Lo specchio del tempo

I soliti tre mesi

Immenso blu solitario. Questa fu la scena che si presentò ai miei occhi stanchi dopo l’ultima sesta ora di quell’anno. Una volta varcati i cancelli grigiastri della scuola, alzai la testa al cielo e riempii i miei polmoni d’aria come se cercassi di prenderla da quel cielo così profondo e infinito e  fossi stata tutta la mattina in apnea . Un forte “pat” fu in grado di riportarmi a terra, mio scontento. Era chiaramente la mano pesante di Riccardo. -Emma! Allora dove passerai l’estate? spero non troppo lontano da dove la trascorrerò io- Mi disse ammiccando un mezzo sorriso. Davvero interessante, pensai.I soliti ragazzi. Gli stessi capelli, stessi vestiti, addirittura stesse parole. -Lontano sicuramente-Risposi forzando un sorriso chiaramente fittizio.Ma questo era il risultato sperato in fondo. Chiara saltellò da me col suo fare sempre allegro, mi prese per un braccio, e mi trascinò via, suscitandomi un sorriso. -Lo so che sei asociale, apatica…-..-e?-La interruppi falsamente infastidita. Mi sorrise e continuò-e adorabile, ma..- proseguì. -Delle volte devi semplicemente accontentarti di chi hai intorno. Non puoi eliminare tutti dalla tua vita solo perchè non sono il tuo standart, Devi divertirti, hai diciotto anni, non devi sposare ogni persona che incontri. chi se ne frega se non sono perfetti tutti.-   Non mi sorpresero le sue parole.Lei riesce ad essere così spensierata in ogni situazione. Non è che non sia una persona ma semplicemente le affronta cosi. La invidio per questo. -Chiara come puoi parlare con qualcuno che non è neanche lontanamente affine a te?- Mi sorrise e mi diede un bacio sulla guancia. Sua solita risposta quando è accorto di altre.

Arrivai finalmente a casa, stremata dal pulman sempre affollato e maleodorante. Mi gettai a peso morto sul letto. La testa piena di progetti che vorrei portare a termine nei soliti tre mesi di relax post scuola.Ma quanti ne potrò mai finire? Neanche uno. Questo è poco ma sicuro.  In estate chissà perchè ma una strana forza agisce sulla volontà tanto che diventa difficile anche andare a prendere un gelato con un’amica. La sera sarei dovuta andare alla cena di fine anno scolastico e non potevo permettere alla pigrizia di sopraffarmi. Feci una doccia calda, anche ad agosto per me sarà sempre calda, mi asciugai velocemente i capelli lasciando come al solito qualche ciocca bagnata, e munita di accappatoio mi impiantai letteralmente davanti all’armadio. Momento temuto da tutte le ragazze. Non per me. Presi il primo abito che mi capitò per mano, ne troppo elegante, ne troppo semplice. Era rosso e con uno scollo aperto su tutta la schiena. Avrei legato i capelli in uno chignon, un pò di eye liner e via. 30 minuti e sono pronta.Chi dice che una donna abbia bisogno di 4 ore per prepararsi? Suoneria del cellulare, il messaggio di Chiara che diceva che sarebbe passata a prendermi tra meno di un’ora e di farmi trovare nel vicolo del retro. Di solito passava sotto casa,  ma forse doveva passare a prendere qualcun altro della classe.

Mi recai nel vicolo. C’era un caldo afoso che si appiccicava sul volto. Notai che proprio affianco al vicolo c’era un locale che non avevo mai notato. Quando è stato costruito? Improvvisamente tutto sembrò farsi più scuro, diedi un’occhiata al cellulare e notai che Chiara aveva già fatto mezz’ora di ritardo. Alzai lo sguardo dal cellulare e balzai dalla paura. Mi sembrò di vedere una forma nell’oscurità. Dei denti  che brillavano nel buio…Che mi sorridevano? Scossi la testa vidi che fu solo la mia immaginazione. Okay, non era niente, ma rimasi impaurita. Era tutto così spento. Mentre mi guardavo attorno, facendo correre gli occhi da un punto all’altro, con la mano cercavo la porta del locale. Più non riuscivo ad afferrare la maniglia più nasceva in me un magone nello stomaco.Presa! Era già aperta. Caddi convinta di dover spingere. La porta si richiuse e mi sentii salva.Anche se per poco. Quando riuscii a calmarmi notai che tutto attorno a me era in qualche modo festoso. Mi trovavo ancora a terra seduta, in un corridoio stretto che una volta superato dava su un’immensa scala con un tappeto rosso. Erano cose che avevo visto solo nei film d’altri tempi.Un maggiordomo alto e slanciato, dai capelli scombinati e neri corvino, con una pelle marmorea, si avvicino frettolosamente a me e mi prese per le braccia. -Amalia?!-  Mi chiamò, quasi sconvolto. “Oh Amalia, ti ho vista morire, dove sei stata?”Mi strinse forte al petto e con un mano mi accarezzava il capo.Stranamente, restai immobile, acconsenziente -Chi è lei? Ha sbagliato persona, io… io sono Emma, per caso è passata di qui una ragazza che mi cercava?-  Tu…tu non ricordi Amalia? Sono io!Ti prego non farmi questo, no! – Aprii bocca per ribattere ancora una volta e per poi scappare via da quel pazzo ma non feci in tempo che un bacio sigillò le parole che avevo dimenticato. Mi strinse il viso tra i guanti bianchi da maggiordomo e strizzò forte gli occhi. I miei spalancati dall’incredulità

La nostra Emma come passerà la serata?

  • Va via di corsa, impaurita, cercando di raggiungere Chiara al ristorante (20%)
    20
  • Dopo il bacio inaspettato mena un cinque e scappa a gambe levate dritta a casa (0%)
    0
  • Decide di restare in quel locale apparso dal nulla e scoprire l'identità del maggiordomo e vederci meglio (80%)
    80
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19 Commenti

  1. Kim ti ha già fatto notare tutto ciò che non andava nel primo episodio, nel secondo ho visto che hai recuperato benissimo, brava! Perciò non mi resta che dirti: continua così Martina, che la storia mi intriga! Tifo per l’opzione A, visita a Chiara nel cuore della notte 🙂

  2. Ti dirò, come formattazione cerca di dare più spazio: è tutto attaccato e da fastidio.
    Per i dialoghi, ad esempio, va a capo.

    -Ehilà!- disse Marcobruno.
    -Salve, allegro lupacchiotto dal viso sciupato e tendente al ceruleo.- rispose sua madre.

    Ok, è un esempio un po’ del cipsios ma penso tu abbia capito.
    Altra cosa che mi sento di dirti è: taglia. Hai uno stile troppo ridodante, ricorda che il lettore capisce molto di quello che lasci sottinteso, se ti fai prendere dall’ansia di spiegare tutto e descrivere ogni minimo particolare si sentirà preso per scemo. O per un bambino di quattro anni a cui devi dire tutto.
    Fidati del lettore, suvvia! 😀

    Scusa la critica forse dura ma, vedendo la tua biografia e considerata la tua giovane età, penso tu abbia del talento: sarebbe un peccato sprecarlo 😉

    A rileggerci!

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