Di punto in bianco

Senza motivo apparente

Che cosa vuoi che ti racconti… è andata così: semplicemente, una mattina qualsiasi, mentre mi alzavo infastidita dall’afa di un agosto particolarmente caldo, vidi una valigia davanti al mio letto. Era verde. Una di quelle valigette laccate, un po’ bombata – da viaggio, s’intende – con gli angoli applicati per mezzo di viti a vista.

Bella, niente da dire. Poteva benissimo essere nuova. Ma come ci era finita, in casa mia?

Premetto che vivo sola per la maggior parte dell’anno, e faccio questa precisazione per farti capire che, insomma… non c’era nessun compagno, fidanzato, marito o amico che potesse aver fatto le valige per andarsene, né un ospite che avesse potuto lasciare lì un bagaglio. D’accordo, era estate, una stagione propizia per trolley e borsoni colmi di costumi da bagno e bazzecole da viaggio, ma potevo davvero pensare anche solo per un attimo di aver preparato i bagagli per una destinazione ignota ed aver dimenticato tutto nel corso della notte?

Dunque, mi trascinai giù dal letto e, colta da una di quelle fissazioni assurde del dormiveglia, mi balenò improvvisamente la paura immotivata che fosse una bomba, o una trappola.

Mi preparai un caffè, per svegliarmi e razionalizzare, e così, con la tazzina in mano, gironzolavo circospetta intorno all’oggetto misterioso.

La curiosità, inutile che te lo dica, prese presto il sopravvento, e gettandomi alle spalle qualsiasi preoccupazione sulla pericolosità di quell’aggeggio, mi dedicai ad armeggiare un po’ con la serratura, visto che la valigia aveva una piccola chiave, legata al manico con un giro di spago sottile.

Aprendo la chiusura a scatto, mi trovai tra le mani uno splendido abito da sera. Doveva essere di sartoria, perché la prima caratteristica che si notava era quella consistenza lieve, e insieme liscissima e vaporosa che in genere hanno i vestiti fatti con una stoffa dal nome francese e preferibilmente impronunciabile.

Era fantastico e, ancora meglio, accompagnato da un paio di scarpe dal tacco decisamente alto. Devi sapere che io vado matta per le scarpe eleganti. Adesso ti immaginerai che ne abbia addirittura una collezione sterminata, ma non è così. Sarebbe bello, d’accordo, ma in questo momento particolare non posso certo dire che mi potrei permettere un lusso tanto inutile.

Mentre mi lambiccavo sul mistero che la mia recente scoperta stava aggrovigliando sempre di più, sussultai al suono prepotente del citofono. Di nuovo Greta. Non potevo assolutamente rivelarle nulla del mio spavento, perché non ho mai conosciuto in vita mia un’impicciona più propensa a fare considerazioni inopportune e insinuazioni di ogni genere su ciò che la incuriosisce, tutti commenti che come sempre avrebbero portato a far circolare ogni genere di pettegolezzo sul mio conto.

Per un attimo di panico, pensai che avrei potuto fingere di non essere in casa, ma subito mi accorsi che le finestre erano aperte e dalla strada si potevano scorgere chiaramente le tende svolazzanti della mia stanza, un palese indizio della mia presenza. Così mi arresi ad accogliere la mia dirimpettaia sul pianerottolo, risolvendomi a cercare il più possibile di trattenerla fuori casa. Lo so, avrei potuto decidere di non fare parola della valigia, ma non sono proprio capace.

Che vuoi farci, quando sono angosciata per qualcosa, divento un vero colabrodo e non riesco a tenermi un segreto che sia uno, provocando una sfilza di guai.

Presi coraggio e schiacciai il pulsante per aprire il portoncino: fin dalle scale sentivo arrivare la consueta zaffata di profumo alla vaniglia che preannunciava l’arrivo di Greta, poi scorsi i fiocchetti che aveva l’abitudine di portare tra i capelli da quando aveva quindici anni, anche se ormai aveva passato da un pezzo l’età in cui poteva permettersi uno stile sbarazzino.

Che cosa porta con sé l’arrivo di Greta?

  • Un’ottima scusa per cacciarla via (25%)
    25
  • Uno scoppio di rabbia immotivata (17%)
    17
  • Un torrente irresistibile di domande inopportune (58%)
    58
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94 Commenti

  1. Rieccomi! Scusate il ritardo, è il finale più difficile che mi sia mai capitato… 😉 Spero vi piaccia questa conclusione! Grazie a tutti per avermi regalato le vostre opinioni e per aver letto con entusiasmo questa storia insolita 😀 Alla prossima, con la ripresa di Pepper Gladys!

  2. Bellissimo il tuo modo di scrivere! I miei complimenti! Mi hai fatto prendere proprio quei 5 minuti giusti o forse un po’ di più che implica a due segni

    1) Ancora troppo lento a leggere checché ne dica qualcuno
    2) ci ho messo attenzione e questo implica che mi interessa doppiamente!

    E’ bella la storia! Vediamo come si conclude! 🙂

    Ciao!

    PS
    Dove hai imparato ?? 🙂

  3. Carissima Federica,
    sono felice di averti trovata per caso, anche se in ritardo su tutte le votazioni, ho deciso comunque di seguirti. La storia è interessane e tu sai districarti molto bene tra i tasselli di un puzzle che avvince. Ti consiglio ( permettimelo) – avendo tu un buon linguaggio scorrevole pregno di associazioni consone e mai casuali – ti variare l’uso dei tempi verbali quando racconti in prima persona. Ad esempio “… mi scoprii curiosa di sapere cosa avessero scoperto…” ( per altro con ripetizione scoprii- scoperto) è un concetto espresso in maniera ostica per una lettura coinvolgente come quella che offri ed è un “errore” che ti capita spesso ( da quel che ho letto), avresti potuto semplificare così: ” … mi ero curiosa di saperne di più su ciò che avevano scoperto …”
    Comunque brava. Ti seguo. 🙂

  4. Eccomi con il sesto episodio! Ringrazio tutti voi che state dietro ai miei ritmi concitati per seguire l’avventura di Amelia… purtroppo non sono riuscita a stare nella scadenza del concorso, ma questo esperimento continua comunque a entusiasmarmi! Buona lettura…

  5. Vincono le domande! Ecco arrivare il secondo episodio… visto che i tempi sono stretti, stavolta vi farò correre un pochino 😛
    Grazie a tutti per l’ottima accoglienza, mi sono buttata e vedo che il risultato della mia follia vi piace 😀 😀 Buon proseguimento!

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