La signora delle ciambelle

Arrivano i guai

La spiaggia era la sua arena. Conosceva tutte le gradazioni del caldo. Armata di turbante e buona volontà percorreva quel tratto di spiaggia ogni santo giorno. Mentre i suoi amici erano a bagno nell’acqua cristallina, lei avanzava nella sabbia, un passo dopo l’altro, fiera e elegante come se calpestasse un terreno sacro. Quel posto di mare che l’aveva vista crescere. Quell’angolo di paradiso ancora risparmiato al cemento che non si stancava mai di osservare la mattina presto, appena sveglia. Il cesto delle ciambelle ,ancora caldo, emanava un profumo tale da spargersi per ogni angolo  della spiaggia grazie alla brezza marina. Cento ciambelle svanivano in un battibaleno. “Dora, Dora, la Ciambellina!!”, la chiamavano familiarmente i bagnanti. Lei si avvicinava, scambiava due parole con gli avventori e si rimetteva in marcia. Era una persona affabile e benvoluta da tutti. Conosceva il nome di tutte le spiagge della zona. Macinava chilometri e chilometri ogni giorno dall’ora di pranzo al tramonto con piccole soste ai capi estremi della spiaggia. Il rifornimento di ciambelle lo faceva al chiosco in cima alla scaletta di servizio che permetteva ai turisti l’accesso alla spiaggia libera, la più gremita di gente.  Un giorno quel chiosco sarebbe diventato suo.

Non si era mai spostata da lí. Tutta una vita nel medesimo posto. Eppure era come se avesse viaggiato per tutto il tempo. Il mondo e tutte le sue vicissitudini le aveva vissute affacciata alla vetrina del suo chiosco di ciambelle. Conservava ancora gelosamente il segreto di quell’impasto così come glielo aveva insegnato Giacinto, il vecchio proprietario. Ogni mattina, vispa, radunava gli ingredienti aspettando l’arrivo di un cliente. Era un afoso giorno d’estate: in quel periodo anche negli anni in cui il chiosco andava bene, gli avventori si stufavano momentaneamente delle ciambelle e ripiegavano su un cono fresco, complice la comparsa del venditore ambulante di gelati. Ora giganteschi camion con enormi celle frigorifere rifornivano i supermercati e non sarebbe rimasta stupita se, incrociando per caso lo sguardo di uno dei camionisti, avesse riconosciuto l’ambulante invecchiato di una ventina d’anni. Non si poteva biasimarlo: un camion era decisamente meglio di un carretto, soprattutto con l’avanzare dell’età. Vecchio rivale: lei non avrebbe mai mollato la sua attività per nulla al mondo. Le piaceva oziare sulla sedia a dondolo antistante il chiosco e anche quando c’erano i bambini, che l’estate volevano andare al mare, li affidava momentaneamente a Claudia, la sua cliente prediletta. Non voleva saperne di abbandonare la postazione di vendita. Claudia aveva una dipendenza per le ciambelle ed era disposta ad accollarsi i suoi marmocchi pur di averne una razione appena sfornata ogni giorno. Al momento non c’erano più nè i bambini nè Claudia: tuttavia, quel vociare continuo e le tracce di sabbia dopo la spiaggia lasciate sul pavimento del soggiorno comunicante con il chiosco le sembravano ancora lì dopo tutti quegli anni. Ad un tratto un suono inatteso aveva interrotto bruscamente i suoi pensieri che si erano dispersi come bolle di sapone negli angoli del locale: tutto apparteneva a quel luogo e una volta sola, sarebbe bastato strisciare la mano su una delle superfici della stanza, per riappropriarsi di ogni istante momentaneamente perso. Era il campanello che segnalava l’ingresso di un cliente: per salvare la giornata sarebbe stato sufficiente un avventore con il quale scambiare una ciambella per una riparazione improvvisata dell’insegna, che ormai da troppo tempo pendeva pericolosamente sghemba sul muro. Mai farsi cogliere impreparata davanti ad un cliente, pensava, mentre svelta metteva mano all’impasto per sembrare indaffarata.La figura era alta e prepotente nei modi: aveva aperto la porta con decisione e ora si stagliava nero e torvo nello spazio angusto del locale. Lei lo accolse di conseguenza: “Buongiorno, per le ciambelle occorre aspettare qualche minuto…” Era la tecnica per dissuadere i clienti più problematici e fastidiosi. Se ne sarebbe andato, forse. Invece lui, dritto al punto: “Non sono qui per le ciambelle. Dov’è piuttosto la licenza ?”.
Un pezzo di carta che era costato la fatica di una generazione. Silenziosa, si era messa alla ricerca del documento: doveva essere sepolto nella montagna di foglietti, scarabocchi e ritagli di riviste che si erano accumulati sotto un nostalgico e spesso strato di polvere nel cassetto della contabilità. I suoi gesti erano stanchi e malfermi: bastava poco per provocarle il malumore, ma ne andava della reputazione del negozio. Non si sarebbe mai sognata di infrangere la legge e tutto in quel locale era perfettamente in regola. Certo l’insegna aveva bisogno di una sistemata ma occorreva attendere un altro giorno perchè arrivasse un’anima buona che se ne occupasse.

Dora...

  • ...ci ripensa e scaccia lo sconosciuto dal negozio (11%)
    11
  • ...chiede allo sconosciuto il motivo della visita (33%)
    33
  • ...si rifugia nel retrobottega per cercare la licenza (56%)
    56
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116 Commenti

  1. Bella questa scena surreale! Nel culmine del pathos l’uomo si mette a ricomporre i pezzettini su una carta a fiori! Ho riso come una matta! E poi la successiva, dove per un attimo le ciambelle appena sfornate gli fanno cambiare totalemente ruolo. Bisognerebbe farne un film o una pièce teatrale, vorrei proprio vedere questa scena.
    Anzi vorrei recitarla, mi candido per il ruolo di ciambellina! 😉

  2. Divagando troppo costringi il lettore a seguirti, ma come ben sai la pazienza ha un limite… E’ un buon racconto, ci sono riflessioni interessanti, ma vicino alle ciambelle metti un paio di forbici e non aver paura a tagliare. Quel che rimarrà varrà comunque la pena di essere letto. Ti salvo con un nuovo cliente.

    • Piacere 00Ergian45! Grazie dei tuoi consigli. Penso di capire cosa tu intenda. All’origine sta il fatto che scrivo prevalentemente in treno di getto e quando arrivo a casa mi limito a uploadare il testo senza editarlo con la dovuta cura ma prestando invece attenzione alla lunghezza. Faccio tesoro di quanto mi hai detto. I flashback però sono necessari 😉

  3. mi sembra di essere ad albissola. di fronte a me c’è la spiaggia. ad un tratto sento un profumino che mi fa venire l’acquolina in bocca. proviene da unchiosco poco lontano dove vedo una signora che, noncurante del caldo, sta friggendo le krapfen in un’enorme padella.

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