Di punto in bianco

Dove eravamo rimasti?

Come si arriverà alla conclusione? Nicola sorprenderà tutti con un gesto inaspettato (100%)

Troppa fantasia

Le rivelazioni di Scanagatti mi avevano lasciato in bilico tra l’euforia e l’ansia. Per fortuna, mio fratello era appena tornato dalla sua vacanza in Giappone: non vedevo l’ora di conoscere il suo parere.

Ci incontrammo da lui alle sei del mattino. La nostra chiacchierata fu decisamente surreale: immagina di vedere me che faccio colazione perché non riesco più a dormire e lui che si concede l’ultimo pranzo fuori orario prima di adattarsi al cambio di fuso…

Insomma, tra un cornetto e un piatto di pasta all’amatriciana, lo misi al corrente degli ultimi sviluppi. Lui si alzò e prese ad aggirarsi per il salotto. “Devo vedere Nicola” disse, fissando un punto indefinito oltre la finestra. “È meglio se vado da solo – aggiunse, prima che potessi credermi coinvolta – Se ha scoperto qualcosa, lo racconterà soltanto al suo amico di sempre, a tu per tu”.

Così, Felice fece la sua improvvisata appena in tempo per sorprendere Nicola in una situazione più che mai inaspettata: infangato, stanco e piuttosto trasandato rispetto al solito, teneva in mano le due valigie che aveva recuperato chissà dove, con l’aria di chi è stato colto sul fatto.

“Che cosa significa tutta questa baraonda?” chiese mio fratello, meravigliato di trovarlo fuori di sé. “Devo sembrare parecchio allucinato, eh… Ho conquistato una modella bellissima, lo sapevi? Purtroppo quella donna meravigliosa ha qualcosa che non funziona nella testa. Sarò anche innamorato perso, ma ho pensato bene di informarmi sul suo conto. Non ci si può fidare di Anaïs, questo è quanto, amico mio. Perciò devo prendere questa roba e buttarla via”.

“Perché?” “Presto capirai. Intanto, puoi guardare dallo spioncino se c’è qualcuno sul pianerottolo?” “Un uomo sta riparando una lampada” “Sarà sicuramente una spia, come quella che mi aspetta giù in strada appoggiata a una moto. Perfetto, allora aiutami a infilare queste maledette valigie in un sacco della spazzatura”.

Felice si sforzò di assecondarlo, malgrado non capisse più niente. Perché mai la presenza di due spie avrebbe dovuto essere un buon segno? Se non avesse conosciuto Nicola quanto se stesso, avrebbe pensato che si fosse procurato qualche droga nel favoloso mondo della moda.

Senza la minima cautela, raggiunsero l’auto e si lasciarono seguire dagli scagnozzi, neanche troppo discreti. Arrivati davanti alla discarica comunale, furono raggiunti dai due loschi individui, che nel frattempo avevano estratto le pistole, come da copione. Eppure, Nicola manteneva il suo inspiegabile sangue freddo. Chiese il permesso di aprire il baule dell’auto senza che gli spappolassero il cranio, prese il sacco e lo depose lentamente ai piedi del motociclista. “Prego. C’est la vie, un vero uomo sa riconoscere quando ha perso. Non mi farò certo ammazzare per un paio di straccetti di alta moda” disse con fare cerimonioso.

L’energumeno esaminò il contenuto delle valigie – con una certa imprudenza, come considerò Felice nonostante il panico – e li lasciò andare. “Un idiota” sentenziò Nicola, lapidario, mentre imboccava la strada verso casa mia. Mio fratello lo guardò, ancora scioccato dalla scena che avevano appena vissuto, e finalmente capì. Naturalmente, Nicola volle assicurarsi la soddisfazione di raccontarmi tutto di persona.

“Ecco cosa succede a guardare troppi film – sogghignò – Ma ti pare che un’azienda affermata si prenderebbe la briga di mettere a repentaglio una scoperta così importante e costosa a cuor leggero? Non esiste nessun campione da proteggere, perché il vero vestito sarà preparato in una località segreta, poco prima della sfilata!”

Il mio primo impulso fu quello di mettersi a picchiarlo con metodo. Ero allibita e indignata: “Avete montato un caso soltanto per farvi pubblicità, non è vero?” “Esattamente. Così funziona il mondo degli affari, cara birba. Tutti correvano dietro ai due diversivi, perdendo tempo e denaro e aiutandoci a stare sempre sotto i riflettori”.

“Potevano ammazzarti!” esclamai, ancora frastornata “Sono sicuro che non si sarebbero sporcati le mani per così poco. E poi avrebbe potuto benissimo pensarci Anaïs. È una cara ragazza, solo un tantino psicopatica. Immagino che dopo questo colpo basso non vorrà più vedermi in vita sua” concluse, con disarmante semplicità. Nel frattempo, Felice rideva delle mie domande angosciate. Da quando erano entrati, lui e Nicola sembravano trattarmi come un’ingenua stupidina che guardava troppa tv. Facile dirlo a cose fatte!

Che posso dirti, da questa storia ho imparato che non capirò mai quei due: uno aveva appena rischiato di farsi ammazzare a causa del suo migliore amico, e adesso pensava soltanto a godersi la botta di adrenalina inaspettata che l’inseguimento cinematografico gli aveva procurato, l’altro aveva perso la donna più bella del pianeta e tirava i remi in barca con tutta tranquillità. Per quanto avessi partecipato a quell’avventura, come al solito percepivo tra quei due una complicità che mi escludeva dai loro pensieri, qualcosa che avrebbero potuto cogliere sempre soltanto loro.

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94 Commenti

  1. Rieccomi! Scusate il ritardo, è il finale più difficile che mi sia mai capitato… 😉 Spero vi piaccia questa conclusione! Grazie a tutti per avermi regalato le vostre opinioni e per aver letto con entusiasmo questa storia insolita 😀 Alla prossima, con la ripresa di Pepper Gladys!

  2. Bellissimo il tuo modo di scrivere! I miei complimenti! Mi hai fatto prendere proprio quei 5 minuti giusti o forse un po’ di più che implica a due segni

    1) Ancora troppo lento a leggere checché ne dica qualcuno
    2) ci ho messo attenzione e questo implica che mi interessa doppiamente!

    E’ bella la storia! Vediamo come si conclude! 🙂

    Ciao!

    PS
    Dove hai imparato ?? 🙂

  3. Carissima Federica,
    sono felice di averti trovata per caso, anche se in ritardo su tutte le votazioni, ho deciso comunque di seguirti. La storia è interessane e tu sai districarti molto bene tra i tasselli di un puzzle che avvince. Ti consiglio ( permettimelo) – avendo tu un buon linguaggio scorrevole pregno di associazioni consone e mai casuali – ti variare l’uso dei tempi verbali quando racconti in prima persona. Ad esempio “… mi scoprii curiosa di sapere cosa avessero scoperto…” ( per altro con ripetizione scoprii- scoperto) è un concetto espresso in maniera ostica per una lettura coinvolgente come quella che offri ed è un “errore” che ti capita spesso ( da quel che ho letto), avresti potuto semplificare così: ” … mi ero curiosa di saperne di più su ciò che avevano scoperto …”
    Comunque brava. Ti seguo. 🙂

  4. Eccomi con il sesto episodio! Ringrazio tutti voi che state dietro ai miei ritmi concitati per seguire l’avventura di Amelia… purtroppo non sono riuscita a stare nella scadenza del concorso, ma questo esperimento continua comunque a entusiasmarmi! Buona lettura…

  5. Vincono le domande! Ecco arrivare il secondo episodio… visto che i tempi sono stretti, stavolta vi farò correre un pochino 😛
    Grazie a tutti per l’ottima accoglienza, mi sono buttata e vedo che il risultato della mia follia vi piace 😀 😀 Buon proseguimento!

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