L’estate della coscienza

Dove eravamo rimasti?

Che accade ora? I due si svegliano sul divano; la partita è finita, ci sono lattine vuote sul tavolo con un giornale che riporta l'articolo di un gattino. (50%)

Sogno o son desto?

Apro gli occhi lentamente; mi sento stordito, come se qualcuno mi avesse dato una grande botta in testa. Saranno state le birre? Dalla persiana del salotto filtra una leggera luce, immagino siano le luci dei lampioni che illuminano la strada. La televisione è ancora accesa, sta andando in onda la premiazione dell’Italia. Riconosco l’allenatore degli azzurri e accanto a lui ecco il capitano della squadra Cannavaro; a premiarli con la Coppa del Mondo non mi pare di vedere Blatter, ma un altro individuo che al momento non riconosco, forse un suo delegato. Mi tocco le tempie perché sento come un enorme cerchio alla testa, non so se possa dipendere dalla birra o altro. Devo però aver bevuto davvero tanto. Ho vaghi ricordi della serata fino a quel momento: l’appuntamento con Sheldon per guardare insieme la partita, l’attesa per il suo arrivo e forse gli inni. Poi sinceramente il nulla. Mi guardo intorno e noto Sheldon accanto a me, già sveglio che mastica quei pochi pop-corn residui della serata appena trascorsa. Inizio a raccontargli quello che credo di aver sognato questa notte. Perché sì, ciò che sto per raccontargli deve essere per forza un sogno molto molto brutto che ho avuto questa notte, non può essere altrimenti. In questo sogno lui è insieme a me. Chissà cosa penserà Sheldon di tutto questo. Il mio amico però mi interrompe quasi subito e continua con parole sue ciò che io stesso stavo giusto per raccontare. Mi sembra strano, ora riesce anche a leggere nei miei pensieri? No, ma che sto pensando! Ci sarà una spiegazione logica. Gli dico che anche io ho avuto lo stesso incubo; Sheldon rimane in silenzio per pochi secondi, sembra sorpreso; dopo poco entrambi conveniamo che il tutto sia stato frutto della colossale sbronza che ci siamo presi. Ci mettiamo a ridere come due imbecilli, do una pacca sulla spalla a Sheldon e lui fa altrettanto. Per i successivi cinque minuti ce ne stiamo seduti sul divano a ridere e scherzare. Dico al mio amico che si è fatto tardi e gli propongo di rimanere a dormire a casa mia stanotte. Non credo sia il caso che lui stasera si metta al volante. Il mio amico non risponde alla mia domanda, però mi sorprende perché continua con il racconto, aggiungendo nei suoi dettagli gatti che soffiano e parlano. Vedo nei suoi occhi una luce strana, sembra quasi provare piacere a rievocare i dettagli di questo incubo apparente. Inizio a sentirmi male. Ho davvero paura, ora. Evito di guardare il mio amico e cerco di fare poco caso alle sue parole. Il mio sguardo cade su un giornale poggiato sul tavolino nel quale si fa riferimento a un gattino maltrattato da ignoti. Devo assolutamente andare in bagno per vomitare. Sheldon e il giornale riportano fatti simili; mi alzo dal divano senza proferire parola, ma perdo i sensi, qualcuno mi ha dato un colpo in testa. Sheldon… è il mio unico pensiero prima di svenire. Mi risveglio legato ad una sedia e con la vista un po’ annebbiata mi pare di vedere il mio amico difronte a me; ha qualcosa tra le mani, cerco di mettere a fuoco la vista. Riesco a vederlo mentre strappa qualcosa con i denti, il modo in cui ride mi fa accapponare la pelle. Mi tappa la bocca con dello scotch. Per la miseria, che gli è preso? Sudo freddo, questa volta manca veramente poco per farmela addosso. In più ora mi torna in mente che devo assolutamente vomitare. Mi agito e mi contorco, voglio liberarmi. Devo farlo! Aiuto! Per favore, qualcuno mi aiuti!

Che succede ora?

  • Niente, scoprirà di essere vittima di Scherzi a Parte. (20%)
    20
  • Dalla finestra entra un gatto che inizialmente osserva i due e poi si avvicina. (40%)
    40
  • Edward inizia ad essere torturato in “maniera dolce” tramite il solletico, per poi passare a ben altro. (40%)
    40

Voti totali: 5

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18 Commenti

    • Grazie moneagiu; le tue parole sono da incentivo per scrivere con impegno sempre maggiore 🙂 ! Far finta di nulla e cambiare strada a volte può evitare di vivere situazioni nuove. Bisogna vedere se la strada nuova sia meglio di quella che si conosce già almeno in parte.

    • ciao Francesca, grazie per il commento 🙂
      Il gatto nero nelle storie horror calza a pennello, anche se al momento quest ipotesi non è la più votata. Vedremo come si evolverà la storia, ti confesso che sono io la prima ad essere curiosa!
      Questo è il mio primo esperimento di scrittura in prima persona, spero di dare il meglio.

    • si anche per me è la prima esperienza, non con la scrittura, ma con questo tipo sì. Sto lottando contro l’obbligo dei 5000 caratteri ed ora che sono a metà storia lotto già per reprimere le troppe idee, per rimanere nel limite delle 10 puntate. Ma anche questo è il bello della sfida! 🙂

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