTA TUTTA INSIEME…….. BEH
    HO I BRIVIDI, QUESTA è MOLTO DI PIù CHE UNA STORIA ROSA, SONO STATA TRASCINATA NEL PASSATO DI MARIA, NELLA NOSTRA STORIA , VERAMENTE COMPLIMENTI, ORA VOGLIO SAPERE COME VA AVANTI! SCRIVI DAVVERO BENE!

  7. Ombra… non vorrei sembrare inopportuno, e sfacciatamente curioso, ma perché se non vuoi parlarci del figlio lo hai menzionato? Addirittura dando la possibilità di sceglierlo tra le opzioni?
    Ancora non ho votato, volevo chiederti questa cosa prima di scegliere, sempre se puoi/vuoi darmi una risposta.

    • Una testaccia dura… forse fin troppo. Troppo severo con la madre, troppo severo coi tirocinanti.
      Non voleva che la madre mi raccontasse e ti dirò che ringrazio Dio di averlo visto poco.
      Di contro, però, ammetto che non sia facile accettare la storia… forse il suo negare, il suo non voler ammettere… forse è davvero lecito.
      Chissà. Se vince questa opzione sarà una bella sfida: perché Maria sua figlio lo adora… nonostante tutto.

      • Capisco, ottime ragioni. Le tue. Le sue un po’ meno.
        Negare la realtà non la cambia, non la elimina, lei resta li così com’è.
        Chi, come te invece, racconta queste storie aiuta a comprendere meglio le barbarie che l’uomo porta nel suo passato, in quel pesante fardello che nessuno al mondo ha il diritto di dimenticare.
        Quando poi le cose vengono raccontate così come fai tu, e non come viene fatto a volte troppo accademicamente nei libri di storia, viene a mancare persino la scusa che la lettura è noiosa.
        Viene voglia di chiederti di rendere questo racconto più “largo”, includendo tutto quello che sicuramente hai dovuto tagliare per farcelo stare qui.

  8. Ombra ti chiedo scusa per aver perso di vista il tuo racconto, ma il mio personaggio non è l’unico impegnato con lo studio. Ho recuperato tutta la storia e resto della mia idea: un racconto commovente. Posso solo immaginare le emozioni che hai provato mentre lo scrivevi…Questa volta ho votato per Linda, convinto che ne varrà davvero la pena 🙂

  9. Vediamo chi è Linda.

    Ombra, un racconto davvero bellissimo! Mi dispiace aver perso il precedente episodio, non riuscendo a votare, ma sono contento di averne potuti leggere due di seguito.
    Anche se non ho votato perché ci spiegassi il titolo, mi aspetto comunque dei fazzoletti in regalo alla fine, perché stai davvero commovendo!
    Complimenti!

  10. Io direi dalla domanda… Sai è stata una bella idea scrivere una storia vera che hai magari ascoltato stesso tu come tirocinante, hai detto. Il mio ragazzo fa anche lui tirocinio a scienze infermieristiche ed è impressionante quante personalità e curiose diverse sono rinchiuse in un’ospedale… C’era un’anziana che era particolarmente legata alla sua infanzia e gli chiedeva sempre di assegnarle dei compiti “per casa ” e lui non le ha mai negato questa richiesta…Comunque bella idea, complimenti !

    • Le storie vere mi affascinano… bisogna fissarle affinché nessuno le possa mai dimenticare. Se leggi sulla mia pagina ho scritto “una storia semplice”, la vicenda dei miei nonni paterni.
      Di al tuo fidanzato di fissare quelle che lo colpiscono perché, secondo il mio modesto parere, hanno qualcosa di prezioso da cui dobbiamo imparare.

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