Anime di latta alla fermata del treno

Il silenzio dei pensieri

La luce tiepida e avvolgente del sole estivo mattutino fece capolino tra le fessure delle inferriate in modo così dolce e rilassante che Armony lo accolse con un sorriso sincero, stampato su quella faccia dai lineamenti tanto ben modellati da sembrare quelli di una bambola di porcellana. Era calda e brillante, e si rifletteva in modo strano sulle pareti candide della sua camera, creando quel gioco di colori che era stato capace di affascinarla più e più volte quando era piccola. Mentre si preparava un caffè nero bollente, -alla vecchia maniera, e non aspettando che una di quelle lussuose cucine avanguardistiche emettessero il classico “bip” che indicava la fine del processo di produzione-  e si godeva il silenzio che avvolgeva sempre il palazzo nelle prima ore del mattino, i suoi pensieri ripiombarono nel fiume di considerazioni con cui si era addormentata la sera prima. Adorava l’assenza di quei flash metallici che facevano all’improvviso aumentare l’inquinamento acustico a valori stellari, specialmente all’inizio e al termine degli orari lavorativi, quando la gente usava con più assiduità i teletrasporti; le piaceva anche non dover sentire le voci dei cronisti che annunciavano un fatto di cronaca nera, piuttosto che l’ennesima violenza su persone innocenti. Alle sei di mattina erano anche pochissimi i suoni di attivazione per i dispositivi MU. C’era semplicemente un silenzio travolgente. Finito il caffè, si accovacciò in poltrona a godersi il calore che proveniva dalla finestra, e quando si risvegliò si rese subito conto che avrebbe dovuto essere in classe, a tenere il corso estivo di storia, entro circa quindici minuti, e la scuola in cui lavorava era dall’altra parte di una grande metropoli, a circa 50 chilometri da casa sua.
Questa forse era una della cose che ancora le andasse a genio, anzi, a dir la verità, era più o meno l’unica cosa che le andasse a genio ultimamente. Infatti, erano all’incirca due anni che il progresso tecnologico aveva rivoluzionato il modo di vivere di tutte le persone del mondo, anche se a poterne approfittare sul serio era solo una classe di pochi privilegiati. “In realtà, forse sono proprio quelli che stanno perdendo di più” -pensò Armony, infilandosi delle orribili scarpe color cammello che non ricordava proprio dove, quando, ma soprattutto perchè aveva deciso di acquistare. In ogni caso, quindici minuti era più o meno il tempo necessario che doveva spendere ogni mattina in coda davanti a quell’aggeggio prodigioso che, ormai, era divenuto di proprietà per ogni palazzo della zona, lì a Lonely City. Naturalmente, ogni mattina, doveva affrontare le chiacchiere della signora Freeman e sopportare gli sbadigli dei coniugi Eastwood, ma ne valeva davvero la pena, considerando la velocità con cui sarebbe riuscita a percorrere quei 50 chilometri che la separavano dal suo luogo di lavoro. La maggior industria tecnologica, sbocciata proprio grazie alla spinta del boom di rivoluzione in quel campo, affermava con certezza e anche con un’arroganza ben celata che il teletrasporto Beta-650 era in grado di coprire una distanza di 1200 chilometri in tre secondi, ovvero, in parole molto meno boriose e scientifiche, significava che potevi essere in qualsiasi parte del mondo tu desiderassi nel giro di una manciata di minuti. Comodo? Certamente. Specialmente per coloro che potevano permettersi i canali privati, ancora più veloci. Armony scese le scale del condominio e raggiunse in fretta il teletrasporto: i due coniugi Eastwood le sorrisero in quel modo gentile, ma quasi automatico e addormentato, con cui erano abituati a salutare chiunque, almeno fino alle undici del mattino e prima di aver consumato ingenti quantità di caffè. La signora Freeman, invece, non c’era. Era anziana, certo, e non l’aveva vista per tutto il week end, ma Armony sapeva bene che non avrebbe mai rinunciato al suo appuntamento mattutino dall’unico panettiere -forse addirittura più anziano di lei- che era riuscito a mantenere la sua attività, nonostante i centri commerciali costruiti su più piani e con le comodità più all’avanguardia spuntassero come funghi nell’ultimo periodo. Era strano. Armony si girò di fretta verso l’orologio appeso sulle pareti del pianerottolo e si accorse che Robert e Allen, i suoi due studenti, la stavano già aspettando in classe: i suoi occhi, però, si posarono per un secondo sulla porta della signora Freeman e quando tornarono a guardare la cabina del teletrasporto, Armony non poté fare a meno di pensare cosa stesse facendo in quel momento e, soprattutto, perché non fosse lì.

Che cosa deciderà di fare Armony?

  • Armony si accorge che il teletrasporto del palazzo è rotto e non lo può utilizzare (21%)
    21
  • Armony si teletrasporta a scuola per la lezione (21%)
    21
  • Armony decide di bussare alla porta della signora Freeman (58%)
    58
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153 Commenti

  1. Sparirà fino al mattino successivo.
    Mi sembra l’opzione più adatta al senso di mistero che aleggia intorno a quest’uomo e alle ombre che nasconde dentro.
    Finalmente Armony smette di essere trascinata dagli eventi, e diventa parte attiva nelle vicende. Chissà cosa l’aspetta…

  2. brava! Jake se ne va. sparendo nella cabina del teletrasporto fino alla marina successiva e intanto telefona! comunque sempre più interessante e emozionante. sono dentro. fai un personaggio stupido che si chiama sberzibellus. ahaaha

  3. Ecco, il mio pensiero è diametralmente opposto a quello nel commento sotto, di fulella. Io credo che, per una volta, sarebbe una cosa buona fare alla vecchia maniera. Sai… quelle cose che si dicono, quelle frasi col punto interrogativo alla fine, quelle che servono a capire cosa pensa una persona senza l’aiuto di strani pulsanti verdi. Una domanda, insomma.

  4. Schiacciò il pulsante verde e, riorganizzando i pensieri che leggeva nella sua testa, la seguì, facendole un segno di assenso.
    Invece di tremila parole gli basterà un attimo per capire il motivo di tanta fretta.

  5. Non è che potresti prestarmi quel marchingegno? Mi farebbe davvero comodo 😀 Hai scritto una storia davvero interessante, intrisa di modernità ma con un tocco di tradizione. Mi vedrai qui anche nei prossimi episodi 🙂

  6. bussiamo alla porta della signora freeman!
    una curiosità, come fa armony ad accorgersi che “Robert e Allen, i suoi due studenti, la stavano già aspettando in classe”? in ogni caso inizio interessante, sono curioso di sapere come entrerà in gioco un treno in un modo in cui esiste il teletrasporto

  7. Facciamo che si teletrasporta in classe, ma con i pensieri sempre rivolti alla signora Freeman

    Bell’incipit, la fantascienza ha su di me lo stesso effetto di una venere acchiappamosche…
    Mi piace molto il tuo stile scorrevole, leggero ma al tempo stesso curato.
    Ti seguo quindi.
    Un solo piccolissimo appunto: occhio all’infodump, in questo capitolo non è eccessivo, ma ho notato una certa tendenza… 😉
    A presto
    Giò

    • @Giò, ti ringrazio davvero: sono alle prime armi e ho dovuto cercare addirittura “infodump” su google per capire il tuo commento…in effetti hai ragione, e cercherò di farci più attenzione!! Grazie per l’utile consiglio!

    • @Mario de Prisco… Sono felice del paragone con il fumetto Bonelli, anche se non credo di meritarlo..per quanto riguarda l’omicidio, ci penserò su e tu…beh, stai ben attento a che voto darai! 🙂

    • Ahahahahah @Marta Donati: effettivamente i tratti caratteriali di Armony non sono ancora così chiari da giustificare delle orribili scarpe color cammello… spero che fra un po’ diventerà tutto più chiaro!… Anche se dipende tutto da voi!… 🙂
      …In ogni caso, nessun commento verrà dimenticato!…

  8. @peterava, contenta che ti piaccia!! Cosa intendi per vecchietta all’antica? In ogni caso, se hai scelto l’opzione giusta avrai modo di verificare se la signora Freeman è una vecchietta all’antica o meno!

    • @peterava, contenta che ti piaccia? Cosa intendi per vecchietta all’antica? In ogni caso, se hai scelto l’opzione giusta avrai modo di verificare se la signora Freeman è una vecchietta all’antica o meno!

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