BARNIEB & MORONZ – UNA SFACCIATA VACANZA MAGICA

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede una volta che Barnieb e Moronz arrivano al campeggio? In realtà non arrivano al campeggio ma in un altro posto, perché Barnieb mentre diceva "Vitello Tonnato" stava pensando ai cazzi suoi. (73%)

GIORNO 2 - LA PIRAMIDE DI CHEOPIN

“Questo non mi paia proprio il carreggio” osservò Moronz in un ghigno, barcollando e tastando l’aria per cercare di tenersi in equilibrio. 

“Ma che dici” gridò Barnieb, con un po’ di bavetta sulla bocca e gli occhi stralunati “lo scorpeggio, vorrai dire! Che dierdolu ti passa per la terra?” e rise così forte da attirare l’attenzione di un paio di senzatetto che passavano di lì e che li guardarono con aria diffidente. “Ubriaconi” borbottò uno dei due. 

Intorno a loro era calata la sera, e non c’era neanche un lampione che illuminasse il circondario. Non riuscivano a capire dove fossero, ma non erano nemmeno nello stato mentale di porsi troppe domande. “Forse è meglio se sdranghiamo” suggerì Barnieb, a cui il teletrasporto aveva messo oltretutto un gran mal di testa “fappiamo la tenda?”. “No, no” disse Moronz “zia mai”. Fu così che i due si addormentarono per terra, accanto al cavallo Jingheng che, da quando era stato teletrasportato a tradimento, fissava il vuoto in sacro silenzio con gli occhi fuori dalle orbite, completamente pietrificato. 

Ma presto arrivò l’alba di un nuovo giorno, e con sé portò ai due amici un pochino di sanità mentale. Lo scombussolamento del teletrasporto era passato dormendo, e la prima cosa che Barnieb fece dopo aver aperto gli occhi fu il realizzare la triste verità.

“Dannazione!” Gridò, sull’orlo delle lacrime “Un altro teletrasporto buttato! Su dieci non ne ho ancora fatto uno di mia iniziativa!”

“Beh, Barnieb, non è colpa tua se ti piace così tanto il vitello tonnato” commentò dolcemente Moronz, cercando di consolarla “piuttosto, come dicevo ieri sera, io il campeggio non lo vedo. E, se devo essere sincero, anche il paesaggio me lo ricordavo un tantino diverso.”

Si guardarono in giro e videro un piccolo agglomerato di basse case bianche immerse nella polvere. La strada non era asfaltata ma semplicemente battuta, e una leggera brezza spostava pigramente la sabbia desertica da un edificio all’altro. Sullo sfondo, distanziata di qualche centinaio di metri, si ergeva un’imponente piramide.

“Wow!” esclamò Moronz, colpito “Non so a cosa stessi pensando quando ci hai teletrasportato qua, comunque ottimo affare! Non ci sono mai stato a vedere le piramidi.”

Barnieb rimase in silenzio, cominciando a sudare freddo. Che erroraccio madornale! Chissà in quanti, nel mondo magico, sapevano già del suo sbaglio. Le voci giravano più veloci della luce, ed era tutta colpa di Flash. Non faceva più tanti soldi da quando erano usciti i film della Marvel e si era trovato un lavoro part-time come paparazzo magico. Mai scaccolarsi al vento; con ogni probabilità una foto della tua faccia in versione escavatore sarebbe stata pubblicata di lì a poco sull’ultima edizione di Fata 2000. 

“Hey, signore, scusi” disse Moronz (che già aveva tirato fuori la macchina fotografica) ad un passante “la strada più vicina per raggiungere la piramide?” 

“Mah, osti, la gha de pasà per de che” rispose l’altro, indicando la piramide “la va innonzi, la ghe mia una strada, l’è scuntàt no? Te set propri un pirla.” 

“Grazie, caro autoctono, poco ho capito ma il linguaggio del corpo è bastato” rispose Moronz, tutto contento. Poi i due si incamminarono verso la meravigliosa opera d’arte degli antichi, mentre tutto quello a cui Barnieb poteva pensare era controllare sullo Smartball le ultime news di Fata 2000. 

Arrivati alla piramide, i due amici videro un grosso cartello che accoglieva i visitatori urlando “BENVENUTI ALLA PIRAMIDE DI CHEOPIN!”. Questo Cheopin era un antico faraone musicista, a cui piaceva particolarmente suonare di notte; era famosissimo e gli avevano costruito la piramide più bella di tutte. I due la girarono per tutta mattina, facendo il tour guidato (anche se in lingua locale e, quindi, con qualche difficoltà) ed esplorando il negozietto di cianfrusaglie alla fine dell’attrazione. Barnieb si comperò un ammazza zanzare a forma di sfinge, e Moronz volle prendere una magliettina con i geroglifici. Il pomeriggio, poi, lo passarono al museo. Lì i due amici videro tantissime mummie, e per pietà Barnieb ne resuscitò un paio. Quando furono stufi uscirono, e videro che già cominciava ad imbrunire.

“E anche per quest’anno la mia giornata culturale me la sono fatta” commentò Barnieb “non chiedermi più di mettere piede in un museo!” 

“Nessun problema, capo” rispose Moronz “ma ora non è il caso di tornare in campeggio? Qui è bello, ma ho paura che questo clima mi faccia rinsecchire. Hai visto quei tizi sdraiati nel museo? Non sembrava se la stessero passando troppo bene. E poi rischiamo di perdere i soldi della caparra se non ci presentiamo!” 

Barnieb acconsentì, e di buona lena si incamminarono verso il luogo dove avevano lasciato carrozza e cavallo. Jingheng era ancora sconvolto, e per poco non ci rimase secco quando sentì Barnieb gridare “VITELLO TONNATO!”

“checkin” disse la strega appena arrivati, cadendo per terra. I due ci provarono, ma non uscì loro una parola sensata. La Receptionist era dubbiosa, ma era così tardi! Fuori o dentro?

Che fa la Receptionist?

  • Non li fa entrare e chiama pure i poliziotti che li sbattono in gattabuia. Il cavallo Jingheng invece lo mettono in cagnaluminosa. (25%)
    25
  • Li fa entrare ma fa una soffiata a Flash che scrive uno scoop su Barnieb mentre grida "uihii! tutto il Deluxe please stand up!" (25%)
    25
  • Li fa entrare e a fine turno li porta con sé al bar, avendoli creduti degli ottimi compagni di bevute (50%)
    50

Voti totali: 12

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9 Commenti

  1. Divertente 😀
    Vedi però di non cadere nella troppa esagerazione; trovo che il ‘comico’ sia più un mezzo che un fine. Mi spiego: devi puntare a raccontare una storia. Questo è ciò che fa ogni narratore, poi, per farlo, ha a disposizione diversi metodi.
    Nel tuo caso, il comico.

    A rileggerci!

    • Grazie del consiglio; è giustissimo il commento che hai fatto e credo dipenda molto da ciò che si cerca in una storia. Per questo racconto particolare il comico è il fine, e personalmente la cosa migliore sono le risate che mi faccio nello scriverlo. L’arte non ha un “giusto” o uno “sbagliato”, è bella soprattutto perché è la cosa più soggettiva che esista e ti libera l’anima quando ne hai bisogno. 🙂 Ciaoooo e grazie mille di avere letto!

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