La nostra prima e ultima estate

Che il viaggio abbia inizio!

Incredibile. Eravamo davvero in viaggio.

Lo stringevo forte e appoggiavo la testa sulle sue spalle, come se il casco non potesse essere un ostacolo rilevante per potermi allontanare da lui. Riuscivo ad avvertire il sorriso sul suo volto e la passione per la velocità nei suoi occhi, nonostante non riuscissi a guardarlo in viso. Ci era bastato davvero poco per entrare in sincronia. 

Mi chiamo Gilda e lui invece è Marco. Io sono una studentessa e lui è…beh, come dire? Tutto il resto. Ancora non mi è chiaro come abbia potuto essere così tante cose nella sua vita. E’ stato in banca, ha lavorato in diverse aziende, poi ha fatto il cameriere, l’istruttore di nuoto e Dio solo sa cos’altro. Di base è un ingegnere con la passione per vivere ogni cosa. E’ una persona in continuo movimento e instancabile sotto innumerevoli punti di vista. Ha poche certezze e la stabilità non è il suo forte, perché come mi ha sempre detto “mettere radici è un po’ come limitarsi”.

Il mio trascorso invece è molto più noioso. Studentessa modello con tante aspirazioni nella vita. Alla ricerca di  certezze e continue soddisfazioni in ogni percorso che decidessi di intraprendere. Ho una sana passione per lo sport e per i viaggi. Adoro le moto, ma i miei non mi hanno mai permesso di comprarne una. 

Ci siamo conosciuti all’università e a differenza di come si potrebbe pensare non è stato esattamente un colpo di fulmine. Ci siamo cercati, capiti, amati. In poco tempo ci siamo catapultati l’uno nelle vita dell’altro in maniera del tutto inaspettata. Ci siamo trovati dentro una relazione senza capire come fosse esattamente iniziata. E ora eccoci qui, il nostro primo e ultimo viaggio in una bellissima estate.

***

Il sole caldo mi entrava nelle ossa e il vento mi gonfiava il giubbino che gentilmente mi era stato prestato per quell’occasione così fuori dall’ordinario per me. Ero entusiasta e avrei voluto godermi ogni singolo attimo di quel regalo che mi era stato concesso. Non sapevo davvero che pensare. Quell’idea per quanto mi riempisse di gioia andava contro ogni mio principio. Riusciva a farmi bene e male allo stesso tempo. Eppure avevo deciso di concedermi una tregua da me stessa; dai miei pensieri. Ero uscita da una situazione non troppo semplice a livello sentimentale e avevo voglia di rifarmi sulla vita.  Lui era giunto nel momento giusto e non lo so come era stato in grado di “radicarsi” tanto in me. Era entrato e ci era restato, per quanto difficile potesse apparire.

Lo stringevo forte. Per quanto forte si possa stringere qualcuno che guida una moto senza soffocarlo. Mi godevo il panorama e l’idea della partenza, dell’inizio della nostra avventura. Avremmo passato al mare il nostro primo giorno di viaggio. Ero riuscita a strappargli la possibilità di scegliere la prima meta. Il mare mi ha sempre donato tanta serenità e di quella sensazione volevo riempirmene i polmoni stavolta. Volevo condividere quanto di più bello io potessi essere in grado di vedere o provare con lui. Marco, quella volta che ne parlammo, sorridendo mi aveva detto che era d’accordo;  me lo disse con quel suo fare un po’ distaccato, come se non volesse mai concedermi una soddisfazione. Era una cosa che mi dava sui nervi; eppure lo amavo tanto lo stesso. Ormai avevo capito che di parole ne avrei potute ottenere poche da lui. Era più un uomo da fatti. Il sorriso. Su quello mi sarei dovuta basare. 

Marina Di Camerota. Il luogo della mia infanzia. Ci eravamo quasi giunti. Ricordavo fin troppo bene la via. Mi distolse dai miei pensieri con un colpo sulla gamba e indicandomi il bar. Una silenziosa richiesta di fare colazione pensai. Sorrisi in cuor mio e gli feci cenno di si con la testa.

Ci fermammo al bar successivo. Nemmeno il tempo che scendesse dalla moto e io ero già di nuovo ad abbracciarlo. Sembravo una bambina alla sua prima gita. Ero agitata, fin troppo per i suoi gusti, come mi faceva notare ogni volta. Eppure mi vedeva felice e mi faceva fare. Si tolse il casco e mi prese la mano. Entrammo e ci avvicinammo al bancone.

“Due cornetti alla crema, un caffè e un cappuccino” disse al barista.

“Signore mi dispiace c’è un solo cornetto alla crema”.

“Mi dia quello allora” e me lo porse. Senza ringraziarlo, diedi il primo morso per vedere la sua reazione. La conoscevo così bene e  non me ne stancavo mai. Distratto fece finta di niente e iniziò a girare il suo cappuccino; quasi offeso. Di scatto lo morsi delicatamente sul viso e gli dissi che anche offeso era bello lo stesso. E lui capì le mie reali intenzioni.

“Gilda sei sempre la stessa!”

Scoppiammo in una sonora risata e gli concessi il successivo morso per farmi perdonare. Divorò metà cornetto in un sol boccone.

Finimmo di fare colazione e ci rimettemmo in cammino. Volevamo giungere in tempo da non perderci le migliori ore di mare. Quelle in cui ci si sente ancora un po’ padroni della spiaggia, del rumore delle onde. Forse perché incapaci di appartenerci cercavamo qualcosa che continuasse a legarci anche quando sarebbe tutto finito. 

Cosa succederà sulla spiaggia?

  • Ci sarà qualcosa che li spingerà a trovare una soluzione alternativa al mare. (25%)
    25
  • Il mare e la tranquillità si, ma Marco suggerisce di provare a fare qualcosa di molto meno "standard" rispetto ai criteri di Gilda. (75%)
    75
  • Passeranno una bella giornata di mare per poi andare alla ricerca di un posto dove dormire. (0%)
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62 Commenti

  1. Complimenti è una storia splendida…nella mia esagerata romanticheria avrei preferito in un finale che durasse ma mi rendo conto di essere scontato e sei smielato XD tu sei riuscita a chiudere con molta più classe 🙂 complimenti davvero…spero di leggere presto altre tue creazioni

  2. Il genere rosa non é il mio preferito, ma mi piace il modo in cui scrivi e rendi il tutto molto scorrevole. Hai preso una storia all’apparenza “semplice”, donandogli quel qualcosa in più che lascia il lettore felice di aver speso tempo nel leggere queste pagine. Spero di trovare altre tue storie prossimamente 😉

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