Il cielo di sopra

Il prestigiatore

In piedi nell’ombra di un palazzo, incurante del traffico di carrettieri, mercanti e contadini, un bambino guarda il cielo. Rare nuvole candide spezzano la distesa azzurra che al piccolo tanto ricorda il mare come l’ha visto una volta, anni addietro, in bonaccia, quando con suo padre erano giunti per la prima volta su Celentir. I suoi occhi acuti seguono ora una nube ora l’altra, studiandone i dettagli, ricercandone disegni già visti, paragonandole a forme conosciute.

L’estate, a Liberty, è torrida – anche se meno degli anni passati, perché il clima del continente sta lentamente cambiando – e gli abitanti della cosiddetta Metropoli del Sud, come ogni anno, se ne lamentano, definendola “l’estate più calda di sempre” e lagnandosi con il Console per gli scarsi rifornimenti di acqua potabile. Nella Piazza degli Ultimi Giorni, che prende il nome dall’omonima Torre, sede dell’omonimo ordine militare, nessuno degna il bambino cencioso, tutto intento a fissare il cielo, di più di uno sguardo distratto.

A distrarre il ragazzino dal suo assorto studio delle nuvole in cielo è una fragorosa risata proveniente da un angolo della piazza, dove una piccola folla si è radunata ad osservare un prestigiatore. A giudicare dai lazzi e dagli sfottò, qualcuno è stato appena umiliato. Incuriosito ma timoroso di infilarsi nella calca, il bambino tentenna qualche istante, rivolgendo timidi sguardi a quegli uomini grandi e grossi e sporchi e puzzolenti – ma alla fine la curiosità ha la meglio, e così si avvicina mentre la folla si dirada. In un angolo della piazza, il più lontano possibile dalla Torre degli Ultimi Giorni, un uomo guarda corrucciato il tavolino davanti a sé e le tre carte da gioco che vi sono poggiate. Quella scoperta, l’asso di cuori, lo lascia evidentemente perplesso. Con una smorfia strana sul volto, l’uomo capovolge l’asso e armeggia un po’ con le tre carte, per poi scoprirne una, apparentemente a caso. Ancora una volta è l’asso di cuori a fare la sua apparizione. Maledicendo gli dei, l’uomo si butta a sedere su di una cassa poggiata nell’angolo. Fissa la carta e scuote il capo, e il bambino lo sente mormorare a bassa voce, perplesso: «com’è che continui a spuntare fuori tu, che non dovresti neanche stare sul tavolo?»

All’udire queste parole, il piccolo ridacchia. Non appena avverte lo sguardo del prestigiatore poggiato su di sé, tuttavia, la risata svanisce: i penetranti occhi azzurri dell’uomo lo fissano, dapprima seri, poi – non appena questi capisce chi è che sta ridendo di lui – via via più dolci e curiosi.

«Ciao, piccolo…  Io mi chiamo Loreth… Tu come ti chiami?».

Ci vuole qualche secondo perché il sorriso gentile di Loreth faccia breccia nella naturale ritrosia del bambino, il quale dapprima china il capo, guardando in terra e strusciando i piedi, imbarazzato, ma poi, a mezza voce, quasi timoroso di essere udito, mormora: «Sean».

In questo lasso di tempo l’uomo ha il tempo di osservarlo meglio, e ciò che vede gli strappa una smorfia di tristezza, rapidamente mascherata da un sorriso se possibile ancora più ampio e gentile del primo. Sean, pur dimostrando circa dieci anni – due più di quanti non ne abbia -, reca sul viso i segni di fatiche recenti: il volto è smagrito, le braccia coperte di lividi e fango, le vesti stracciate. Terriccio impiastriccia i suoi capelli, rendendoli di un colore indefinibile, un castano sporco che forse un tempo era stato rossiccio. Lo sguardo è basso e timoroso, e i nervi tesi: ogni movimento improvviso all’interno del suo campo visivo è accompagnato da scatti degli occhi, un attimo prima tranquilli e poi colmi di paura; i pugni che si serrano ogni qual volta un rumore giunge inaspettato; le orecchie appizzate ad ascoltare ogni grido, ogni voce, ogni dialogo. Pare quasi che, incapace di riposo, la mente del piccolo non faccia che chiedersi: «Cosa succederà adesso?»

Cosa succederà adesso?

  • Sean scorge tra la folla un volto conosciuto. (20%)
    20
  • Loreth il prestigiatore chiede a Sean di accompagnarlo "da una parte". (35%)
    35
  • Loreth il prestigiatore chiede a Sean di raccontargli la sua storia. (45%)
    45
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87 Commenti

  1. La fine mi ha commosso. Già all’inizio del secondo paragrafo ho capito che c’era qualcosa che non quadrava, ma ho sperato che Loreth fosse semplicemente di poche parole quel giorno. Beh mi piacerebbe saperne di più sulla sua morte e sulla spedizione, sarebbe interessante, e magari continuare a seguire le avventure di Sean… penso che questa storia ci stia troppo stretta in soli dieci capitoli =D

  2. Finito! Spero che sia piaciuto a tutti =)

    Qualora io decida di portare avanti il racconto del viaggio di Sean, Valandar e Loreth: se siete interessati a leggerlo cliccate in alto a destra “segui l’autore”. Altrimenti beh, grazie per avermi accompagnato fin qui =)

  3. A parte le “piccole renne bipedi dal naso rosso” … 😉 😉 , la storia non è male.
    Forse fin’ora il tuo libro e altri tuoi racconti mi sono piaciuti di più, ma potrò darti un vero parere solo alla fine, ovviamente.
    Segnalo agli organizzatori un dubbio che ho: per alcuni lettori più indaffarati può essere un po’ difficile star dietro ad un nuovo episodio ogni due giorni. Si rischia di rimanere indietro, come è successo a me, e non poter più partecipare al voto, perdendo così una parte del divertimento… io suggerirei una frequenza settimanale.
    Infine, concordo pienamente su chi scrive che il fantasy è un genere molto difficile: bisogna deve essere fantasiosi e allo stesso tempo credibili e con una logica stringente e poi, secondo me, le storie devono essere “spesse”, cioè avere tanti livelli di lettura (esattamente come il mitico Signore degli Anelli, che si può rileggere tantissime volte con occhi nuovi, trovando tanti stimoli diversi aldilà della semplice storia principale).
    Ciao e… buon proseguimento 🙂

  4. Anche io come te sono laureata in Storia e sono da sempre un’amante del genere fantasy. Penso che, a dispetto delle apparenze, si tratti di un genere davvero difficile, per molteplici ragioni. Tra queste, credo che una delle principali sia quella di riuscire a ricreare un mondo parallelo e fantastico rendendolo reale e credibile e, contemporaneamente, rimanendo indipendenti dai grandi autori fantasy che ci hanno preceduto. Il grandissimo J.R.R. Tolkien su tutti, che ho ritrovato spesso nei tuoi testi, anche in modo esplicito: è un rimando proprio necessario allo sviluppo del tuo racconto?
    La cura dei particolari e la dovizia dei dettagli sono due aspetti assolutamente fondamentali di questo genere e tu ne fai largo uso, giustamente. Ma se non supportata anche da un ritmo efficace e avvincente della narrazione, questa minuzia delle descrizioni rischia di appesantire la lettura e diluire l’efficacia dei personaggi in azione. Attento…

    • Pardon, “spesso”? A parte la citazione palese (che ho messo lì per puro divertimento), s’intende, dov’è che l’ha ritrovato?
      Per il resto, temo che abbia ragione, ma è la mia prima esperienza con il sistema di TheIncipit e non sono ancora totalmente a mio agio con il limite dei 5000 caratteri: tendo, per mia natura, a fare uso di periodi involuti e adoro le descrizioni dettagliate, ma generalmente cerco di alternare paragrafi descrittivi a momenti d’azione – procedura che con questo limite non posso attuare come vorrei.
      Ci lavorerò su, comunque, grazie per le dritte.

  5. stavolta ho votato come la maggioranza, speriamo che il padrone di casa sia più simpatico del mago…..

    ah…. la parola “fotocopia”….. che dire? mi suona un po’ strana in questo contesto 😉

  6. Il Prestigiatore è il mio preferito. Storia avvincente nel tuo stile, attento ai dettagli quanto basta a non appesantire troppo la lettura, che resta piacevole. Mi viene difficile immaginare che un ragazzino abituato alla strada possa fidarsi di uno sconosciuto; credo che mentre Loreth gli domandava come si chiamasse, Sean abbia esitato domandandosi se dietro quell’uomo sorridente non si celasse un nuovo pericolo…mi piacerebbe comunque che Loreth gli chiedesse di raccontargli la sua storia.

  7. Ottimo lavoro Andrea.
    Come ti avranno già fatto notare, apri l’immaginazione su un setting fantasy di cui tutti vorrebbero sapere di più, e che purtroppo si risolve in poche battute per via dei vincoli sulle 5000 battute.
    La storia incuriosisce ed è scritta molto bene. La seguirò fino alla fine.
    Rimango solo piccato dal fatto di non poter sapere meglio cos’è Liberty, la piazza e la torre degli ultimi giorni..e cosi’ via..tutte queste cose di cui ci dai un accenno per poi lasciarci cosi’! Cattivo.

    • Innanzitutto, grazie per i complimenti ùù Poi, Celentir è una gigantesca ambientazione, è vero, ed è completamente sconosciuta a chiunque. Ho intenzione di portarla avanti, strutturandola e lasciandone scorgere barlumi attraverso vari scritti ùù Questo è uno, ma un altro brano lo trovi all’interno del mio libro “Storie di un viaggiatore immortale” e un altro ancora dovrebbe far parte di un’antologia formato ebook che presto dovrebbe distribuire la mia casa editrice ùù Poi dammi tempo e vedrai che qualcos’altro prima o poi salterà fuori =D

    • Sarebbe strano il contrario, visto che l’Autore di regola non è mai soddisfatto… ma fidati dei Lettori. A me è piaciuto molto; un pò mi ricorda Poe, o meglio, un finale alla Poe non ci starebbe male …a presto e buon divertimento! : D

    • Ehi, ho 10 puntate ùù Se la storia vuole andare da qualche parte, non posso perdere troppo tempo sul passato… Anche perché questa storia non riguarda il passato, ma il futuro (e con 5000 caratteri a disposizione, che pretendete?).

    • Ehi, mi hanno chiesto la storia, gli ho dato la storia. E secondo me come sviluppo psicologico per il bambino è plausibile: dopo tanti giorni da solo, aveva bisogno di fidarsi di qualcuno (poi eh, de gustibus). Lascia stare che tu sei cinica e paranoica e non l’avresti mai fatto… =P

        • Io Sean l’ho interpretato così: dopo una settimana passata a guardarsi le spalle, timoroso pure della propria ombra, aveva bisogno di fidarsi di qualcuno. E in una grande metropoli quando sei in quella condizione per la maggior parte della gente non esisti neanche. Per questo quando Loreth si è interessato, e si è dimostrato gentile, ha ceduto subito: ne aveva bisogno.

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