Art e la Crepa (o come non tutte le cose si aggiustano)

Dove eravamo rimasti?

Il bacio di Art... ...libera tutti dall'immobilità. (50%)

Un mese dopoEra una splendida giornata di sole e sedersi in Piazza, sentendo il calore sulla pelle, era quanto di meglio si potesse desiderare.
Art si era sistemato su una panchina, osservando la vita che scorreva davanti a sé: coppie sorridenti che passeggiavano, anziani riuniti a discutere delle ultime decisioni del sindaco, bambini che giocavano rincorrendo una palla rossa, mentre le mamme si rilassavano raccontandosi le ultime novità.
Art sedeva da solo, sereno e soddisfatto. Estrasse dalla tasca un pezzo di pane e lo sbriciolò davanti a sé, attirando così un piccolo stormo di piccioni, che, avidi, si misero subito a beccare quelle briciole.
Guardando la vita della Piazza, quel movimento fluido e vero, Art si chiese com’era successo. Come aveva potuto lasciare che la vita si fermasse?
Il nostro eroe chiuse gli occhi e tornò a quel giorno nel ristorante. Ricordò la prima Crepa, le delusioni, Pich e il suo intervento e infine Angelica e la sua piccola cicatrice. Quella linea sottile che partiva dall’occhio, così bella perché vera, era stata la chiave di tutto.
Art ancora si chiedeva perché l’avesse baciata, perché d’istinto si fosse avvicinato proprio a lei. Ma poco importava, ormai.
Era stato il bacio ad aver cambiato tutto. Come? Cos’era successo esattamente?
Art, per quanto si sforzasse, non riusciva proprio a ricordare. L’unica cosa che riusciva a rievocare era la fitta al cuore, proprio in corrispondenza della propria Crepa. Una fitta sempre più intensa, fino a fargli perdere i sensi.
“E’ libero?” chiese un bambino, indicando la metà della panchina non occupata.
“Sì, certamente” rispose Art, spostandosi un po’, così da accogliere quel ragazzino.
“Tu sei il padrone dei piccioni?” gli chiese il bambino con occhi pieni di meraviglia.
“No, non sono il padrone di nessuno. Al massimo sono solo un servo”.
“Un servo? Perché?”
“Perché tra i piccioni vive il Re della Piazza, non lo sapevi?”.
“Davvero? E come è fatto?”
“Te lo mostro” rispose Art.
Estrasse dalla propria borsa un quaderno, lo aprì e con la propria matita iniziò a disegnare Pich, così come lo ricordava: con le ali aperte, con il becco ricurvo e con quell’espressione canzonatoria prima di emettere la sua strana risata.
“E’ bellissimo!” esclamò il bambino. “Me lo regali?”
“Certo, è tuo”
Art staccò il foglio e lo porse al bambino.
“E come si chiama?” domandò il bimbo.
“Pich”
“E tu l’hai mai visto?”
“Sì, io l’ho conosciuto. Lui, insieme ad una splendida principessa, mi ha salvato la vita” spiegò Art, aggiungendo un tocco di mistero alla propria storia.
“Una principessa?”
“Sì, era una ragazza così bella da dover essere una principessa. Anche se non indossava una corona”
“Me la disegni?”
Art prese un secondo foglio e disegnò per il bambino il volto di Angelica. La sua matita scorreva rapida sul foglio, con gesto sicuro e deciso, fino a dare forma a quel viso così bello.
“Ecco a te: il suo nome è Angelica”
“E’ una principessa!” confermò il bambino. “E cos’è questa?” chiese, indicando la cicatrice.
“Questa è il suo segreto”
“Che segreto?”
“Questa è un segno che la Vita stessa ha lasciato su di lei”
“La Vita?”
“Esatto. Il dono che non finiamo mai di scartare, perché ogni volta che pensiamo sia finita, ci sorprende con incredibili novità!”
Il bambino rimase a guardare Art, senza capire. Poi, come in imbarazzo, ringraziò e tornò a giocare con gli altri bambini.
Art lo osservò mostrare i disegni ai suoi amici, tutto contento, e fu in quel momento che gli tornarono in mente le parole dell’anziana signora del concorso: “Lei sta disegnando per gli altri, non per sé!”.
Ora Art capiva cosa volesse dire: aveva sempre disegnato per piacere ad altri. Ora, invece, voleva solo mostrarsi per quello che era. E per capirlo, aveva avuto bisogno di una Crepa, quella Crepa che ora non c’era più, ma che il passaggio del dito sentiva ancora distintamente.
E adesso che la Vita aveva ripreso a scorrere davanti a lui, era tempo di prendervi parte, senza più isolarsi, senza più paura di farsi male o creparsi.

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41 Commenti

  1. “Da grande voglio essere un artista!”
    … da “giovane” dicevo che volevo fare il pompiere, perchè se dicevo che voleva fare la scultrice mi prendevano tutti per matta!
    Nella tua vita non puoi essere quello che vogliono gli altri e non è mai troppo tardi pee capirlo!
    Colpita al cuore!

  2. Intanto, Francesco, benvenuto su THe iNCIPIT e, in particolar modo, nella sezione Fiabe.
    Primo capitolo molto curioso e interessante, mi piace. Difatti ti seguo.
    Ho votato per “Un luogo”, ma tutte e tre le opzioni se la possono giocare benissimo.

    (Domanda che non c’entra nulla col tuo racconto: sei parente di Sebastian?)

    D.

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