La signora delle ciambelle

Dove eravamo rimasti?

Dora sulla spiaggia... ...incontra Eugenio e Ottavia (50%)

Un mondo di tortelli

L’angelo aveva il volto di sua madre. Dora bambina le era corsa incontro con l’aria interrogativa di chi vuole farsi rassicurare. Desiderava le promettesse che non l’avrebbe più lasciata sola come quel giorno. Pretendeva delle spiegazioni comprensibili ad una bambina della sua età. La donna se l’era cavata mostrandole un sacchetto di ciambelle. L’aveva conquistata con l’inganno. I dolci l’avevano ammaliata anestetizzandola con la loro bontà. Il mondo degli adulti così pieno di segreti le era stato restituito in un surrogato di zucchero e pastella. Di lì a poco Teresa sarebbe stata sostituita da Anna Saturnini al chiosco. E Dora avrebbe avuto una vera famiglia e le dovute attenzioni di un padre. Qualcuno doveva essere sacrificato: la signora delle ciambelle esisteva per questo. Anche gli angeli possono fare del male, se il fine giustifica i mezzi.

Tutta la sua vita in balia di quelle forme perfette e apparentemente innocue che, sotto un sottile manto vellutato di glassa, nascondevano privazioni e rinunce richieste a chi era intrappolato nel loro mondo. Ora era venuto il suo turno di farsi da parte. Come premio di consolazione, le migliori creazioni di tutta una vita, incartate a regola d’arte e disposte ordinatamente nel cestino la accompagnavano nella sua ultima attraversata. Le regalava una ad una ai passanti che incontrava sul lungomare. Alleggerirsi era una consolazione e allo stesso tempo un segnale che presto sarebbe dovuta tornare al negozio . E non per fare rifornimento. Ad un tratto quando non rimanevano che cinque ciambelle si era congedata dall’altra giovane venditrice, strappandole la promessa di non intraprendere mai quella professione. La signora delle ciambelle era maledetta, intrappolata nella melassa come le bambine nel pozzo della fiaba. L’aveva fatta scappare spaventata.Sola si era diretta verso il molo per concedersi l’ultimo assaggio. Cinque ciambelle una dopo l’altra per rimandare la nostalgia che l’avrebbe impossessata un giorno vicino, lontano chissà. Aveva appena scartato la seconda quando dal nulla apparire un uomo. Messo a fuoco sembrava Eugenio. No, anzi era proprio lui. Non era solo ma accompagnato da una donna. La stessa che parlava in modo sommesso con il bisunto del fast food il giorno prima. Poco male, quelli erano i loro giochi. Lei se li risparmiava volentieri. Se volevano rendersi infelici a vicenda, fatti loro. Le avevano comunque rovinato la vita. Aveva accolto la donna offrendole una ciambella, il suo biglietto da visita migliore, quello che valeva più di mille parole. Era una dolcezza che feriva una persona priva di scrupoli come Ottavia. Proprio nell’intento di Dora. A Eugenio invece aveva negato qualsiasi possibilità di abbraccio, trincerata com’era dietro il cesto ingombrante. Si era poi affrettata a terminare la merenda, premurandosi di non lasciare neppure una briciola al figlio. Poi gli aveva porto il cesto adducendo una stanchezza fasulla. La strada la sapeva che se la prendessero comoda, lassù in cima alla scala c’era ancora tanto da fare. Tutto quello che le aveva detto il figlio l’aveva prontamente cancellato dalla memoria. Ormai era un’operazione che le risultava estremamente facile.
Era tornata e l’energumeno era già lì a fare la fila. La donna aveva ripreso istintivamente a canticchiare e si era rifugiata dietro al banco per aiutare Claudia fino alla chiusura.

In ordine restavano la firma delle scartoffie e una valigia da preparare.

Precedute da un colpo di scena. Claudia si era avvicinata all’amica e le aveva bisbigliato: “Dora il locale lo compro io!”. Il fascino delle ciambelle aveva irretito anche Claudia. “Tu mi aiuterai. I miei figli sono grandi ormai, io della città sono stanca. Torno in riva al mare e rilevo l’attività, che te ne pare?”.

Un passaggio di testimone inatteso, Dora non sapeva che dire. Era lontana con la testa e con il cuore. Le sembrava tutto un teatrino e lei si sentiva già fuori dallo spettacolo. Ma amava Claudia e le doveva almeno una spiegazione.”Io non ci sarò ma è il migliore dei finali che potessi aspettarmi” e l’avvolse in un abbraccio candido, il terzo in quei giorni, un abbraccio che stavolta presagiva a un addio.

La clinica era in cima ad una collina. Non c’era il mare nei dintorni. Claudia era arrivata avvolta dalla calura estiva. Il primo giorno libero che riusciva a ritagliarsi dopo un’eternità. Certo cominciare con il negozio era stato faticoso, ma si stava abituando a poco a poco. Era venuta per chiedere aiuto a Dora. Non riusciva a decifrare la scrittura di Giacinto e voleva mettersi alla prova con una nuova ricetta. Il luogo era ospitale e luminoso. All’accettazione aveva fatto il nome ” Dora Saturnini” e di ritorno le avevano risposto “Ah, la signora dei tortelli”. A quanto pareva anche lì l’amica si dava da fare. Si era sdoganata dal dolce per approdare al salato. Forse le si addiceva di più.

Un senso di sollievo pervase Claudia mentre attraversava lentamente il corridoio che conduceva alle cucine.

Categorie

Lascia un commento

116 Commenti

  1. Bella questa scena surreale! Nel culmine del pathos l’uomo si mette a ricomporre i pezzettini su una carta a fiori! Ho riso come una matta! E poi la successiva, dove per un attimo le ciambelle appena sfornate gli fanno cambiare totalemente ruolo. Bisognerebbe farne un film o una pièce teatrale, vorrei proprio vedere questa scena.
    Anzi vorrei recitarla, mi candido per il ruolo di ciambellina! 😉

  2. Divagando troppo costringi il lettore a seguirti, ma come ben sai la pazienza ha un limite… E’ un buon racconto, ci sono riflessioni interessanti, ma vicino alle ciambelle metti un paio di forbici e non aver paura a tagliare. Quel che rimarrà varrà comunque la pena di essere letto. Ti salvo con un nuovo cliente.

    • Piacere 00Ergian45! Grazie dei tuoi consigli. Penso di capire cosa tu intenda. All’origine sta il fatto che scrivo prevalentemente in treno di getto e quando arrivo a casa mi limito a uploadare il testo senza editarlo con la dovuta cura ma prestando invece attenzione alla lunghezza. Faccio tesoro di quanto mi hai detto. I flashback però sono necessari 😉

  3. mi sembra di essere ad albissola. di fronte a me c’è la spiaggia. ad un tratto sento un profumino che mi fa venire l’acquolina in bocca. proviene da unchiosco poco lontano dove vedo una signora che, noncurante del caldo, sta friggendo le krapfen in un’enorme padella.

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi