Per quanto lontano abiti.

Voce del verbo “partire”

E’ il 20 Giugno, Milano ristagna nel suo caldo afoso e nella pioggia tropicale che durante la notte ha sciolto i contorni dei grattacieli e delle linee tramviarie, per scemare, infine, con il primo spicchio d’alba, lasciando che di quello scroscio se ne ricordino solo i nottambuli sorpresi con lo sguardo oltre il vetro della finestra oppure senza ombrello e costretti a strisciare lungo i muri.  Ci sono appena sette persone ad aspettare la metro e si muovono distrattamente lungo la linea gialla che, come ricorda ripetutamente la donna all’altoparlante, è vietato sorpassare per ragioni di sicurezza.Quattro di queste sono giapponesi, dietro di loro, seduta sulla panca di granito, vi è una donna di mezza età, con la schiena curva e i gomiti sulle ginocchia, con la testa leggermente inclinata, intenta a fissare un punto impreciso alla sua sinistra, forse il ragazzo con i jeans stretti e i capelli turchesi, che pur avendo indosso una t-shirt senza maniche, non mostra neanche un centimetro di pelle fino ai polsi. Ha le braccia completamente ricoperte da tatuaggi scuri, talmente ben incastrati tra loro da rendere difficile capire se si tratti di un unico o più disegni.Lui d’altra parte è impegnato a fissare lo schermo del cellulare, ad un certo punto emette anche un breve e sonora risata, per poi alzare lo sguardo, imbarazzato e toccarsi il lobo dell’orecchio destro.Ma nessuno ha fatto caso a lui e sembra quasi che gli dispiaccia perché dopo un po’ ricontrolla meglio.C’è una ragazza con trolley rosso a qualche metro da lui che lo sta guardando.Non è che sorrida, ma ha le labbra leggermente piegate verso l’alto.

Sta lì, in piedi, dritta come un filo tirato mentre compie dei piccoli movimenti con il busto, quasi impercettibili, e la lunga gonna nera che le scende morbida dalla vita fino alle caviglie disegna dei semicerchi sul pavimento, intorno alla punta bianca delle All stars allineate a qualche millimetro dalla linea gialla.

Alice distoglie subito lo sguardo, a volte le vengono spontanei dei gesti come fissare le persone o sorridere agli estranei, soprattutto quand’è contenta. Come oggi.

Stava solo pensando che anche a lei piacerebbe avere un motivo per farsi guardare, un particolare fisico che le permetta di spiccare o attirare l’attenzione. Veloce arriva la metropolitana e l’orlo della sua gonna si ribella a quella corrente improvvisa arricciandosi sulle ginocchia, mentre Alice, velocemente, trascina la valigia oltre le porte scorrevoli e prende posto vicino al finestrino.

Le spalle lasciate scoperte dal top aderiscono alla fredda plastica del sedile, si lascia scivolare leggermente più giù con la schiena e alza lo sguardo. Non vede nessuna capigliatura dal colore turchino, il ragazzo deve essere salito su un altro scomparto e lei tira un piccolo sospiro di sollievo, la mettono a disagio quelle situazioni di sguardi imbarazzati che si creano in certi casi.Durante il viaggio continua a guardare fuori, tenendo salda la presa sul manico della valigia.Quando la voce metallica annuncia l’arrivo al quartiere di Brera, poco prima che la metro riparta, Alice vede un ciuffo azzurro oltre il muretto che porta alle scale verso l’uscita.Quattro fermate dopo giunge alla fermata Centrale, con lei scende la maggior parte delle persone raccolte dalle varie fermate, correndo qua e la .Alice cerca con gli occhi il suo treno che, nota , è già al binario 4, così passa oltre il cartellone facendo scivolare le rotelle della valigia sul marmo liscio, si fa strada tra la gente per raggiungerlo. Accanto a lei non si siede nessuno per tutto il viaggio, il treno non è così pieno pur essendo un venerdì e le cinque ore scorrono veloci sui binari, alternando un leggero sonno a visioni di panorami variegati dal finestrino.Dalla geometrica periferia milanese, attraverso la feconda campagna romagnola, fino al mare di Rimini ed infine a quello marchigiano. Ancona.Appena scesa dal treno Alice lo cerca prima con gli occhi, poi con l’olfatto. Il profumo salmastro del mare le arriva alle narici insieme a quell’aria calda e leggera che le solletica i capelli, così ne tira dentro quanto più possibile di quell’odore salato che un po’ le scende in gola e la fa sorridere fin da dentro ai polmoni.Procede verso l’uscita di quella piccola stazione, tra sotto passaggi delimitati da muri pieni di scritte e collegati tra loro da scale da salire e scendere con la valigia in mano.Il sole picchia forte e la sua pelle lattea non è abituata, eppure sembra distendersi sotto quel calore languido che le arriva alle ossa.L’autobus emette un ronzio fastidioso durante il tragitto e  Alice ammette a se stessa che in altre occasioni lo avrebbe odiato, ma ora è  tutto troppo bello per poter detestare anche solo un minimo particolare di questa giornata e intaccare la sensazione di benessere che le frulla nello stomaco. Oggi vuole solo ascoltare i rumori di tutto quello che le sta intorno e lasciare che le scorrano nelle orecchie. Lasciare che facciano rumore, appunto.

Che ruolo ha il ragazzo dai capelli blu nella storia?

  • Avrà un ruolo impreciso nel resto della trama (20%)
    20
  • Alice lo rincontrerà nel suo viaggio (60%)
    60
  • Nessuno, è un personaggio di cornice (20%)
    20
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12 Commenti

  1. Mi piace come inizio, lascia molto spazio di immaginazione per le diverse pieghe che la storia potrebbe prendere… 🙂 comunque penso che Alice dovrebbe incontrare di nuovo il ragazzo dai capelli blu!!

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