Il baby sitter estivo

IL BABY SITTER ESTIVO

“Quest’estate devi renderti utile anche tu!” Il discorso di mamma era iniziato così, col suo sguardo torvo puntato su di me e un lieve tremolio sotto i miei glutei.

“Non se ne parla di andare in vacanza, almeno finché non avrai svolto il tuo dovere. E’ ora di finirla coi pomeriggi a zonzo con quei tuoi amici poco di buono o steso a vegetare sul divano del soggiorno. Si cambia musica Dennis.”

Fu così che vidi svanire i miei numerosi progetti di svago: quando mia madre si mette in testa una cosa nulla può farle più cambiare idea.

“Qui c’è l’indirizzo della mia amica Susy.” Mi disse allungandomi un foglietto stropicciato.

“Vai lì per le 16.00 così fai gli auguri ai gemellini Gaia e Tommaso. Fai quattro chiacchiere con la mia amica, ti mostri serio e responsabile, sorridi e ti metti d’accordo per gli orari di lavoro.”

Lavoro? Ma stiamo scherzando? Con questo caldo già sudo al pensiero.

“Questa esperienza ti farà crescere e maturare.” Concluse mamma senza darmi modo di replicare.

Strascicai i piedi fino al piano di sopra, tentando in ogni modo di farle notare il mio disappunto, ma alla fine dovetti cambiarmi e raggiungere quella che sarebbe stata la mia tortura estiva: due mocciosi sicuramente viziati e in perenne movimento.

……………………….                              Dlin Dlon                           …………………………

Il campanello della grande villa suonò con un tono celestiale mentre le mie mani grondavano sudore in un modo a dir poco imbarazzante.

“E tu saresti Dennis?” Mi chiese una sottospecie di mantide religiosa, dai lunghi capelli neri, irta su un paio di vertiginosi tacchi a spillo.

Annuii senza proferir parola.

“Sei un rammollito!” Disse la voce dentro di me. La voce del grillo s’intende: le avevo dato l’immagine del burbero personaggio presente in Pinocchio, ma il cervello era quello di mia madre, il che era peggio.

“Vai nel salone, i ragazzi sono là.” Disse l’oscura signora indicandomi con brio la direzione.

Intorno a me si apriva uno spazio immenso, l’atrio rifletteva sulle pareti le luci colorate della vetrata d’ingresso quasi fossimo in una Cattedrale gotica e attraversando il corridoio mi sentivo scrutato dagli occhi severi dei signori ritratti nei quadri.

“Ti piace?” Mi voltai di scatto e lei era lì: piccola e tozza, occhialuta e lentigginosa.

“Allora?” Chiese guardandomi con insistenza.

“E’ una bella stampa.” Risposi io improvvisando.

“Vorrai dire che è una bella tela suppongo.” Disse facendo una smorfia e guardandomi da sopra gli occhiali. “E’ un dipinto a olio.” Concluse la bambina osservandomi con attenzione.

“Bene, vi siete conosciuti”. Affermò la mantide religiosa comparendo all’improvviso.

“Questa è Gaia.” Mi disse e poi si rivolse alla figlia: “Tuo fratello?”

“Si è messo a giocare a carte!” Rispose la bambina con aria di disapprovazione.

Fu un attimo e la donna scattò verso il salone, lasciando persino odore di bruciato nell’aria.

Quello che accadde nei cinque minuti seguenti fu persino surreale.

Perché la mantide si è infuriata?

  • La mantide si è infuriata perché non vuole che il figlio giochi (33%)
    33
  • La mantide si è infuriata perché il figlio non intrattiene gli invitati alla festa di compleanno (33%)
    33
  • La mantide si è infuriata perché aveva sequestrato le carte al figlio (33%)
    33

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