Il posto dei nostri ricordi

Il percorso di conchiglie

“Ehi, datti una mossa!” gridò Ale che pedalava metri avanti a me. Ero sempre lento in bicicletta, forse perché mi piaceva assaporare ciò che avevo intorno, e non vederne solo una macchia indistinta. Non amavo la velocità. Ma amavo quel posto. E i miei amici.

La bizzarra idea di prendere di nuovo casa lì, dopo sei anni che nessuno di noi ci metteva piede, era venuta proprio a me.
“Un revival?” aveva chiesto Ale.
“Perché no?” aveva aggiunto Fede sistemandosi gli occhiali da sole sul naso, li indossava d’estate e d’inverno, senza nessun apparente motivo.
“Io ci sto” aveva risposto invece Andrea che era sempre di poche parole.
“Bene”.
Tutti sembravano stupiti che la richiesta fosse venuta proprio da me, e in effetti ne ero sorpreso anche io.
Quando i nostri nonni erano morti le case erano state vendute subito, nessuno poteva permettersene una seconda.
“Peccato” era ciò che continuavamo a ripeterci da sei anni. Avevamo passato magnifiche estate lì. Tra il nostro condominio e la spiaggia.
“Bene” dissi mentre acceleravo con energia per raggiungere gli altri. Le tre schiene avanti a me si facevano sempre più distanti. Anche se mi impegnavo non riuscivo mai a raggiungerle.
Uscimmo a tutta velocità dal vialetto coperto ai lati da macchie indistinte di cespugli, superammo la strada e arrivammo all’ultimo tratto, quello che ci separava dalla spiaggia. Una distesa di grano giallo oro colpito dal sole rovente si muoveva al vento fischiando con delicatezza.
Lo guardai ammirato, come ogni volta. L’estate per me era quello, più della spiaggia, più del mare.
Quando tornai con gli occhi sulla strada le tre schiene non c’erano più, sparite nel nulla. Pedalai più rapidamente, per raggiungerle.
Sentivo il vento frusciare contro la bustina di plastica che sbucava dalla tasca. La osservai schizzare da ogni lato, distraendomi dalla strada e in un attimo fui a terra, sdraiato sulla montagnola di sabbia.
“Ahi” dissi solo, poi svenni di sicuro. Perché al risveglio mi ritrovai sulla spiaggia con i miei amici che prendevano il sole al mio fianco.
Fede batteva il piede a ritmo, si era isolato a sentire la musica, come sempre.
Ale si agitava, “il bagno. Non ne posso più”.
Non riusciva a star sdraiato più di dieci minuti, proprio per questo Fede sentiva la musica, la lagna continua del “facciamo il bagno” era davvero troppo da sopportare.
Andrea girò il viso verso di me come se fossi sempre stato lì, nessuno commentò il fatto che li avevo persi di vista.
Il passo successivo era scuotere chi aveva accanto.
“Ma da solo non puoi andarci?” gli urlava allora al limite.
“E che divertimento c’è?”
“Hai 23 anni, te lo ricordo”.
Poi alla fine trovava la preda che sapeva avrebbe ceduto: “Dario, vieni?”
“Dario, non gliele puoi sempre dar vinte!” commentava sempre Fede che a quanto pareva c’era e non c’era.
Quel giorno però dissi: “no” tra lo stupore degli altri. “Preferisco fare due passi” e così feci. Mi incamminai verso il castello, sul bagnasciuga, lasciando che le onde mi carezzassero i piedi.
Le orme che mi lasciavo alle spalle venivano rapidamente cancellate, se mi fossi perso nessuno mi avrebbe trovato. Ma era un sollievo camminare da soli, alla mia velocità.
Eravamo già lì da due giorni e non ero ancora riuscito a stare un po’ da solo. Pensai ai piatti che quella sera mi toccava lavare, era arrivato il mio turno, poi alla casa in totale disordine. E la confrontai con quella che occupavo con i nonni, sempre un magnifico specchio.
Avevamo deciso di prenderla più o meno nella zona del nostro ex condominio, sulla strada principale. Chissà perché non ne avevamo scelta una sulla spiaggia! Forse perché volevamo percorrere quel tragitto di strada con le bici, come facevamo quando eravamo ancora bambini.

Il sole picchiava sulla testa e mi pentii di non aver portato con me un cappello, il castello sembrava sempre allo stesso punto.
Poi guardai a terra, un percorso di conchiglie proseguiva lungo il bagnasciuga, senza farsi sopraffare dalle onde. E non ci pensai due volte a seguirlo. Incollai gli occhi sulla spiaggia come per paura che gli indizi svanissero, e mi ritrovai a poche centinaia di metri dagli scogli che separavano la spiaggia dal castello. Lo avevo raggiunto a un’incredibile velocità. C’era…
“Ehi, Dario!” chiamò Ale.
“A camminare è più veloce che in bicicletta, assurdo”.
“Che ci fate da queste parti?” a quanto pareva mi avevano seguito.
“Cos’è quel sorriso? Sei così felice di prenderti un’insolazione?” disse scontroso Andrea.
Fede si tolse gli occhiali per un attimo e venne abbagliato, “qui picchia da morire. Torniamo indietro”.
Ma io ero già rivolto di nuovo verso il percorso che a un certo punto si interrompeva. Prima degli scogli si era andato a formare un piccolo lago artificiale. Una lingua di sassi lo isolava dal mare.
Un bambino camminava avanti e indietro, girava in tondo percorrendone tutta la circonferenza, mentre le onde colpivano le rocce come se volessero buttarle giù.
“Che sta facendo quel bambino?” lo indicai, perplesso.
“Che bambino?”

Cosa farà ora Dario?

  • Dario fa finta di non aver visto il bambino e agisce di conseguenza (0%)
    0
  • Dario insiste ma torna indietro con i suoi amici che lo prendono per folle (40%)
    40
  • Dario va dal bambino (60%)
    60
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72 Commenti

  1. Ciao Ilaria.
    Mi pareva di conoscerti… infatti sei nel gruppo di Scrittori Italiani… dico bene? ti avevo gia letta. Questa storia me la sono persa e ora l’ho letta d’un fiato. Ti faccio i complimenti e ora premo il tasto segui l’autore per non perdere il tuo prossimo racconto. A proposito, lo pubblicherai, vero?

    • Ciao Alessandra,
      Sì, sono in quel gruppo infatti 😀 Grazie per averla recuperata e per i complimenti 🙂 in questo periodo sto proprio cercando di ampliarla e migliorarla per provare a farle spiccare il volo in un’altra sede!
      E poi sì, mi piacerebbe tantissimo fare partire un altro racconto, mi sono divertita molto con questo, ma ho paura che non ce la farò prima di ottobre…
      Spero di passare presto anche a leggere il tuo!!

    • Grazie Federica, sono contenta ti sia piaciuto! In realtà puoi interpretarlo come preferisci, ma nelle mie intenzioni è solo un richiamo ai primi episodi, uno degli amici gli aveva detto proprio così: “sveglia!” 🙂

  2. Rimangono ormai pochi episodi e perciò non me la sento di inserire un altro elemento di mistero; potrebbe essere trattato piuttosto sommariamente viste le poche battute disponibili. Credo convenga che Dario ci sveli quello che sa 🙂

  3. eccomi! ti seguoooo!
    meglio tardi che mai! e giusta giusta per sbloccare la situazione di parità
    Mi piace molto il tuo racconto, ti lascia perennemente col fiato sospeso pensando: ed ora? ed ora?… già ed ora? Sara lo trascina via, ma dove?
    aspetto con ansia il prossimo episodio!

  4. Ancora una volta il lago mi ha rapito, e sono davvero curioso di sapere quale mistero si cela sotto questa agitazione…Se posso permettermi, avrei solo un piccolo appunto: rallenta un po’ con la pubblicazione degli episodi. Ci sono moltissime storie da leggere, ed è davvero difficile riuscire a seguirle tutte. Magari se fai passare un po’ più di tempo anche altri si accorgeranno del tuo racconto 🙂

  5. Ilaria, davvero bellissimo! Ho votato “Il bambino non si presenta” e non vedo l’ora del prossimo episodio…per capire meglio chi è Sara e vedere come vanno le cose con i suoi amici..!! Ciao!

    • Grazie di essere passato 😀 eh, il lago… ho tanto ancora da svelare! Ma prima bisogna vedere che opzione vincerà, per ora se la battono con 50% e 50% “il bambino non si presenta” e “il lago non lascia andare le mani”.

  6. Ho letto gli epusodi tutti di seguito e devo ammettere che la storia fila che è un piacere! Effettivamente, come aveva sottolineato Kim, all’inizio tendevano ripetere un po’ troppo volte i nomi ma hai brillantemente superato la cosa. Questa volta vorrei vedere Dario fare a pugni con gli amici, non tanto per la lotta in sé, ma per le conseguenze che ciò avrà su tutta la vicenda. Ti rinnovo i miei complimenti 🙂 se ti va poi magari passa da me a darmi qualche dritta 😉

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