Il posto dei nostri ricordi

Dove eravamo rimasti?

E ora? Vengono a prendere Sara (50%)

Solitudine e risveglio

Non ci eravamo parlati molto io e Sara. Non avevo avuto il coraggio di chiedere cosa significassero le sue parole.
Decisi di sdraiarmi e lasciai che quell’atmosfera ovattata mi avvolgesse come una silenziosa coperta. Sognai il mio sacchetto, il nonno che mi incitava a tirarlo fuori dalla tasca per raccogliere le more, ce n’erano talmente tante prima che un incendio facesse sparire tutto… Solo in quei giorni i miei amici mi raggiungevano con lo stesso sacchetto. Quelle erano le giornate perfette, ricordavo esattamente quella profonda sintonia che mi faceva battere il cuore. E le risate, le cicale, le more che ci finivano in bocca e che erano molte di più di quelle che infilavamo nel sacchetto. Il treno che fischiava prima di raggiungerci, e le spighe spinte dal vento. Il caldo era così palpabile che sembrava una mano sulla testa, ma non ci importava un bel niente.
Li sentii chiamarmi nei miei sogni, come quando andavo troppo oltre, arrampicandomi sui muri pieni di rovi… spalancai gli occhi: quelle voci sembravano così vicine da rimbombare nei tunnel. Vidi tre teste oltre lo specchio del lago.
Mi alzai senza credere ai miei occhi, scavalcai tutti, senza perderle di vista, come se potessero sparire all’improvviso.
“Sono qui!” urlai disperato, quelle voci mi fecero dimenticare perché ero finito laggiù.
Non ero solo.
“Dario” urlò Sara quando mi vide allungare un braccio verso le conchiglie, “fermo”.
Non l’ascoltai… mi aggrappai a una che mi bruciò la mano facendomi urlare così forte da svegliare tutti. Una lunga processione di mormorii coprì le voci dei miei amici che si chiedevano dove fossi finito, sembravano così preoccupati.
“Tu non ci dici mai niente” pensai a quelle parole mentre tentavo di rialzarmi a fatica, come una tartaruga caduta sul guscio.
“Non lo fare mai più” sussurrò lei, poi crollò seduta e scoppiò a piangere.
“Cosa… ti succede?”
“Tu non vuoi sentirlo, e io non voglio raccontartelo”.
Mi strinsi nelle spalle e restammo lì, a pochi metri dalla piazza di sabbia che tra non molto si sarebbe riempita. In cielo le tre teste erano sparite, e io credetti di averle solo sognate.

“No” tuonai, ormai ero in grado di percepire con anticipo il ricordo che avrei abbandonato. Non era un caso se quella mattina avevo sognato proprio quello…
Sara mi poggiò le mani sulle tempie e mi fissò, “sono così pochi i tuoi ricordi felici? Non può essere vero”.
“Cosa?”
“Dove li nascondi tutti gli altri?”
Riflettei sulle sue parole, “analizzi ogni dettaglio… e nel farlo non vedi davvero quello che hai davanti” mi tornarono subito alla mente e cercai di pensare ai ricordi belli che mi restavano, solo che non riuscivo a farli uscire, erano rimasti impigliati da qualche parte, me li ero persi, e tutte quelle gabbie che mi ero costruito intorno nel corso degli anni li avevano schiacciati, avevano fatto emergere solo il peggio. Perché vedevo sempre e solo il peggio di ogni cosa? Che fossi io il problema, come dicevano gli altri? “Cresci” sì, forse ero rimasto indietro chissà dove e continuavo a replicare lo stesso errore. Perché non riuscivo a vedere chiaramente come stavano le cose?
“Hai altre due notti”.
“Due…”
Sara annuì appena, “non posso fare molto per te, ma almeno…”
“Me ne andrò via” dissi con decisione.
Sara non sembrò averlo sentito, “Dario…”
“C’è qualcuno che mi cerca”.
“Io non ho visto nessuno”.
“C’era…” la decisione nel mio sguardo doveva essere irremovibile perché lei si fece seria, ma un anziano la costrinse a incastrare la sua conchiglia, e allora si accartocciò su se stessa. Non riuscii a farla alzare, “è finita” sussurrò solo. Lasciai andare anche la mia, sperando con tutto me stesso di riuscire a riaverlo indietro.

La mattina molto presto il lago si aprì verso il mare e scorsi un treno che entrava nel suo cerchio. Solo in quel momento lei si alzò in piedi, e senza dirmi una parola si mise in fila. Dal fondo del treno una scala gelatinosa scese fino a noi. Gli uomini iniziarono a salire uno a uno, con l’aria assente.
Corsi a trattenerla ma Sara sembrava non vedermi, i suoi occhi erano vuoti, “ce ne andremo, te lo giuro” le dissi, e lei iniziò a piangere, ma i suoi occhi erano specchi opachi.
Quel posto le aveva tolto tutto. Sapevo che non sarebbe più tornata indietro.

Passai tutto il giorno ad aggirarmi tra gli scogli, fino a quando i miei amici non comparvero di nuovo, quella sera, dopo che un’altra conchiglia era stata poggiata.
Ero pieno di speranza.
Con le mani ancora bagnate le toccai… non mi respingevano.
“Restate lì” urlai loro, anche se non potevano sentirmi. Mi arrampicai, strappando i miei ricordi e facendoli di nuovo miei… un fiume di memorie iniziò a scorrermi dentro. Con un braccio attraversai il lago e li sentii tirarmi via, lo attraversai come se stessi rinascendo di nuovo. E vidi tutto con un’improvvisa chiarezza.

Le tre schiene sparivano oltre il campo di spighe, e io non riuscivo più a vederle, ma quando giravo l’angolo… erano lì ad aspettarmi, circondandomi per adattarsi al mio ritmo, fino alla spiaggia.

“Sveglia”.

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72 Commenti

  1. Ciao Ilaria.
    Mi pareva di conoscerti… infatti sei nel gruppo di Scrittori Italiani… dico bene? ti avevo gia letta. Questa storia me la sono persa e ora l’ho letta d’un fiato. Ti faccio i complimenti e ora premo il tasto segui l’autore per non perdere il tuo prossimo racconto. A proposito, lo pubblicherai, vero?

    • Ciao Alessandra,
      Sì, sono in quel gruppo infatti 😀 Grazie per averla recuperata e per i complimenti 🙂 in questo periodo sto proprio cercando di ampliarla e migliorarla per provare a farle spiccare il volo in un’altra sede!
      E poi sì, mi piacerebbe tantissimo fare partire un altro racconto, mi sono divertita molto con questo, ma ho paura che non ce la farò prima di ottobre…
      Spero di passare presto anche a leggere il tuo!!

    • Grazie Federica, sono contenta ti sia piaciuto! In realtà puoi interpretarlo come preferisci, ma nelle mie intenzioni è solo un richiamo ai primi episodi, uno degli amici gli aveva detto proprio così: “sveglia!” 🙂

  2. Rimangono ormai pochi episodi e perciò non me la sento di inserire un altro elemento di mistero; potrebbe essere trattato piuttosto sommariamente viste le poche battute disponibili. Credo convenga che Dario ci sveli quello che sa 🙂

  3. eccomi! ti seguoooo!
    meglio tardi che mai! e giusta giusta per sbloccare la situazione di parità
    Mi piace molto il tuo racconto, ti lascia perennemente col fiato sospeso pensando: ed ora? ed ora?… già ed ora? Sara lo trascina via, ma dove?
    aspetto con ansia il prossimo episodio!

  4. Ancora una volta il lago mi ha rapito, e sono davvero curioso di sapere quale mistero si cela sotto questa agitazione…Se posso permettermi, avrei solo un piccolo appunto: rallenta un po’ con la pubblicazione degli episodi. Ci sono moltissime storie da leggere, ed è davvero difficile riuscire a seguirle tutte. Magari se fai passare un po’ più di tempo anche altri si accorgeranno del tuo racconto 🙂

  5. Ilaria, davvero bellissimo! Ho votato “Il bambino non si presenta” e non vedo l’ora del prossimo episodio…per capire meglio chi è Sara e vedere come vanno le cose con i suoi amici..!! Ciao!

    • Grazie di essere passato 😀 eh, il lago… ho tanto ancora da svelare! Ma prima bisogna vedere che opzione vincerà, per ora se la battono con 50% e 50% “il bambino non si presenta” e “il lago non lascia andare le mani”.

  6. Ho letto gli epusodi tutti di seguito e devo ammettere che la storia fila che è un piacere! Effettivamente, come aveva sottolineato Kim, all’inizio tendevano ripetere un po’ troppo volte i nomi ma hai brillantemente superato la cosa. Questa volta vorrei vedere Dario fare a pugni con gli amici, non tanto per la lotta in sé, ma per le conseguenze che ciò avrà su tutta la vicenda. Ti rinnovo i miei complimenti 🙂 se ti va poi magari passa da me a darmi qualche dritta 😉

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