Bologna-Francoforte, senza pietà

Noi veri campeggiatori

– Hai preso il documento di identità?-

Archimede mi guardò con quello sguardo a metà fra l’offeso e il sorpreso – Certo che l’ ho preso, con chi credi di avere a che fare?-

– Con quello che all’ultimo viaggio fatto, si è portato dietro solo la patente, convinto che bastasse e ha costretto il padre ad un feroce rodeo mattiniero, facendogli infrangere il muro del suono, per portarti i documenti e non farci perdere l’aereo.-

Sembrò sul punto di ribattere, ma debellai la sua iniziativa con lo sguardo più assassino che potevo assumere.

– Oooh! Finalmente il tizio della perquisizione ha finito di molestarmi.- William depositò il bagaglio vicino ai nostri.

Lo guardai e non potei che sorridere. William è un giovane studente universitario, con un anno in meno di me. Siamo abbastanza simili, fisicamente parlando, sebbene lui sia molto più magro di me e con un naso… vorrei poter dire importante, ma la realtà è che su quel coso, potrebbe tranquillamente appollaiarsi un condor gigante delle Ande.

Naso a parte, è un caro amico: distinto, elegante, sa quando parlare e quando no, a differenza mia. Potrete capire, perciò, quanto questa immagine di lui, potesse apparire ridicola, rispetto alla sua condizione attuale.

Dai piedi alla vita sembrava una persona normale, ma dalla cinta in su, sembrava un body-builder in eccesso di steroidi. Era talmente gonfio che ciondolava per il gate con la stessa disinvoltura con cui Pippo avrebbe potuto camminare per una cristalleria.

Intendiamoci, io capisco che la limitazione di un solo bagaglio a mano, su un aereo sia limitante. Come pure comprendo la necessità di vestirsi a strati per far entrare tutto il necessario in valigia, ma temo che Willy si sia lasciato prendere un poco la mano. Andavamo solo a Francoforte per qualche giorno, che diavolo!

Eppure, nonostante la deambulazione e l’equilibrio precari del mio nasuto amico fossero motivo di sguardi indiscreti, ma nulla più; il vero nemico della partenza era proprio vicino a me.

Archimede si stava sistemando gli occhiali, scostando una ciocca di capelli biondo paglia.

Sembrava innocuo. Fisico nella media, occhiali, capelli pagliericci arruffati, che lui adorava immaginare essere più biondi di un tedesco ossigenato e un viso buono, tipo quelli che le nonne rubiconde amano strizzare e stritolare tra le loro manone. Da bacetti che lasciano il segno del rossetto su quelle tenere gote.

Ebbene, questo vedeva il mondo, ma io no. Io sapevo che sotto quell’apparente fusione tra un orsetto del cuore ed Harry Potter, si celava una subdola serpe, capace di tramutare una semplice trasferta, nel nuovo sbarco Alleato sulle coste della Normandia.

Per carità, non fraintendetemi. Archie è un buon amico, ma per i viaggi… Cavolo, per i viaggi è una donna alla trentesima potenza.

Stiamo parlando di una figura mitologica nell’ambito dell’organizzazione di un viaggio. Celebre la sua frase, per arrogarsi il diritto di dare disposizioni:

– Io ho fatto campeggio!-

Sì, lo so, lo so. Ma per lui è stata un’esperienza ai limiti della sopravvivenza, evidentemente. Ce lo ripeteva da 10 anni, come un mantra. Salvo poi scoprire che il suo “campeggio” erano stati un paio di giorni in un camping con famiglia e un paio di amici e nemmeno con la tenda, ma con un comodo e pratico camper.

Va detto che, anche senza queste rivelazioni, la sua preparazione di viaggio, lasciava parecchio a desiderare. Negli anni, alcune sue esternazioni avevano lasciato un marchio a fuoco nella nostra psiche. Si passava dalla volta in cui, per una marcia di 5 giorni da Bologna a Firenze, propose di assumere un famoso anti-dolorifico per le mestruazioni femminili, come integratore di sali; a situazioni assai più disturbanti. Come durante la preparazione del viaggio di maturità. Preparare uno zaino per 2 mesi è difficile lo ammetto, ma quando detti uno sguardo al suo…

– Archie, permetti un appunto?-

– Prego.-

– Non per farmi i fatti tuoi, ma hai una confezione di shampoo formato famiglia qui dentro.-

– Quindi? Ci tengo alla mia pulizia, sai?-

– Dico mica nulla, ma mettendo da parte che peserà da morire, ma non c’è nemmeno un panno per pulirsi. Un asciugamano, telo… niente. Nemmeno per l’intimo. Come fai?-

– Ah! Vecchio! Si vede che non sei pratico di viaggi. In viaggio si porta solo la roba necessaria.-

– E l’asciugamano da culo non lo è!?-

– Se ne usa uno comune, no?-

– Ma che schifooo!-

– Oooh, lo vedi che sei signorina? Mica come me, io ho fatto campeggio!-

Vi lascio immaginare il seguito.

Stavolta, però, eravamo preparati. Avevamo coordinato insieme tutto il necessario. Ci eravamo sentiti telefonicamente per ore al telefono, come due teneri amanti impegnati in romantiche effusioni. Tre settimane di estenuante preparazione. Ci sentivamo con una tale frequenza che la mia ragazza mi aveva lasciato, pensando fossi passato alla sponda opposta. Un sacrificio accettabile, visto il rischio. Ma ora eravamo arrivati alla meta. Tutto il lavoro fatto stava finalmente per essere premiato, restava solo da misurare il bagaglio.

Come proseguirà la storia?

  • La ragazza di Archimede lo raggiunge per portargli le babbucce (11%)
    11
  • Archimede ha dimenticato il biglietto (44%)
    44
  • Il bagaglio di Archimede è troppo grande (44%)
    44
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23 Commenti

  1. Non ho mai letto una storia più divertente!!! Il primo capitolo è fenomenale, specialmente la storia del campeggio! Veddrò gli altri.
    Peccato non averla trovata prima che finisse… cmq ti sei appena fatto una nuova lettrice ^^
    Complimenti

    • Purtroppo ho avuto dei gravi problemi indipendenti dalla mia volontà, che hanno causato la mancanza del segnale di connessione e ho potuto portare avanti la storia solo in tempi recenti. A questo punto, preferisco continuare con calma il racconto assieme a chi mi segue, piuttosto che fare in fretta e furia e dare un prodotto che non rispecchia lo spirito e la condivisione coi lettori. Grazie comunque per il sostegno.

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