Il cielo di sopra

Dove eravamo rimasti?

Cosa volete per il prossimo capitolo? Un epilogo triste per alcuni e felice per altri, ambientato parecchi anni dopo. (56%)

Il cielo di sopra

«Ehi! Quanto tempo che non ci vediamo… Tre anni, giusto?»
A parlare è un giovane alto, dai corti capelli castano-rossicci, con un sorriso un po’ triste sul volto e la voce morbida e dolce. Non riceve risposta, così prosegue: «Come stai? Tutto bene? Io sono tornato ora da Myth Eriander… Nella biblioteca della Torre di Eabhair ho trovato una pista per la Spada Nera di Vortan! Ti ricordi quanto l’abbiamo cercata?»
Gesticola un poco, adesso, l’entusiasmo per la svolta nella sua ricerca prende il sopravvento, poi lentamente si smorza. «Sono anche passato da Liberty» continua, «Ferentin ti manda i suoi saluti. Si è fatto scontroso, sai? E non sono riuscito a trovare Valandar, invece» mormora, sovrappensiero. Si ferma un attimo, pensoso, poi va avanti «l’ultima volta che l’ho visto stava partendo per un rifugio tra i monti della Cresta del Drago, ed era almeno un paio d’anni fa… Devo chiedere a Ferentin, magari lui ha sue notizie!» Conclude, e il tono di voce si alza, speranzoso e lieto per l’idea. «Ah, Gurth si è sposato, sai? Sì, il bestione si è  trovato una tizia loquace quanto lui, passano le ore in silenzio, a guardarsi, una noia che non ti dico» ridacchia, poi continua. «Era… ormai sono quasi tre anni, è successo poco dopo la mia ultima visita qui…»

Il silenzio si allarga, pesante, interrotto solo dai rumori del bosco. Dopo un attimo di imbarazzo, Sean siede in terra, nell’erba ancora umida di rugiada. Attorno a lui, una radura tra gli alberi, il sole che penetra a stento, schermato dalle fronde di un enorme olmo. Il giovane sorride, ancora con quell’ombra di tristezza a velarne i lineamenti decisi, gli occhi castani persi nel vuoto, verso l’alto cercando di scorgere l’azzurro del cielo tra le foglie.
Dopo qualche minuto si riscuote, una mano comincia a frugare il mantello adagiato al suo fianco e rapidamente ne riemerge stringendo una fiaschetta. «Vuoi?» chiede, porgendola in avanti. «No? Pazienza», dice, scrollando le spalle, e manda giù un sorso. «Quest’acquavite è buonissima, sai? L’ho trovata in un villaggio vicino Moraah… Molte cose sono cambiate laggiù, da quando ci sono stato per la prima volta».
Ancora una volta distoglie lo sguardo, spaziando tra le ombre degli alberi lontano e le fronde sopra la sua testa, per poi tornare a concentrarsi su una chiazza di cielo che fa capolino quando il vento agita i rami dell’olmo.

Un sospiro, poi porta nuovamente la fiaschetta alla bocca, e giù un altro sorso. Poi il terzo. Alla fine interrompe il silenzio: «Ho sentito che ci sono stati guai, su a Nord-Ovest, oltre la Cresta del Drago e i Campi di Cerbero. Un clan di qualche tipo è apparso dal nulla e si è stabilito in un’antica fortezza, dando problemi ai regni vicini… Penso che andrò a dare un’occhiata, quando riparto. Dicono che sia gente interessante». Sorride, e per un attimo torna il bambino che era un tempo, curioso ed entusiasta.
Con un movimento fluido ingolla un altro sorso, poi allunga nuovamente la fiaschetta. La mano è ferma e il movimento è deciso quando la capovolge, lasciando che l’acquavite fuoriesca a innaffiare il terreno ai piedi della lapide.

Rimane così, per un attimo, a fissare la pietra, gli occhi velati di lacrime, poi si alza di scatto e si gira, come per andarsene. Si ferma così, improvvisamente ricordando qualcosa. «Sai, stavo pensando, mentre venivo qui… Una volta mi chiedesti una cosa, e non ti ho mai risposto». La voce trema un attimo, poi si spezza, e per qualche secondo cala nuovamente il silenzio. «Perché guardo spesso il cielo, era questo che volevi sapere» riprende infine «ed è una vecchia storia, di quand’ero piccolo».
Sean gira lentamente il capo, a guardare la lapide oltre la sua spalla, e il suo volto rivela tristezza e solitudine. «Ero sulla nave di mio padre, stavamo andando a Liberty, e io avevo mal di mare. Sono nato in un arcipelago e cresciuto sull’acqua, ma quel viaggio mi terrorizzava, il mio stomaco era sempre sottosopra. E mio padre… era notte, c’era tantissimo vento e mio padre mi portò a prua, e davanti a noi non si vedeva nient’altro che onde altissime e l’oceano nero come non mai, e mi disse che se quella vista mi spaventava non dovevo far altro che alzare gli occhi e guardare il cielo. Era pieno di stelle, e mi calmai. Di colpo. Da allora, ogni volta che ho paura guardare il cielo mi calma, mi rilassa. Anche quando è pieno di nubi e c’è aria di tempesta. È lento, distante e non ci tange che indirettamente. Noi non possiamo toccarlo. Alzo gli occhi e penso: quando tutto questo finirà, il cielo sarà ancora lì, e non sarà cambiato. Ovunque io sia su Celentir, non sarà cambiato».
Una mano corre rapida verso il viso, asciugando lacrime affioranti e ricacciandole indietro. «Adesso vado, ok?», mormora dopo qualche secondo.
Vorrebbe continuare, ma la voce gli si spezza ancora.
«Torno presto, promesso» saluta infine, voltandosi definitivamente.
Il vento porta le  sue ultime parole, appena percepibili sopra la quiete del bosco.
«Grazie di tutto, Loreth».

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87 Commenti

  1. La fine mi ha commosso. Già all’inizio del secondo paragrafo ho capito che c’era qualcosa che non quadrava, ma ho sperato che Loreth fosse semplicemente di poche parole quel giorno. Beh mi piacerebbe saperne di più sulla sua morte e sulla spedizione, sarebbe interessante, e magari continuare a seguire le avventure di Sean… penso che questa storia ci stia troppo stretta in soli dieci capitoli =D

  2. Finito! Spero che sia piaciuto a tutti =)

    Qualora io decida di portare avanti il racconto del viaggio di Sean, Valandar e Loreth: se siete interessati a leggerlo cliccate in alto a destra “segui l’autore”. Altrimenti beh, grazie per avermi accompagnato fin qui =)

  3. A parte le “piccole renne bipedi dal naso rosso” … 😉 😉 , la storia non è male.
    Forse fin’ora il tuo libro e altri tuoi racconti mi sono piaciuti di più, ma potrò darti un vero parere solo alla fine, ovviamente.
    Segnalo agli organizzatori un dubbio che ho: per alcuni lettori più indaffarati può essere un po’ difficile star dietro ad un nuovo episodio ogni due giorni. Si rischia di rimanere indietro, come è successo a me, e non poter più partecipare al voto, perdendo così una parte del divertimento… io suggerirei una frequenza settimanale.
    Infine, concordo pienamente su chi scrive che il fantasy è un genere molto difficile: bisogna deve essere fantasiosi e allo stesso tempo credibili e con una logica stringente e poi, secondo me, le storie devono essere “spesse”, cioè avere tanti livelli di lettura (esattamente come il mitico Signore degli Anelli, che si può rileggere tantissime volte con occhi nuovi, trovando tanti stimoli diversi aldilà della semplice storia principale).
    Ciao e… buon proseguimento 🙂

  4. Anche io come te sono laureata in Storia e sono da sempre un’amante del genere fantasy. Penso che, a dispetto delle apparenze, si tratti di un genere davvero difficile, per molteplici ragioni. Tra queste, credo che una delle principali sia quella di riuscire a ricreare un mondo parallelo e fantastico rendendolo reale e credibile e, contemporaneamente, rimanendo indipendenti dai grandi autori fantasy che ci hanno preceduto. Il grandissimo J.R.R. Tolkien su tutti, che ho ritrovato spesso nei tuoi testi, anche in modo esplicito: è un rimando proprio necessario allo sviluppo del tuo racconto?
    La cura dei particolari e la dovizia dei dettagli sono due aspetti assolutamente fondamentali di questo genere e tu ne fai largo uso, giustamente. Ma se non supportata anche da un ritmo efficace e avvincente della narrazione, questa minuzia delle descrizioni rischia di appesantire la lettura e diluire l’efficacia dei personaggi in azione. Attento…

    • Pardon, “spesso”? A parte la citazione palese (che ho messo lì per puro divertimento), s’intende, dov’è che l’ha ritrovato?
      Per il resto, temo che abbia ragione, ma è la mia prima esperienza con il sistema di TheIncipit e non sono ancora totalmente a mio agio con il limite dei 5000 caratteri: tendo, per mia natura, a fare uso di periodi involuti e adoro le descrizioni dettagliate, ma generalmente cerco di alternare paragrafi descrittivi a momenti d’azione – procedura che con questo limite non posso attuare come vorrei.
      Ci lavorerò su, comunque, grazie per le dritte.

  5. stavolta ho votato come la maggioranza, speriamo che il padrone di casa sia più simpatico del mago…..

    ah…. la parola “fotocopia”….. che dire? mi suona un po’ strana in questo contesto 😉

  6. Il Prestigiatore è il mio preferito. Storia avvincente nel tuo stile, attento ai dettagli quanto basta a non appesantire troppo la lettura, che resta piacevole. Mi viene difficile immaginare che un ragazzino abituato alla strada possa fidarsi di uno sconosciuto; credo che mentre Loreth gli domandava come si chiamasse, Sean abbia esitato domandandosi se dietro quell’uomo sorridente non si celasse un nuovo pericolo…mi piacerebbe comunque che Loreth gli chiedesse di raccontargli la sua storia.

  7. Ottimo lavoro Andrea.
    Come ti avranno già fatto notare, apri l’immaginazione su un setting fantasy di cui tutti vorrebbero sapere di più, e che purtroppo si risolve in poche battute per via dei vincoli sulle 5000 battute.
    La storia incuriosisce ed è scritta molto bene. La seguirò fino alla fine.
    Rimango solo piccato dal fatto di non poter sapere meglio cos’è Liberty, la piazza e la torre degli ultimi giorni..e cosi’ via..tutte queste cose di cui ci dai un accenno per poi lasciarci cosi’! Cattivo.

    • Innanzitutto, grazie per i complimenti ùù Poi, Celentir è una gigantesca ambientazione, è vero, ed è completamente sconosciuta a chiunque. Ho intenzione di portarla avanti, strutturandola e lasciandone scorgere barlumi attraverso vari scritti ùù Questo è uno, ma un altro brano lo trovi all’interno del mio libro “Storie di un viaggiatore immortale” e un altro ancora dovrebbe far parte di un’antologia formato ebook che presto dovrebbe distribuire la mia casa editrice ùù Poi dammi tempo e vedrai che qualcos’altro prima o poi salterà fuori =D

    • Sarebbe strano il contrario, visto che l’Autore di regola non è mai soddisfatto… ma fidati dei Lettori. A me è piaciuto molto; un pò mi ricorda Poe, o meglio, un finale alla Poe non ci starebbe male …a presto e buon divertimento! : D

    • Ehi, ho 10 puntate ùù Se la storia vuole andare da qualche parte, non posso perdere troppo tempo sul passato… Anche perché questa storia non riguarda il passato, ma il futuro (e con 5000 caratteri a disposizione, che pretendete?).

    • Ehi, mi hanno chiesto la storia, gli ho dato la storia. E secondo me come sviluppo psicologico per il bambino è plausibile: dopo tanti giorni da solo, aveva bisogno di fidarsi di qualcuno (poi eh, de gustibus). Lascia stare che tu sei cinica e paranoica e non l’avresti mai fatto… =P

        • Io Sean l’ho interpretato così: dopo una settimana passata a guardarsi le spalle, timoroso pure della propria ombra, aveva bisogno di fidarsi di qualcuno. E in una grande metropoli quando sei in quella condizione per la maggior parte della gente non esisti neanche. Per questo quando Loreth si è interessato, e si è dimostrato gentile, ha ceduto subito: ne aveva bisogno.

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