La suora furfantella

Dove eravamo rimasti?

... continuerà la scommessa? ancora testa rasata (33%)

ANCORA TESTA RASATA

 

 

̵ Fermati! ̵ lo supplicò.

Improvvisamente, incominciò a sentirsi piccola, talmente piccola da scomparire nella vergogna e nel piacere che stava provando.

̵ Sono una suora ̵ gli ricordò con un filo di voce, incerto, tremante, ansimante.

̵ Che indossa una minigonna! ̵  esclamò spavaldo.

Il suo desiderio era una bestia feroce che stava uscendo fuori dalla gabbia. Non provò nemmeno a fermarlo.

̵ Ah… ̵  emise un forte gemito, chiuse gli occhi e si morse il labbro inferiore.

La sua mano affondava sfacciata tra le sue gambe, mentre la lingua le scivolava sul collo e sulle guance, come una lama infuocata.

̵ Fermati… ̵ lo implorò, sottovoce, ansimando, mentre il piacere la stava rendendo sua schiava.

̵ Ti piace? ̵ le sussurrò arrogante all’orecchio sinistro.

̵ Ti piace? ̵  e iniziò a morderle il lobo.

Lì, inchiodata alla corteccia di quell’albero, si sentì di nuovo semplicemente Anselma. Di nuovo quella infinita sete di piacere, di potere, di godere. Ma ora le parti erano invertite. Prima era lei ad inchiodarli al muro e decidere cosa fare, cosa non fare, cosa dare, cosa non dare. Era lei la cacciatrice, era lei a decidere, a prendere cosa e dove. Riusciva a domare anche i più bastardi, a piegarli al suo servizio, al suo piacere. Era lei che comandava. Ora invece era lui a decidere. Era lui a tenerla in pugno. Era lui che stava affondando la sua mano nella sua fica, sfacciato, arrogante, senza incertezze. Le piaceva questo ribaltamento dei ruoli. Le piaceva l’idea che uno giovane avesse tanta arroganza, tanta esuberanza, fosse così deciso. Le piaceva testa rasata. Iniziò ad accarezzargli la testa. Le piaceva far scivolare le mani sui suoi capelli rasati. Le piaceva. Gli uomini rasati le piacevano. Uno che si rasa i capelli è più maschio, non è come uno che li porta lunghi. Uno che si rasa i capelli non ama i dettagli, va dritto al sodo. Uno rasato ti scopa e basta, non cerca fronzoli, va dritto. Punta la tua fica. Punto. Ti spoglia. Decide lui come metterti e cosa fare. Lo decide lui. “Oddio!” All’improvviso si ricordò di essere in un parco, di mattina e lei era una suora. L’ultima cosa di cui si ricordò, era una suora. Restava una suora e alle suore il piacere è negato.

̵ Sono…̵  ma il piacere le impedì di pronunciare altre parole.

Si inginocchio, testa rasata. Si inginocchiò e… intrufolò la sua testa tra le sue gambe. Prima però le fece scivolare via la mutandina, rapido e deciso.

Poi, la sua lingua…

̵ Sì… ah…

La sua lingua raspava, feroce e decisa, sulle sue labbra e poi sul clitoride e dentro… dentro.

Il piacere le devastava il viso, il basso ventre, il fiato, i seni… brividi di piacere ovunque. Infiniti brividi di piacere ovunque. Ovunque.

̵ Scopami…

Disse, proprio scopami, quasi in lacrime.

Lui, invece, continuò a leccargliela, ferocemente.

Avrebbe deciso lui anche il momento cui l’avrebbe scopata.

 

Come tutte le mattina correva nel parco. Gli piaceva correre e non solo per tenersi in forma. Gli piaceva guardare il mondo di corsa. Avere il tempo necessario per vedere le cose, ma non analizzarle, non affezionarsi. E poi correre lo faceva sentire dannatamente libero. Infinitamente libero. Correre quasi implicava per lui una fuga. Sì, una fuga dalle persone e dalle cose. Cuffiette e musica a palla, per non sentire i suoni e i rumori, evitare che, in qualche modo, gli diventassero familiari. Sarebbe fuggito anche da quel posto, prima o poi, tempo pochi mesi, ne era consapevole.

Anche se attraversi il mondo di corsa, però, delle cose ti colpiscono a prescindere dalla velocità a cui stai lanciando la tua vita. Puoi essere anche in una Ferrari, ma se vedi qualcosa che ti colpisce… ti fermi. Ti fermi, così all’improvviso, magari rischiando anche un tamponamento, ma ti fermi. Ti fermi e sgrani gli occhi…

Quella donna che si concedeva a quel ragazzo nel parco, di mattina, fregandosene di tutti e tutto. Mille altre persone sarebbe potute passare di lì e avrebbero potuto guardarli. Guardoni affamati, persone perbene che avrebbero potuto chiamare la polizia. Le cose zozze si fanno a letto. Qualche signora invidiosa… qualche ragazzo speranzoso. Ma era passato proprio lui e si era fermato a guardarla perché l’aveva riconosciuta. Sì, l’aveva riconosciuta.

Chi si è fermato?

  • Uno sconosciuto, apparentemente (13%)
    13
  • Un altro soldato (25%)
    25
  • Il vicino (63%)
    63

Voti totali: 8

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37 Commenti

    • Ma che dici!! L’eros viene spesso raccontato soffermandosi su inutili dettagli psicologici, usando immagini metaforiche, ma è un impulso selvaggio… e io voglio che la mia narrazione sia diretta e molto selvaggia. Per la suora nello scrivere sto pensando alla Ferilli… poi ci sarà qualche descrizione ovvio.
      P.s. percentuali incerte. Cosa succederà? Se avete suggerimenti…

  1. Sapete cosa mi piacerebbe? Però non dovete essere timide e timidi… suggeritemi i luoghi di quest’approccio multiplo o singolo… siate più creativi, esprimete liberamente i vostri desideri e le vostre voglie… non nascondetevi. L’eros è una dimensione selvaggia che va vissuta a viso scoperto. Io pensavo ad un approccio multipla davanti la caserma, ad esempio…

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