Amara speranza

Ennesimo rivesglio

La ragazza si spostò distrattamente una ciocca color cremisi dietro l’orecchio, strizzando gli occhi a causa della luce solare che filtrava dalle tende della sua stanza. Erano i primi giorni estivi e stava già scomparendo il tipico grigiore che aveva contraddistinto le scorse settimane, non che le importasse molto, il tempo non era di suo interesse. Si rotolò tra le morbide coperte ancora una volta, prima di emettere un sospiro e decidere di alzarsi.

Sentì quattro colpi sordi alla porta e sbuffando rispose: “entra, entra John.”

Un altro ragazzo sulla ventina si fece strada nella stanza a passo rapido, andando ad aprire completamente le finestre della camera. Poi si girò a guardarla, esibendosi in un piccolo inchino e dicendole: “Milady, il padrone si preoccupava per la sua assenza.” Lei si voltò a guardarlo: era un ragazzo a dir poco attraente, possedeva la bellezza tipica dei demoni e il fatto che nelle sue vene non scorresse sangue blu non era certo un fattore rilevante. Aveva corti capelli corvini e penetranti occhi color ambra, poteva dire di esser sia attratta che intimorita da lui.

“Questo vuol dire che sta sbraitando perchè non sono ancora scesa, vero?” borbottò lei, trattenendo a fatica uno sbadiglio “Poi quante volte te lo devo dire? Smettila di essere così formale e di chiamarmi Milady, mi fai sentire vecchia.”

“Le chiedo perdono, Milady.”

Kristine non potè far altro che roteare gli occhi, sapeva che John non sarebbe mai riuscito a chiamarla per nome. Possibile che le etichette affibiate dalla società fossero così importanti? Avrebbe volentieri smesso di essere una nobile, era un ruolo che non le garbava affatto.

“Le ho preparato i vestiti.”

La voce del maggiordomo la distolse dai suoi pensieri e concentrò la sua attenzione su un abito di raso che giaceva accuratamente ripiegato su una sedia. Lei osservò i merletti che lo contornavano, il leggero color rosa che lo caratterizzava e iniziò a ridacchiare.

“Sai che non metterei mai una cosa come quella!” disse, portandosi una mano alla bocca nel tentativo di frenare l’ilarità che si era impossessata di lei.

“Milady, dovrà iniziare a vestirsi come è opportuno prima o po ” commentò l’altro, alzando un sopracciglio e assumendo un’espressione seria.

“Ma non oggi” ribattè lei, facendogli l’occhiolino e dirigendosi verso l’armadio.

“Comunque apprezzo il tuo sforzo” mormorò, aprendo le ante.

Trovò un paio di pantaloni blu scuro e una camicia bianca che ben più si adattavano al suo stile. Si toccò il petto per controllare che ci fosse la sua collana, donatale da sua madre poco prima che morisse. Era una catenina d’argento che aveva un diamante blu a forma di goccia come ciondolo. “La pietra dei dannati” sussurrò lei, toccandolo. Era così che la chiamavano dalle sue parti, era il segno che contraddistingueva la sua casata. Kristine passò poi rapidamente davanti allo specchio, senza voltarsi a guardare il suo riflesso, si scompigliò i capelli e scese velocemente verso la sala da pranzo, seguita da un sospirante maggiordomo.

Chi è il padrone di cui parlava il maggiordomo, ovvero colui che la sta aspettando nella sala?

  • Il cugino della ragazza (30%)
    30
  • Il fratello della ragazza (30%)
    30
  • Il padre della ragazza (40%)
    40
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