Amara speranza

Dove eravamo rimasti?

Chi è il padrone di cui parlava il maggiordomo, ovvero colui che la sta aspettando nella sala? Il padre della ragazza (40%)

Affetto familiare

Suo padre sedeva imponente su una sedia, mentre sorseggiava del tè. Era un uomo sui trentanni, con piccoli occhi azzurri e capelli color argento. Demone anche lui, per Kristine non era altro che un mostro. La ragazza attraversò rapidamente la sala da pranzo, cercando di essere il più silenziosa possibile. Proprio mentre stava per oltrepassare la soglia della cucina, un colpo di tosse la costrinse a voltarsi. Sapeva bene che quel gesto conteneva un muto ordine.

“Cosa c’è, adesso non dici neanche più buongiorno al tuo caro padre?”

Senza attendere una risposta, l’adulto poggiò la tazzina da tè, tendendo la mano verso la ragazza, con il palmo rivolto verso l’alto.

“Vieni qui, fatti guardare.”

Un’ombra passò sul volto di Kristine, che sentì il cuore balzarle in gola e strinse spasmodicamente i pugni. Non poteva rifiutarsi, perciò si costrinse a muovere le gambe, accorciando la distanza che la separava da lui. Passo dopo passo, ciascuno mosso a fatica. Alla fine giunse al fianco del padre, con le braccia ferme lungo i lati della sua esile figura. Quella disgustosa mano ben curata però, restava sempre immobile a mezz’aria. La ragazza alzò lo sguardo, incrociando i penetranti occhi dell’uomo che la guardavano con aria di sfida. Deglutendo leggermente e abbassando il capo, Kristine poggiò la sua mano in quella dell’uomo.

Quello che successe dopo, fu questione di una frazione di secondo.

Claus la attirò leggermente a sè, sbilanciandola e facendola poggiare sulle proprie ginocchia, nello stesso momento le aprì con forza la camicia. I bottoni dorati saltarono in tutte le direzioni, alcuni atterrarono sul tavolo, altri si precipitarono a terra, per proseguire poi la loro corsa sul pavimento. La bocca dell’uomo si dipinse con un ghigno, i suoi occhi si strinsero ancora di più mentre perlustrava con lo sguardo ogni centimetro della bianca pelle della ragazza.

“Padrone, è arrivata la carrozza”

La voce del maggiordomo turbò il perverso desiderio dell’adulto, che gettò la ragazza a terra con violenza e si alzò dal tavolo.

“D’accordo” rispose, prendendo il suo bastone e dirigendosi verso la porta. All’ultimo si voltò verso la figlia, che ancora giaceva sul pavimento, dicendo: “So che non mi mancherai di rispetto di nuovo.”

Quando i due uomini uscirono dalla sala, la ragazza emise un sospiro. Si alzò traballante sulle gambe, certa di essersi fatta qualche livido nell’urto. Stringendo i lembi della camicia con la mano cercò i bottoni persi con lo sguardo, chinandosi a raccoglierli man mano che li vedeva. Mentre si piegava nuovamente, una mano affusolata le porse uno di quei cerchi dorati. A quell’atto di gentilezza sentì le lacrime farsi strada nei suoi occhi, ma si costrinse a ricacciarle. Né suo padre, né John né nessun altro l’avrebbe mai vista piangere. Mormorò un flebile “grazie”, poi si avviò verso la sua camera, ma la calda voce del maggiordomo la fermò: “Non ha ancora mangiato nulla”

Ah…

Fu lì che esplose.

Kristine iniziò a ridere, in modo convulso, con la bocca spalancata e roteando vorticosamente gli occhi.

“Sei serio? Che importa se mangio o no? Tanto morirò comunque.”

“Questo non c’entra, la sua salute è importante” mormorò l’altro, muovendosi verso di lei come fosse al cospetto di un animale selvatico. La ragazza si voltò rapida verso di lui, trafiggendolo con lo sguardo.

“Non prendermi in giro, so bene che anche tu ne trarrai beneficio! Non vedi l’ora vero? Di vedermi fare la stessa fine di mia madre… sei come tutti gli atri.” John alzò la mano, per colpirla, per marchiare con un segno rosso il viso di quella giovane donna. Perché poi stava provando così tanta rabbia? Forse perché quello che lei diceva corrispondeva alla verità? Ma il suo gesto fu palese, troppo palese. Kristine mosse qualche passo indietro proprio nel momento in cui lui fletteva il braccio, la sua mano mancò l’obiettivo e fendette l’aria. Gli occhi di lei si allargarono, mentre rimaneva stupita e ferita da quel gesto. Lo squadrò ancora una volta, poi girò sui tacchi allontanandosi.

“Come sapevi che ero qui?” Il tono in cui quella domanda venne posta gli fece capire che era arrabbiata con lui. “Viene sempre qui quando qualcosa la turba”. La ragazza sedeva sul ramo di un albero, la schiena poggiata al possente tronco di esso. Il suo viso era rivolto in direzione opposta a quella dove si trovava il maggiordomo. Le fronde coprivano la vista, proteggendo entrambi dai cocenti raggi del sole.

“Posso farle una domanda?”

“Lo hai appena fatto” mormorò lei, storcendo la bocca.

“Perchè le piace tanto stare qui?” continuò lui, imperterrito.

“Chissà…”

Passò qualche minuto, prima che lei rompesse il silenzio.

“Comunque, perché sei venuto da me? Non certo per una visita di cortesia immagino.”

Una lettera le apparve davanti agli occhi, la prese.

“Cosa c’è scritto?”

“Non ne ho idea, milady.”

“Bugiardo” rispose lei, adocchiando il bordo strappato della missiva.

“Ordini di suo padre.”

“Ma certo” disse lei, digrignando i denti “non si sa mai, potrei ferirmi mortalmente con della carta.”

Cosa c'è scritto nella lettera?

  • Le comunica la morte di suo padre (14%)
    14
  • La lettera è vuota, contiene solo un indirizzo (71%)
    71
  • Si terrà un ballo nella loro villa, per accogliere dei nobili venuti da lontano (14%)
    14

Voti totali: 7

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

10 Commenti

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi