Lo strano caso della signora Gibilisco e della tazzina da caffè

Scirocco

La strada scorreva davanti a lui. Ettari ed ettari di terreno incolti, l’erba invernale diventata ormai gialla, quel giallo che diventava oro sotto il sole cocente di quel luglio.
Scarse macchie di alberi, ed un fiume riarso completavano il quadro. Insieme ad una vecchia casa in rovina alla sua sinistra.
Pensava sempre, in questi casi, alla vita che un temposi era sviluppata in quella casa: una famiglia, le frasi, l’amore, il gioco di bimbi, il lavoro nei campi, le gioie e i dolori. E si domandava sempre se quelle persone avessero avuto il minimo sospetto che il centro della loro vita sarebbe stato un giorno un rudere, attorniato da campi incolti, bruciati dal sole,le finestre rotte violentate dal vento caldo di scirocco.
Gli veniva voglia di fermarsi ed ascoltar anche lui il sussurro del vento, quasi che potesse portargli conforto, e potesse fargli balenare davanti agli occhi quella vita un giorno vissuta.
Ma c’era troppo caldo. E nonostante l’aria condizionata a palla, la sua vettura risentiva del sole spietato all’esterno.
A poco a poco la campagna cedeva a un piccolo gruppo di case, sparse sulla destra e sulla sinistra della strada provinciale. Poste in modo casuale, un po’ anarchico, come tutta l’architettura in quella parte della Sicilia.
La sua casa, quella che aveva preso in affitto, era l’ultima. Un vecchio casale in disuso, di squadrati “patatoni” di tufo, all’ombra di un noce enorme, che sfidava con le sue fronde la calura estiva, e la solitudine.
Scese, apri’ il cancello, ed entro’. Cerco’ di riposarsi nonostante il caldo, e le mosche che lo tormentavano con il loro volo e il ronzio insopportabile.
Cadde, ad un certo punto, in una veglia agitata, fatta di un mondo sognante, ma anche vagamente preoccupante.
Si sveglio’ sudato. Era nudo, ma la ventola al soffitto non riusciva a garantirgli quel minimo di equilibrio nella temperatura corporea.
Era in dormiveglia. Dovevano essere le cinque del pomeriggio, e lui doveva alzarsi per tornare alla Squadra Mobile.
Alla fine era tornato a fare il suo vecchio lavoro, il dott. Di Giacomo. Ma lo stava facendo a Caltanissetta, a 130 km dalla “sua” Palermo, e a 2000 km dalla sua casa a Torino. Lontano dalla sua famiglia e dalla sua vita.
Si alzo’, fece una doccia (l’acqua chiaramente era bollente….), e riprese la strada verso Caltanissetta. Il centro della Sicilia. Lontanissimo dal suo amato mare. In quella estate torrida.
La macchina lo riporto’ in poco tempo nel centro cittadino, sino alla Questura, un edificio di architettura anonima, un casermone anni ’60, proprio poco prima della via Conte Testasecca, al centro della cittadina, e poco dopo la fine di Viale della Regione, il luogo in cui si riuniva tutta la gioventù bene, cresciuta nel quartiere moderno nato attorno al Tribunale.
Quasi niente rimaneva di quel che aveva reso Caltanissetta uno dei centri culturali più vivi di tutta la Sicilia, dove gli intellettuali si riunivano nella storica Libreria Sciascia.
Arrivato in Questura, sali’ le scale e si infilo’ nel quartiere generale della Squadra Mobile.
La dott..ssa Cardaci, giovane collega di origini siracusane, dirigeva con piglio fermo e garbo i “suoi uomini”, tra cui c’era anche Di Giacomo, retrocesso per via di quella brutta storia che lo aveva riguardato.
Con Paola Cardaci i rapporti erano stati subito improntati alla massima collaborazione. Era una persona valida e, anche se più giovane,, non costava a Jacopo fare ciò che lei comandava. Perché corrispondeva quasi sempre a quello che lui avrebbe fatto di sua iniziativa.
– Ciao Paola – disse entrando nella minuscola stanza, stracolma di carte, reperti, vestiti.
-ciao Jacopo, rispose lei con la sua voce ferma e gentile allo stesso tempo.
Hai dormito, vero. Anzi, potrei dire che non ti sei ancora svegliato- disse emettendo quella sua simpatica risata rauca che lo metteva di buon umore. Anche lui rise, e disse:
-queesto caldo mi uccide. L’assenza del mare mi uccide. Meno male che questo ufficio mi piace – disse senza volere in alcun modo captare la benevolenza della sua dirigente.
– Caro Jacopo, mi sa che questo pomeriggio non potrai riposarti. Giunge notizia dalle nostre volanti che in località Xirbi c’è stato un suicidio. Devi farmi il piacere di andare tu.

– Come potrei dirti di no? -Disse Jacopo sorridendo.
Vado, mi immergo nel caldo soffocante, e torno. Ti faccio sapere. Chi mi porto?
– Mah, portati Malvezzi e Pulvirenti. Ma fate in fretta. Sul posto c’è la moglie. Che pare inconsolabile. Il sig. Lo Castro, così si chiama, andava ogni mattina alla sua villetta fuori Caltanissetta, irrigava il suo piccolo giardino. Era in pensione da qualche anno, aveva 65 anni. Nessun motivo apparente per il suicidio, ne’ per il fatto che abbia scelto di appiccarsi il fuoco all’interno della sua vettura, morendo in un modo veramente atroce. Ma i gusti sono gusti! – Disse, prorompendo in una nuova risata.
– Va bene, prendo i ragazzi e vado. Speriamo di tornare entro le sette di sera.
– Vi aspetto.

Cosa troverà Di Giacomo sul posto?

  • Sin da subito apparirà chiaro che il suicidio non sta in piedi (29%)
    29
  • Il suicidio sembrerà inspiegabile, ma non ci saranno tracce inizialmente di altre piste investigative (54%)
    54
  • Nulla di particolare. Solo quanto accade in caso di suicidio. (17%)
    17
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

106 Commenti

  1. Una storia scabrosa, che produce un acuto dolore morale, purtroppo effettiva e più che mai vera, una reazione evidente ma, mai giustificabile.
    Ha vinto Di Giacomo e il suo spregio per le gerarchie, la sua innata vocazione di chi è sempre alla ricerca della verità e non si ferma alle apparenze.
    Complimenti Dottor Gozzo!! Ma già è forte la mancanza di un altro caso da risolvere…

  2. Una storia avvincente, con un finale drammaticamente realistico, una descrizione dei luoghi che ti porta a viverli veramente come se si fosse dentro il racconto. Il Dott. Di Giacomo/Gozzo, 🙂 , sprizza umanità ed eccellenza di sensibilità da tutti i ” pori “, un plauso all’autore, complimenti.

  3. Eccellente Di Giacomo nel far cadere nel “tranello” Castrofilippo quando conferma che la chiamata alla questura era stata intercettata dal centralino, mentre non era affatto andata in questo modo; ciò non toglie che Castrofilippo é fin troppo sicuro di se quando parla del sig. Lo Castro sostenendo già che fosse stato ammazzato ancor prima che la teoria del suicidio fosse completamente smentita dagli inquirenti; pertanto proporrei al dott. Di Giacomo di ascoltare i vicini di casa rimasti ancora esclusi, fornendo la loro versione dei fatti.

  4. E poi c’è anche questo casale adiacente all’abitazione del Lo Castro, suscita qualche sospetto, ad ogni modo non capisco perchè i VVF non riescono a stabilire il pricipio delle fiamme se fosse dall’interno verso l’esterno o dall’esterno verso l’interno, in quest’ultima ipotesi potrebbe essere stato applicato su una delle quattro gomme il rubidio che è un elemento chimico molto reattivo e si infiamma spontaneamente quando viene esposto all’aria soprattutto quando è calda diciamo intorno ai 39° C, ma andiamo oltre..

  5. Egr. sig. Luisa Friend,
    Gli slip non erano facilmente visibili, tanto che ad un primo sommario esame non erano usciti fuori….poi bisogna vedere di chi erano i peli….quanto al cognato, non gliela conta giusta? Penso sia possibile. Girerò tutto al Di Giacomo….

  6. Ritengo che il povero Lo Castro sia stato testimone di qualcosa di losco e torbido….proprio per questo sia stato ucciso, attendiamo gli esiti dei prelievi della scientifica, non solo per gli slip, è inverosimile che nell’ipotesi di ” Relazioni Malate ” gli slip vengano “dimenticati”, almeno a mio parere, ma anche delle formazioni pilifere e delle tazzine, il luogo del delitto sembrerebbe stato frequentato da più di due persone….
    Mi convince sempre meno il fatto che il Lo Castro abbia pranzato con il cognato, e che lo stesso cognato, non sappia o non dica nulla di questa presunta presenza femminile, vista dal Giannilivigni intorno alle 11….Qualcuno mente…..sarebbe bello intercettare i telefoni di Giannilivigni, del cognato e della moglie del Lo Castro. Costa troppo ? 😀

  7. Dott.Di Giacomo chieda alla Scientifica di cercare specificatamente tracce di cianuro nelle tazzine.E’ un veleno non facilmente rilevabile,difficile anche in sede autoptica,facile da somministrare perchè ha un odore di mandorle amare e viene confuso con aromatizzanti.

  8. Il mistero si infittisce….Giannilivigni, a mio giudizio, è molto di più che un semplice testimone…ma attendiamo l’esito dei tabulati, un intreccio familiare con interessi economici e non solo si profila….

  9. Il Sig. Lo Castro aveva pranzato con il Cognato Giovanni, quella mattina, c’è qualcosa che non mi convince nell’orario che dichiara il Sig. Giannilivigni, lo ha rivisto intorno alle 11 con una presunta donna dal prendisole a fiori…..e non l’ha visto più….

    • Aggiungo che sarebbe interessante sapere i rapporti che il suddetto Giannilivigni avesse coni familiari del povero Lo Castro, con il cognato in particolare, e verificare, ove possibile il tabulato del suo cellulare o del suo telefono di casa…..potrebbe essere questa dichiarazione spontanea ” pilotata ” per depistare ?

  10. É sicuro di quello che dice il sig. Giannilivigni? sostiene di essersi voltato a guardare in macchina, ma se viaggiava nella direzione della macchina perché si é voltato; qualcosa non quadra, riascoltiamolo ma questa volta non come testimone..

  11. Chiedo venia per il commento lasciato incompleto, ma scrivo dal cell, quindi dando per previsto il riconoscimento del numero senza nome trovato nei tabulati, a questo punto é necessario ascoltare la versione del figlio.

  12. Nella casa di campagna vi erano resti di cibo?E se sì son stati prelevati e analizzati alla ricerca di veleni magari anticrittogamici agricoli?I quali teoricamente possono essere ingeriti o inalati a piccole dosi anche facendo credere a un errore di chi li adopera.

  13. Grazie Dottore. Per quanto riguarda la scena del delitto, percepisco l’idea che qualcuno mente, poichè dal rapporto dei VVFF il rogo si era sviluppato alle 4 circa del mattino, dunque, perchè la sig.ra Lo Castro sosteneva che quella mattina il marito aveva accompagnato e ripreso il figlio Fabio a scuola? Di Giacomo ostinato, proseguirà le indagini, magari riascoltando meglio la moglie della vittima, potrebbe essere la chiave di lettura per l’eliminazione di un testimone a questo punto scomodo.

  14. La forma scorre e non stanca. Bravo. Come scrittore fai progressi. Il caso e’ un classico della letteratura estiva. Pochi indizi, tanti dubbi, e solo una mente che pensa e fa pensare il lettore: quella di Di Giacomo. Ci prende e ci trasporta con lui, dall’analisi del caso alla realta’ di una procura, dove esistono inevitabilmente casi di serie A e serie B. C’e’ bisogno ora dell’intuizione, magari davanti un piatto ed un rosso siciliano. Quel particolare che al momento e’ passato inosservato, ma che la mente del fine ispettore ha comunque registrato come anomalo. E da li si apre una pista.

    • E’ chiaro che, Giov. C. Sta per Giovanni Cognato, sarebbe bello capire di più sull’orario della chiamata intercorsa, potrebbe semplicemente essere stata una maniera per crearsi un alibi. Era vivo lo castro ? E’ stato lui a rispondere ? E’ salito vivo sulla sua auto o era già morto, e si spiegherebbe la posizione supina del seggiolino, la macchina potrebbe essere stata chiusa con la chiave di riserva, ed il fuoco appiccato da combustibile fossile che non lascia residui…. Ipotesi… ( Grazie per il complimento Dottore, fatto da Lei vale una infinità. )

  15. Ti stai affinando. La storia scorre e prende il lettore. Ricordati i tuoi punti forte: tecnica investigativa e reale scenario delle procedure di una inchiesta. In fin dei conti c’e’ anche questo nella tua nuova avventura 😉
    Piano piano stai prendendo, nel mio cuore di lettore accanito di gialli, il posto di Jo Nesbo.

  16. Uno strano posto per suicidarsi, in genere chi si uccide lo fa quando la disperazione giunge al culmine e in luoghi isolati, lontano da parenti o conoscenti; non si tratta di una morte qualunque, dovrebbe destare maggiore interesse e sospetto la posizione stessa del ritrovamento del cadavere, del tutto accondiscendente al volere altrui, nessuna reazione al fumo e successivamente alle fiamme; sarà che era già morto prima..

  17. Questa la versione originaria del pezzo, prima dei tagli…..

    Ringraziando, Di Giacomo entro’ dal cancello nella piazzola antistante il casale dei signori Lo Castro. In quel momento era stato spento l’ultimo focolaio, ed uno dei tre vigili si avvicino’, presentandosi come il Maresciallo Accetta, un anziano vigile un po’ sovrappeso. Gli spiego’ che avevano tentato di aprire la macchina all’inizio, per potere spegnere il fuoco che si era sviluppato. Gli disse anche che tutte le porte della macchina erano risultate chiuse dall’interno, ed avevano dovuto forzare una delle porte posteriori per poter fare il loro lavoro. Per il resto non avevano toccato niente, cercando di mantenere la scena del suicidio così come si era presentata ai loro occhi.
    Ah – aggiunse il vigile- non c’è traccia di liquido infiammabile all’interno dell’autovettura.
    Di Giacomo penso’ che questo era veramente strano. Come era andata a fuoco la macchina?
    A questo punto, Jacopo disse due parole ai suoi due uomini, mandando Malvezzi a cercare tracce esterne, e Pulvirenti a verificare l’interno del casale, che si fece aprire dalla moglie del morto.
    Nel frattempo, Di Giacomo si avvicino’ alla autovettura, apri’ da dentro la porta anteriore della autovettura, e si trovo’ davanti il cadavere supino, con lo schienale quasi interamente reclinato. Effettivamente non c’era completamente odore di benzina o altri liquidi infiammabili. Cosa assai strana.
    La macchina era stata presa del tutto dal fuoco, per cui sembrava quasi impossibile poter trovare tracce dattiloscopiche (le classiche impronte) o DNA di eventuali terze persone.
    Il cognato riconobbe il cadavere, dicendo che riconosceva le scarpe del morto, pur se anch’esse prese dal fuoco. Ebbe un moto di commozione, e si abbraccio’ alla cognata li’ accanto. Anche i vicini sembrano molto scossi dall’evento.
    Cerco’ all’interno dell’autovettura, come gli avevano insegnato anni di frequentazione di colleghi della polizia scientifica. Mise dei guanti, e si mise a verificare se vi era qualcosa di possibile interesse. Gli parve tutto assolutamente ridotto a cenere.

    • Intanto chiedi al PM che segue il caso che sarebbe opportuno richiedere l’esame istologico sulla milza,sembra che difficilmente carbonizzi,quindi cercare veleni a lento rilascio ed estrarre il DNA.

    • Si, ma bastano delle scarpe per identificare una persona? Potrebbe anche indossarle qualcun altro. La mia non era un critica, ma pensavo a un colpo di scena. O meglio, a una messinscena collettiva per celare la reale identità della vittima. (il Watson che è in me freme …)
      Comunque, abbasso le 5000 battute e i tempi di lettura. Viva il dialogo fra autore e lettori!
      😀

  18. Un’auto può essere chiusa dall’esterno e sembrare cmq chiusa dall’interno,basta un telecomando,è stato ritrovato nelle vicinanze?Magari in giro attorno all’area dell’incendio?Il cadavere era completamente carbonizzato?In caso contrario si potrebbe fare cmq un tentativo di estrazione del DNA da organi interni per capire se il cadavere appartiene effettivamente a Lo Castro.

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi