Lo strano caso delle formiche ottimiste

Dove eravamo rimasti?

Il racconto è giunto all'epilogo, Fabio cercherà di aiutare Andrea apprestando addirittura un tentativo di evasione. Come accadrà? Attraverso una terza via (50%)

La fuga verso la libertà

L’animo di Fabio si agitò, si capovolse piroettando su se stesso, come una bomboletta spray prima dell’uso, ma Fabio ne avrebbe fatto uso?
Febbrile, Fabio fece mille volte la spola dall’ufficio del tenente alla stanza di detenzione di Andrea, nella speranza che si materializzasse almeno una guardia, anche un usciere sarebbe andato bene, anche un guardia caccia, purché vestito da una divisa, ma nessuno apparì: vi erano solo lui e Andrea, gli altri erano scomparsi.
I minuti passavano e, mentre i passi di Fabio scavavano veri e propri solchi intorno allo stesso, Andrea restava silente, con il volto nascosto tra gli avambracci.
Ad un certo punto, Andrea sollevò il volto e poi tutto il corpo e si avvicinò lento, quasi solenne, verso Fabio che restò a guardarlo impietrito neanche Andrea fosse uno storpio nativo miracolato.
“Adesso che facciamo?” chiese neutro Andrea, fissando mite gli occhi di Fabio “Che farai?” e gli indicò i corridoi deserti della gendarmeria.
A Fabio balenò confusa e incerta non un idea, ma una oscura percezione che faticò a decifrare: cosa stava cercando di dire a se stesso?
Poi, meravigliato, disse a Andrea: “Proviamo ad uscire dal palazzo” non senza tradire una certa emozione che circolava lungo le sue vene al ritmo tachicardico del battito del cuore.
Uscirono: Fabio avanti e Andrea appresso.
La piazza era deserta, si udiva solo lo scroscio delle fontane, per il resto non vi era traccia di essere vivente.
Andrea ripeté monotono: “Adesso che facciamo? Che farai?”
Fabio si sorprese quando udì la propria riposta “Proviamo ad uscire dal paese”, il cuore a quel punto emetteva, più che battiti, dei veri propri colpi di artiglieria pesante sparati sincronicamente.
Lentamente, i due amici lasciarono alle loro spalle il paese, giunsero come ad uno spiazzo posto al margine della strada, una sorta di belvedere dove la vista dominava la vallata e si resero conto che Malheureusort era distesa in un altipiano altissimo. Fabio percepì un brivido di timore, il sole non accennava a calare.
Andrea guardò Fabio dritto negli occhi e quest’ultimo, comprendendone il pensiero, si pose sul ciglio dello spiazzo per studiare la vallata illuminata: per arrivare a valle non vi erano sentieri, ma solo un unico ininterrotto pendio scosceso, denso di pini e arbusti.
Fabio si girò verso Andrea, che attendeva paziente un qualche suo cenno e disse: “Si può fare”.
“Bene” fece Andrea, dopodiché diede un buffetto sulla nuca di Fabio e urlando si lanciò lungo la discesa di corsa. E Fabio? Fabio, incredibilmente, emise un urlo di battaglia e lo seguì nella corsa.
Corsero, caddero, si rialzarono e rotolarono ancora, sempre ridendo grassamente e ansimando soddisfatti dalla fatica. Ad un certo punto, si fermarono assicurandosi al fusto di un albero e, respirando con affanno, si guardarono: erano reciprocamente e diffusamente lacero contusi e con i vestiti strappati, come due ragazzini che tornavano da una bellicosa partita a calcio.
Scoppiarono all’unisono in una grande risata che, però, venne interrotta da una voce indistinta che proveniva dall’alto della vallata. Fabio osservò in alto e l’immagine che scorse lo fece trasalire: sua madre a cavallo, vestita da cavallerizza con un elmo in testa, urlava dallo spiazzo di prima roteando una sciabola: “Fabbiuzzu! Unni vai! Le formicole! Come le formicole noi siamo! Fabbio, acchiana – ndr “sali” in italiano -, acchiana ti dissi!”
Fabio impallidito e sconsolato si rivolse verso Andrea che gli sorrise fraterno.
“Ti ricordi come ti chiamava mia madre?”
“Certo che mi ricordo. Andrea senza barba mi chiamava”
“Forza andiamo” riprese Andrea. “Certo, andiamo” replicò Fabio.
Scesero ancora correndo e ridendo, Fabio ora distanziava di qualche metro Andrea stremato dalla fatica della prigionia.
Giunti ai bordi di un ruscello, Fabio si voltò: Andrea non c’era, né lì, né altrove il suo sguardo potesse giungere.
Andrea non c’era, eppure non gli era mai stato tanto vicino.
Fabio guadò il ruscello e non si voltò più indietro.

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204 Commenti

  1. Non sono sempre veloce come per l’altra storia, ma questa l’ho letta tutta d’un fiato.
    L’ho adorata, soprattutto per questo finale.
    Tu sì che assomigli a Calvino.
    Mi piace molto il cambio di registro a seconda di chi parla, le espressioni dialettali che permettono al lettore di sentirsi veramente in Sicilia e alcuni particolari qua e là che rendono una storia fantastica molto realistica.
    Non vedo l’ora che tu scriva una nuova storia, ma stavolta, voglio partecipare anche io nel scegliere come farla proseguire!
    Molto felice di averti letto ( di nuovo ), a presto!

  2. Quando ho visto notifica ho tentennato: paventavo lo spezzatino.
    Non conosco le tecniche di scrittura: sono un dilettante del dilettantismo e me ne accorgo addirittura io rileggendomi (quando ripenso all’abuso degli avverbi di tempo nell’altra storia…)
    Apprezzo la delicatezza nel “hai una concezione personale dell’uso dei tempi verbali”.
    Volevo essere calviniano, è vero, per me stesso innanzitutto, ma non sempre ci sono riuscito.
    Il tuo commento mi lascia senza fiato, fossi su Twitter e su Facebook lo posterei all around come motivo di orgoglio personale. Mi limiterò a parlarne a mia moglie, ai miei fratelli e ai miei amici.
    De Chirico? Esageratamente generosa.
    Altre storie? Sto pensando ad un paio di soggetti, ma nessuno di essi, dentro di me, ha la stessa forza dei precedenti di autoaffermarsi e farsi scrivere vincendo ogni resistenza.
    Io non ho tecniche e se non vengo mosso da una forte spinta interiore, temo produrrei solo grandi “ciofeche”. A presto

  3. Caro Max, stasera mi si incrociano gli occhi, ma ce l’ho fatta. L’ho letto.

    Che tu sei un “introspettivo naturale” lo si evinceva anche nei tuoi commenti in giro. Che devi essere uno che ha superato i trenta, anche. Perchè il Calvino non si imita a vent’anni. E già, lasciatelo dire. 🙂 c’era del Calvinismo in qualche sfumatura.

    Distruggerti ( come dicevamo da me) direi di no, non ce n’è bisogno, te la sei cavata bene, in verità.
    Hai una concezione personale dell’uso dei tempi verbali, questo sì. Dovrei spiegarti alcune cose, ma non ora. Sappi solo che i verbi non servono solo a decretare presente, passato e futuro, no, servono soprattutto a stabilire gli step della storia. Se si sbagliano, cambiano le successioni delle scene senza che l’autore se ne accorga. Pensa un po’.

    La tua è una storia sospesa tra cielo e terra, vero e falso, utopistico e tangibile. Come un quadro di De Chirico. E se dico questo, se dico De Chirico, ho detto abbastanza.

    In qualche modo, non so bene come, devo dire che hai conquistato la mia stima professionale. E, in conclusione, qui dentro, solo un’altra persona potrebbe dire lo stesso. ( se lo sapesse).
    Attendo la tua prossima storia. Davvero.

  4. Il finale mi ha lasciato un fondo di malinconia, dopo che tutta la vicenda di Fabio mi aveva fatto sorridere, episodio dopo episodio.
    Un racconto originale, surreale, e, per come sei stato in grado di renderlo vivido, mi verrebbe da pensare anche un po’ autobiografico.
    Pur con la mia proverbiale lentezza, arrivo anch’io infine a farti i complimenti: una storia che ho letto con piacere, divertendomi ed emozionandomi (anche perché di traumatici trasferimenti da bambino ne ho vissuto qualcuno pure io).
    Bravo Max!

  5. Grazie Ang,
    è stato il mio esordio e gli sono già affezionato con nostalgia.
    Credo che tu e Giovanni intendiate la stessa cosa, atteso anche il,comune significato di “liberare” tra redimere e emancipare.
    Etimologie a parte, hai ragione: è un percorso di liberazione da se stessi dalla propria storia limitante.
    Sono onorato di averti tra i miei lettori

  6. avevo adocchiato questo racconto durante il concorso estivo ma dopo il primo capitolo avevo capito che non mi sarebbe bastata una lettura veloce ed ho preferito rimandare
    ci sono dei tratti di fabio che adoro, in particolare la sua espressione perennemente persa dietro a percorsi immaginari, ragionamenti a spirale e divagazioni fumose…
    giovanni lo ha definito un cammino di redenzione, ma forse è più un’emancipazione, la tardiva rottura del bozzolo di una crisalide
    da rileggere
    complimenti max!

  7. Con un titolo come questo, la storia già partiva in quarta. Per essere il tuo primo racconto qui, devo dire che hai fatto centro perché hai creato una storia originale, divertente, per certi versi surreale. Io adoro le inflessioni dialettali che caratterizzano meglio i personaggi e li rendono “umani”. Alcune espressioni mi hanno colpito molto, per esempio quella iniziale “L’animo di Fabio si agitò, si capovolse piroettando su se stesso”. Penso che tu abbia delle capacità e delle potenzialità che qui abbiamo solo intuito. Anche ironiche. Sei uno da tenere d’occhio, senti, ma in confidenza, dove se ne fuì Andrea? (Perdona il mio orrendo siciliano). ciao!

  8. Ciao Napo, grazie per avermi seguito fino a qui.
    In parte puoi aver ragione: ero partito con l’intenzione di essere più leggero, poi sono subentrati anche altri toni. In realtà vorrei essere più leggero principalmente per me stesso, ma si vede che ho anche spinte di tipo diverso da cui vorrei emanciparmi, da qui il racconto un po’ ondivago con lo humour che a volte scompare. Certo tieni conto che TI, seppur nel gioco, è il mio unico pubblico. Grazie ancora

  9. L’ho letto e riletto, quest’ultimo episodio. Confesso che in parte mi sono avvalso della decodifica che hai inserito nella replica a Giovanni. Per conto mio, dirò solo che questo racconto d’esordio è interessante e si nota che hai voluto usare un po’ tutti i registri, metterti alla prova. All’inizio magari eri partito con un’altra idea, un racconto “da concorso”, più piacione, poi hai cominciato a scrivere per te stesso.
    L’aspetto che mi piace di più della tua scrittura è quella nota ironica, quello sguardo disincantato, il gusto – sempre ben calibrato – del paradosso.
    Resta spontaneo e disincantato, non farti prendere dal gorgo di TI, non credere ai commenti entusiastici e alle filosofie spicciole, non dimenticare chi qui si gioca e basta.

  10. Caro Loc, grazie per le bellissime parole.
    Circa un sunto delle mie intenzioni, ti rinvio alla mia replica a,Giovanni.
    Volevo scrivere una fiaba, omaggiando Calvino, ma forse la Kangoscia ha avuto il sopravvento.
    Le tue parole sono benevole, non merito tanto, ci ho provato. Qualcuno mi ha letto, in pochi mi hanno seguito. Anche questo credo significhi. Ci penserò. Però, in chiusura, ho avuto un bel club – seppur sparuto – di commentatori.
    Grazie di tutto Loc
    M.

  11. Bizzarro, onirico, strampalato, kafkiano, comico. Questa miscela esplosiva di ingredienti sono andati a comporre uno dei racconti più originali che ho letto su questa piattaforma. Mangione mi manca già.

    (Ma sono sicuro che non ha finito qui di popolare la tua mente fervida. O almeno lo spero tanto).

  12. Eccomi qui! Ho letto il finale e sono spiazzato, davvero! In positivo, sia chiaro! 🙂
    Un racconto strano, che percorre l’assurdo, rimanendo, però, molto reale. Già avevo pensato, mentre leggevo gli scorsi episodi, che la tua storia mi ricordava il Processo di Kafka. Ho anche visto che locullo l’ha segnalato. Effettivamente mi hai ricordato quel bellissimo romanzo. E quest’ultimo episodio, con le sue immagini quasi poetiche (la madre a cavallo è eccezionale!) compie un percorso, o meglio una tappa. Fabio non si volta più indietro, ma cosa troverà davanti a sé?
    Max, è stato davvero un bel viaggio questo racconto! Ti rileggerò con piacere! 🙂

  13. La storia, iniziata ormai qualche mese fa, mi aveva intrigato fin da subito, partendo già con un titolo eccezionale. Leggendo ho conosciuto il buon Max, ho apprezzato il suo meraviglioso uso delle espressioni dialettali, ho ammirato il modo in cui i personaggi quasi quasi parevano recitare davanti al mio sguardo. E a dirla tutta, ogni tanto mi sono anche chiesto che diavolo avessi in testa per scrivere il racconto. Perché una delle bellezze di questo esordio ( mi è parso di capire che sia così) è il perfetto incastro tra i vari episodi. Inizialmente non è chiaro,come un puzzle, ma poi ne viene fuori un fantastico mosaico. Siccome qualcuno potrebbe leggere i commenti prima del racconto, mi fermo qui e non dico nulla sul finale, sull’ottimo finale. Max, perdona la pessima battuta che sto per fare, non è che hai in mente il caso della cicala pessimista? 😉

  14. Beh Max, come promesso ho recuperato il tuo racconto per primo.
    Però. Uno di quei però che si accompagnano con un cenno di assenso.
    Fino all’ultimo mi hai mantenuto nella bolla del “ma dove vuole andare a parare?”. Poi quest’ultimo capitolo, come un fulmine a ciel sereno, schiarisce e da senso a tutto ciò che hai costruito. O almeno, io il senso l’ho trovato.
    Nela letteratura, così come in tutte le altre arti, il senso lo attribuiscono gli occhi di chi legge. I miei ci hanno visto un cammino di redenzione.
    Questo viaggio l’ho inteso come una comprensione di sé stesso, un risveglio interiore e una catarsi.
    Surreale, tanto da farmi ipotizzare che il Mangione (e conseguentemente anche Fabio) in realtà abbia compiuto questo viaggio non da vivo.

    Bello Max. La morale, e le tante piccole perle che hai disseminato lungo questo selciato, hanno reso questo viaggio davvero una bella esperienza. I miei più sinceri complimenti per questo tuo esordio Max.
    Che sia il primo di una lunga serie di bei racconti questo, talento e capacità sono tue caratteristiche, quindi mi aspetto tanto da te.
    Presto recupererò anche l’altro, aspettami tra le tue pagine.

    Giò

    • Ciao Giovanni, innanzitutto grazie.
      Hai colto perfettamente lo spirito del mio accrocchio
      Ho pensato ad una late building novel cercando di scriverla con leggerezza: l’Avv. Mangione è un uomo buffo, ridicolo, ma “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui tu non sai niente”.
      E allora la telefonata diventa un’ultima chiamata della sua vita, per redimersi dalla sua storia, dalla famiglia e dalla sua palude. Infatti Fabio non voleva partire.
      Mi pare che tu abbia notato che diversamente ho appellato il protagonista Avvocato Mangione – sguardo superficiale – o Fabio – sguardo più profondo. Andrea è un alter ego (Fabio = Andrea senza barba) e nel nono capitolo cerco di renderlo palese quando il tenente in sostanza accomuna difeso e difensore.
      Poi Malheureusort: è un gioco di parole, cattiva sorte, brutto futuro e Fabio riesce a evadere. La madre e il tenente fanno parte dello stesso esercito, la colpa di Fabio/Andrea è di cercare l’indipendenza.
      Grazie per le belle parole, in questi giorni mi servono le belle parole

  15. Il fine Locullo ha colto il vezzo del mio omaggio al Processo, non avevo dubbi sulle sue solide basi di letture importanti. Le colpe di Fabio però sono minima cosa rispetto a quelle del genere umano di K. Detto questo non posso che ringraziarti per il costante sostegno anche agostano. Visto che siamo in vena di citazioni, in realtà, ho provato in generale a prendere spunto molto lontanamente da un autore italiano del ventesimo secolo. Ma se non me lo hai menzionato vuol dire che il mio omaggio non è ben riuscito… A presto

  16. Affronta un nuovo tutore dell’ordine visto che tenente e piantone sono misteriosamente scomparsi. Questo mi fa pensare: non sarà un sogno quest’avventura? Se no come si spiega l’assenza improvvisa dei due gendarmi? La visione stralunata di Fabio sarebbe presto giustificata 😉

  17. Affronta un nuovo tutore dell’ordine visto che tenente e piantone sono misteriosamente scomparsi. Questo mi fa pensare: non sarà un sogno quest’avventura? Se no come si spiega l’assenza improvvisa dei due gendarmi? La visione stralunata di Fabio sarebbe presto giustificata 😉

  18. Rieccomi, al di là del francese rivedibile, questo è un viaggio a destinazione ignota (per ora), con vista sul passato. Questi flashback trasudano Sicilia, ovvio, ma anche un mondo semplice, dove i legami veri restano anche se ci si separa. Spero, anzi sono certo, che anche il nostro protagonista la penserà così.
    Che bella questa fuga dalla confusa, superveloce, bizzarra vita quotidiana di tutti i “working class heroes” (citazione!)

  19. Max, riesco a leggere l’episodio solo ora. Odio non avere una linea ADSL! A settembre dovrei tornare più attivo che mai. Lasciando stare i miei problematici, ottimo episodio anche questo. Sei stato superlativo nel saper gestire al meglio la scelta dei lettori. Questa volta, a proposito di scelte, opto per la gendarmeria.

  20. Carino (grazioso, direbbero i catanesi) anche questo episodio. Intelligente il modo in cui hai risolto il pareggio tra il volto sconosciuto e il sosia di zia Lucia. Ha ragione Giorgia: dovresti stare un po’ più attento ai refusi. Se ti fossi concesso tempo per rileggere ed editare, avresti notato, per esempio, la reiterazione della parola finestrino nelle prime righe. Ma – come dico sempre – non prendiamoci troppo sul serio: va benissimo così.
    Gendarmeria.

  21. Voto per il volto sconosciuto.

    Rinnovo i miei complimenti Max! Eccetto qualche piccolo refuso, è veramente un capitolo molto bello! Fabio, incerto, privo di autostima, che sempre si appoggia a chi fa per lui è veramente un personaggio molto affascinante. Sono sempre più curioso di leggere il seguito!

    P.s.: no, i complimenti non nascono dalle minacce, sono assolutamente sinceri! 😉

  22. Grazie Angela. Ricorderò la giornata odierna per:
    – il treno del mattino cancellato;
    – la camicia strappata sul treno di mezz’ora più tardi;
    – un polo da 4 soldi comprata di tutta fretta alla stazione prima di entrare in ufficiio;
    – gli strali del mio capo ufficio;
    – il treno del ritorno cancellato;
    – l’acquazzone monsonico scatenatosi appena sceso dal treno;
    – il sottopasso allagato;
    – l’attraversamento dei binari rischiando la vita;
    – i vostri complimenti!

  23. Mi è piaciuto così tanto il ricordo dei metodi di vita di Donna Carmela che avrei voluto altri esempi.
    A questo personaggio ci si affeziona proprio volentieri e sembra che il tutto ti venga piuttosto naturale.
    Molto divertente lo sbarco in aeroporto, con l’immagine di lui che cade sulle scalette e anche l’excursus storico regionale.
    Te lo vedi proprio davanti, il caro Fabio che disdice l’abbonamento al Sole 24 ore.

    Insisto con il volto sconosciuto, ma la sosia mi ispira comunque.

    Bravo,
    S.

      • Ti scrivo sotto le adorate formiche…..Mi piace tanto questo racconto e poi mi posso nascondere da colleghe e affini…. Allora le “alcoliste anonime” si riferisce a un episodio post collegio docenti del 2 settembre, ovvero del 5 settembre…. In riunione di intersezione dopo che quasi la metà delle colleghe mi hanno tolto la parola, altre mi hanno rimproverata di essere scesa a un livello basso cosa che dicono non potermi perdonare… Qualcuna voleva addirittura che chiedessi scusa….Ma io non lo farò, non ho intenzione di farlo….Si sono riconosciute nei cani è un loro problema, non ho detto chi sono i cani, per dispetto quando la preside ha voluto sapere le ho detto che era lei, ma non è lei. Siccome mi ha sfidata sul coraggio, allora di coraggio ne ho da vendere. Siccome quando sono stata a parlare pacificamente la risposta è stata: denunciatevi tra di voi, non voglio sapere niente… Siccome, ritengo che spendere soldi in denunzie e avvocati non serva…Ho pensato a questo sistema. Che ha funzionato fino ad adesso. Giorno 5 eravamo in riunione, la collega che urla recitava i passi dell’incipit a memoria…Allora Lilli, sarebbe il cane Cavalier King Charles….L’ha fermata e le ha detto adesso parliamo di questo… Mi ha guardata dritto in faccia e mi ha fatto i complimenti per come scrivo e per cosa faccio in genere e mi ha anche detto di continuare così…Poi si è rivolta alle “cape” caporal coordinamento e gli ha detto: siete due bravissime persone, nulla da eccepire, solo che il modo di fare dovete migliorarlo…personalmente mi danno fastidio questi gesti della mano che una di voi due fa…. e poi ha continuato parlando di lei e di cosa era stato detto da lei… Una alla volta le colleghe si sono alzate e hanno parlato, la kapò è uscita e non ha voluto partecipare, quei pochi momenti che entrava e usciva ha detto che noi la aggrediamo sempre (non è vero, lei vive il mondo contro). Arrivati a me, mi sono messa a piangere, sono andata a parlare e ho parlato di come è difficile andare a lavorare in un clima ostile, dove tutti sparlano di tutti…dove c’è gelosia, invidia, rabbia…Dove se io parlo con una collega l’altra è gelosa, essendo una single (non una zitella) non ho mai sopportato neanche un uomo geloso e figuriamoci se posso sopportare una collega, mi infastidisce, mi infastidisce essere sgridata davanti ai miei alunni ( che vengono traumatizzati). Rispondo alle urla con altre urla, sto male, mi si alza la pressione e non posso permettermi di ammalarmi. Ma la cosa grave è il rapporto con i bambini, viene messo in crisi da questo rapportarsi degli adulti, non posso perdonare che si faccia questo. Allora ci sono volte in cui, prendo la sgridata, le urla forsennate e non rispondo una parola per evitare che i bambini possano in qualche modo assorbire, altre non reggo e rispondo, trasformandomi in una belva… L’ultima lite, sono stata 4 giorni a letto senza voce… quella di questa estate ci sono stata male l’intera estate e mi sono sfogata scrivendo giorno e notte ( ho vinto un premio letterario sai!). Insomma, mentre ognuna di noi si alzava e parlava, una collega dal fondo della stanza ha detto: sembriamo le alcoliste anonime. Però ci ha fatto bene. SI sono abbracciate le persone che si schifavano e io quando sono andata a parlare ho detto cose che veramente penso. Ho parlato dell’enorme cane che mi porto appresso e di come il suo peso e la sua mole mi stia schiacciando, il cane è; l’oscuro passeggero….è la depressione che ti viene nell’ambiente di lavoro quando tutto è rovinato da comportamenti subdoli messi in atto per diffamare e ostacolare una persona fino al punto che questa si arrenda e chieda il trasferimento o venga trasferita di ufficio. Sono cinque anni che le conosco, negli ultimi due sono stata responsabile del monitoraggio e della valutazione sia degli alunni che dell’istituto. Ho avuto modo di conoscere tutti personalmente in un rapporto singolo e privilegiato che mi faceva capire con chi stavo avendo a che fare e quale tipo di preparazione avessero. Sono ottime insegnanti. Solo che la dinamica relazionale e personale, si è guastata grazie a un nonnismo radicato per anzianità di servizio . Il potere ai più anziani, chi occupa quel posto da prima di te….poco spazio all’innovazione, anzi ostruzionismo verso la stessa a discapito degli alunni e anche della libertà di insegnamento. Sedute tutte a semicerchio, sembravamo davvero gli alcolisti anonimi, solo che il nostro vizio non era la droga, non era l’alcol, non era nessuna dipendenza era invece una malsana voglia di stare insieme. Ora la sto lasciando parlare.

  24. Ero abbastanza incerto, ma alla fine di zia Lucia mi ha convinto di più. Ottimo episodio come sempre, riesci a mescolare gli eventi come fanno i grandi chef con i loro piatti. È davvero un piacere leggere la tua storia.

  25. Fabio è un personaggio strano, strano e originale, originale e affascinante. Pare quasi che affronti la vita scivolando, invece di camminare. Che superi gli ostacoli non saltando o scavalcandoli, ma più tipo scivolandoci sotto, come una poltiglia.
    Quel rapporto di amore/odio con la madre, di dipendenza e voglia di emancipazione. È complesso, sacrificato qui dove hai poco spazio.
    Comunque sempre ottimo. Non mi aspettavo meno.
    Ho scelto il bambino del sogno.

  26. Che dire? Molto, molto interessante! Hai uno stile ricercato che unito al dialetto crea un connubio molto piacevole!
    Belli i salti tra il presente e i ricordi, che prendono quasi il sopravvento, riducendo a poche frasi gli eventi della storia.
    Quest’ultimo episodio, poi, con l’immagine del bambino che brucia e arde vivo, è veramente efficace!
    Ho votato perché incontri Angela, ma sono la minoranza. Non importa, tanto sono sicuro che anche il prossimo capitolo riserverà delle sorprese! 🙂

  27. Tragico. Altro che vena comica…
    Però magistralmente tragico.
    Quel dialetto… cavolo è perfetto. Mi suona nella testa la cadenza, persino quando non è propriamente tale, ma solo il vezzo dei siciliani di mettere i verbi alla fine delle frasi.
    Ottimo capitolo, davvero.
    Treno per Chambery. Diretto, senza incontri.

  28. Beh, nel precedente commento dicevo di lasciare andare a braccio Fabio e invece me lo ritrovo *in* braccio! 😀
    Bellissimo capitolo: hai reso benissimo le sensazioni catastrofiche del piccolo mondo di un bambino.

    (Perché la virgola dopo il nome proprio, nella riga iniziale?)

  29. Con questo episodio credo che sia tornata a esprimersi la tua vena comica, se mai si fosse persa del tutto. Credo che ulteriori spiegazioni a questo punto siano inevitabili, anche perché ci serve un attimo una guida per andare aventi in questo bel giallo.

  30. La triste risposta, nel capitolo 4, data alla conturbante mora è stata perfetta! Tragicamente perfetta.
    Anche io ho notato un cambiamento, in questi ultimi due capitoli, ho notato un certo retrogusto di nostalgia: i ricordi delle ragazze possibili, gli sguardi ai genitori… molto molto bello.
    Comica l’ambiguità morfologica della zia, che potrebbe addirittura creare dibattito tra i più affermati studiosi del settore…
    Sai, però, una cosa non mi è chiara: dove vuoi portarci?
    È un bel viaggio… però. Una bella definizione della vita.

  31. La storia è intrigante, divertente e ben scritta ma il motivo principale per cui ti seguirò è che, in quanto siciliana, mi fa sentire un po’ a casa. Certo.. io sono di Palermo e scrivo di Palermo.. Ma sono dettagli 😀

  32. Hai improvvisamente perso la tua intrigante e larvata vena umoristica. Queste episodio sembra quasi scritto da un’altra mano. È un effetto voluto o il tuo stile cambia in funzione del tuo umore? Rimane comunque un buon ritmo.
    Attento alla consecutio temporum: “quando divenne certa che anche Andrea avesse compreso” è la forma corretta.
    Hostess.

  33. Ma lo sai che questo “gialletto” è divertente? Sarà che dopo un po’ mi è venuto istintivo leggerlo con accento catanese (magari).
    Simpatico e fresco. Quasi quasi ti perdonerei una serie di pecche, ma io ho devo salvaguardare la mia immagine di pedante guardiano delle regole.
    Elenchiamo. Per favore, quando scrivete parole straniere documentatevi (con internet ci vogliono dieci secondi): décolleté e non decolté. Ci risiamo con l’effetto fumetto (!) e addirittura (!!), anche se ho capito che ci tieni. Pure tu con questi benedetti numeri scritti in cifre: “tiro da tre punti” e non “3 punti”, per favore.
    E infine ti dico una cosa strana: anche nel mio giallo c’è Charleroi. Però, per favore, non passare a leggerlo. Ti sembro il tipo che legge e commenta i racconti degli altri per mendicare incipoints? Cu, iu? ma stamu babbiannu? Io, con buona pace di theincipit, degli incipoints me ne stracatafotto.

  34. Mi riporto alla deposizione di Caroli, Vostro Onore: il protagonista terrà fede al suo nome e il siciliano è utilizzato in maniera ricercata e assai godibile.
    (No, Vostro Onore, non mi sento di aderire anche alla similutudine della caramella appiccicosa… :-D)

  35. Torna al bar per il bis.
    Mangione di nome e di fatto.
    Bel capitolo, il dialetto siciliano è una chicca che perdona qualche refuso qui e la.
    Questo personaggio è sempre più… strano, strano e magnetico. No, scusa… appiccicoso. Mi resta tra le dita come una caramella leccata… non so se ho reso l’idea della sensazione piacevolmente zuccherosa.

  36. Molto bello questo racconto, Max, quella voce stridula della telefonista mi ricorda qualcosa. La storia si fa interessante e, poichè ritengo che la forma E’ anche sostanza, in questo caso vedo che tutto fila benissimo.
    Noto un narratore sornione, complice più del lettore che del protagonista,….

  37. Ragazzi, scusatemi ho beccato un refuso. All’inizio del II capitolo dopo concorso “esterno” mancano le parole “del marito”. Sorry, ma scrivere tagliare copiare da word e incollare sul mio tablet è davvero una prova infernale. Che dite? Scuse troppo infrormali? Avete ragione. Riformulo: la spettabile Direzione di MaxLap esprime alla ancor più spettabile community il proprio rincrescimento x aver rilevato un refuso nel II episodio. Sarete rimborsati con un voucher valido per una cena con Donna Carmela Lo Giudice in Mangione. La Direzione

  38. Confesso di essere stato così attratto dal titolo, tanto da leggere il racconto senza nemmeno conoscere la trama. Trama che si è rivelata a dir poco eccellente. Qui siamo (quasi) tutti dilettanti, ma alcuni, ed è il tuo caso, se la cavano abbastanza bene. Giusto per fini statistici, ti informo che ho votato per una bella gridata “Mamà rispondi tu!”.

  39. Fortunatamente ho letto i commenti precedenti prima di scrivere il mio, altrimenti sarebbe sembrato una copia sbiadita del commento di locullo.

    Bell’incipit, dal titolo curioso e ricercato. Proprio da giallista professionista. Ti seguo

    Ah voto che confermi di essere l’avvocato.
    Mangione… appropriato alla categoria, senza offesa per la categoria.

  40. Il rapporto trilatero cliente-liquidatore, con l’avvocato in mezzo, è comico e riuscitissimo: quando due punte del triangolo divengono sorte di categorie dello spirito nella testa del legale sfioriamo il geniale.

    (Voto Mamà ricordandoti che i punti di sospensione sono inderogabilmente – come direbbe Vaccalluzzo – tre: mai quattro né due, ché se no qui ti fanno le pulci :-D)

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