BARNIEB & MORONZ – UNA SFACCIATA VACANZA MAGICA

GIORNO 1 - BARNIEB E MORONZ VANNO AL MARE

Era la notte dell’11 agosto, e la strega Barnieb non stava più nella pelle. Di lì a qualche ora sarebbe partita per il mare con il suo amico Moronz, ed era così eccitata, felice, nervosa, che la sua anima si era temporaneamente dissociata dal corpo e stava vagando per la camera da letto elencando ad alta voce le cose che avrebbe potuto essersi dimenticata di mettere in valigia. Quel minuzioso e approfondito controllo durò quasi tutta la notte, e non ci furono pinzette per i peli del naso che mancarono all’appello. Il risultato della revisione fu la totale scomparsa della casa di Barnieb: la strega, che improvvisamente non poteva concepire l’idea di partire per il mare senza il suo scopino da bagno, aveva sradicato e rimpicciolito l’edificio facendolo diventare una comoda valigetta da campeggio. “Com’è possibile che faccia fatica a chiudersi? La fontana l’ho lasciata in giardino!” era stato il suo commento quasi isterico, mentre cercava in ogni modo di sigillare la zip della borsa. 

Comunque, le ore passarono e finalmente il grande momento arrivò. Decisero di partire con il cavallo di Moronz (Barnieb aveva paura della velocità, quindi non possedeva un cavallo per principio) dietro al quale avrebbero attaccato un carrozzino che la strega aveva rubato qualche sera prima ad una ragazza vestita di bianco che a mezzanotte, e pure senza una scarpa, stava uscendo di corsa da un castello in cui si stava svolgendo una super festa. Sembrava piuttosto di fretta. Probabilmente era un’attrice e aveva avuto un attacco intestinale fulminante alla prima del suo film. Barnieb aveva pensato per pietà di lasciarle la carrozza (che tra l’altro era sporchissima, piena di topini bianchi che sembravano avere dei vestiti adosso, ma considerato il rapporto qualità/prezzo alla strega non sembrava il caso di lamentarsi), ma poi aveva pensato alla sua vacanza e le era parsa chiaramente un motivo di possesso molto più importante.

Lei e Moronz quindi, dopo averla riempita dell’occorrente, attaccarono la carrozza al cavallo Jingheng e, prenotazione del campeggio in tasca, sgommarono in strada sfrecciando verso la libertà. Per 10 giorni basta lavoro, basta magia!! Lo smartball della strega dava pure traffico limitato sulla Salerno-Reggio Calabria, quindi decisero di fermarsi tranquillamente all’Autogrillo a Bologna per fare colazione. 

Moronz era l’assistente magico di Barnieb, e con gli anni era diventato il suo migliore amico. Le voleva tanto bene, ed era davvero convinto di lavorare per la strega più forte e brava del mondo. L’aveva assistita in parecchie occasioni, soprattutto con la contabilità e il bilancio che erano un magheggio continuo, e ogni anno andavano al “Villaggio Happy Summer” insieme in vacanza. Si sarebbe vantato tantissimo della sua relazione stretta con il capo, se avesse avuto dei colleghi. A volte se li inventava, così poteva tirarsela un po’. Sta di fatto che Moronz aveva davvero tanto rispetto per Barnieb, anche se la strega non guardava Game of Thrones. 

Stavano cavalcando sotto il sole da chissà quante ore, ormai imbruniva, quando Moronz disse “Barnieb! C’è coda in lontananza. Non c’è una scorciatoia da prendere?” 

La strega, che era passata all’interno della carrozza, sporgendosi fuori dal mezzo aguzzò la vista e notò una serie di automobili, cavalli ed elicotteri fermi in coda all’altezza di Pescara. Dopo aver realizzato quanto surrealismo spazio-temporale ci fosse nella storia di cui era protagonista, disse al compagno di viaggio che purtroppo quella era l’unica via che conosceva e che dovevano proseguire.

“Ma,Barnieb, che ne dici del teletrasporto? O del volo?” suggerì l’aiutante.

“Lo sai che volare non si può, se gli umani ci vedono ci bruciano sul rogo. Sopravviveremmo e gli faremmo credere che siamo morti, certo, ma poi mi spieghi chi guarderebbe più Harry Potter con simpatia se sapesse che la magia esiste davvero e che li può fare tutti secchi in un secondo? La Warner Bros ci farebbe un culo così. E il teletrasporto…sai anche che non è illimitato e che mi sono rimasti solo 5 teletrasporti attuabili in tutta la mia vita, mi scoccia proprio sprecarne uno per saltare una coda in autostrada. Piuttosto inventiamoci un gioco, che così ci passa il tempo”. disse la strega.

“Va bene, Barnieb, hai ragione. Solo una cosa non mi ricordo, cos’è che dovevi dire per usare il teletrasporto?”

“Vitello Tonnato, ma con molta più enfasi di così. Senti, che ne dici se ci fermiamo all’Autogrillo piuttosto? E’ ora di cena e ho un po’ fame.” 

I due si fermarono all’Autogrillo più vicino. Faceva un caldo terribile, l’aria condizionata nella carrozza era rotta e non vedevano entrambi l’ora di arrivare a destinazione. Ma chi glielo faceva fare, ogni anno, di andare così lontano in campeggio? Manco fossero tedeschi. 

Nell’Autogrillo i 2 amici andarono diretti all’area ristorante. Barnieb, che prevedibilmente voleva un vitello tonnato ma che era troppo lontana dalla cassa, gridò “UN VITELLO TONNATO PER ME!!”.

Ed eccoli arrivati al campeggio.

Cosa succede una volta che Barnieb e Moronz arrivano al campeggio?

  • In realtà non arrivano al campeggio ma in un altro posto, perché Barnieb mentre diceva "Vitello Tonnato" stava pensando ai cazzi suoi. (73%)
    73
  • Montano la tenda accanto a quella di Harry Potter e tramano insieme un modo di cucinare magicamente senza essere messi al rogo dai babbani. (18%)
    18
  • Scoprono che è fallito due giorni prima e che, oltre a non sapere dove andare a dormire, hanno pure perso la caparra di prenotazione. (9%)
    9
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9 Commenti

  1. Divertente 😀
    Vedi però di non cadere nella troppa esagerazione; trovo che il ‘comico’ sia più un mezzo che un fine. Mi spiego: devi puntare a raccontare una storia. Questo è ciò che fa ogni narratore, poi, per farlo, ha a disposizione diversi metodi.
    Nel tuo caso, il comico.

    A rileggerci!

    • Grazie del consiglio; è giustissimo il commento che hai fatto e credo dipenda molto da ciò che si cerca in una storia. Per questo racconto particolare il comico è il fine, e personalmente la cosa migliore sono le risate che mi faccio nello scriverlo. L’arte non ha un “giusto” o uno “sbagliato”, è bella soprattutto perché è la cosa più soggettiva che esista e ti libera l’anima quando ne hai bisogno. 🙂 Ciaoooo e grazie mille di avere letto!

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