Non ci resta che drogarci

Blitz in Spiaggia

Odio il caldo. Odio l’estate. Odio la spiaggia. Odio andare in giro a petto nudo, trattenendo la pancia per evitare di sfoggiare gli effetti del mio alcolismo. Odio i bambini che scorazzano per il bagno asciuga e i loro giochi scemi, mi ricordano quanto ingenuo e stupido sia stato ma soprattutto mi fanno venire in mente quanto coglione sia adesso. Odio la provincia. Il paese, il piccolo centro urbano, non è nient’altro che una finta maga Circe che ti fa ingozzare come una scrofa  di tranquillità, costrizioni sociali e falsi perbenismi, finché non ti senti intrappolato, avvinghiato a una dannata routine che ti consuma, che non ti appartiene, facendoti dimenticare la tua amata Itaca. Non solo perdi i tuoi sogni, ma dimentichi di averne mai avuti. Poi vieni travolto da una fine senza scampo, diventi uno schiavo pagato quel giusto per rimanere  schiacciato e sopravvivere all’indigenza, vivi per il week-end,  tiri dritto trattenendo il respiro, senza fiato, per boccheggiare poi solo il fine settimana. Ho tentato di fuggire, di liberarmene. Ho fallito, e ora sono qui, ritornato al mio porcile. Sotto il sole atroce e immortale anche nel tardo pomeriggio.  Ostaggio di una ressa di lettini a pochi metri dalla riva, con conoscenti che cataloghi come amici solamente per avere la forza di abbozzarli.  Parlano, parlano, parlano, d’invidie, d’amore, di banalità, di tutte queste cose insieme, e ti rendo conto che il tuo silenzio, il tuo essere asociale è in realtà una strana forma d’istinto di sopravvivenza, per evitare di abbassarti al loro livello.  La verità è che ho accettato l’invito con la presunzione di distrarmi. Ma fuggire dalla noia rifuggendosi nel tedio del quieto vivere provinciale è il più classico de “dalla padella alla brace”.

Fortuna che i migliori amici sono coloro che t’inseguirebbero perfino all’inferno.

“Giacomino, vado a distrarre la guardaspiaggia, ora che quell’idiota del bagnino di terra non c’è!” Mi rivela  Giovanni, che si trova sulla sdraio accanto a me.

Mi tolgo gli occhiali da sole. Sta parlando con me, ma il suo sguardo fissa il vuoto. Si strofina il pizzetto tipo strano rituale da meditazione.

“ L’hai visto quel cartello no? E’ da una settimana che ci penso. Poi mi hai detto che tornavi. Ho deciso di posticipare. Una specie  di Ri-battezzo del cazzeggio.”  Mi fa.

Poi mi passa un pennarello. Si alza dal lettino e mi suggerisce il suo piano.

“Scrivici ‘allora suicidiamoci’ o qualcosa del genere.”

Odio il mio migliore amico. Soprattutto perché me lo ritroverei anche all’inferno.

“Dai io la distraggo e tu compi il gesto artistico.”

E’ sottile il confine fra atto vandalico e arte. Diciamo che c’è una parte di me convinta che  il vandalismo, quando ruggisce boati che reclamano libertà, sfiori il concetto di capolavoro.

Nah, è solo cercare di stemperare la noia.

Giovanni ha  25 anni ma  si comporta da 13enne. Io in fondo al cuore non lo biasimo, questo posto, questo paese, rischia di farti impazzire, e se l’unica chance d’evasione consiste in queste “simpatiche” ritorsioni contro il sistema, ora rappresentato da un lido del cavolo che ha deciso che i soldi dei bagnati gli fanno schifo, ben vengano

“Ok ci sto!” L’appoggio.

“Perfetto, io vado, tu sbrigati”  Risponde, mentre si defila, e io con lui, ma andando dalla parte opposta.

 

Giovanni si dirige verso la  torretta di salvataggio, ora occupata dalla bagnina. Non oso immaginare che cavolo le dirà. Ci proverà sicuramente, credo che tutto questo sia una scenata per dare un senso all’approccio anche in caso di insuccesso. Io mi fiondo verso l’obbiettivo, un cartello fissato sulla spiaggia dai proprietari dello stabilimento accanto al nostro. Sono vicino, ma attendo che Giovanni attiri l’attenzione della sua preda.

 

Cerco di non dare nell’occhio, consapevole che quando sarà il momento attirerò sicuramente l’attenzione di alcuni bagnanti. Un po’ di sana tensione mi sale in testa, sottoforma di accordi’ rockeggianti’.

Se non fosse per gli Sweet tutto sarebbe così noioso.

My dreams are getting so strange
I’d like to tell you everything I see

Giovanni si sta impegnando. La tipa ride e molto. E’il mio turno.

Impugno il pennarello.  Svito il tappo. Mi chino. Decido di non dare retta del tutto a Jo e improvviso.

Poi sento delle urla. E’ il mio amico che mi avvisa che il bagnino di terra mi ha visto.

Il rock sale, il basso s’intensifica, la chitarra prende coraggio.

 Oh, I see a man in the back as a matter of fact
His eyes were as red as the sun

Sto per fuggire, ma prima fisso il cartello, la mia opera:

“IN SPIAGGIA E’ VIETATO:

-Giocare a calcio  

-Giocare a Racchettoni

-Giocare a Bocce… “

E più in basso la neo impressa firma.

“…Non ci resta che drogarci” 

Sorrido, consapevole che il mio inseguitore cancellerà in tre secondi ogni traccia della nostra spettacolare quanto effimera opera. Ma quale orgasmo non lo è?

Dentro di me l’energia è esplosa.

Oh Yeah! It was like lightning
Everybody was frightening
And the music was soothing
And they all started grooving

La utilizzo per darmi alla fuga.

Nel prossimo capitolo cambierò prospettiva ma quale ?

  • Quella del bagnino di terra (36%)
    36
  • Quella di Giovanni (27%)
    27
  • Quella della bagnina (36%)
    36
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27 Commenti

  1. Senti tutta la prima parte è bellissima, continua, dai!
    Mi piace un sacco questa frase: Odio la provincia. Il paese, il piccolo centro urbano, non è nient’altro che una finta maga Circe che ti fa ingozzare come una scrofa di tranquillità, costrizioni sociali e falsi perbenismi, finché non ti senti intrappolato, avvinghiato a una dannata routine che ti consuma, che non ti appartiene, facendoti dimenticare la tua amata Itaca.
    Vorrei molto leggere il tuo narratore calato in un punto di vista femminile.
    A presto 🙂
    S.

  2. L’inizio mi aveva attirato molto, pieno di forza e rabbia, come se lo avessi buttato giù di slancio.
    Andando avanti ne ho un po’ perso il ritmo, forse perchè dovrei aver ben presenti le canzoni che citi per poterlo sentire al meglio. Nel dubbio… ci provo 😉

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